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Sci, droga e alcol sulle piste: l’allarme della procura di Sondrio, picco di incidenti

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di Claudia Guasco

Il sospetto è nato dal numero di infortunati che, ogni fine settimana, affollano il pronto soccorso. «Troppi, anche se gli sci di nuova generazione istigano alla velocità», spiegano dal comando provinciale di Sondrio. Così i carabinieri, domenica 24 febbraio, si sono appostati alla partenza della cabinovia di Bormio. Gli sciatori diretti in quota sono stati annusati da Grom e Grinder, i due labrador del nucleo cinofilo, e nonostante le telefonate di chi avvisava gli amici di svuotare le tasche, in tre ore i militari hanno segnalato trentasette persone come “potenzialmente a rischio” e nove per possesso di stupefacenti. «Purtroppo è un fenomeno molto diffuso. Operazioni di questo tipo in altri comprensori sciistici avrebbero dato lo stesso risultato», afferma il capo della Procura di Sondrio Claudio Gittardi.

SENZA LIMITI
Infatti. Basta una bella giornata di sole e dalla Valmalenco a Sestriere, da Ovindoli alla Val di Susa le piste vengono prese d’assalto da sciatori che nelle pause si concedono ben di più del tradizionale bombardino. A Bormio i carabinieri hanno sequestrato 12 spinelli già confezionati e pronti all’uso, 5 grammi di hashish e un grammo e mezzo di marijuana. A metà gennaio, in un blitz a quota 2000 del pizzo Palù nel massiccio del Bernina, nelle giacche a vento di diciotto turisti sono stati trovati 17,5 grammi di hashish, 7 di marijuana e 14 spinelli. «L’assunzione di stupefacenti – rileva il capitano della compagnia di Tirano Luca Mechilli – così come lo smodato consumo di alcolici causano l’alterazione dello stato psicofisico degli sciatori che affrontano le piste a velocità esagerate. Non hanno più il senso del pericolo e dei limiti, diventano un pericolo per sé e per gli altri». Il motivo è scientifico: «A causa della rarefazione dell’aria, l’effetto di uno spinello in alta quota è doppio», spiega Riccardo Gatti, psichiatra, che da oltre trent’anni si occupa di droga e dirige l’Area dipendenze della Asst Santi Paolo e Carlo di Milano, 9.000 utenti per nove Sert più le carceri. Il fumo in pista è un fenomeno trasversale.

Nel blitz in Valmalenco sono stati segnalati un sedicenne e sciatori tra i 19 e i 45 anni, comprese due coppie di genitori con bambini al seguito e stupefacente in tasca. «Erano infastiditi perché il cane si avvicinava al figlio – raccontano dal comando di Sondrio – La giustificazione è stata: “Tanto non capisce che è una canna e non una sigaretta”». È la dimostrazione, afferma Gatti, che «tra quella legale e quella pseudolegale, la droga sta conquistando il mercato». La cannibis, osserva lo psichiatra, «ormai è un brand, i genitori fumano e prendono pasticche prestazionali o ansiolitici, i ragazzini comprano tutto sotto casa o online». Eppure, avverte Gatti, «la cannabis non fa salute e unita al tabacco fa male il doppio. Altera i riflessi e la percezione, i giovani rischiano patologie mentali gravi come la psicosi». Non solo. «Lo spinello rimane nel cervello e nel corpo per più di una settimana», rileva Gabriella Gobbi, ordinario di Psichiatria neurobiologica alla McGill Univeristy di Montreal. 

I RISCHI
Quindi «uno spinello a settimana vuol dire fumare quasi tutti i giorni perché il thc, che è il principio della cannabis, resta comunque nel cervello». Con conseguenze potenzialmente pesanti: una recente ricerca condotta dalla stessa psichiatra registra un aumento del 40% dei rischi di depressione da adulti tra i teenager che hanno usato cannabis. «Circa il 7% dei casi di depressione – osserva Gabriella Gobi – è legato all’uso di cannabis da adolescenti». Nella fascia di età dai 15 ai 34 anni, l’Italia è il secondo paese per uso di cannabis in Europa. E se negli Usa il 2016 è stato un anno di overdose record da noi, avverte Gatti, «siamo alla vigilia di una nuova epidemia, e non siamo preparati».

fonte: https://www.ilmessaggero.it/pay/edicola/sci_piste_neve_incidenti_dove_procura-4348775.html

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