No vax, schedatura su Facebook per i genitori del bambino immunodepresso

Su un gruppo Facebook anti vaccini, partita la caccia virtuale alla famiglia del bambino che non può tornare in classe dopo una lunga malattia per la presenza di compagni non vaccinati

di LORENZO D’ALBERGO

Assume contorni sempre più inquietanti la vicenda del bambino di sette anni immunodepresso, costretto per giorni a restare lontano dalla sua classe, frequentata anche da bambini non vaccinati. Ora a mettere nel mirino i genitori del ragazzino di Roma è il popolo no vax. Perfettamente a loro agio nel mondo dei social, un gruppo di mamme e papà ha di fatto schedato i genitori del bimbo.

Sul gruppo Facebook “Genitori e bambini liberi e sani – popolo unico”, è partita la caccia virtuale a Simone e Sara. Sono il padre e la madre di Matteo (nome di fantasia per proteggere la privacy del minore coinvolto in questa storia). Ma non ce n’è solo per loro. L’odio è arrivato a toccare anche gli altri membri della famiglia del piccolo. Sul social network di Mark Zuckerberg è stato infatti preso di mira anche lo zio. Il suo profilo, al pari di quello di Simone e Sara, è stato linkato in un post no vax che si conclude così: “Fatevi un giro su bacheche e foto e fatevi la vostra opinione”.

DI CARLO PICOZZAE gli utenti del gruppo non hanno fatto nulla per non alimentare la polemica. C’è chi riposta la foto di famiglia di Matteo e dei genitori, invitando gli altri a fare altrettanto e utilizzando una pericolosa dose di ironia: “Ho appena postato una foto del bel quadretto familiare. Fatelo tutti, facciamoli vergognare a ‘sti pietosi. Strumentalizzare un figlio per trenta denari”. Gli attacchi sono tutti dello stesso tenore e non si fermano neanche davanti agli scatti del bimbo immunodepresso in Vaticano: «Propongo di mettere sui nostri profili – scrive un altro membro della pagina anti vaccini – il link della loro visita a Papa Francesco, con due righe facendo notare che dei 6.000 presenti non hanno paura per il figlio. Ma vi rendete conto? Erano in migliaia”.

FONTE:REPUBBLICA.IT

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