Nel cuore dell’estate in tanti ormai pensano soprattutto alle vacanze. Tempo di esplorare luoghi nuovi e vivere esperienze diverse dal solito, lontano o vicino casa. Il turismo si è infatti trasformato negli ultimi anni e, anche a causa della pandemia, molte persone hanno riscoperto le proposte enogastronomiche del territorio. Il cibo è, dunque, sempre più protagonista dei viaggi e delle ferie, ma in Italia che tipo di offerta troviamo? Gli operatori del settore come hanno risposto a questo maggior interesse e quali sono i trend per l’estate in corso? Ne abbiamo parlato insieme a Roberta Garibaldi, esperta di turismo e cultura, docente presso l’Università degli Studi di Bergamo, autrice di numerosi libri e saggi, curatrice del Rapporto sul turismo enogastronomico.

Il turismo enogastronomico: la ripartenza passa dal gusto

Sostenibilità e innovazione, ma anche attenzione ai modelli vincenti come quelli dell’enoturismo che si è sviluppato attraverso visite guidate e degustazioni che hanno portato un ampio pubblico ad avvicinarsi alle cantine. Questi sono gli elementi che caratterizzano il settore del turismo enogastronomico in Italia che, nonostante le difficoltà, manda segnali incoraggianti.

Se fino a pochi anni fa si pensava a questo tipo di esperienze come pacchetti riservati ai turisti oppure grandi eventi isolati, oggi è sempre più frequente incontrare aziende aperte tutto l’anno. Il turismo del vino fa scuola e dimostra come una filiera aperta e trasparente è capace di promuovere in maniera efficace le eccellenze del territorio. Lo conferma anche l’esperienza delle Comunità del Cibo all’interno della Riserva MAB dell’Appennino Tosco-emiliano: molte delle aziende del gruppo si sono attrezzate con eventi, incontri, passeggiate e, soprattutto, un piccolo shop dove permettere a chi partecipa alle visite di acquistare i prodotti tipici.

Le proposte per il turista enogastronomico sono sempre di più, e tra queste rientrano anche i numerosi musei dedicati alle tradizioni locali. Per comprendere il quadro generale, a partire dai dati, coinvolgiamo la dottoressa Garibaldi.

La pandemia ha colpito pesantemente anche il settore turistico con un calo di visitatori, soprattutto dall’estero, registrato in tutta Italia. Dati alla mano, com’è andato il 2021?

R.G.: “Il 2021 ha visto una parziale ripresa del turismo dopo il crollo registrato l’anno precedente. Il recupero è iniziato con l’estate, dato il blocco pressoché totale della stagione invernale a seguito dei provvedimenti restrittivi. I dati forniti dall’ISTAT per i primi 9 mesi dell’anno indicano un sensibile aumento delle presenze ( 42,4 milioni, 22,3%) e degli arrivi ( 8 milioni, 16,2%) nelle strutture ricettive sul 2020. In particolare, crescono i flussi e la spesa degli stranieri grazie all’allentamento delle restrizioni, rispettivamente di un 40,3% e 23% (dati spesa: Banca d’Italia); meno consistente, ma comunque importante, l’incremento degli italiani ( 14,2%). Questi segnali di miglioramento hanno interessato pressoché tutte le destinazioni, in particolare quelle lacuali e marittime. Certamente il 2021 non ha visto un ritorno ai valori pre-pandemici, come era facilmente immaginabile. Ma, nonostante le difficoltà, il settore si è ripreso ed il 2022 mostra un consolidamento di questo trend.”

Quali sono stati i valori che caratterizzano lo sviluppo del turismo enogastronomico in Italia?

R.G.: “In primis la sostenibilità. La filiera agro-alimentare italiana già rappresenta un’eccellenza, connotandosi sempre più per approcci che cercano di minimizzare gli impatti ambientali e, al contempo, massimizzare i benefici per i dipendenti, la comunità e il territorio. Questo orientamento va capitalizzato nell’esperienza turistica offerta (e vi sono numerosi esempi lungimiranti a tal proposito), anche alla luce del fatto che oggi i turisti – non solo quelli enogastronomici – mostrano un crescente desiderio di partecipare a esperienze enogastronomiche sostenibili, che si connotino sia per un approccio green che per l’essere responsabili socialmente.

