Mentre in Camera e in Senato si continua inesorabilmente a partecipare ad uno squallido mercato delle vacche, l’Italia perde.

Oltre a perdere una dignità – già, ultimamente, scadente di suo – perde il tessuto produttivo del Paese. Dai negozi, sull’orlo del fallimento più profondo, spesso incentivati a richiedere aiuti in modo illegale da usurai per necessità, alle grandi infrastrutture come Alitalia costrette a svendersi al primo acquirente, l’Italia affonda proprio come il Titanic.

Un dato che ci arriva, ancor più preoccupante, dall’Istat: il tasso d’emigrazione è più alto di quello dell’immigrazione.

Per rendere l’idea della tragicità del dato: “Nel 2019 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 180mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente. Le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 68% del totale (122.020).” E ancora “nell’ultimo decennio si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni anagrafiche di cittadini italiani per l’estero (emigrazioni) e un volume di rientri che non bilancia le uscite (complessivamente 899mila espatri e 372mila rimpatri).”

Esigere un’attenzione dall’ente governativo, su questo punto di vista, è necessario per assicurare una vita serena in Italia e non costringere una fuga di cervelli sempre più preoccupante.

La migrazione dei parlamentari non interessa che ai deterrenti del potere esecutivo, attualmente a Giuseppe Conte e company. Oggi più che mai serve parlare di temi e proposte, non di numeri di maggioranza assoluta o parziale, astenuti, disertori, voltagiubba, assenti alla Ciampolillo.

L’amarezza della popolazione è lecita e condivisa da chiunque guardi questa situazione. Discussioni sulla proroga del blocco dei licenziamenti a marzo o il problema dell’emigrazione stesso dovrebbe asfaltare qualsiasi tipo di futile gossip politico.

Anche se è visibile l’impossibilità di governare con una maggioranza alla canna del gas.

Come diceva il polivalente giornalista Ennio Flaiano: “In Italia la situazione politica in Italia è grave ma non è seria”.