Con Caffeina si accendono le luci sul campo di Villanova. Attori e vecchie glorie danno il calcio d’inizio

Foto di gruppo per la Nazionale attori (in bianco) e le vecchie glorie della Viterbese
di Andrea Arena
Ore 19.13, e luce fu. L’accende il vescovo Lino Fumagalli, arrivato col quarto d’ora episcopale di ritardo (causa cresime) in questo spicchio di città tra la Cassia e i palazzoni, quartiere Villanova, una delle prime appendici di quella periferia residenziale viterbese che oggi è diventata più grande e forse pure meno verace.

“Un gol per l’oratorio”, si chiama questo sabato sera lontano dagli spritz. Siamo al campo sportivo parrocchiale, creato da don Armando Marini quarant’anni fa e oggi ereditato da don Emanuele Germani, il padrone di casa, quello che lo ha reso moderno, comodo, sicuro. E infatti oggi sono tutti qui per accendere le luci, il nuovo mirabolante impianto di illuminazione a led finanziato dalla Fondazione Caffeina (e dal suo socio della prima ora Carlo Rovelli) e pronto a risplendere. Un sistema all’avanguardia, basso consumo e grande resa, che toglierà dal buio le lunghe serate invernali dei bambini e i ragazzi che vengono a fare calcio in questo posto, anche coi colori del neonato Villanova Fc.

«Buona partita a tutti», dice sua eminenza dopo la benedizione, e si comincia a giocare, per la partita inaugurale. Da una parte, le vecchie glorie della Viterbese: una carrellata di ex giocatori che attraversa gli anni Ottanta (Aspromonte, Bettiol, Coletta, Carbone, Checco Arcangeli, Siddi, Turchetti, Proietti Palombi), accarezza i Novanta (Fimiani, Del Canuto, Barbaranelli, Guernier, Valentini) e sfonda nei Duemila (Riccardo Bonucci, Ingiosi, Santoruvo). Dall’altra, la Nazionale italiana attori, squadra itinerante che si muove per scopi benefici e che per l’occasione schiera reduci dai vari reality come Brice Martinet e Andrea Preti, attori come Fabrizio Rocca, sportivi come Stefano Pantano (idolo della spada olimpica) e registi come Giulio Base. Allenatore, l’ex portiere della Lazio Fernando Orsi, detto Nando. Tutti, comunque, applauditissime dalle ragazzine (e dalle mamme) in tribuna, che evidentemente conoscono le loro gesta. L’arbitro è viterbese: Rinaldo Menicacci, assistenti Prota e Pepponi.

Inni nazionali – quello pontificio per primo – saluto delle autorità e della ex miss Italia Alice, fotografatissima, spettacolo degli sbandieratori e della banda musicale di Bassano in Teverina, e via, si gioca. Passano tre minuti e la Viterbese è in vantaggio: segna Vincenzo Santoruvo, e nella testa del tifoso nostalgico si aprono praterie di ricordi e di illusioni. Per gli attori, pareggia Fabrizio Romondini, che in realtà è un ex calciatore pure lui, ed ex gialloblu pure (pochi mesi nella prima squadra della gestione Camilli, cinque anni fa). La storia che s’incrocia, si mischia con le prime gocce di pioggia, prima che si perda il conto dei gol, in una serata in cui il risultato non conta, ma conta solo la luce.

Fiorenzo Fraioli professore truffa

Chianciano 12-01-2013 II° convegno nazionale MPL – prolusione di Nello De Bellis

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Il Gang Stalking cose?

