Verso la chiusura otto megastore nel basso Lazio. A rischio 270 posti di lavoro diretti e cento nell’indotto


Ancora poche settimane e la Coop lascerà il Lazio da Roma in giù e chiuderà i suoi otto punti vendita a Colleferro, Aprilia, Velletri, Fiuggi, Genzano, Frosinone e i due di Pomezia.
Nessuna garanzia sul futuro dei dipendenti: i due megastore, Colleferro e Pomezia, ne hanno più di 100. In tutto i lavoratori diretti a rischio sono 270 a cui bisogna aggiungere un indotto di almeno 100 tra vigilanza, fornitori e pulizie: nonostante promesse e decreti legge, sono i nuovi “posti di lavoro a perdere” a un passo dal precariato. Ieri sono scesi in piazza per protestare: in programma c’era una riunione al ministero dello Sviluppo economico rivelatasi intelocutoria.

La crisi riguarda la Unicoop Tirreno, che fa parte del sistema Coop, uno dei più importanti imprenditori italiani della grande distribuzione: una galassia di 103 cooperative, di cui la Unicoop Tirreno è una delle principali. Il timore dei sindacati è che la cessione degli otto punti vendita sia il preludio a lasciare anche le altre città del Lazio; la realtà che si prospetta ai lavoratori e agli addetti dell’indotto è di entrare nel girone di precariato e sussidi.
“Il 90% dei lavoratori sono donne intorno ai 50 anni che guadagnano poco più di mille euro al mese se a tempo pieno, la metà se sono part time. Tutti rischiano di non trovare nessun altro lavoro – spiega Giovanni Gioia segretario generale Filcams Cgil Frosinone e Latina – siamo nelle aree interessate negli ultimi anni da una deindustrializzazione che ha visto molti lavoratori passare al commercio: se le grandi catene vanno via, rimane il nulla. Nel 2017 avevamo fatto un accordo per tutelare i dipendenti – conclude Giovanni Gioia – ma gli ammortizzatori sociali sono stati usati solo in piccola parte”.

Intanto fra i 270 la preoccupazione si mescola alla rabbia. ” Siamo delusi e preoccupati – spiega F.B. del punto di vendita di Colleferro – chiediamo garanzie per il futuro: anche se spuntasse un acquirente, abbiamo paura che dopo un mese ci mandi a casa per favorire interinali e stagionali ” . Ma è forte anche il timore di contratti al ribasso: la ” generazione mille euro” non è sostenibile per chi è over 45 e ha una famiglia da mantenere. ” Abbiamo mutui da pagare – conclude F. B. – questo reddito è tutto per noi e se ci mandano a casa non abbiamo chance di ritrovare lavoro nelle nostre aree”.

L’allarme sociale è alto anche l’assessore al lavoro della Regione Claudio Di Berardino lo sottolinea: “Un numero così importante esige una presa di responsabilità condivisa e impone a tutte le parti di pensare alla tutela dei lavoratori ” . Evidente il riferimento alla Coop.