Sesso e spinelli con un ragazzino, slitta a domani l’interrogatorio dell’Infermiera

Gli sms tra colpa e innocenza: nelle valli di Lanzo una moderna “Isola di Arturo”

di OTTAVIA GIUSTETTI

Resta in carcere l’infermiera di 42 anni arrestata dai carabinieri di Leini per aver avuto rapporti con un quattordicenne, amico della figlia, e per aver fumato spinelli con lui ed altri adolescenti. L’interrogatorio di garanzia della donna, difesa dall’avvocato Simone Vallese è slittato da lunedì a mercoledì 20. Una vicenda che con la sensibilità e il genio artistico diventerebbe forse un capolavoro letterario, una Lolita al maschile o una moderna Isola di Arturo: storia d’amore impossibile e dolente, tra un giovanissimo e una donna adulta, colpa e innocenza intrecciati e indivisibili. Ma le cronache degli atti giudiziari sono terribilmente brutali e severi, si fermano alle leggi violate e alle ragioni delle vittime plagiate. Lui, 14 anni, su facebook l’espressione di bambino, la incontra in ospedale dove lei fa l’infermiera, andando in visita a una compagna di scuola. Lei, 42 anni, due figlie di 12 e 14, eppure “priva di qualunque coscienza critica” scrive il giudice Stefania Cugge.
“Ti amo alla follia” si diranno ancora, di nascosto, un anno dopo, attraverso la consolle della playstation per non farsi scoprire, nel pieno dell’inchiesta giudiziaria nata dai sospetti di uno zio del ragazzo. E prima che li scoprissero: “Quando ti vengono pensieri brutti devi pensare a me”; “Copriti, io sono più tranquilla… è come se ti scaldassi io, ok?”; “È stato meraviglioso, mai fatto sesso così bello”; “Bello come toccare una dea”; “Auguri amore +9 mesi ti amo”.
Ecco che dopo Prato anche Ivrea ha la sua vicenda giudiziaria delicatissima, da trattare con il massimo riserbo e pudore.
L’infermiera è stata arrestata venerdì scorso dai carabinieri di Leinì per ordine del gip di Ivrea, Stefania Cugge. È accusata dal procuratore, Giuseppe Ferrando e dal pm Elena Parato, di adescamento di minorenne perché “iniziando una relazione sentimentale con lui, che all’epoca non aveva ancora compiuto i quattordici anni, ripetutamente compiva atti sessuali con il minorenne, persona a lui affidata per ragioni di vigilanza e di custodia nella qualità di madre della compagna di scuola, un rapporto di amicizia in relazione al quale il ragazzo frequentava almeno due volte a settimana la sua casa”. La custodia in carcere, è scritto nell’ordinanza, si è resa necessaria per scongiurare che la donna “lasciata nell’abitazione cerchi in ogni modo e con ogni mezzo di incontrare e proseguire la relazione illecita con il minore, attesa la mancanza di qualsiasi ravvedimento e la pervicacia già dimostrata a seguito della perquisizione”. Anche dopo aver saputo di essere finiti sotto inchiesta, i due hanno cercato di rimettersi in contatto. Secondo il giudice avrebbero potuto anche concordare una ricostruzione dei fatti che potesse scagionarla dall’accusa di aver avuto rapporti sessuali con un minore di 14 anni. Gli investigatori hanno registrato una conversazione, nella quale l’infermiera spiega di aver trovato su Internet un articolo che ripercorre un caso simile al loro e parla di un’insegnante che ha avuto un rapporto amoroso con un suo studente: “C’era scritto che quando avevano iniziato – dice – lui non aveva ancora compiuto 14 anni… per quello era stata punita lei”. Ma i sentimenti in questa vicenda si intrecciano anche con l’uso di droghe. Risulta dalle indagini che la donna custodiva in casa la marijuana da fumare insieme al gruppo di amici adolescenti delle figlie. Uno dei ragazzi, sentito dai carabinieri, “ha dichiarato che quando andava a casa dell’indagata – è scritto nell’ordinanza – si fumava la marijuana prendendola da una busta riposta in un armadietto vicino al bagno”. L’accusa nei suoi confronti è anche di detenzione e cessione di stupefacenti. “Tutti la consumavamo – ha detto – in una occasione anche la figlia di 12 anni”. La sera dell’11 novembre 2018 lo zio del ragazzo accompagnando il figlio a una delle solite festicciole ha notato una “strana complicità tra il nipote e l’infermiera – scrive il giudice – tanto che la donna offriva da bere al ragazzo direttamente dal proprio bicchiere”. La madre, all’oscuro di tutto, credeva frequentasse la loro casa perché innamorato della figlia dell’infermiera, sua coetanea. Quel “ti amo alla follia” seguito da mille cuoricini, scambiato con l’altra, è stato uno shock, che l’ha spinta a denunciare immediatamente.

fonte:repubblica.it

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