Il Gang Stalking è un azione persecutoria organizzata ai danni di un “Individuo Bersaglio” o “Target Individual” che si perpetra atraverso un insieme di atti ostili non sigolarmente imputabili come reati o violenze esplicite ma che nell’insieme risultano essere pesantemente lesive per salute psichica e fisica della vittima. L’azione vessatoria produce stress che, protratto, induce al disturbo da disadattamento (DDS), il quale può provacare, asocialità, aggressività, misantropia, crisi di panico, attacchi d’ansia, insonnia, comportamenti ossessivi-compulsivi, e nei casi più gravi indurre al suicidio o all’omicidio. Lo stress prodotto dall’azione vessatoria induce inoltre la sindrome del disturbo post traumatico da stress nelle sue diverse forme, depressiva e ansiosa (DPTS), cfr Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.
Gli obiettvi che esso si prefigge sono il condizionamento degli individui, il loro controllo, “programmazione” o eliminazione attraverso l’induzione alla paranoia o al suicidio. Il Gang Stalking ha molte somiglianza con il Mobbing con la differenza che quest’ultimo viene praticato sul posto di lavoro mentre il secondo abbraccia ogni momento della vita del perseguitato.
Il Gang Stalking è praticato e coordinato da organizzazioni di intelligence statali e parastatali per perseguire le motivazioni suddette. Esistono anche fenomeni spontanei di Gang Stalking, probabilmente formati da gruppi che hanno precedentemente lavorato per lo stato o le organizzazioni che l’hanno praticato, si tratta di “organizazioni canaglia” che operano secondo criteri del tutto arbitrari. Questi gruppi si possono attivare per divertimento, fanatismo religioso o settario, persecuzione di genere, di razza, apartenenza politica, ecc. Probabilmente anche la pratica del malocchio e della magia nera si servono di questi mezzi per ottenere efficacia sulle sue vittime.

Terrorismo, la minaccia dell’Isis: “Prossimo obiettivo è l’Italia”

L’avvertimento lanciato su Telegram. Due marocchini e un siriano espulsi: tutti avevano espresso vicinanza, seppure solo a parole o nei comportamenti, alle posizioni dello Stato Islamico.

ROMA – “Il prossimo obiettivo è l’Italia”: la minaccia dell’Isis arriva dopo la Spagna e la Russia e si legge sul canale di comunicazione usato dai jihadisti su Telegram. Lo riferisce l’organizzazione Usa Site che monitora l’attività del sedicente Stato islamico sul web.

Il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, è al lavoro a Palazzo Chigi. Secondo quanto si apprende, è in contatto con il ministro degli Esteri Alfano e con il ministro dell’Interno Minniti per seguire gli sviluppi degli attentati che hanno coinvolto i nostri connazionali e per le misure di prevenzione e sicurezza adottate e da adottare in Italia.

Intanto due cittadini marocchini e un cittadino siriano sono stati espulsi dall’Italia per motivi di pericolosità sociale. Lo rende noto il Viminale che sottolinea come con questi rimpatri, 70 solo nel 2017, salgono a 202 i soggetti gravitanti in ambienti dell’estremismo religioso espulsi con accompagnamento nel proprio Paese dal gennaio 2015 a oggi.

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Il primo degli espulsi è un un 38enne marocchino, detenuto per reati comuni,all’attenzione degli investigatori nell’ambito del monitoraggio del Dap. Nel 2016 era stato infatti inserito nel 2° livello di pericolosità “Medio” dopo una denuncia presentata dal suo compagno di cella perché vessato con rigide regole di convivenza dettate dalla sua visione integralista del credo islamico. Lo scorso aprile, il marocchino è passato poi anche nel primo livello “Alto” perché, insieme ad altri detenuti, dopo aver appreso dai telegiornali della notizia della strage terroristica di Stoccolma, ha festeggiato inneggiando all’evento.

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L’altro marocchino espulso è un 31enne già sottoposto lo scorso 4 luglio a fermo da parte dei Carabinieri di Tortona (AL) per il furto di un minibus della società di trasporto pubblico Arfea, e sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione. Lo straniero era già stato sotto controllo nell’aprile 2016, per le sue “turbe psichiche”: in particolare era stato intercettato, in stato psicotico mentre si proclamava seguace dello Stato Islamico.

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L’ultimo espulso è un siriano che utilizzava anche un alias di un cittadino tunisino. Nel 2015 era stato arrestato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e sottoposto a misura cautelare dell’obbligo di dimora presso la sede di Brognaturo (VV) della Cooperativa “Stella del Sud”, dove ha avuto comportamenti provocatorinei confronti di altri ospiti e degli operatori.

In particolare, aveva espresso apprezzamento nei confronti degli autori dell’attentato terroristico di Manchester e tentato di convertire all’Islam un’operatrice del centro. Poi aveva avuto un diverbio con una altro operatore per motivi legati alla sua religione islamica. Già nel 2011 nei suoi confronti erano stati emessi due decreti di espulsione, ma era riuscito a evitarli.

