Aldo Vincent lecamarille cancioscomessa

DISINFORMAZIONE SUL WRB

Siti di disinformazione

Vi fornisco un mega listone di siti di disinformazione, pseudo scienza, pseudo medicina, complottismo e pseudo giornalismo, per capire cosa state leggendo e se la fonte è veritiera o meno.
Cominciamo dai siti di pseudo scienza, ovvero siti che propongono esperimenti, invenzioni, trattamenti che non hanno alcuna valenza scientifica, anche se loro vogliono che voi lettori lo crediate.
Evidenza Aliena
Ecologia sociale
Nexus Edizioni
Pianeta Blu News
Segni dal cielo
Dionidream
La Stella


Passiamo ai siti di Pseudo giornalismo/politica, ovvero siti che usano il linguaggio giornalistico per scrivere articoli spesso basati sul nulla che portino acqua al loro mulino, qualunque esso sia. Può trattarsi di politica, religione, ideali. Sono siti che fanno male, perché molti di quelli che li leggono sono li in quanto affini come idee, e non riescono a distinguere tra notizie reali e notizie alimentate solo dal tifo per questa o l’altra fazione.
AllNews24.eu (riporta notizie da altre testate senza farvi alcuna verifica)
ByoBlu
Catena Umana
CentroMeteoItaliano
Curiosity2013
DirettaNews
Eco Tricolore
Eticamente
Grande Cocomero
ImolaOggi
Informare X Resistere
Informatitalia
Jeda News, l’informazione alternativa
Kevideo . eu
La Gazzetta della sera
Lo Sai (e tutti i suoi corollari)
Mafia Capitale
Mattino.ch
Il Nord
Italia Hot Spot
NoCensura
Nuovo Illuminismo
Notizie dal web
Parola di Iugo
Piove Governo Ladro
Riscatto Nazionale
Sapere è un dovere
Senza Censura
Siamo La Gente
Signoraggio (.it)
TicinoLive
Tutti i crimini degli immigrati
VoxNews

Passiamo ai siti complottisti, ovvero siti e pagine Facebook che credono in una o l’altra teoria del complotto, dando per scontato che quello che dice l’ìinformazione Mainstream sia falso, non ho ancora capito se le menti dietro queste pagine siano “complici” di chi queste teorie se l’è inventate a scopo di lucro o se siano solo altri “truffati”
New Apocalypse
Tanker Enemy
Tanker Enemy – blog
Sù la testa – Gianni Lannes
Luogocomune
Misteri d’Italia
Mistero
Tactical Media Crew
USA Crimes
Disinformazione
Il MeteoSiamo quasi alla fine: passiamo ai siti di pseudo medicina, ovvero siti e pagine che spacciano cure che non hanno fondamento, spesso consigliando libri e trattamenti – a pagamento – venduti e scritti dagli stessi che si sono inventati queste cure miracolose.
La nuova medicina germanica
MedNat
La leva di Archimede
Autismo e Vaccini
InformaSalus
Alleanza della salute
Vaccini Informa
Comilva
Mamme In rete

Continuiamo con le pagine che pubblicano bufale solo per incrementare le visite e pubblicano notizie inventate per poi a volte pubblicarne la smentita qualche giorno solo per fare click
VNews24
AttivoTv

Ora attenzione a questi siti, sono siti nati apposta per perculare gli utenti e pubblicano notizie false e inventate, spesso per motivi di satira
Dangerous News /Notizie pericolose
Corriere del mattino
Corriere della Notte
Corriere del Corsaro
Chiave Orgonica
Il telegrafo
IoVivoaRoma
Lercio
Lo Specchio
repubblica.altervista
Il Matto quotidiano

Queste invece le pagine Facebook da cui stare proprio alla larga:
L’antipolitica
Scienza di confine
Adesso fuori dai coglioni
V per vera informazione
Catena Umana

CONSULENTI STRAPAGATI:Aldo Vincent lecamarille

CONSULENTI STRAPAGATI


12 mar 2016 14:34

ITALIANI SBANCATI, CONSULENTI INGRASSATI – MENTRE I RISPARMIATORI DELLE QUATTRO BANCHE “SALVATE” SONO SUL LASTRICO, GLI ADVISOR SCELTI DA BANKITALIA PER ANALIZZARE I CONTI (DELOITTE, BDO, KPMG) INCASSANO COMPENSI STELLARI. POI CI SONO I CONSULENTI FINANZIARI E LEGALI CHE COSTANO ALTRI MILIONI –

Popolare Etruria, Banca Marche, Carife e CariChieti: per le valutazioni contabili dei quattro istituti Bankitalia ha speso circa un milione di euro. Altri 3 milioni e 300mila per le consulenze finanziarie e legali. E i risparmiatori possono aspettare… –

Stefano Sansonetti per La Notizia (www.lanotiziagiornale.it)

the edge il palazzo green sede di deloitte the edge il palazzo green sede di deloitte
  

Per ora a tirare un bel sospiro di sollievo sono stati i soliti consulenti. Solo loro sono passati all’incasso, mentre migliaia di risparmiatori delle quattro banche “salvate”, le ormai famose Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Carife e Carichieti, ancora aspettano i decreti del Governo relativi ai risarcimenti.
Al centro della scena c’è la Banca d’Italia, nel ruolo di direttore d’orchestra delle procedure di “risoluzione” delle banche. In linguaggio anglosassone è il bail in. Ebbene, nel momento in cui risparmiatori e obbligazionisti non hanno ancora visto il becco di un quattrino, palazzo Koch stacca lauti assegni per revisori e consulenti internazionali.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 8 protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 8 

IL QUADRO
Si prenda la partita delicatissima delle valutazioni contabili dei quattro istituti. Attività fondamentale per capire le condizioni patrimoniali delle banche e di conseguenza mettere a fuoco quante risorse possono essere salvate. Per questa attività l’istituto centrale, guidato da Ignazio Visco, ha organizzato una procedura divisa in quattro lotti, uno per ciascuna banca.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 9 protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 9
  

Il risultato è che il contratto per la valutazione di Banca Marche è stato assegnato alla Bdo Italia per 298.350 euro, quello per la valutazione della Popolare dell’Etruria alla Deloitte & Touche per 260 mila euro, quello per l’analisi di Carife ancora alla Bdo Italia per 166.725 euro e quello per lo screening della CariChieti alla Kpmg per 208.600 euro.
Questi revisori, in particolare, sono stati chiamati in causa per effettuare una valutazione provvisoria, e d’urgenza, sulle quattro banche. Dovranno determinare il trattamento che gli azionisti e i creditori avrebbero ricevuto se, nel momento in cui è stata avviata l’azione di risoluzione, la banca fosse stata sottoposta a liquidazione coatta amministrativa secondo quanto stabilito dal Testo unico bancario.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 6 protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 6 

E naturalmente dovranno calcolare la differenza rispetto al trattamento ricevuto dagli stessi azionisti e creditori per effetto delle azioni di risoluzione. Insomma, una stima importante, proprio perché finalizzata a verificare se con il bail in c’è stata una penalizzazione economica dei risparmiatori rispetto alle condizioni di un’altra procedura.
Tra l’altro il lavoro, proprio perché d’urgenza, non finisce qui. Il decreto legislativo sulla risoluzione delle banche, infatti, prevede che debba seguire una valutazione definitiva della situazione patrimoniale degli istituti.

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 2 protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 2 

Le spese di Bankitalia per i consulenti, però, non si esauriscono certo con questi passaggi. In precedenza, infatti, palazzo Koch aveva lanciato procedure per l’individuazione di tre advisor, uno strategico, l’altro finanziario e il terzo legale, per la cessione sul mercato della nuove banche nate sulle ceneri delle quattro disastrate.
I PRECEDENTI
Nelle scorse settimane ne è venuto fuori che il consulente finanziario è stato individuato nella società Oliver Wyman (che è stata anche consulente del Vaticano per le questioni previdenziali), cha ha incassato un contratto da 480 mila euro. La consulenza finanziaria è stata assegnata alla banca francese Société générale per la bellezza di 2,7 milioni (anche se la base d’asta era addirittura a 7 milioni).

protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 4 protesta dei risparmiatori davanti a bankitalia 4 

Infine il servizio di advisory legale è andato allo studio Chiomenti per 95 mila euro. Così, in attesa che il meccanismo dei risarcimenti abbia una copertura normativa, gli ingranaggi dei compensi agli advisor sono già ampiamente oliati. Del resto, come sempre più spesso accade, i consulenti sono ormai dentro tutti i principali gangli della vita economica del Paese. E devono essere pagati puntualmente. Gli altri, i risparmiatori, possono pure aspettare.

MAZZETTE ANAS

MAZZETTE ANAS

13 mar 2016 12:15

LA DAMA NERA DELLE MAZZETTE – PARTITI E PIZZINI: COSÌ LA ACCROGLIANÒ GOVERNAVA L’ANAS – 19 IN MANETTE: NELLE INTERCETTAZIONI ANCHE MANAGER E POLITICI – DAL PICCOLO IMPRENDITORE AL COSTRUTTORE APPREZZATO: TUTTI CORTEGGIAVANO LA DAMA NERA

Arrestati in 19 tra funzionari e costruttori. C’ è anche un imprenditore del post terremoto in Abruzzo – Avviso di garanzia per il deputato forzista Martinelli. L’ azienda: solo uno dei coinvolti è nostro dipendente… –

ANAS DAMA NERA  
ANAS DAMA NERA 

Federica Angeli per “la Repubblica-Roma”
Riunioni nelle federazioni di partito per non essere intercettati, linguaggi criptici al telefono (medicine e ciliege per indicare le mazzette) e poi i pizzini. L’ordinanza di 176 pagine con cui due giorni fa sono state arrestate altre 19 persone per la maxi corruzione negli uffici dell’Anas il cui dominus era la Dama Nera, ovvero Antonella Accraglianò, racconta molte cose del “sistema mazzette”. Soprattutto dell’estrema cautela usata per paura di essere intercettati.
Nel corso di un incontro — «al solito posto » — la Dama Nera e Sergio Vittadello, uno degli imprenditori arrestati, si scrivono su alcuni fogli i nomi dei politici da contattare per arrivare prima alla soluzione del problema. «Il colloquio proseguiva — raccontano le carte — sul nuovo assetto dirigenziale dell’Anas e sui rispettivi contatti con politici: entrambi redigevano poi appunti manoscritti».
L’imprenditore chiede alla funzionaria: «dove mi può essere utile secondo lei?» ed ecco che la Accraglianò scrive un appunto su un foglio e lo mostra all’imprenditore. «Eh! Questo?» esclama l’uomo e la Dama Nera strappa il foglio su cui aveva scritto. Stavolta è Vittadello che scrive e le consegna un foglietto.

