AGI – L’Italia è in emergenza, serve un governo in tempi rapidi al Paese, una maggioranza disponibile a sostenere il governo c’è ma va verificata, pallottoliere alla mano, la solidità dei suoi numeri e vanno smussati alcuni spigoli.

Sono questi i pilastri che reggono la “iniziativa” assunta da Sergio Mattarella: incaricare il presidente della Camera, Roberto Fico, con un mandato esplorativo.

Due i paletti posti dal Capo dello Stato, il perimetro definito e i tempi rapidi. Fico dovrà quindi verificare se i partiti che sostengono l’attuale maggioranza sono ancora disposti, nonostante le frizioni delle scorse settimane, a restare insieme, sondando quindi solo M5s, Pd, Leu, Iv, Autonomie ed Europeisti. E dovrà farlo a spron battente, per riportare l’esito della sua verifica entro martedì al Capo dello Stato.        

La giornata parte con due incontri cruciali. Quello con il centrodestra, una delegazione di 13 persone, guidata da Matteo Salvini, Giorgia Meloni ed Antonio Tajani, che chiede elezioni o in subordine si dice disponibile a valutare altre decisioni del Presidente.

Poi l’incontro più risolutivo, quello con il M5s, che non pone veti al rientro di Italia viva in maggioranza. Un non veto che fa scricchiolare il Movimento.     

Le doppie rigidità, quella di Renzi sulle politiche di Conte e quelle di parte del M5s verso Matteo Renzi, fanno capire che la strada di un reincarico al premier uscente avrebbe le stesse incognite di una curva imboccata a 100 all’ora. E quando il percorso non è netto, la cassetta degli attrezzi del Quirinale ha pronto lo strumento già oliato: il mandato esplorativo.

Uno strumento già usato da Mattarella nel 2018, durante i tre mesi della crisi più lunga della storia repubblicana, che però all’epoca introdusse una piccola innovazione: chiese a Fico di verificare una maggioranza ben precisa, con un perimetro definito a priori. 

Fico tre anni dopo quella esplorazione dovrà ora verificare se le scorie che impediscono alla maggioranza che ha sostenuto fino a pochi giorni fa il governo può ritrovare un modus vivendi, un minimo di armonia se non proprio nuovo slancio. L’incarico esplorativo nella storia italiana può anche prefigurare un incarico ma in questo caso i partiti di maggioranza che sono sfilati al Quirinale in queste ore, tranne Iv, hanno proposto al presidente il nome di Conte.

Un nome che sfuma appena un pò nelle dichiarazioni post-mandato, ma forse è solo la fretta del momento. Una fretta impressa anche da Mattarella. “L’Italia, come tutti i Paesi di ogni parte del mondo, sta affrontando nuove, pericolose, offensive della pandemia, da sconfiggere con una diffusa, decisiva campagna di vaccinazione” ricorda il Presidente a chi a volte pare averlo dimenticato.

Ma ci sono anche “una pesante crisi sociale, con tanti nostri concittadini in grave difficoltà, e pesanti conseguenze per la nostra economia. Queste ulteriori emergenze possono essere fronteggiate soltanto attraverso l’utilizzo, rapido ed efficace, delle grandi risorse, predisposte dall’Unione Europea”.

Insomma, il Recvoery plan non si scrive da sé, serve un governo che lo rediga aggiustando laddove la Ue ce lo chiede, e dunque “è doveroso dar vita – presto – a un governo, con adeguato sostegno parlamentare, per non lasciare il nostro Paese esposto agli eventi in questo momento così decisivo per la sua sorte”. Dalle consultazioni, 32 ore sottolinea il Capo dello Stato, è emerso che i veti incrociati si sono un pò affievoliti, dunque “è emersa la prospettiva di una maggioranza politica, composta a partire dai gruppi che sostenevano il governo precedente”.

Ma è una disponibilità che va “doverosamente, verificata nella sua concreta praticabilità”. Perché un conto è quel che si dice davanti all’occhio severo del Presidente, un conto è quando si mettono nella stessa stanza i diversi leader. E soprattutto si deve capire quanti sono i parlamentari che sosterrebbero un governo, un programma, un premier ben precisi. L’ala movimentista del M5s non pare ad esempio aver gradito il possibile ritorno di Iv.     

Ora dunque la palla passa a Fico, che entro martedì dovrà portare una soluzione al Presidente, se ci fosse l’ok di tutti Mattarella potrebbe incaricare un premier (si capirà nei prossimi giorni se lo stesso Conte, che garantisce un equilibrio nel M5s). Se il tentativo fallisse l’attuale maggioranza ovviamente non sarebbe più proponibile, ‘bruciata’ definitivamente dall’esplorazione. A quel punto Mattarella sarebbe costretto a tentare nuove strade, dal governo istituzionale a quello elettorale.