L’ONU ha dichiarato il 2023 l’anno internazionale del miglio. Tra tutti gli alimenti, ha scelto proprio questo cereale per incoraggiare le persone, in tutto il mondo, a utilizzarlo e conoscerlo di più. Tanti i vantaggi dal punto di vista nutrizionale, ma non soltanto. Il miglio infatti può essere coltivato anche in situazioni climatiche complesse, non richiede grandi quantità di acqua e non contribuisce in maniera significativa all’erosione del suolo. Mentre il pianeta subisce gli effetti della crisi climatica, l’Organizzazione delle Nazioni Unite prova a incoraggiare stili di vita e di consumo più sostenibili e consapevoli.

Purtroppo però il miglio è un cereale poco conosciuto e, di conseguenza, poco utilizzato. Due fattori che giocano a suo svantaggio, ma è proprio per invertire questa rotta che nel corso dell’anno verranno organizzate iniziative in tutto il mondo per riscoprirlo.

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2023: Anno internazionale del miglio

Ogni anno l’ONU individua un alimento chiave per lo sviluppo sostenibile del Pianeta a cui dedicare 365 giorni di attività e iniziative di sensibilizzazione. Il protagonista del 2023, su indicazione della FAO (Food and Agricultural Organization), il miglio, un cereale dalle interessanti proprietà nutrizionali che rientra a pieno titolo tra quelli che consideriamo cereali del futuro.

In occasione dell’apertura delle attività dedicate all’iniziativa, la FAO ha riassunto le ragioni per cui è stata presa questa decisione: “L’Anno del Miglio sarà un’opportunità per aumentare la consapevolezza e indirizzare l’attenzione politica sui benefici nutrizionali e sulla salute del miglio e sulla sua idoneità alla coltivazione in condizioni climatiche avverse e mutevoli”.

Il miglio non è un cereale nuovo o recentemente scoperto, ma fa parte della famiglia delle graminacee e viene utilizzato da secoli soprattutto in Asia e nell’Africa Sub-sahariana senza però aver mai raggiunto la popolarità di grano, mais o riso. 

Si tratta di un alimento dalle interessanti proprietà nutrizionali, che può essere disponibile a prezzi accessibili, occupa una percentuale molto limitata del mercato di cereali e, non ultimo, è adatto alla dieta della maggior parte delle persone. In altre parole, l’ONU e la FAO desiderano incoraggiare la crescita della produzione del miglio per trasformarlo in una coltura chiave dei sistemi alimentari globali futuri. Questo cereale è, dunque, identificato come un prezioso alleato per far fronte a numerose sfide del presente: la fame, la malnutrizione, la povertà, il riscaldamento globale, l’aumento della popolazione.

Il ruolo del miglio per raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030

“Il miglio ha un’incredibile cultura ancestrale e ha un alto valore nutrizionale. Può svolgere un ruolo di primo piano nei nostri sforzi collettivi per responsabilizzare i piccoli proprietari, raggiungere lo sviluppo sostenibile, porre fine alla fame, adattarsi ai cambiamenti climatici, promuovere la biodiversità e trasformare i sistemi agroalimentari”, ha dichiarato il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu. 

L’obiettivo è quello di valorizzare un’alternativa salutare ai cereali più utilizzati (mais, riso e grano, appunto) e, contemporaneamente, contribuire all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. In particolare, è evidenziato il ruolo che questa coltura può svolgere nel raggiungere ben cinque obiettivi di sviluppo sostenibile:

  • sconfiggere la fame (ovvero il Sustainable Development Goal 2): perché può essere coltivato anche in aree del Pianeta molto aride e, quindi, rappresentare una fonte di cibo accessibile per chi le abita;
  • salute e benessere (SDG3), poiché il miglio è ricco di fibre, proteine, antiossidanti e minerali. Naturalmente senza glutine, ha un indice glicemico basso che lo rende indicato anche per chi soffre di ipertensione;
  • lavoro dignitoso e crescita economica (SDG8): secondo la FAO, promuovere la coltivazione sostenibile del miglio nelle aree dove è già noto può favorire la crescita economica delle popolazioni indigene;
  • consumo e produzione responsabili (SDG12): oggi il miglio (insieme al sorgo) occupa meno del 3% del mercato globale dei cereali. Diversificare la produzione, aumentando questa percentuale, può aiutare i produttori a tutelarsi dagli shock del mercato. L’auspicio delle Nazioni Unite è che lo sviluppo delle realtà che producono miglio sia guidato da valori di trasparenza e tracciabilità, in un’ottica di sostenibilità e che questo abbia un impatto positivo su tutto il mercato cerealicolo;
  • lotta contro il cambiamento climatico (SDG13) e Vita sulla terra (SDG15): perché il miglio non è soltanto una coltura adatta a zone aride, ma è resistente a molte malattie delle piante e resiliente allo shock climatico. 

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In conclusione, la FAO evidenzia come “espandere la produzione del miglio può supportare la trasformazione verso un sistema agricolo più efficiente, inclusivo, resiliente e sostenibile che ha, a sua volta, conseguenze positive sulla produzione, sull’ambiente, sulla nutrizione e sulla vita.” 

Come utilizzare il miglio?

Dai piccoli produttori ai consumatori, ciascuno può rispondere alla sfida lanciata dall’ONU e dare più spazio al miglio. Ma come si utilizza? 

In commercio troviamo le confezioni con i chicchi di miglio decorticati pronti per essere cotti: a seconda del trattamento indicato sull’etichetta, può essere necessario lasciarli in ammollo oppure semplicemente sciacquare sotto l’acqua corrente. Si cuoce come i cereali classici in acqua bollente salata, con una proporzione di 1:2 (quindi il doppio di acqua rispetto alla quantità di cereale). Una volta cotto, può essere facilmente abbinato a carne, pesce oppure verdure, condito con un filo d’olio a piacere. È un ingrediente adatto alla preparazione di burger vegetali oppure zuppe, in commercio si può trovare anche la farina di miglio da poter utilizzare per pane, crackers, torte e biscotti.

Come gli altri cereali, è un alimento molto versatile in cucina con il quale è interessante sperimentare. Che l’occasione dell’Anno internazionale del miglio non sia il momento ideale per tentare?


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