ANAS DAMA NERA  
ANAS DAMA NERA
  

Lei lo legge e risponde: «Lei deve fare questo, ascolti Antonella, che sa che le dico sempre le cose no? Lei deve fare… non deve parlare lei… e poi facciamo chiamare da questo». E via con un altro pizzino che mostra all’imprenditore e poi strappa guardandosi intorno fuori dal bar accanto al suo ufficio in cui riceveva alcuni dei suoi “clienti”. Il giorno prima stessa scena.
«Come documentato dalle riprese audiovisive — scrive il gip Giulia Proto — l’imprenditore tentava di inserire nella tasca destra della propria giacca il foglio di carta strappato in precedenza, su cui aveva fatto annotazioni e che aveva mostrato all’Accraglianò, ma quest’ultima se lo faceva consegnare e lo riponeva nella propria borsa». Stavolta l’appunto non riguardava nomi ma le quote di mazzette spettanti a coloro che avrebbero perorato la causa del manager che aveva bisogno di recuperare denaro dall’Anas e che il suo contenzioso si risolvesse in tempi brevissimi.

ANAS DAMA NERA  
ANAS DAMA NERA 

Quindi, presi gli accordi, la Dama Nera passava all’azione e stavolta e proprio lei a raccontare ai pm come. «Nel maggio di quest’anno (2015, ndr) organizzavamo una cena in cui eravamo presenti io, Ricciardello (imprenditore, ndr) Martinelli (il politico di Forza Italia, ndr) e la Parise (ex capolista di Lista Marchini nel 2013 e poi funzionaria in Anas, ndr).
In quella circostanza Martinelli assicurava a Ricciardiello che si sarebbe impegnato a parlare con l’onorevole Matteoli per favorirlo nell’aggiudicazione della gara in Sicilia. Anche per questa gara Barilà era stato nominato presidente (della commissione appaltatrice, ndr) ma non ha incassato provviste corruttive.
Lui non ha bisogno di soldi ma ha l’ambizione di crescere e fare carriera all’interno dell’azienza, non è uno che va cercando soldi, è proprietario di tre-quattro ristoranti a Roma, bensì contatti per la progressione di carriera. Il primo obiettivo della cena era scegliere un presidente gradito all’impresa e Barilà lo era». Così fu nominato grazie all’intervento dei politici e Ricciardello vinse l’appalto per le strade in Sicilia. In cambio metteva a disposizione della Dama il suo autista per i lunghi viaggi al mare o in montagna della Accraglianò.

ANAS DAMA NERA  
ANAS DAMA NERA

  

2. ANAS, MAZZETTE E APPALTI PILOTATI IL GIUDICE: UN MARCIUME DIFFUSO
Ilaria Sacchettoni per il “Corriere della Sera”
Dal piccolo imprenditore al costruttore apprezzato: tutti corteggiavano la Dama nera. Il secondo capitolo dell’ inchiesta che, a ottobre 2015, aveva fatto finire in carcere la dirigente Anas Antonella Accroglianò, ha portato a 19 nuovi arresti.
Alcuni dei quali effettuati ancora una volta in casa della maggiore stazione appaltante d’ Italia. Come la dirigente Elisabetta Parise scortata in cella dai finanzieri del Gico e dal Nucleo tributario. Parise è accusata di alcuni episodi di corruzione, agevolati, stando agli investigatori, «dalle relazioni da lei vantate con il mondo della politica».

ANTONELLA ACCROGLIANO LA DAMA NERA 
 ANTONELLA ACCROGLIANO LA DAMA NERA
  

In effetti fanno capolino qui e là, nell’ ordinanza di custodia cautelare della gip Giulia Proto, enti e deputati che, agganciati per collocare un presidente di commissione di gara gradito o almeno sensibilizzato, si rivelano in seguito comprensivi. Nel sottolineare il «marciume diffuso all’ interno di uno degli enti pubblici più in vista» la gip invita ad approfondire «l’ intreccio di rapporti con il mondo della politica».
È stata la Accroglianò nei vari interrogatori con i pm Calabretta e Loy a spiegare il ruolo svolto dal deputato di Forza Italia Marco Martinelli destinatario di 10 mila euro di tangenti, quota parte dei 30 mila in tutto versati dall’ imprenditore Giuseppe Ricciardello per ottenere lavori sulla superstrada centrale sicula e relativi svincoli.
Con la Dama l’ imprenditore self made si fa in quattro, mettendole a disposizione l’ autista per gli spostamenti nel traffico romano. Una sorta di equipe che faceva riferimento alla Dama si sarebbe mossa all’ Anas fra il 2013 e il 2015 per agevolare i privati in modi diversi e con metodi spesso illeciti, come si ricava dal verbale di una funzionaria dell’ ufficio legale ascoltata dai magistrati.

ANAS accrogliano ANAS accrogliano
  

In cambio di somme e favori la Accroglianò si sarebbe prodigata sbloccando bonifici per lo stato di avanzamento lavori, facendo sconti sulle penali dovute, pilotando gare e spingendo su apparati istituzionali per far convergere finanziamenti pubblici sulle imprese gradite (anche qui il gruppo Ricciardello era fra i più sponsorizzati).
Stando alle indagini la dirigente si sarebbe fatta carico perfino di allestire una corsia di sorpasso per il costruttore romano Emiliano Cerasi, già fra le ditte che lavorarono alla ricostruzione dell’ Aquila, contro i suoi concorrenti nella realizzazione della dorsale Amatrice-Montereale-L’ Aquila. Siamo ad aprile 2015.

'ANTONELLA ACCROGLIANO ‘ANTONELLA ACCROGLIANO 

Alcune conversazioni intercettate «confermavano la determinazione dell’ indagata a condizionare l’ esito della gara estromettendo le prime due classificate, Astaldi e Toto al fine di favorire la Research Consorzio stabile e per il suo tramite le società riferibili a Emiliano Cerasi». La stessa Dama al telefono con un interlocutore spiegava: «In tutto quello che devo fare al mio primo posto ci sono i Cerasi».
La Accroglianò arriva a proporre una rescissione degli impegni con la Toto, bloccata dal presidente Anas Pietro Armani. Proficuo secondo le pm anche il rapporto con l’ architetto Vito Rossi, rappresentante legale della Sammichele che ospita quote del Gruppo Marcegaglia: avrebbe consegnato 200 mila euro in cambio di lavori lungo il tronco Bari-Gravina. Con gli arresti è stato eseguito un sequestro preventivo di 800 mila euro sulle imprese.

tangenti anas tangenti anas 

In tutto ciò Anas (che ha precisato: «Gli arresti coinvolgono solo un dipendente») è oggetto anche di una truffa: la Dama avrebbe utilizzato un interno per scortare la figlia in giro o altre faccende personali.
3. MARCHINI: NELLA NOSTRA LISTA NON C’E’ PARISE
Da il “Corriere della Sera”
La signora Parise fu candidata nel 2013 su indicazione dell’ Udc di Lorenzo Cesa.
Poi è tornata nel suo partito di provenienza che, come è noto, non appoggia la Lista Marchini». Così il candidato sindaco di Roma, Alfio Marchini prende le distanze dalla funzionaria arrestata ieri.
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CALCIOSCOMMESSE aldo vincent

RENZI COMPRA IL CONSENSO


13 mar 2016 13:41

COME RENZI COMPRA IL CONSENSO – IL CAZZONE TOSCANO TOGLIE ALLA RAI 300 MILIONI DEL CANONE IN BOLLETTA E LI GIRA A MEDIASET E AL GRUPPO DE BENEDETTI – E POI UNO SI CHIEDE DELLE CANDIDATURE DEBOLISSIME A ROMA E MILANO O DEL RENZISMO DI “REPUBBLICA” –

Quanti milioni su 300 sganciati dai conti Rai possono confluire nel forziere di Mediaset? Il Cav non gareggia in solitudine – Il governo è convinto che la pubblicità proveniente da viale Mazzini possa sollevare internet: reattivo, il Gruppo Espresso è pronto a formare una redazione per inchieste da lanciare in Rete.. –

Carlo Tecce per il “Fatto Quotidiano”

CARLO DE BENEDETTI E MATTEO RENZI A DOGLIANI DA CHI  
CARLO DE BENEDETTI E MATTEO RENZI A DOGLIANI DA CHI 
  

Fedele Confalonieri è cortese. Raffinato, per chi ne apprezza le virtù musicali e artistiche. Sagace, per chi ne contempla le virtù aziendali e politiche. Fidel sarà pure uno scafato diplomatico – sguardo lungo, maniere ieratiche – e niente fa eccepire, ma l’ accoglienza che Mediaset riserva a Matteo Renzi va oltre il protocollo istituzionale: l’ inquilino di Palazzo Chigi è la garanzia per il futuro.
Così assume un valore pratico, e non soltanto allegorico, l’ intervista “a Matteo” (citazione) di Barbara D’ Urso. E poi il colloquio con lo stesso Confalonieri, anfitrione di eccezione; la platea di Canale 5 consegnata a Renzi per debellare il cortocircuito mediatico su Libia, militari, terrore.