In secondo luogo, l’innovazione. Che si traduce nel binomio con l’arte, in momenti di incontro e dialogo con i produttori, in proposte attive, coinvolgenti e all’aria aperta (quali trekking e tour in bicicletta), in occasioni per rigenerarsi e riprogrammare le proprie abitudini. Esperienze, queste, che si stanno diffondendo sempre più nel nostro Paese. Abbiamo visto come i turisti ricercano attivamente queste proposte originali, senza però trascurare la possibilità di degustare le tipicità e le eccellenze locali. Certamente, anche in questo caso, è auspicabile una sempre maggiore propensione degli operatori verso l’innovazione dell’offerta, per rimanere competitivi e soddisfare le esigenze dei viaggiatori.”

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A trainare il settore del turismo enogastronomico negli ultimi anni è stato il vino, ci sono stati altri anche ambiti e altre filiere che sembrano seguire lo stesso esempio?

R.G. “Il ‘trono’ del turismo enogastronomico è sicuramente occupato stabilmente dal vino. Il comparto ha superato la prova della pandemia, evidenziando nel biennio una crescita del 2% nel numero di aziende con coltivazione di uva e confermandosi come catalizzatore nelle prenotazioni online delle esperienze. Nel 2021, le proposte a tema enogastronomico più vendute nelle Regioni italiane (in primis Toscana e Piemonte) sono state quelle a tema vino.

Lo stesse esempio virtuoso potrebbe venire dalla birra: il 2020 era stato l’anno nero per i birrifici artigianali italiani, con la perdita nei 12 mesi di 85 unità produttive causata principalmente dal blocco dell’HoReca. E se nel 2021, in particolare nel primo semestre, è continuata la migrazione dei consumi dal fuori casa al contesto domestico, la crisi ha stimolato una riflessione sul possibile connubio tra turismo e birra, già sperimentato con successo in nazioni quali Germania, Belgio e Stati Uniti: si tratta di un binomio con grandi potenzialità. Le opportunità devono essere maggiormente comunicate, gli imprenditori sono da sensibilizzare sul potenziale valore aggiuntivo che il turismo brassicolo può generare anche in termini economici (a giustificazione degli investimenti richiesti). Ciò può incoraggiare l’apertura al turismo di questi luoghi e lo sviluppo di un’offerta esperienziale.”

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Crescono i musei e i luoghi dedicati al gusto, basti pensare al Gelato Museum vicino Bologna o anche al Museo della Bufala a Battipaglia, per citarne solo alcuni. Funzionano? Piacciono ai turisti? 

R.G.: “Sono ben 129 i Musei del Gusto in Italia, che in quest’ambito è leader in Europa davanti a Spagna (107) e Francia (88), ma soffre al tempo stesso per l’assenza di un museo di rilevanza nazionale, in grado di diventare elemento di richiamo per l’incoming estero. I recenti annunci di musei nazionali del gusto potranno colmare questo gap.

I poli museali legati ai prodotti tipici, se riconfigurati come spazi poli-funzionali che possono favorire la scoperta del territorio, diventano punti di interesse e strumento di informazione per il visitatore, sempre più orientato verso un’offerta che metta in rete le “ricchezze” di un territorio. Esistono, tuttavia, diversi limiti alla fruizione e alla valorizzazione di questi asset. Il Rapporto sul turismo enogastronomico 2021 evidenzia un forte gap digitale: solo 36 musei su 129 hanno un proprio sito web e la visita virtuale – strumento efficace per attrarre la successiva visita ‘in presenza’ – è quasi sempre assente o inefficace.”

Quali sono le previsioni per la stagione estiva in partenza?

R.G.: “Positive! L’ultimo bollettino ENIT – disponibile sul portale dell’ente e relativo alla seconda settimana di giugno – posiziona il nostro Paese al primo posto come destinazione europea con il maggior livello di saturazione medio delle strutture prenotate online per il mese di giugno (40,3%, 9% rispetto alla media dei paesi competitor EU); a far da traino le destinazioni lacuali (49%) e le città d’arte (45%). Situazione simile per luglio, quando il tasso è del 25% posizionandoci dietro solo alla Grecia (28%).

Le stesse prenotazioni aeree internazionali verso il nostro Paese stanno crescendo. A giugno è seconda per volume, davanti a Francia (857k) e Grecia (491k), segnando un 391% sul 2021. A luglio questa crescita si assesta a 248%, evidenziando un margine di crescita (18%) rispetto ai volumi pre-pandemici del 2019.

La situazione è in evoluzione, essendo questi dati provvisori, ma indicano chiaramente una tendenza positiva che va a confermare e consolidare i segnali di ripresa emersi l’anno scorso.”

Anche voi, prenotando le vacanze, ricercate anche esperienze e viaggi di gusto?