Flick, Montanari, Settis: il circolo di Virginia Raggi

TONY GENTILE / REUTERS

L’annuncio Virginia Raggi lo aveva lanciato in campagna elettorale. Poco prima di essere eletta, in un post pubblicato sul sito di Beppe Grillo, la sindaca di Roma aveva proclamato la volontà di istituire accanto all’assessorato alla Crescita culturale un “board Cultura”. Non se n’era saputo più nulla fino a ieri, quando, ad oltre un anno dall’annuncio di Raggi, il Campidoglio ha comunicato ufficialmente “la partecipazione del Prof. Flick al costituendo “board Cultura””. Un componente dunque c’è e che componente: il giurista e accademico Giovanni Maria Flick, già Ministro di grazia e giustizia del primo Governo Prodi e poi Presidente della Corte costituzionale. Indicato nei giorni scorsi come possibile membro del cda di Zètema, la holding comunale dei servizi culturali, farà parte invece del “board Cultura”.

Ma cos’è esattamente il “board Cultura”? Di cosa si occuperà nello specifico e in che termini? Nell’annuncio sul blog di Grillo la sindaca non si soffermava sulla definizione, sottolineando però che questo “board” (dall’inglese, in italiano “comitato”) “ospiterà le grandi menti dell’arte e dello spettacolo per dare lustro e nuova vita a un settore (quello culturale, ndr) che deve tornare ad essere il cuore pulsante di Roma”.

Dal Campidoglio hanno spiegato ad HuffPost che si tratta di un organismo composto da personalità di grandissimo prestigio chiamato a stimolare la riflessione e l’elaborazione collettiva sul futuro di Roma come capitale culturale mondiale.

Nel comunicato stampa diramato per annunciare il “sì” di Flick si scrive che il “board Cultura” “vedrà la luce il prossimo autunno”, qualche beninformato suggerisce la fine del prossimo ottobre, ma a quanto risulta ad HuffPost per l’istituzione di questo organismo non sarebbe ancora stata approvata alcuna delibera. E il sindaco Raggi, da oggi è in ferie e vi resterà per una decina di giorni. Uno degli ultimi suoi incontri è stato proprio con l’ex ministro Flick. Il quale, raggiunto al telefono qualche ora dopo il colloquio in Campidoglio, ha spiegato: “Mi era stata prospettata l’idea di occuparmi della società Zètema, ma poi, al termine del confronto con il sindaco Raggi, abbiamo convenuto che è meglio che il mio contributo sia più attinente ai miei studi, al mio campo di interesse. Vivo a Roma dal ’62-’63 e sono ben lieto di offrire il mio contributo alla città, attraverso la lettura, l’interpretazione e l’applicazione dell’articolo 9 della nostra Costituzione – al centro di un mio recente libro – dunque per quel che attiene la tutela del patrimonio artistico storico e ambientale e lo sviluppo della cultura. La mia idea – ha aggiunto – è quella di guardare al passato per progettare il futuro e penso che a Roma di occasioni per lavorare in tal senso ce ne siano proprio tante. L’obiettivo è dare ai beni culturali la vocazione di beni comuni. Resto convinto che la valorizzazione e la tutela dei beni artistici storici e ambientali vadano inquadrate in una logica non tanto e non solo di profitto ma di fruibilità da parte di tutti”.

Quanto a quel che sarà il board Cultura “non posso dire molto su questo – ha risposto Flick – la sindaca ha detto che intende farlo decollare per ottobre, in autunno insomma, ma non è scesa nei dettagli. Posso solo dire, ripeto, che sono lieto di partecipare a questo organismo, lavorando in una dimensione a me più congeniale rispetto ad una dimensione strettamente amministrativa quale può essere la partecipazione alla gestione di una società come Zètema”.

Insomma, Flick ci sta. Ma chi lo affiancherà? Anche in questo caso bisogna tornare indietro di un anno, con la Raggi fresca di elezione che si apprestava a nominare la giunta e non aveva designato come assessore alla Crescita culturale, Luca Bergamo, che poi diventerà anche suo vice. Pare che, allora, del “board Cultura” si parlasse piuttosto intensamente.