D URSO RENZI  
D URSO RENZI
  

Nulla è vano. Perché il Biscione rammenta a Matteo che ormai, infilato il canone Rai in bolletta per drenare risorse sicure, è scoccato il momento di liberare un po’ di pubblicità (circa 250-300 milioni l’ anno) da viale Mazzini e rifondere il mercato, che di solito viene definito asfittico, se non proprio essiccato.
A chi la pubblicità? A noi, a Mediaset. E agli editori più blasonati. Come il Gruppo Espresso che ha inglobato La Stampa. E pazienza, se per una volta, mica è la prima, i destini dell’ ex Cavaliere Silvio Berlusconi e dell’ acerrimo nemico Carlo De Benedetti collimano a perfezione.
Il meccanismo è complesso, ma di agevole lettura. Il denaro che il servizio pubblico incassa di più rispetto al passato con la riforma degli abbonamenti – il cedolino viene saldato a rate con il conto di un’ utenza elettrica – viene stornato dagli introiti pubblicitari di viale Mazzini.

RENZI CONFALONIERI 
  RENZI CONFALONIERI
  

Non c’ è bisogno di insistere, il prammatico fiorentino è d’ accordo. Il sospetto: c’ è l’ ennesimo patto sotto o neanche troppo sotto? Ancora: c’ è una commistione fra il centrodestra e il centrosinistra? Quisquilie, affascinanti però.

renzi nomine rai 3 renzi nomine rai 3
  

Come funziona: l’ occasione è ghiotta Il canone di viale Mazzini – in media 1,7 miliardi di euro – era la tassa più evasa d’ Italia. Per i sondaggi, la più detestata. Per incastrare i furbetti, il governo ha ridotto di poco la cifra (da 113,5 a 100 euro) e l’ ha messa in bolletta. A luglio parte la raccolta. E sarà abbondante. Non c’ è una previsione ufficiale, ma il gettito in più sarà di circa 500 milioni di euro. Per il 2016 è pronto lo schema: il 67 per cento (335 milioni) va a rimpinguare il bilancio di viale Mazzini, il 23 sarà diviso fra incentivi per le emittenti locali e coperture economiche.
Nel 2017, invece, il versamento sarà più piccino per la Rai: il 50 per cento, cioè 250 milioni. Così viale Mazzini, ogni mese di gennaio, avrà l’ agio di affrontare la stagione con un serbatoio già satollo con due miliardi di euro.

campo dall'orto renzi rai campo dall’orto renzi rai
  

Per i concorrenti privati – e Mediaset strepita con vigore – è un vantaggio illegittimo.
Allora perché non sforbiciare la pubblicità? Il prontuario che raccoglie i desideri renziani è in perenne evoluzione, ma c’ è un concetto che il fiorentino di Rignano non ha mai rottamato: “Vorrei un canale senza pubblicità”. Antonio Campo Dall’ Orto, l’ amministratore delegato, ha cominciato a bonificare i canali di periferia (tipo Rai YoYo), ma il flusso di denaro è sempre concentrato su Rai1&C.

campo dall'orto renzi nomine rai campo dall’orto renzi nomine rai
  

Quelli che competono con l’ artiglieria – in realtà un po’ spuntata – di Cologno Monzese. Il metodo l’ ha individuato Gina Nieri, scaltra, valida e, soprattutto, influente dirigente del Biscione. Ecco la soluzione per rimuovere la “disparità”: “Ora una o più reti senza spot”. Non occorre evocare lo spirito del Nazareno per notare l’ assonanza fra i dettami renziani e l’ auspicio di Mediaset. Il governo per intervenire può agire sul testo di legge che porta il nome di Maurizio Gasparri oppure con la convenzione che assegna la concessione di servizio pubblico a viale Mazzini, da rinnovare – per i prossimi dieci anni – entro maggio.
Non è importante l’ espediente, ma l’ approccio politico.

RENZI SALUTA CONFALONIERI DOPO LA D URSO 
  RENZI SALUTA CONFALONIERI DOPO LA D URSO 

Antonello Giacomelli, un renziano abituato a ragionare in autonomia, durante un convegno all’ istituto Bruno Leoni (mai tenero con la riforma di governo), ha sfondato una barriera psicologica: “Se il gettito del canone fosse quello che il governo si aspetta e l’ evasione si riducesse all’ evasione fisiologica che esiste già nel pagamento dell’ utenza elettrica, questo porterebbe a rivedere secondo un principio di proporzionalità le possibilità di accesso al mercato pubblicitario?
Io sono disponibile a parlarne, non è un tabù”.

MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze 
  MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze 
  

Giacomelli è il sottosegretario per le Comunicazioni, non è un neofita. E ha potere: “Oggi il mercato della pubblicità è cambiato e quella risorsa è molto più preziosa per chi non ha contributi pubblici. Questo mi porta a dire – ha aggiunto – che quella su una riduzione della raccolta da parte della Rai è una riflessione che va avviata e va in questo senso l’ esclusione della pubblicità dai canali per bambini a partire da maggio”.
Non sappiamo se Confalonieri abbia ascoltato Giacomelli, ma avrà percepito il discorso come un suono dolce.
Una sinfonia. E anche Urbano Cairo (La7), che da mesi è scatenato sull’ argomento.

mediaset vivendi mediaset vivendi 

La torta è per il Biscione e largo Fochetti ci prova

piersilvio berlusconi mediaset vivendi piersilvio berlusconi mediaset vivendi
  

Mediaset è fondata sulla pubblicità, da trent’ anni. Publitalia ha riempito i programmi di tappeti, tortellini e pentole. Per arginare Sky Italia, dieci anni fa, la famiglia Berlusconi ha costruito la fragile struttura di Mediaset Premium, la televisione a pagamento: doveva perdere poco per poco tempo. È finita che perde troppo da troppo tempo. E frullano le indiscrezioni su imminenti alleanze o cessioni, l’ ultima riguarda la francese Vivendi.
Impegnati a coprire il fronte Premium, i canali gratuiti di Mediaset sono deperiti. E chi l’ ha detto che per sempre – con il 32% di share – Publitalia può afferrare il 58% della pubblicità televisiva? Per il 2015 appena concluso, Nielsen stima 6,271 miliardi di euro in inserzioni in Italia: 3,649 miliardi per le tv (tabellare e televendite), di cui 2,013 a Mediaset, 751 a Viale Mazzini, 425 a Sky Italia, 225 a Discovery, 114 a La7. Non scomodate la calcolatrice: da sola Publitalia prende circa un terzo della pubblicità investita. Da sola. Quanti milioni su trecento sganciati dai conti Rai possono confluire nel forziere di Mediaset? Ma l’ ex Cavaliere non gareggia in solitudine.
Il governo ha intenzione di comprimere la pubblicità di viale Mazzini, ma vuole che il beneficio sia diffuso. Nel presentare il progetto “Stampubblica” (la crasi più in voga per definire l’ unione fra La Stampa e La Repubblica), il Gruppo Espresso ha ribadito che il sodalizio è generato da un’ esigenza industriale, non editoriale: la pubblicità va procacciata assieme. Più grossi, meno spese, più soldi. Valgono le coincidenze.

MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze ELKANN DE BENEDETTI ELKANN DE BENEDETTI
  

Il governo è convinto che la pubblicità proveniente da viale Mazzini possa sollevare internet (neanche mezzo miliardo nel 2015): reattivi, in largo Fochetti sono pronti a formare una redazione per inchieste da impatto televisivo da lanciare in Rete. Stampubblica è il colosso dei giornali. Mediaset è il colosso delle televisioni. Il denaro in uscita da viale Mazzini non può sbagliare percorso.

ELKANN ELKANN

CALCIOSCOMMESSE | LE CAMARILLE Aldo Vincent lecamarille

KOS di De Benedetti

QUANTO COSTA A RENZI IL CONSENSO DEI MEDIA – IL FONDO F2I, DOVE L’AZIONISTA DI MAGGIORANZA È LA CDP DEL RENZIANO COSTAMAGNA, ACQUISTA PER 300 MILIONI IL 37 PER CENTO DELLE AZIONI ‘KOS’, SOCIETA’ DEL GRUPPO DE BENEDETTI – IL DENARO PUBBLICO DA’ PER L’ENNESIMA VOLTA OSSIGENO ALL’INGEGNERE –

È nella natura di F2i l’ambiguità. È un fondo pubblico quando il “sistema” gli chiede favori, privato quando deve dare spiegazioni. L’ unico sacrificio imposto alla Cir è che F2i comprerà solo il 37 per cento, il restante 10 per cento dovrà comprarlo la Cir per un’ottantina di milioni… –

Giorgio Meletti per il “Fatto Quotidiano”

CARLO DE BENEDETTI 
  CARLO DE BENEDETTI 

Due giorni fa il consiglio d’ amministrazione del fondo F2i ha varato una operazione di kamasutra finanziario così ardita che nemmeno un disegno riuscirebbe a spiegarla chiaramente. Solo una cosa è evidente, la solita: il denaro è pubblico, il beneficio è privato.
Nel gioco dei favori incrociati, a guadagnarci saranno l’ ingegner Carlo De Benedetti, i suoi figli Rodolfo, Marco e Edoardo e tutti gli altri azionisti della Cir, la holding quotata e controllata dalla famiglia. Ma anche il fondo francese di private equity Ardian, che è socio sia di De Benedetti sia di F2i.
F2i, dopo mesi di studio, ha deciso di acquistare da Ardian il 37 per cento delle azioni di Kos, società attiva nelle residenze sanitarie per anziani, la cui maggioranza è della Cir, controllata dai De Benedetti. Numerose sorgono le domande.

carlo de benedetti in barca in sardegna 
  carlo de benedetti in barca in sardegna 
  

Perché un fondo nato per investire nelle infrastrutture (aeroporti, energie rinnovabili, la famosa Metroweb della banda larga) si compra la minoranza di una società di cliniche? Perché investire 300 milioni sul 37 per cento di una società che fa 17 milioni di utile netto? E soprattutto, se è vero come dicono gli uomini dell’ Ingegnere che c’ era la fila, perché F2i si infila in un’ operazione del genere anziché investire, per esempio, sulla banda larga di cui tanto il Paese ha bisogno?

