La storia di San Patrignano è certamente una storia controversa. Ma ogni rivoluzione inizia senza essere compresa a pieno. Netflix ha lanciato una docuserie sul tema stesso: “SanPa: luci e tenebre di San Patrignano”.

Il contesto è l’Italia degli anni 80 che si vergognava e nascondeva sotto il tappeto, come fosse polvere, il problema della droga che schiacciava i giovani reduci dai tumulti di piazza. Ancora al centro della discussione politica e giornalistica, data l’attenzione dei più giovani interessanti al tema della droga e dei più anziani che hanno seguito la vita di Vincenzo Muccioli e l’inchiesta delle catene, la serie televisiva ha riscosso diverso successo.

Premettendo che spesso possa sembrare autoreferenziale nella biografia di Muccioli, il creatore della comunità di San Patrignano particolarmente controverso, il prodotto cinematografico spiega molto bene il processo dello sviluppo di quella che è l’esempio principale della lotta alla droga, riconosciuto al livello internazionale. Ciò che dobbiamo tenere a mente è il modello: con la sua idea, è riuscito a mettere una toppa lì dove lo Stato aveva fallito. E la soluzione non era di certo imbottire ragazzi giovani di metadone. Un modello quasi di definizione patriarcale contadina, in cui c’è una stretta relazione fra la causa, effetto e conseguenza, fra un malrovescio e l’altro; in cui il tossicodipendente poteva apprendere come svolgere una vita regolare e di comunità, a volte con alcune esagerazioni come la reclusione, inclusa di catene. In cui tutti erano fratelli e Muccioli era il padre indiscusso.

Per comprendere, però, pratiche ortodosse come la costrizione o l’isolamento è necessario contestualizzare gli anni che hanno caratterizzato questo progetto di Muccioli: l’Italia era invasa da fiumi di eroina e l’unica alternativa alla comunità era la progressiva morte. La domanda è: fino quanto è lecito spingersi per salvare vite? Ci siano stati errori grossolani, come anche la privazione della libertà di andar via o abusi importanti, da parte della comunità stessa di San Patrignano e da Vincenzo Muccioli: non si può negare. Ma come un testimone chiave del docuserie Fabio Cantelli, ex ospite e portavoce di San Patrignano: “Concetti come bene e male, in situazioni così estreme, non possono essere usati in modo assoluto. Educare è come far volare un aquilone, se tiri troppo o troppo poco la corda, l’aquilone cade. E questo era il metodo di Vincenzo che creava un rapporto diretto con ognuno di noi e sapeva quando era il momento di tirare la briglia”.

Non si può restare indifferenti davanti al valore sociale, che è al di sopra del bene e del male. Qui lo scontro non è politico, ne tantomeno ad personam, ma è su chi vince fra la vita e la morte. Uno scontro che, purtroppo, non può che avere vittime. Le polemiche possono restare fuori la porta.