Il ministro dell’Ambiente Costa annuncia che entro il 31 dicembre dovrà essere pronto un percorso tecnico sull’emergenza spazzatura in città, in collaborazione con Regione Lazio, Comune di Roma e Città metropolitana


L’immondizia romana è diventata caso nazionale. Meglio tardi che mai. La città la vediamo tutti i giorni: è in ginocchio, sommersa dai rifiuti. L’Ama è alle corde, i suoi bandi di gara vanno tristemente deserti , il Campidoglio boccheggia sulla scia della sua municipalizzata, progettando nel frattempo fantastiche raccolte differenziate con microchip sui sacchetti, neanche fossimo nella Silicon Valley. Nel frattempo gli effluvi mefitici ci ricordano a ogni angolo che siamo solo vittime, e che nessuno ha finora ammesso d’essere il carnefice.

Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, prendendo il maleodorante toro romano per le corna, ha detto ieri che entro Capodanno avremo «un percorso tecnico sui rifiuti» frutto della collaborazione tra Regione, Comune e Città metropolitana. Buona notizia? Forse. Certo è che più che «un percorso» servirebbe con una certa urgenza qualcuno che raccolga i sacchetti. Siamo persone semplici: abbiamo bisogno di più fatti e meno «cabine di regia», come quella che ha annunciato sempre ieri il ministro. E poi, regia di che? L’unico film che qui si può filmare rischia di essere un horror dal titolo: Roma Capitolata.