Carlo De Benedetti Carlo De Benedetti 
  

Le risposte le dovrebbe dare il governo, visto che il primo azionista di F2i è la Cassa Depositi e Prestiti, con il 15 per cento circa. Sommando le quote in mano alle Fondazioni bancarie (circa 25 per cento) e quelle delle Casse previdenziali di ingegneri e architetti (Inarcassa) e geometri, si arriva alla maggioranza del capitale in mano a gestori di denaro pubblico. Poi ci sono Intesa Sanpaolo e Unicredit con circa il 14 per cento ciascuna e, tra gli altri soci, proprio Ardian, con l’ 8 per cento. F2i compra dunque le azioni Kos da uno dei suoi azionisti, alla faccia del conflitto d’ interessi.
È nella natura di F2i l’ ambiguità. È un fondo pubblico quando il “sistema” gli chiede favori, privato quando deve dare spiegazioni. Due anni fa interruppe la strategia di investimento sugli aeroporti italiani vendendo all’ improvviso il controllo dello scalo fiorentino di Peretola al magnate argentino Eduardo Eurnekian, amico di Marco Carrai, intimo di Matteo Renzi. Adesso, all’ improvviso, scopre che la sua vocazione è investire in quote di minoranza di società di residenze per anziani.

CARLO DE BENEDETTI E MATTEO RENZI A DOGLIANI DA CHI 
  CARLO DE BENEDETTI E MATTEO RENZI A DOGLIANI DA CHI 
  

All’ origine dell’ operazione di questi giorni c’ è un serio problema in casa De Benedetti. Nel 2010 il fondo Ardian investì nella Kos 150 milioni di lire. Gli accordi con il socio di maggioranza, la Cir di De Benedetti, prevedevano che entro il 2016 il fondo francese avrebbe potuto disinvestire con una congrua plusvalenza.
Qui c’ è il passaggio chiave. È difficile fare plusvalenze con quote di minoranza. Per riuscirci bisogna che l’ azienda guadagni molto e distribuisca dividendi da sogno. Infatti gli accordi prevedevano che, per garantire ad Ardian il guadagno pattuito, si sarebbe arrivati se necessario a vendere anche il 100 per cento della società.
Allora Kos era destinata ad andare in Borsa, operazione poi abortita, e nell’ universo Cir rappresentava poco più che un’ interessante diversificazione, visto che il grosso del fatturato lo producevano le centrali elettriche di Sorgenia, il gruppo Espresso e la componentistica auto di Sogefi. Adesso tutto è cambiato.
Sorgenia è stata schiantata dai debiti e i De Benedetti l’ hanno lasciata alle banche creditrici insieme alla metà del fatturato della Cir. L’ Espresso è destinato, dopo la fusione con La Stampa e il Secolo XIX , a finire nell’ orbita della famiglia Agnelli. E le cliniche Kos, con i loro 7.300 posti letto, 5 mila dipendenti e 430 milioni di fatturato garantiti per il 70 per cento dal Servizio sanitario nazionale, potrebbero restare il core business della declinante famiglia De Benedetti. La quale non dispone però dei circa 380 milioni necessari per strapagare l’ uscita di scena di Ardian e mantenere il controllo dell’ azienda.

Renato Ravanelli  
Renato Ravanelli 

Provvidenziale è arrivato in soccorso Renato Ravanelli, fresco amministratore delegato di F2i dopo la defenestrazione di Vito Gamberale. Scoprendo nello statuto di F2i anche la voce “sanità, servizi pubblici locali e infrastrutture sociali”, Ravanelli ha messo al lavoro i suoi tecnici e ha deciso che Kos è proprio l’ investimento che ci voleva, anche se il fatturato cresce solo con le acquisizioni e la redditività degli investimenti è in calo: in quattro anni il capitale investito è cresciuto del 43 per cento e il margine operativo lordo (Ebitda) solo del 34.

MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze  
MATTEO RENZI E CARLO DE BENEDETTI A LA REPUBBLICA DELLE IDEE A firenze 
  

L’ unico sacrificio imposto alla Cir è che F2i comprerà da Ardian solo il 37 per cento, il restante 10 per cento dovrà comprarlo la Cir per un’ ottantina di milioni. In compenso però il fondo centauro pubblico/privato ha risolto un bel problema all’ Ingegnere.

Carlo De Benedetti Carlo De Benedetti 
CARLO DE BENEDETTI DA FABIO FAZIO 
  

 CARLO DE BENEDETTI DA FABIO FAZIO

Monica MONDARDINI CALCIOSCOMMESSE | LE CAMARILLE

Monica MONDARDINI


14 mar 2016 15:34

LA TIGRE DI CESENA – VITA OPERE E MIRACOLI DELLA MONDARDINI, LA MANAGER-VALCHIRIA CHE HA SALVATO L’IMPERO DE BENEDETTI – L’APPUNTO DEL PRINCIPE CARACCIOLO CHE GIÀ VOLEVA UNIRE ‘L’ESPRESSO’ CON I GIORNALI DEL NIPOTE ELKANN, QUELLA TELEFONATA CON TORINO CHE HA DECISO LA FUSIONE ‘REPUBBLICA-STAMPA’

Monda è “dura”, “molto diretta”, probabilmente cattivissima, non stacca mai, “mangia una fetta di prosciutto o un cracker alla scrivania, non esce dall’ufficio per pranzo”; “però quello che ti deve dire lo dice in faccia, i tagli li annuncia lei, non si fa scudo dietro il capo del personale, sta a negoziare fino alle quattro di mattina coi sindacati”…

Michele Masneri per www.Pagina99.it

monica mondardini carlo de benedetti  
monica mondardini carlo de benedetti 

Se fossimo nel mondo della canzonetta lei sarebbe la Tigre di Cesena, dopo l’Aquila di Ligonchio e la Pantera di Goro, ma Monica Mondardini, cinquantacinque anni, nata in Romagna sotto il segno della bilancia, boss del nuovo conglomerato Stampa-Repubblica, non canta.
La tigre di Cesena viene dopo il “mastino di Genova”, che era Marco Benedetto, amministratore delegato dell’Espresso dei tempi eroici, e le metafore feline e ferine continuano, e si capisce che badare a una famiglia grande e un poco disfunzionale come Repubblica-Epresso, coi suoi azionisti, giornalisti, eredi, star, fondatori, cdr, esiga un animale possibilmente un po’ feroce, però Mondardini è andata oltre e dopo aver sistemato i giornali è diventata anche numero uno della Cir, la conglomerata dei De Benedetti che tiene tutto sotto di sé (anche le cliniche della Kos, i componenti per auto della Sogefi, un tempo la Sorgenia finita in mano alle banche).

eugenio scalfari e monica mondardini  
eugenio scalfari e monica mondardini 

Mondardini non canta anche nel senso che è impossibile trovare una dichiarazione, un discorso, un pettegolezzo, perché la signora è amante della privacy, e per niente vanitosa, almeno non in questo senso, e dunque della “Monda”, come tutti la chiamano, nessuno sa niente, e chi sa tace, tutti la temono, a partire dai tacchi a stiletto che incutono timore, ai completi affusolati e la pettinatura un po’ spagnolesca, perché tanto è stata a Barcellona, a capo delle assicurazioni Generali, e prima a Parigi, ad Hachette (gruppo Rcs).

Silvia Monti De Benedetti Monica Mondardini ed Enrico Letta 
  Silvia Monti De Benedetti Monica Mondardini ed Enrico Letta 

In Italia poi non la conosceva nessuno, quando arrivò a Largo Fochetti “dovemmo cercare il suo nome su Google”, dice un giornalista, perché non era certo una “del giro”, soprattutto non si era mai occupata di giornali. Tutti molto scettici, rispetto a questa signora molto secca anche nell’approccio, laureata in statistica, donna di conti e di poco sussiego.

Monica Mondardini Ezio Mauro Nicoletta Braschi Roberto Benigni  
Monica Mondardini Ezio Mauro Nicoletta Braschi Roberto Benigni 

 Brava è brava, però, e vivisezionando il corpaccione dell’Espresso, ridotto di 1.000 posti in cinque anni, l’ha anche riportato in vita, pare anche appassionandosi, perché la tigre è appassionata, a modo suo, e addirittura pare che proprio abbia preso “la malattia dei giornali”, “ha preso i nostri ritmi, arriva in ufficio alle nove e esce non prima delle dieci e mezzo”, e certamente “ha imparato molto velocemente”, e non era scontato, dice ancora il giornalista, perché “il mondo dei giornali è un mondo peculiare, con un doppio binario, il direttore e dall’altra parte l’amministratore delegato, altri manager in altri gruppi non hanno funzionato così bene, l’innesto non è andato bene”; e con Ezio Mauro accanto invece lei ha imparato e preso la malattia (la malattia prosegue anche con Calabresi, ora, e non è vero che lei non lo ami).