Il 28 giugno 2016, lo storico dell’arte Tomaso Montanari dichiarava: “Sì, ho detto di sì a Virginia Raggi quando mi ha chiesto la disponibilità a entrare nel board di saggi per la cultura, ma non c’è ancora nessun atto formale”. Oggi all’HuffPost spiega: “Sono rimasto ancora lì, non sono stato ricontattato. All’epoca mi fu chiesto di fare l’assessore e dissi di no, ma accettai la proposta di entrare a far parte del “board Cultura”. D’altra parte, quale persona di buon senso può rifiutare di dare il proprio contributo per lo sviluppo culturale e la tutela dei beni artistici ed ambientali di Roma?”. E oggi, se le venisse riproposto accetterebbe ancora? “Vorrei capire meglio come stanno le cose – risponde Montanari – Ho grande stima dell’assessore Bergamo, ma avrei bisogno di vedere di cosa si tratta. Un anno fa, quando fui chiamato c’era una situazione di grande confusione e tensione, si stava formando la giunta. Quindi ora dovrei capire meglio”.

Con quello di Montanari, circolavano anche altri nomi di possibili componenti del “board Cultura”: si parlava dei giuristi, Gustavo Zagrebelsky, nel 2004 presidente della Corte Costituzionale, e Paolo Maddalena, e dell’archeologo e storico dell’arte Salvatore Settis. “Non so assolutamente nulla, non sono mai stato contattato e non ho mai ricevuto una proposta di questo tipo – ha spiegato Settis all’HuffPost – Vivo a Pisa e non ho mai visto di persona la signora Raggi”.

Come Settis non sono stati contattati l’urbanista Vezio De Lucia e lo scrittore e giornalista, Vittorio Emiliani, gran conoscitore del mondo della cultura romana, i cui nomi, riferiscono i beninformati, pure erano stati ventilati quando, appena insediata la giunta di Raggi, in Campidoglio tirava vento di grande attivismo e il “board Cultura” pareva cosa fatta.

E invece al momento gli unici elementi certi sono la volontà della Raggi di seguire personalmente la questione, visto che – fa notare qualcuno dal Campidoglio – più che dall’assessore e vicesindaco Bergamo l’iniziativa è stata lanciata dal sindaco ed è stata lei ad incontrare Flick -, il “sì” di Flick, che gli conferisce un indubbio e notevole prestigio, e l’annuncio che “vedrà la luce il prossimo autunno”.

Previsioni ottimistiche? Si vedrà. Restano gli interrogativi sulla composizione e le modalità di funzionamento del “board Cultura”. Non si può non notare che, anche se ad esempio Flick vive a Roma dal principio degli anni ’60, tra i nomi che sono circolati non c’è un romano di nascita. Magari è solo un caso. Passando al piano più strettamente operativo, si è detto che il board Cultura affiancherà l’assessore: ma in che modo lo farà? Ancora, e questo è tema molto caro ai Cinque Stelle: sarà a costo zero?

“Non lo so, ma non sarebbe certo un problema”, ha risposto Flick. E Montanari: “Non so, ma credo di sì. Con un bilancio come quello del Comune di Roma darei per scontato che il contributo dei partecipanti al “board” sarà a costo zero. Qualunque altra ipotesi sarebbe moralmente insostenibile”.

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Inferno vicino Frosinone, incendio nel centro abitato: 40 famiglie evacuate

Paura in provincia di Frosinone per un grande incendio divampato nel pomeriggio. Sono 40 le famiglie evacuate a San Giovanni Incarico a causa dell’incendio che ha cinto d’assedio il centro abitato. Una situazione di grave pericolo contro cui si sono concentrate quasi tutte le risorse del sistema antincendio provinciale.
Sono diverse le squadre dei vigili del fuoco e dei volontari di Protezione civile che stanno contrastando l’avanzare delle fiamme e con il sopraggiungere del buio sarà anche più difficile perché si dovrà rinunciare ai mezzi aerei.

Kim: “Cancelleremo gli Usa”. Trump: “Non sa che rischia”. Russia: “Rischio conflitto”, e Tokyo schiera missili

Mogherini convoca Comitato sicurezza Ue per il 14 agosto. Il presidente Usa: “Spero che capiscano in pieno la gravità di quello che ho detto”. Il ministro della Difesa, Mattis: “Opzione militare c’è, ma sappiamo quanto sia catastrofica una guerra ai giorni nostri”

MANCANO meno di quattro giorni a quella sorta di ‘ultimatum’ che Pyongyang ha lanciato contro gli Stati Uniti, ipotizzando un’azione militare dimostrativa nei confronti della base americana di Guam, e i toni dello scontro tra Usa e Nord Corea si fanno sempre più aspri, nonostante i tentativi del ministro della Difesa statunitense, John Mattis, di ‘stemperare’ il livello del conflitto che oppone, nei fatti e direttamente, Donald Trump al leader nordcoreano. “Spero che capiscano in pieno la gravità di quello che ho detto. È molto semplice da capire”, ha ribadito Donald Trump.

