“Mamma, butta la pasta!”: in Italia, prepararsi un piatto di spaghetti o maccheroni (o il vostro formato preferito) è un gesto semplice, quotidiano, che sa di casa. Eppure, anche dietro un gesto così piccolo e insospettabile si nascondono abitudini “scorrette”, o meglio, accortezze che se venissero modificate porterebbero a un risparmio incredibile di energia e risorse. Ad esempio, l’energia necessaria a ricaricare uno smartphone fino a 5 volte, e fino a 350 milioni di chilowattora, “sufficienti a illuminare gli stadi di calcio per tutte le prossime 24 stagioni di Serie A, Premier League, Liga spagnola e Bundesliga”, se ciascun italiano seguisse solo tre accorgimenti.

Un’esagerazione? No, secondo uno studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food che, per la prima volta, ha calcolato l’impatto ambientale della cottura della pasta e il relativo risparmio – energetico, di emissioni di CO2 equivalente e di acqua – derivante da alcune azioni che sono davvero alla portata di tutti. Perché si può combattere il cambiamento climatico – e intanto risparmiare sulle bollette – a partire (anche) da un piatto di pasta. Vediamo come!

L’impatto ambientale di un piatto di pasta

Riempire una pentola d’acqua. Portarla a bollore. Cuocere dagli 8 ai 15 minuti. Un gesto che viene ripetuto ogni giorno per 365 giorni l’anno, in quasi ogni casa. In Italia, infatti, il consumo di pasta si aggira attorno ai 23,5 chilogrammi pro capite all’anno, corrispondenti a circa 3,5 tonnellate di prodotto. Ma qual è l’impatto ecologico di un piatto di pasta?

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A indagarlo è appunto uno studio scientifico promosso dai Pastai italiani di Unione Italiana Food e commissionato a Perfect Food Consulting, marchio leader in Europa nel campo della consulenza per la sostenibilità nel settore agroalimentare, presentato in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, lo scorso 5 giugno. Rispetto ad altri alimenti, una porzione di pasta “impatta” meno di 1 mq globale – con cui si intende la misura dell’area biologicamente produttiva di mare e di terra necessaria a rigenerare le risorse consumate durante la produzione – e appena 150 grammi di CO2 equivalente. Si tratta, quindi, di un alimento già di per sé molto green.

Come dichiarato però da Riccardo Felicetti, presidente del Pastai Italiani, si può fare ancora meglio: “dalla fase di cottura della pasta a casa dipende ben il 38% del totale della sua impronta carbonica. Abbiamo scelto di indagare scientificamente la cottura della pasta per trasferire consapevolezza sull’impatto economico e ambientale di gesti che compiamo quotidianamente. Uno sforzo minimo ci aiuterebbe a raggiungere un risultato importante e dall’Italia, depositaria della cultura della pasta al dente, può partire una vera e propria rivoluzione culturale.”

Una cottura della pasta più sostenibile: 3 consigli per dimezzare i consumi e fare bene all’ambiente

Date queste premesse, la ricerca ha preso in considerazione 200 grammi di pasta cotti in maniera convenzionale, quindi a pentola scoperta e con la proporzione di un litro d’acqua ogni 100 grammi di pasta. Ha quindi calcolato l’energia necessaria per cuocerla e quanto si andrebbe a risparmiare in termini di energia, emissioni e acqua con tre accorgimenti. Quali?

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  1. Mettere il coperchio durante la fase di ebollizione: un gesto semplicissimo e forse scontato che però permette di risparmiare fino al 6% di energia ed emissioni di CO2 e (CO2 equivalente).
  2. Usare la giusta quantità d’acqua: da sempre, siamo stati abituati alla classica proporzione un litro d’acqua per 100 grammi di pasta. Uno spreco inutile, considerando che non è necessaria così tanta acqua. Ma tagliare il 30% dell’acqua (quindi 0,7 l), oltre al risparmio idrico, serve anche a ridurre il 13% di energia ed emissioni.
  3. Provare la cottura passiva, con cui s’intende spegnere il fuoco dopo i primi due minuti di cottura tradizionale della pasta, che va poi lasciata cuocere passivamente nella pentola chiudendo con il coperchio per non disperdere calore. In questo caso, il risparmio di energia e emissioni di CO2 arriva fino al 47%.