Mauro Mondardini  
Mauro Mondardini 

La cura Mondardini ha portato oggi il gruppo in attivo, non solo come giornali (probabilmente l’unico in Italia) ma anche come holding (la Cir presenta lunedì i risultati e saranno in utile, dopo 4 anni) e certo “ci ha imposto grandi sacrifici, però almeno sono serviti”, dice un altro giornalista, guardando al disastrato panorama stampato circostante. Per uscire dall’agiografia: Monda è “dura”, “molto diretta”, probabilmente cattivissima, non stacca mai, “mangia una fetta di prosciutto o un cracker alla scrivania, non esce dall’ufficio per pranzo”, dice un conoscitore; “però quello che ti deve dire lo dice in faccia, i tagli li annuncia lei, non si fa scudo dietro il capo del personale, sta a negoziare fino alle quattro di mattina coi sindacati”.

debenedetti rodolfo x 
  debenedetti rodolfo x 

Grande fumatrice, segretamente incline alla risata, il suo mondo, il Mondo Monda, come da cortometraggio di Wes Anderson, prevede una trilocazione: il lunedì e martedì è a Milano dove comanda la Cir, lunedì dunque riunioni con Rodolfo De Benedetti, presidente e delfino della famiglia, con cui ha un ottimo rapporto, hanno un anno di differenza, sono due animali a sangue freddo, odiano entrambi le smancerie e la politica, tanto che la fusione tra Rep. e Stampa non è stata neanche preannunciata a palazzo Chigi, quasi con scortesia istituzionale, ma semplicemente perché “i due sono fatti così, non ci hanno proprio pensato”.

monica mondardini arianna  
monica mondardini arianna 

Politicamente, Mondardini non è di sinistra, è una moderata di area liberale cattolica, ma rispetta “la storia e l’identità di Repubblica, anche per il suo valore commerciale”, dice un esperto, e del resto I sold l’è come i dulur, ch j à i si tén, recita un proverbio romagnolo, i soldi sono come i dolori, chi li ha se li tiene, e Monda non ama fuoriuscite né di fatturati né di intimità.
Però ha anche le sue passioni, e la fusione con la Stampa è una di queste (ognuno ha le sue perversioni), e dunque rilanciare l’azienda, non solo inciderla a sangue ripulendone i bilanci: è la sua idea di Repubblica.
Anche romantica: conserva come una reliquia un appunto del principe Caracciolo, una cartella e mezzo di business plan di questa fusione, che era idea sua, del principe, che fino all’ultimo ripeteva “bisogna che tenti ancora una volta un ultimo affondo con mio nipote”, cioè John Elkann.

mondardini mondardini 

E questo affondo non ci fu perché Caracciolo si ammalò e morì, e però lei in questi anni è andata avanti, perché è tagliatrice ma anche imprenditrice, appassionata del business plan principesco, e già tre anni fa c’era stato un affondo, un’intesa tra Elkann, De Benedetti e Monda, ma poi i padroni della Fiat non se la sentivano di abbandonare il Corriere.
Oggi, che se la sono sentita, Monda che è tigre senziente e forse sensitiva, un giorno molto recente ha fatto una telefonata, telefonata improvvisa e molto peculiare, a Torino, che raccontano così. La tigre alza il telefono e dice, letteralmente: “ma vi siamo proprio così antipatici che non ci volete più vedere?”, con tono da Franca Valeri imprenditrice nel Vedovo, e a Torino, sorpresi da tutta questa disintermediazione romagnola, rispondono torinesemente: “Tutt’altro che antipatici”; e la cosa poi si fa, velocemente, perché il clima è cambiato, perché in fondo il capitale è umano, anche quello di redazione.

MONDARDINI E DE BENEDETTI MONDARDINI E DE BENEDETTI 

Come nel film di Dino Risi Monda saluta i dipendenti quando li incontra con un “buongiorno-cognome-come-sta”, tipo “lavoro-guadagno-pago-pretendo”, e questa telefonata e questo stile spiegano molto del mondo Monda, bon ton asciutto da Assolombarda. Tanto lavoro, anche. Sistemata la Cir, Monda ogni mercoledì sbarca a Roma, nelle torri gemelle di Largo Fochetti, che nel frattempo sono state dimezzate; tra qualche mese ci sarà infatti il trasloco, e anche lei, che prima stava nel torrione di sinistra, quello dei mega direttori naturali insieme a Cdb, finirà nell’altro, quello dei giornalisti (l’altro torrione viene ridato indietro al proprietario, altri soldi che non se ne vanno, si tengono).

CARLO CARACCIOLO CARLO DE BENEDETTI E CORRADO PASSERA 
  CARLO CARACCIOLO CARLO DE BENEDETTI E CORRADO PASSERA 

Per far presto poi ha preso casa non lontano, dal monotorrione di Repubblica, a porta Metronia, tra la casa natale di Totti e quella di Sordi, così risparmia tempo a andare in ufficio con la Audi A8 della Cir (la signora non ha la patente ma non è pauperista, le piace fare shopping però solo almeno fuori Schengen, non sia mai che qualcuno la fotografi).

Carlo Caracciolo Carlo Caracciolo 

Poi il venerdì parte inesorabilmente per Cesena, dove non ha un antieconomico marito, tipo appunto Sordi nel film di Dino Risi, ma una mamma, dei fratelli e amati nipoti (il padre, medico, è scomparso qualche anno fa). A volte parte anche per Barcellona o per Madrid (ha frequentazioni segretissime, si dice anche altolocatissime, di sicuro tifa Real); o Parigi, dove è stata insignita di fondamentali onorificenze. Pare abbia addirittura degli amici.

1961 Carlo e Marella Caracciolo Giovanni Agnelli Oddone Camerana 1961 Carlo e Marella Caracciolo Giovanni Agnelli Oddone Camerana 

Dopo tutti questi successi bestiali la Monda la danno papabile per qualunque cosa: per le Generali, per la Fiat del dopo-Marchionne, forse anche per il post Bergoglio, se si potesse: in passato è stata indicata per l’Enel e le Poste e Finmeccanica, ma lei ringrazia sempre e non accetta mai, ogni proposta accresce però la sua autonomia presso i De Benedetti (autonomia a cui tiene molto, lei sul rompighiaccio in vacanza non ci va, lei sta per i fatti suoi, a Cesena o Madrid). E poi sta bene lì, tra i giornali: perché, tagliando tagliando, ha proprio preso la malattia.

Mario Calabresi E JOHN ELKANN  
Mario Calabresi E JOHN ELKANN 

CALCIOSCOMMESSE | LE CAMARILLE: CONI E MEGALO’

CONI E MEGALO’

CONI D’OMBRA – SPESE PAZZE, BROGLI E SOLDI SPARITI: TUTTI LE SPINE NEL FIANCO DI MEGALO’-MALAGO’ – IL RESPONSABILE CONI DI RAGUSA (AMICO DEL SOTTOSEGRETARIO RENZIANO FARAONE) SOSPESO PER USO DELLA CARTA DI CREDITO – I COSTI MILIONARI DELLA TV DEL TENNIS – E POI PASTICCI ELETTORALI E PRESIDENTI A VITA… –

 con Pennetta e Vinci con le coppe e bandiera al contrario

Dalla documentazione presentata dall’Ufficio Vigilanza emergono spese fuori controllo e buchi di bilancio – La tv del tennis costa quasi 4 milioni l’ anno e ha poche migliaia di telespettatori – L’inamovibilità dei burosauri dello sport: tre presidenti di federazione sono in carica da 23 anni, uno da 21, tre da 19… –

Giacomo Amadori per “Libero Quotidiano”

MALAGO MONTEZEMOLO 
MALAGO MONTEZEMOLO
 

A pochi mesi dall’ inizio delle Olimpiadi di Rio de Janeiro in tutto il mondo si discute del presunto doping di Stato degli atleti russi. Il nostro Comitato olimpico, presieduto da Giovanni Malagò, sembra dormire sonni più tranquilli anche se pure al Foro Italico non mancano i grattacapi.
In particolar modo per chi voglia fare pulizia in un mondo, quello dello sport, che muove centinaia di milioni di euro. Per capirlo basta esaminare la documentazione esaminata nell’ ultima giunta nazionale del Coni, lo scorso 26 febbraio, dal responsabile dell’ Ufficio Vigilanza, Marco Befera, figlio dell’ ex presidente di Equitalia.

ROSARIO CINTOLO 
ROSARIO CINTOLO

  

Si scopre così perché, nonostante i presidenti di federazioni abbiano stipendi di soli 36 mila euro lordi l’ anno e molti incarichi appaiano quasi onorifici, ci sia tanto interesse a occupare poltrone e strapuntini anche in sedi periferiche e apparentemente marginali. Con votazioni che sono più taroccate delle primarie del Pd.

davide faraone
davide faraone 

CASO SICILIA L’ ultimo caso eclatante riguarda il Comitato provinciale del Coni di Ragusa. A gennaio l’ ufficio Vigilanza ha concluso le verifiche, relative al periodo 2006-2015, sul conto corrente acceso dal comitato presso una banca cittadina. La relazione di Befera contiene «la segnalazione di gravi irregolarità amministrativo contabili» ed è stata inviata «alla procura della Repubblica presso il Tribunale di Ragusa in data 29 gennaio 2016 (poi seguita da denuncia querela dell’ 11 febbraio 2016) e alla Corte dei conti (…) al fine di verificare eventuali ipotesi di condotte appropriative e distrattive».
MALAGO MONTEZEMOLO RENZI 
MALAGO MONTEZEMOLO RENZI
 
Per questo è stato sospeso dal suo incarico il responsabile del Coni di Ragusa Rosario Cintolo. Un nome non insignificante nel panorama politico siciliano. Infatti è stato capogruppo di una lista che sosteneva l’ ex sindaco Pdl Nello Dipasquale (il Comune nel 2012 è stato commissariato), passato dalla Dc al Ppi, dal Cdu a Forza Italia e infine nel 2014 al Pd, che oggi Dipasquale rappresenta nell’ assemblea regionale siciliana.
giovanni malago giovanni malago
 
Cintolo a margine dell’ audizione in cui gli sono state contestate le accuse ha difeso il proprio buon nome e non ha nascosto gli stretti rapporti con la politica e con il sottosegretario Davide Faraone. Il quale, secondo una fonte di Libero, avrebbe personalmente contattato i vertici del Coni per chiedere chiarimenti sull’ indagine in corso.
Cintolo aveva aperto il conto in questione dieci anni fa e in audizione ha dichiarato che «non ritenne di comunicarne l’ esistenza (…) anche in considerazione del fatto che tutte le somme venivano spese al fine della gestione della Scuola regionale dello sport». Sul conto tra il 2006 e il 2012 sarebbero entrati 837 mila euro della Regione e ne sarebbero usciti 792 mila in assegni, di cui 5 circolari; 628 mila erano intestati al Comitato provinciale ragusano, a Cintolo, al segretario e alla Scuola. Trentasettemila sono stati invece prelevati in contanti.
Nel 2012, quando il Coni ha disposto la chiusura di tutti i conti correnti dei comitati locali, quello di Ragusa è rimasto aperto. A fine febbraio il responsabile della Vigilanza ha smontato la difesa di Cintolo:

MALAGO BINAGHI 
MALAGO BINAGHI

  

«Ha reperito e fornito un insieme destrutturato di documenti (contratti, fatture…) incompleto (…) che non è oggettivamente relazionabile ai movimenti in uscita dal conto in esame (se non in minima parte)» e «non risulta identificabile, sulla base della documentazione fornita, la finalità istituzionale della spesa e non risulta tracciabile l’ utilizzo del denaro che ne è seguito». Con queste carte in mano Befera ha denunciato Cintolo in procura. Senza preoccuparsi dei suoi amici.
IL CANALE COSTA CARO Anche le Federazioni più ricche a volte sono assillate dai problemi. A quella del calcio, per esempio, il Coni ha appena tagliato 20 milioni di euro di finanziamento, mentre la Federtennis, presieduta da Angelo Binaghi, è appena stata denunciata dall’ Unione italiana sport per tutti (Uisp) all’ Autorità garante della concorrenza per abuso di posizione dominante. Infatti i circoli Uisp sono costretti a pagare il triplo per affiliarsi alla federazione rispetto a quelli legati alla Federtennis (per esempio l’ Aniene del presidente Malagò).
Ma forse i signori delle racchette hanno bisogno di incassare denaro extra per mantenere Supertennis, il canale televisivo specializzato di proprietà della federazione.

RENZI TAVECCHIO MALAGO 
RENZI TAVECCHIO MALAGO
 

Per non chiuderlo, visti i dubbi espressi dal Coni, i vertici hanno chiesto un parere pro veritate della Bocconi e con quella valutazione hanno difeso la loro creatura. La verità è che la tv costa quasi 4 milioni l’ anno e ha poche migliaia di telespettatori. Nel bilancio 2014 della Sportcast srl, la società editrice del canale, si legge che costi di produzione, trasmissione satellitare, frequenza sul digitale terrestre e diritti televisivi hanno pesato per 3.850.000 euro. Stampa e distribuzione di Supertennis magazine, lo sviluppo di siti e attività di marketing hanno appesantito i conti per ulteriori 2 milioni.
La Sportcast, controllata al 100 per cento dalla Federtennis, è una creatura di Binaghi, che nel primo quinquennio di vita vi ha versato quasi 14 milioni. Inizialmente era presiduta da suo zio Carlo Ignazio Fantola, oggi retrocesso a consigliere d’ amministrazione. Il nuovo presidente è l’ attuale capo di gabinetto del Coni, l’ avvocato Francesco Soro, ex presidente del Corecom Lazio, vicino a Francesco Rutelli e genero di Mariotto Segni.

malago e renzi 48 
malago e renzi 

  

PURE IL BINGO Nello sport italiano ci sono numerose federazioni in crisi, da quella del baseball a quella del ciclismo (che ha presentato un piano di rientro), dagli sport invernali allo squash. Problemi anche per alcune delle 19 discipline sportive associate, tra cui il bowling. Su 500 mila euro di bilancio, 36 mila euro l’ anno, circa il 7 per cento erano destinati all’ affitto della sede. Il locatore era la cooperativa la Cascina, la stessa coinvolta in Mafia capitale e nell’ inchiesta del Ros sulle Grandi opere.

giovanni malago 
giovanni malago

  

Ma il Coni ha deciso il ribaltone al vertice della federazione anche per altri motivi. In primis per le presunte spese allegre dell’ ex presidente Sergio Bellini, che nel marzo del 2013 si sarebbe dotato di carta di credito «in assenza di delibera del Consiglio federale». In due anni e mezzo di utilizzo ha presentato un conto di 156 mila euro, di cui 60 mila prelevati in contanti (378 ritiri per 157 euro di media), un terzo dei quali non rendicontati. Il Grande Lebowski de noantri ha dunque speso circa 5 mila euro al mese, di cui 2 mila cash. Ventuno operazioni per un totale di 3.200 euro riportano la dicitura “Mondo Bingo”.
Nella relazione di Befera è spiegato che per Bellini quei soldi «costituivano somme che lo stesso si liquidava in modo autonomo e in assenza di qualsiasi controllo amministrativo» a titolo di rimborso spese. La commissione verifiche del Coni ha sollevato dubbi su almeno metà degli importi addebitati sulla carta: 54 mila euro non erano ammissibili e 26 mila andavano ulteriormente specificate. A ottobre Bellini ha rassegnato le dimissioni.
MAGHEGGI ALLE URNE Nonostante le misere retribuzioni ufficiali, certi incarichi, grazie a rimborsi spese e altri benefit, ingolosiscono molti. Anche perché molti dirigenti dello sport sono pensionati e diversi di loro sono invecchiati seduti sulla stessa poltrona: tre presidenti di federazione sono in carica da 23 anni, uno da 21, tre da 19, e dei restante 38 ben 27 sono in carica da più di due mandati.
I grillini hanno provato con un emendamento a ridurre a due i mandati, ma i membri della settima commissione del Senato, compresa la relatrice del ddl ed ex campionessa Iosefa Idem, sono riusciti a convincerli che quella norma non poteva essere retroattiva, per non diventare incostituzionale.

MALAGO PRESENTA LA CANDIDATURA AL CONI E SI DA UN AGGIUSTATINA 
MALAGO PRESENTA LA CANDIDATURA AL CONI E SI DA UN AGGIUSTATINA
 

Un’ argomentazione che in commissione avrà certamente appoggiato il senatore di Fi Cosimo Sibilia, dal 2009 presidente del Coni della Campania. Così quando la legge enterà in vigore tutti potranno farsi rieleggere per altri otto anni. Anche per questo nello sport per ottenere poltrone e incarichi c’ è chi è pronto fare carte false.
Tre presidenti sono decaduti per pasticci elettorali: quello degli sport equestri, del pentathlon moderno e dell’ hockey su prato. In quest’ ultimo caso i voti ai candidati risultarono superiori al numero dei votanti. Ma sarebbero a rischio brogli un po’ tutte le federazioni, persino quella del ping-pong, lo sport che si impara all’ oratorio.
Infatti la Vigilanza del Coni ha acceso i riflettori sulle votazioni del tennis tavolo e l’ indagine coinvolge atleti che dovrebbero partecipare ai prossimi giochi olimpici. Tutto parte da un esposto del 2015 di alcuni tesserati e riguarda il Centro sportivo dell’ aeronautica militare che grazie al suo “peso politico” avrebbe conquistato il pacchetto massimo di voti disponibile in un’ importante assemblea elettiva.

soro di tommaso foto mezzelani gmt158 
soro di tommaso 
 

Una forza elettorale conquistata grazie «all’ attività agonistica svolta» da quattro nazionali e prossimi olimpionici: Leonardo Mutti, Marco Rech Daldosso, Mihai Razvan Bobocica e Nikoleta Stefanova, dal 2009 tutti arruolati in aviazione. Peccato che il gruppo degli avieri nel periodo delle elezioni non avesse «alcun tesserato per la federazione» e nessuna squadra in serie A.
INAMOVIBILI Lo sport italiano invece che unirsi si divide per generare poltrone. All’ elenco delle 64 federazioni e discipline sportive bisogna aggiungere le associazioni benemerite, alcune guidate da figli d’ arte come Maurizio Romiti e Claudio Ciampi.
Risultano separate le associazioni degli atleti olimpici e azzurri d’ Italia, delle medaglie d’ oro, delle stelle al merito sportivo, dei veterani dello sport, dei pensionati del Coni e delle associazioni centenarie.
Difficile crederlo, ma il Coni riconosce pure l’ Unione italiana collezionisti olimpici e sportivi, i raccoglitori di spillette di eventi vari. La prova che in Italia un distintivo non si rifiuta a nessuno.

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E CAMARILLE Banca Etruria: #BoschiDicciLaVerità – di FrancoBechis