In vista dello scadere dell’ultimatum, l’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini ha convocato un incontro straordinario del Comitato politico e di sicurezza per il 14 agosto, per discutere dei possibili prossimi passi, sulla situazione nella Corea del Nord. Si legge in una nota del Servizio europeo per l’azione esterna.

L’amministrazione Trump da parecchi mesi è impegnata dietro le quinte per tentare di avviare un canale di dialogo con la Corea del Nord. Dialogo per affrontare sia la questione dei prigionieri americani detenuti nel Paese sia quella  del deterioramento delle relazioni. Le fonti sottolineano anche come questo canale possa essere la base per una discussione più seria, anche sul programma nucleare nordcoreano.

Ma l’escalation di tensione preoccupa la Russia, che ha deciso di rafforzare i sistemi anti-aerei a Est. Il rischio di un conflitto militare è molto alto, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov. Il botta e risposta di minacce non piace neanche ad Angela Merkel, che si è dichiarata contro una “soluzione militare” alla crisi: “Non vedo la possibilità di una soluzione militare a questo conflitto, ma piuttosto vedo che si deve lavorare in modo consistente, come abbiamo visto fare al consiglio di sicurezza dell’onu”, ha detto la cancelliera tedesca. “La Germania parteciperà molto intensamente alle opzioni che non siano di tipo militare, ma ritengo che l’escalation verbale sia una reazione sbagliata”, ha aggiunto Merkel in conferenza stampa.

Anche la Cina invita alla prudenza per “allentare le tensioni” nella regione: “Tutte le parti dovrebbero fare di più per allentare le tensioni e evitando di prendere iniziative sulla dimostrazione di forza”, ha commentato in una nota il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang. La situazione, per la Cina, è “complessa e sensibile”.

Corea del Nord, migliaia di persone a Pyongyang sostengono Kim Jong-un

•MINACCE A DISTANZA
Poche ore dopo le nuove bordate di minacce del presidente Usa contro la Corea del Nord, l’agenzia ufficiale di Pyongyang, Kcna, risponde a tono alzando ulteriormente la tensione e dichiara che le forze nordcoreane “cancelleranno dalla faccia della terra senza alcuna pietà i provocatori (Trump, ndr) che fanno tentativi disperati di soffocare il Paese socialista” aggiungendo che “gli Usa soffriranno una vergognosa sconfitta e un destino tragico e definitivo se persisteranno nelle loro avventure militari, sanzioni e pressioni” contro il regime di Kim Jong-un.

Russiagate, Zucconi: “Trump vuole distrarre gli americani dall’inchiesta con l’ipotesi di uno scontro armato con Pyongyang”

La guerra, per ora fatta solo di armi retoriche e verbali, con la corsa a chi la spara più grossa, vede da giorni la Corea del Nord rispondere puntualmente ad ogni minaccia di Trump che, poco dopo l’ultimo attacco proveniente dal regime di Kim Sung-un, ha replicato a tono. Ieri, nella notte Pyongyang aveva fatto sapere che per Ferragosto sarà pronta a colpire le acque tra 30 e 40 km dall’isola Usa di Guam, dove sorgono le basi navali e quella dei bombardieri strategici americani, dando una dimostrazione di forze agli Usa dopo che il presidente aveva minacciato di colpire con ‘fuoco e fiamme’ i nordcoreani proprio perché l’intelligence statunitense aveva confermato la disponibilità da parte della Corea del Nord di ordigni nucleari collocabili su missili a medio e lungo raggio.

Il ministro della Difesa, James Mattis, aveva dal canto suo avvertito che la sproporzione di forze avrebbe fatto rischiare a Kim Jong-un, in caso di attacco, di vedersi distruggere il Paese. Per poi aggiungere, però, che se l’opzione militare era ben presente sul tavolo della Casa Bianca, la prima scelta dell’America era comunque la via diplomatica. “Sappiamo bene quanto possa essere catastrofica una guerra ai giorni nostri”, ha detto Mattis.