Usando questi tre semplici accorgimenti, considerando il consumo pro capite di pasta sopracitato, andremmo a risparmiare fino a 44,6 chilowattora, 13,2 chili di CO2e  e 69 litri di acqua in un anno. Moltiplicato per tutti gli italiani, il risultato è sorprendente. Stiamo parlando “tra i 356 milioni e i 2,6 miliardi di chilowattora in un anno (pari a un secolo e mezzo di calcio in notturna in Europa, coppe comprese), 4.100 m³ di acqua, sufficienti a riempire 1640 piscine olimpioniche e fino a 776 chilotonnellate di CO2e, le emissioni di una macchina per 21 viaggi andata-ritorno tra la Terra e il Sole”, come riporta lo studio.

Riutilizzare l’acqua di cottura della pasta in cucina: 5 consigli

Insomma, anche un piatto di pasta può essere più eco-friendly. E può esserlo ancora di più se, oltre a seguire i tre accorgimenti appena riportati, riutilizzassimo l’acqua di cottura. Dopotutto, come ci hanno insegnato, in cucina non si butta via niente, e quindi perché lo stesso discorso non dovrebbe valere in questo caso? Riciclare l’acqua di cottura della pasta, ricca di amido e sali minerali, al posto di buttarla nel lavandino, è un piccolo gesto quotidiano per evitare sprechi. Ecco, quindi, 5 idee e spunti per riutilizzarla!

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    1. Sgrassare stoviglie e piatti. Ebbene sì, l’acqua della pasta è ricca di sostanze sgrassanti, e questo metodo permette di usare poco sapone e ottenere comunque stoviglie pulite. Riempite il lavandino con l’acqua di cottura ancora calda e lasciate in ammollo posate, pentole e piatti sporchi per qualche minuti, dopodiché una passata di spugna con pochissimo detersivo e un risciacquo veloce.
    2. Cottura al vapore. Avete mai pensato di riutilizzare l’acqua di cottura della pasta per cuocere di nuovo qualcosa? Non per una cottura a “immersione”, ma per quella al vapore va benissimo!
    3. Per l’ammollo dei legumi. Sapete bene che i legumi secchi vanno tenuti in ammollo per molte ore e l’acqua utilizzata per l’ammollo viene poi sempre buttata, generando uno spreco inutile. Quindi, perché non riutilizzare quella di cottura della pasta per mettere in ammollo lenticchie, fagioli e ceci? Con un però: non utilizzare l’acqua di cottura per cuocerli, perché i legumi vanno cotti in acqua fredda e il sale va aggiunto solo alla fine.
    4. Come base per brodi o salse. Può essere usata come base per tutte quelle preparazioni che richiedono molta acqua, come appunto minestroni, vellutate, zuppe e anche salse. Inoltre, il fatto di essere già salata consente anche un risparmio sul sale: attenzione però ai dosaggi per evitare un risultato eccessivamente salato.
    5. Per preparare pane o altri lievitati. Volete preparare una focaccia o una pizza? L’acqua di cottura della pasta è l’ideale, ma come per zuppe e minestroni attenzione al dosaggio di sale. Se troppo salata, potrete sempre diluirla.

Oltre a questi consigli, l’acqua di cottura della pasta potrebbe essere riutilizzata anche al di fuori della cucina, ad esempio per fare un pediluvio rilassante prima di andare a letto, insieme a qualche goccia di olio essenziale. O ancora, se siete tra quelli che non salano l’acqua, anche per innaffiare le piante (ovviamente, una volta raffreddata).

Che ne pensate di questi consigli? Voi quanta acqua usate per 100 grammi di pasta? E vi ricordate di chiudere la pentola con il coperchio?