BOSCHI & B.CA ETRURIA

Banca Etruria: #BoschiDicciLaVerità – di FrancoBechis



di Franco Bechis
“Saluto gli amici del blog di Beppe Grillo. Su Banca Etruria ci sono molte cose nuove che si stanno finalmente comprendendo. 
Una riguarda la gestione di quella banca, che è stata gestita come peggio non si potrebbe. L’altra riguarda la possibilità che quella banca si potesse salvare. E’ stata fatta fallire mettendo in braghe di tela i risparmiatori, e soprattutto gli obbligazionisti subordinati per esclusiva decisione del governo, e il mio sospetto è che è stato fatto per ripulire quella banca e darla come un bel bocconcino a qualche altro grande gruppo. Vedremo chi sarà questo gruppo.
Papà Boschi
Il papà di Maria Elena Boschi, che si chiama Pierluigi Boschi, è stato membro del comitato esecutivo di quella banca nel 2013 e poi vicepresidente nel 2014. Ha partecipato a tutte le decisioni importanti, perché aveva il 97% di presenze sui fidi concessi. Alcuni di quei fidi sono sicuramente irregolari ed in conflitto di interessi. Non vedo come sia possibile che non sia iscritto nel registro degli indagati.
Una volta che il papà sarà iscritto, perché lo diamo per scontato, starà poi alla figlia, che finora ha preso sempre le distanze. Anzi man mano che passa il tempo e che sa che quell’avviso arriva, lei non vede non sente e non parla, quasi non conosce il papà. Lei certamente non si dimetterà, ma ci si è dimessi per molto meno.
Lo scudo per il papà con un decreto
Certamente è stato messo uno scudo importante con il decreto di risoluzione, e quindi poi col decreto Salvabanche come viene popolarmente definito, per tutti gli amministratori, perché non è possibile fare l’azione dei creditori socialiche invece in altri casi era possibile. Per i risparmiatori questo scudo non è stato messo, anzi alla fine è stata fatta un’operazione per cui pagano soltanto loro. Perché solo sulla carta il fondo interbancario di garanzia ha messo dei soldi lì; ma quei soldi se li riprenderà vendendo i crediti deteriorati, e poi la nuova banca che è pulita e vergine come nessun altra banca italiana. E quindi ci guadagneranno parecchio. Chi paga il conto? 250 milioni di obbligazionistisubordinati. Questo non è accettabile, e vanno rimborsati tutti. 
Il conflitto di interessi del ministro Boschi
Allora, oggi noi non abbiamo una vera legge sul conflitto di interessi, quindi è sostanziale, sicuro che c’è un conflitto di interessi di Maria Elena Boschi perché fa parte, ed è Ministro non secondario, di un governo che ha deciso tutto quello che si poteva decidere su quelle quattro banche, e in particolare su Banca Etruria. Perché dalle indagini che stiamo facendo, quella banca forse non era in condizioni così disastrose, si poteva salvare con altri tipi di operazioni, ma si è scelto di non farlo. Io sono convinto perché avevano un compratore, e quel compratore poi sbucherà fuori. 
Certo bisognerebbe rifarla una legge sul conflitto di interessi. Cito anche un particolare che può sembrare da addetti ai lavori: i vigilanti su Banca Etruria, quelli della Consob, sono finiti in Banca Etruria un secondo dopo aver lasciato il lavoro in Consob. Lo sceriffo è andato a rafforzare le truppe di quelli che doveva controllare. C’è andato il segretario generale della Consob, è andato a fare il presidente del collegio sindacale, l’ex direttore generale della Consob. Questo non può essere possibile, bisogna rifare la legge sul conflitto di interessi
I pasticci della Banca d’Italia
La Banca d’Italia ha pasticciato parecchio, ci sono alcune cose un po’ tecniche, sono avvenute soprattutto negli ultimi giorni prima del commissariamento che fanno pensare che non avessero capito molto di quel che c’era, abbiano indirizzato alla fine come volevano loro, hanno imposto ad esempio Mediobanca come advisor per un matrimonio che poi non s’è fatto, hanno fatto svalutare i crediti di Banca Etruria molto più di quel che era necessario, perché non bisogna essere al 90% di copertura, nessuna banca italiana lo è, lo volevano solo per quello. Sapevano che era un’operazione che non andava fatta in quella maniera, hanno commissariato la banca, hanno fatto fare l’operazione ai vecchi vertici il giorno dopo, quando non dovevano essere più in carica, e i commissari di Bankitalia non l’hanno controfirmata. C’è più di un giallo su quello che è avvenuto in Banca Etruria.
De Benedetti e gli speculatori
Allora molti personaggi, e fra questi sicuramente De Benedetti con la sua Romed, hanno speculato su Banca Etruria nel gennaio 2015. Sapevano due cose che noi non conoscevamo, noi tutti ma neanche gli addetti ai lavori: che Banca Etruria stava pulendo molto i bilanci, cioè che c’era qualcuno che probabilmente doveva comprarla, e che quel titolo sarebbe stato inserito a sorpresa nel decreto Popolari di Matteo Renzi. Tant’è che Banca Etruria in 15 giorni dal 16 gennaio, quando Renzi disse alla direzione PD “Voglio fare un provvedimento sulle Popolari“, al 30 gennaio, ha guadagnato il 67%. Tutte le Popolari hanno guadagnato, ma la seconda ha guadagnato il 30. Quindi c’era qualcuno che sapeva da prima le cose che erano preparate per Banca Etruria. De Benedetti ha certamente realizzato un buon guadagno, ma c’è un intermediario di Londra che ha fatto 10 milioni in un colpo solo: lì forse l’indagine andrebbe un po’ indirizzata.
Il governo deve risarcire i creditori frodati!



Banca Etruria, Flavio Carboni indagato ad Arezzo per associazione a delinquere

Banca Etruria, Flavio Carboni indagato ad Arezzo per associazione a delinquere 

Numeri & News
Rinviata al 13 aprile l’udienza per ostacolo alla vigilanza. Donzelli: “La quasi totalità degli amministratori dell’istituto sono nullatenenti: ai risparmiatori danno e beffa”


Il faccendiere Flavio Carboni è indagato dalla procura di Arezzo per associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. Lo riferisce l’Ansa aggiungendo che la notizia è trapelata dagli ambienti vicini a palazzo di giustizia dopo le perquisizioni compiute giovedì dalla Guardia di finanza del comune toscano in varie regioni italiane. Con lui risulterebbe indagato anche l’imprenditore Valeriano Mureddu, da tempo vicino a Carboni e il cui nome era emerso anche nel corso dell’inchiesta su Banca Etruria. Carboni sarebbe al centro di un’organizzazione che riciclava denaro prevalentemente provento di evasione fiscale per l’acquisizione di grosse aziende in crisi.
Secondo quanto emerso nel gennaio scorso in seguito a un’anticipazione di LiberoCarboni nel 2014 aveva incontrato tra volte Pier Luigi Boschi che si era rivolto a lui per selezionare una persona adeguata per il ruolo di direttore generale di Banca Etruria di cui il padre del ministro delle Riforme era da poco divenuto vicepresidente. A organizzare gli incontri era stato Mureddu, imprenditore 46enne di origini sarde, cresciuto a pochi passi da casa Renzi a Rignano sull’Arno e poi stabilitosi ad Arezzo.
Intanto nel tribunale aretino il gup Anna Maria Lo Prete ha rinviato al 13 aprile l’udienza preliminare per l’inchiesta per ostacolo alla vigilanza che vede imputati tra gli altri l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari. Hanno presentato richiesta di costituzione come parte civile Confconsumatori, Codacons, Unione italiana consumatori, azionisti e risparmiatori singoli, First/Cisl e Banca d’Italia. Complessivamente le richieste presentate sono 74, anche se alcuni avvocati hanno spiegato di essere pronti in fase di dibattimento a presentarne altre. L’avvocato di Banca d’Italia, Raffaele D’Ambrosio avrebbe tuttavia chiesto di escludere dal processo associazioni e consumatori ritenendo via Nazionale unico ente danneggiato dagli ex amministratori di Banca Etruria. Il procuratore Roberto Rossi ha invece auspicato l’accettazione di tutte le richieste prima che il gup decidesse il rinvio per dare tempo alle difese di Fornasari, Bronchi e Canestri di vedere la nuova documentazione.
Intanto il coordinatore dell’esecutivo nazionale di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli, commentando la scelta di alcune associazioni che tutelano i risparmiatori di non costituirsi parte civile nel procedimento per ostacolo alla vigilanza,  fa sapere che “la quasi totalità degli amministratori di Banca Etruria sono nullatenenti … I risparmiatori, oltre ad essere stati derubati, vengono presi persino per il naso dagli allora amministratori dell’istituto di credito, che evidentemente hannointestato ad altri i beni di cui erano proprietari”.
E ancora: “E’ vergognoso che quasi tutti gli ex amministratori si siano tutelati da eventuali rimborsi a cui potrebbero essere condannati sbarazzandosi di qualsiasi proprietà. Un fatto che spiega molto più di qualsiasi altro processo: oltre al danno provocato nei confronti di decine di migliaia di persone che avevano investito i propri risparmi, c’è ora anche la beffa. In tutto questo il governo tace sull’annunciato provvedimento riparatorio nei confronti dei risparmiatori, promesso e mai predisposto. Fra agevolazioni, intrecci, affari di famiglia e faccendieri, quella a cui stiamo assistendo si sta configurando sempre più come una vera e propria truffa aggravata di Renzi a danno dei cittadini”.

Aldo Vincent lecamarille Aldo Vincent lecamarille

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Aldo Vincent lecamarille
Non c’è solo Bossi junior 

Urca. Renzo Bossi ce l’ha fatta! Con la bellezza di quasi 13 mila preferenze, tutte alla faccia sua, miracolo a Brescia. Col che si trova ad essere, ad appena 22 anni e sei mesi suonati, ancorché figlio di Umberto, il più giovane consigliere regionale d’Italia, battendo il record – 22 anni – che nel 1992 fu di «baby Rizzi», Henry Richard Rizzi. Storia esemplare, quella di Renzo figlio di Umberto; da non raccontare però ai “comuni” ragazzi per non indurli ad imitazioni azzardate: la storia di come si può essere ripetenti e pluribocciati a scuola, di come si può non riuscire a sfangare l’esame di maturità liceale e divenire comunque un molto votato “politico”. Così dalla sera alla mattina. Il Senatur dice che il Renzo c’ha la stoffa, che la politica è il suo destino – my destiny – e che sarà in grado di “lavorare bene”, garantisce lui, papà. Per quanto non si sia mai visto un ranocchio trasformarsi in principe né una trota in delfino, stiamo a vedere, chissà. Dopo tutto è così giovane, il Renzo, ha solo 21 anni e sei mesi, lo stipendio da un 15 mila il mese, euro più euro meno, ce l’ha assicurato, ha tutto il tempo di “migliorare” (ovvero l’importanza di chiamarsi Bossi).

Beh, mica solo lui. Anzi, anche in questa tornata, fu vera gara a chi piazza chi. C’è un Romano La Russa, fratello, ovvio, di Ignazio il ministro. C’è un Fabio Pizzul, figlio di Bruno, il noto cronista sportivo; c’è un Marco Scajola, nipote indovinate un po’ di chi; c’è un Pietro Sbardella, figlio di Vittorio “lo Squalo”; c’è un Ettore Zecchino figlio dell’ex ministro Ortensio; un Ruggero Mennea pro-cugino di Pietro (va bene anche la terza generazione); quanto a Isabella Rauti, lei, è “figlia di” (Pino) e “moglie di” (Alemanno il sindaco).

