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Roma, case per mille residenti nell’area dell’ex Fiera: già pronti due acquirenti

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Investimenti Spa ora punta a incassare 130 milioni per estinguere il debito con Unicredit per il nuovo complesso

di PAOLO BOCCACCI

Nuova Fiera di Roma sta completando lo sgombero dei capannoni della ex Fiera sulla Cristoforo Colombo dopo aver dato al Comune un avviso di sfratto eseguito con tanto di ufficiale giudiziario. È una svolta per il destino della ex Campionaria che per decenni ha visto i romani mettersi in fila per le sue fiere e da tempo è stata sostituita dalla nuova, sorta lungo la Roma-Fiumicino.

“Stiamo ultimando – spiega Luca Voglino, presidente di Investimenti Spa, la società di Comune, Regione e Camera di Commercio che controlla la Nuova Fiera di Roma – l’operazione di svuotamento anche perché abbiamo già due offerte di acquisto da parte di un gruppo italiano e di uno straniero. Ora dobbiamo concordare con Unicredit le modalità della vendita”. E così si profila una soluzione per il caso della vecchia Fiera, uno dei tanti complessi abbandonati da anni in città. I capannoni saranno in vendita per ripagare in parte il debito di 180 milioni contratto con Unicredit per costruire la Nuova Fiera di Roma.

In precedenza si puntava molto sulla valutazione dell’area edificabile della Colombo, che avrebbe dovuto portare, con una variante predisposta dalla giunta dell’ex sindaco Marino, a un incasso, secondo le analisi commissionate da Investimenti alla “Prelios Valuations & E- service Spa”, di 130 milioni e 400 mila euro, cifra che si è assottigliata a 85 milioni e 500 mila euro dopo la delibera approvata dalla giunta Raggi con cubature tagliate del 35%. Nel primo caso la superficie edificabile ammessa era di 67 mila e 500 metri quadrati, nel secondo invece di 44.360.

Ma Investimenti è pronta a giocare anche un’altra carta. Prima della scadenza dei termini, ha presentato formale richiesta per poter fruire del Piano Casa regionale. Una manovra che le permetterebbe di avere un premio per demolizioni e ricostruzioni del 30%, facendo sostanzialmente tornare il valore delle cubature a 130 milioni. Una sorta, spiegano, di mossa obbligata per recuperare il valore dell’area. Se però la richiesta, contro la quale si schierano i movimenti ambientalisti, non andasse in porto, per saldare i 180 milioni ne mancherebbero all’appello ben 94 e mezzo. E per far fronte a questa cifra si comincerebbe con il vendere fino a sette padiglioni della Nuova Fiera, che avrebbero una valutazione massima di sei milioni l’uno.

E ad acquistarli potrebbero essere i grandi padroni del commercio cinese in Italia, che ora occupano parte della vicina Commerce City. Troverebbero in questo modo, a poca distanza dal terminal cargo di Fiumicino e dal porto di Civitavecchia, una base che diventerebbe la più importante d’Italia. Che cosa sorgerà sulla Colombo? Un insediamento per mille abitanti che, al netto del 30% in più del Piano Casa, avrebbe un 80 per cento destinato ad abitazioni (36.488 metri quadrati) e un 20% (8.872) a servizi di quartiere.
La precedente delibera Marino puntava sull’architettura di qualità e su una sede, una sorta di foresteria, a disposizione di organismi internazionali. Era un’idea, proposta dall’ex assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo, oggi presidente del III Municipio. Un tema che ora dovrà essere affrontato dalla giunta Raggi ed in particolare da Luca Montuori, che guida l’assessorato alla Pianificazione.

“Vogliamo aprire – afferma il presidente dell’VIII Minicipio Amedeo Ciaccheri – un tavolo con il Comune. Bisogna migliorare il traffico della zona con sottopassi sulla Colombo e un tram da San Paolo a Tormarancia e i costruttori dovranno realizzare anche housing sociale”

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