Corea e Usa, Aquaro: ”È una corsa contro il tempo”

Ma oggi Trump ha rincarato la dose, e dopo la minaccia nordcoreana a Guam, si è chiesto: “Forse non è stata sufficientemente dura la mia minaccia di colpire con fuoco e fiamme Pyongyang se dovesse attaccarci”. Per essere ancora più chiaro il presidente Usa ha assicurato che “se la Corea del Nord dovesse anche solo immaginare di attaccare qualunque cosa che amiamo, nostri rappresentanti, i nostri alleati (riferimento a Giappone e Corea del Sud, ndr) o noi, allora vi dico che loro dovrebbero essere molto molto preoccupati, perché le cose che gli succederanno saranno tali che non le avranno mai neanche ritenute possibili”, ha intimato. E ha poi aggiunto: “Sarà meglio che la Corea del Nord inizi a mettere la testa a posto perché in caso contrario si troveranno nei guai così come non è mai successo neanche a poche nazioni nel mondo”, scrivendo ancora su Twitter: “Le misure militari sono ora state allestite in pieno e pronte a colpire, in caso la Corea del Nord agisse incautamente. Speriamo che Kim Jong Un trovi un’altra strada”.

Corea del Nord: “Trump fuori di testa, capisce solo la forza”

Il presidente Usa è stato sibillino sulla possibilità di un attacco preventivo Usa contro Pyongyang, ipotizzato da McMaster: “Non parliamo di questo. Non lo facciamo mai” ha detto. Ma poi ha ribadito, lasciandosi di fatto la porta aperta, “vedremo cosa accadrà”.

• RUSSIA E GIAPPONE RAFFORZANO SISTEMI ANTI-AEREI
E mentre la tensione tra i due Paesi sale, la Russia non resta a guardare e rafforza i sistemi anti-aerei dislocati nell’Estremo Oriente del Paese, ovvero nelle aree limitrofe alla Corea del Nord, considerando la misura anche “un deterrente per gli Usa”. Mossa seguita poche ore dopo dal Giappone, che sta schierando missili intercettori nella parte occidentale del Paese.

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Arrivano i rinforzi. Minniti a Foggia sfida la malavita organizzata

minniti strage foggiaIl Ministro degli Interni Marco Minniti, a margine della riunione del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza tenutosi ieri pomeriggio a Foggia, dopo la strage di San Marco in Lamis dove hanno trovato la morte un boss del Gargano, il cognato e due innocenti testimoni oculari, ha tenuto una conferenza stampa nella quale ha spiegato quali saranno le risposte del Governo.

“Sono venuto qui per dire che la risposta dello Stato sarà durissima”, ha affermato Minniti aggiungendo che “sul territorio saranno inviate 192 unità operative”.

Le forze che saranno inviate dal Governo sono “uomini dei reparti Prevenzione e Anticrimine della Polizia di Stato, delle compagnie di intervento dei Carabinieri, dei Baschi Verdi della Guardia di Finanza. Il loro compito sarà quello di saturare il territorio”.

Alla riunione del Comitato, oltre al titolare del Viminale erano presenti il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, il Prefetto di Foggia ed il Viceministro agli Interni, Filippo Bubbico. Minniti ha voluto sottolineare che “la lotta contro le mafie è una grande battaglia di civiltà e naturalmente su questo fronte è molto importante coinvolgere l’opinione pubblica, avere cioè una partecipazione attiva della gente. E’ per questo motivo che ho voluto ascoltare i sindaci e i loro consigli. E a loro ho chiesto di essere parte attiva perché serve una sorta di rivolta morale nelle popolazioni di questa Provincia”.

Parlando poi della struttura criminale attiva nel Gargano, Minniti ha detto che “la potremmo definire un ibrido perché da un lato è una struttura fortemente chiusa, tenuta insieme da principi di quasi assoluta omertà, con pochissimi collaboratori di giustizia. Dall’altro è caratterizzata da un aspetto più propriamente gangsteristico: è quello che hanno dimostrato uccidendo due pregiudicati e due cittadini inermi e innocenti”.

Il Ministro ha dichiarato di “aver condiviso, con il presidente della Regione, di produrre un protocollo d’intesa per portare nella provincia di Foggia le tecnologie migliori a disposizione a partire da impianti di videosorveglianza, dall’uso del sistema satellitare e l’uso dei droni”.

Antonio Marino