Hanno tentato – senza però riuscirvi – Angelo Gava, già figlio di Antonio detto viceré di Napoli in era Balena Bianca; Andrea Tremaglia figlio del noto Mirko; Piera Levi Montalcini, nipote della celebre zia; Mario Cito, ramo “sindaco sceriffo” di Taranto, quello col mitra in mano. E tanti altri.

Non solo parenti; anche affini clientes beautiful e portaborse. Bocciata al Grande Fratello l’ha fatta franca nel listino di Burlando (Liguria) l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, bella e precaria, dalla piazza al seggio; così come, nel sito blindato di Formigoni, si è trovato eletto Giorgio Puricelli da Busto Arsizio, meglio noto come fisioterapista del Milan. Ernesto Irmici, vi dice niente? Nemmeno a noi, ma è neo consigliere in Lazio nonché portaborse – certamente meritevole – di Cicchitto. Così come Carlo Di Romanis, assistente di Antonio Tajani, commissario europeo Pdl. Nel lungo elenco messo in fila dal Corriere.it in Piemonte entrano pure Angelo Mastrullo, capo di gabinetto del sottosegretario Crosetto e Cristiano Bussola, capo ufficio stampa Pdl.

Nessuno senza: in Umbria c’è posto anche per Oliviero Dottorini, chi era costui: ex portavoce del desaparecido Pecoraro Scanio, ora provvidenzialmente approdato nell’Idv dipietrista, giusto in tempo. Nessuno senza: così ha avuto il dovuto scranno Elisabetta Fatuzzo, la 42enne che giustamente rappresenta il Partito dei Pensionati, fondato da suo papà Carlo.

E non dovevano essere “liste pulite”? Sì, questa è bella. Eccola lì, con sorriso e brindisi tra amici in festa, la Sandra Lonardo Mastella, accusata di concussione e agli arresti domiciliari con divieto di dimora in Ceppaloni, e comunque trionfalmente rieletta consigliere. E il Michele Mazzarano, ex numero due del Pd, eccolo rieletto con oltre 6.000 preferenze, ancorché indagato per l’inchiesta delle tangenti nella sanità pugliese. Costretto a dimettersi sotto il marchio di essere uno degli uomini a libro paga di Tarantini, aveva dichiarato bensì di ritirare la sua candidatura; ma poi ci ha evidentemente ripensato: «Il popolo mi ha votato lo stesso», al diavolo le dimissioni. E votato dal “popolo” pure Tato Greco, anche lui sotto inchiesta sempre per lo stesso business sanità.

In Campania, eletto con 10 mila voti l’ex consigliere regionale Pd Carlo Conte, oggi in quota Pdl, già condannato a due anni per associazione camorristica; e così pure l’ineffabile Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, condannato conclamato in secondo grado a un anno e cinque mesi per peculato (si pagava feste e trasferte con la carta di credito del Comune), sospeso da sindaco eppur eletto consigliere: «Non c’entra niente con la Regione. Ora mi godo la vittoria, poi si vedrà», si è premurato di dichiarare.

Nel Lazio, poi, risulta tra i più votati quel Claudio Fazzone, meglio noto per essersi battuto come un leone contro lo sciogliemento del comune di Fondi in odore di mafia. Mentre la prima seduta del Pirellone sarà signorilmente aperta da Gian Carlo Abelli, ricordate? Gian Carlo Abelli, l’assessore regionale alla Sanità nonché marito di Rosanna Gariboldi, nota alle cronache nazionali per essere stata, appena due mesi fa, accusata di riclaggio e condannata a due anni previo patteggiamento. Nel suo “santino” elettorale l’Abelli declamava: «Sono tornato. Il nostro territorio ha bisogno di avere un Assessore Regionale “di peso”». Sic.

Perché è un bravo ragazzo…

perché è un bravo ragazzo…

perché è un bravo ragazzo…

nessuno lo può negar…

Publicado hace 14th March 2016 por Aldo Vincent

La carica degli impresentabili. 
Non c’è solo Bossi junior 

Urca. Renzo Bossi ce l’ha fatta! Con la bellezza di quasi 13 mila preferenze, tutte alla faccia sua, miracolo a Brescia. Col che si trova ad essere, ad appena 22 anni e sei mesi suonati, ancorché figlio di Umberto, il più giovane consigliere regionale d’Italia, battendo il record – 22 anni – che nel 1992 fu di «baby Rizzi», Henry Richard Rizzi. Storia esemplare, quella di Renzo figlio di Umberto; da non raccontare però ai “comuni” ragazzi per non indurli ad imitazioni azzardate: la storia di come si può essere ripetenti e pluribocciati a scuola, di come si può non riuscire a sfangare l’esame di maturità liceale e divenire comunque un molto votato “politico”. Così dalla sera alla mattina. Il Senatur dice che il Renzo c’ha la stoffa, che la politica è il suo destino – my destiny – e che sarà in grado di “lavorare bene”, garantisce lui, papà. Per quanto non si sia mai visto un ranocchio trasformarsi in principe né una trota in delfino, stiamo a vedere, chissà. Dopo tutto è così giovane, il Renzo, ha solo 21 anni e sei mesi, lo stipendio da un 15 mila il mese, euro più euro meno, ce l’ha assicurato, ha tutto il tempo di “migliorare” (ovvero l’importanza di chiamarsi Bossi).

Beh, mica solo lui. Anzi, anche in questa tornata, fu vera gara a chi piazza chi. C’è un Romano La Russa, fratello, ovvio, di Ignazio il ministro. C’è un Fabio Pizzul, figlio di Bruno, il noto cronista sportivo; c’è un Marco Scajola, nipote indovinate un po’ di chi; c’è un Pietro Sbardella, figlio di Vittorio “lo Squalo”; c’è un Ettore Zecchino figlio dell’ex ministro Ortensio; un Ruggero Mennea pro-cugino di Pietro (va bene anche la terza generazione); quanto a Isabella Rauti, lei, è “figlia di” (Pino) e “moglie di” (Alemanno il sindaco).

Hanno tentato – senza però riuscirvi – Angelo Gava, già figlio di Antonio detto viceré di Napoli in era Balena Bianca; Andrea Tremaglia figlio del noto Mirko; Piera Levi Montalcini, nipote della celebre zia; Mario Cito, ramo “sindaco sceriffo” di Taranto, quello col mitra in mano. E tanti altri.

Non solo parenti; anche affini clientes beautiful e portaborse. Bocciata al Grande Fratello l’ha fatta franca nel listino di Burlando (Liguria) l’ex hostess Alitalia Maruska Piredda, bella e precaria, dalla piazza al seggio; così come, nel sito blindato di Formigoni, si è trovato eletto Giorgio Puricelli da Busto Arsizio, meglio noto come fisioterapista del Milan. Ernesto Irmici, vi dice niente? Nemmeno a noi, ma è neo consigliere in Lazio nonché portaborse – certamente meritevole – di Cicchitto. Così come Carlo Di Romanis, assistente di Antonio Tajani, commissario europeo Pdl. Nel lungo elenco messo in fila dal Corriere.it in Piemonte entrano pure Angelo Mastrullo, capo di gabinetto del sottosegretario Crosetto e Cristiano Bussola, capo ufficio stampa Pdl.

Nessuno senza: in Umbria c’è posto anche per Oliviero Dottorini, chi era costui: ex portavoce del desaparecido Pecoraro Scanio, ora provvidenzialmente approdato nell’Idv dipietrista, giusto in tempo. Nessuno senza: così ha avuto il dovuto scranno Elisabetta Fatuzzo, la 42enne che giustamente rappresenta il Partito dei Pensionati, fondato da suo papà Carlo.

E non dovevano essere “liste pulite”? Sì, questa è bella. Eccola lì, con sorriso e brindisi tra amici in festa, la Sandra Lonardo Mastella, accusata di concussione e agli arresti domiciliari con divieto di dimora in Ceppaloni, e comunque trionfalmente rieletta consigliere. E il Michele Mazzarano, ex numero due del Pd, eccolo rieletto con oltre 6.000 preferenze, ancorché indagato per l’inchiesta delle tangenti nella sanità pugliese. Costretto a dimettersi sotto il marchio di essere uno degli uomini a libro paga di Tarantini, aveva dichiarato bensì di ritirare la sua candidatura; ma poi ci ha evidentemente ripensato: «Il popolo mi ha votato lo stesso», al diavolo le dimissioni. E votato dal “popolo” pure Tato Greco, anche lui sotto inchiesta sempre per lo stesso business sanità.

In Campania, eletto con 10 mila voti l’ex consigliere regionale Pd Carlo Conte, oggi in quota Pdl, già condannato a due anni per associazione camorristica; e così pure l’ineffabile Alberico Gambino, ex sindaco di Pagani, condannato conclamato in secondo grado a un anno e cinque mesi per peculato (si pagava feste e trasferte con la carta di credito del Comune), sospeso da sindaco eppur eletto consigliere: «Non c’entra niente con la Regione. Ora mi godo la vittoria, poi si vedrà», si è premurato di dichiarare.

Nel Lazio, poi, risulta tra i più votati quel Claudio Fazzone, meglio noto per essersi battuto come un leone contro lo sciogliemento del comune di Fondi in odore di mafia. Mentre la prima seduta del Pirellone sarà signorilmente aperta da Gian Carlo Abelli, ricordate? Gian Carlo Abelli, l’assessore regionale alla Sanità nonché marito di Rosanna Gariboldi, nota alle cronache nazionali per essere stata, appena due mesi fa, accusata di riclaggio e condannata a due anni previo patteggiamento. Nel suo “santino” elettorale l’Abelli declamava: «Sono tornato. Il nostro territorio ha bisogno di avere un Assessore Regionale “di peso”». Sic.

Perché è un bravo ragazzo…

perché è un bravo ragazzo…

perché è un bravo ragazzo…

nessuno lo può negar…

Publicado hace 14th March 2016 por Aldo Vincent