Il vicepremier M5S accusa: “Nel decreto fiscale c’è una parte che non avevamo concordato. Uno scudo per i capitali esteri. Noi non aiutiamo i capitali mafiosi”. E aggiunge: “È stata una manina, non so se tecnica o politica. Noi questo testo non lo votiamo”. Scontro con il Carroccio. Conte blocca il dl. E fa sapere che lo rivedrà articolo per articolo


Su tinge di giallo il via libera del governo alla pace fiscale. “Al Quirinale è arrivato un testo manipolato”, è l’accusa lanciata dal vicepremier M5S Luigi Di Maio in tv. “Domani presento denuncia alla procura della Repubblica”, dice durante la registrazione di Porta a Porta. Ma l’ufficio stampa del Colle precisa: “Il testo del decreto in materia fiscale non è ancora pervenuto”. La controreplica di Di Maio: “Allora basterà lo stralcio”. Gelido il commento della Lega: “Noi siamo seri, non sappiamo di decreti truccati”. Mentre Palazzo Chigi fa sapere di aver bloccato l’invio. E che il premier rivedrà il testo articolo per articolo.

“All’articolo 9 del decreto fiscale – ha detto Di Maio – c’è una parte che non avevamo concordato nel Consiglio dei ministri. Una sorta di scudo fiscale per i capitali all’estero e una non punibilità per chi evade. Noi in Parlamento non lo votiamo questo testo se arriva così, questa parte deve essere tolta. Non ho mai detto che si volevano aiutare i capitali mafiosi”.

Poi precisa: “Non so se è stata una manina politica o una manina tecnica in ogni caso domattina si deposita subito una denuncia alla Procura della Repubblica perchè non è possibile che vada al Quirinale un testo manipolato”. E ancora: “Questo è un condono scudo fiscale come quello che faceva Renzi, io questo non lo faccio votare”.

Il caso dell’articolo 9

Nel pomeriggio in effetti era esplosa la polemica sull’ultima bozza circolata del decreto che sembrava allargare le maglie della maxi sanatoria fiscale e contributiva: tetti più alti, possibilità di sanare anche l’Iva e, soprattutto, colpo di spugna su una serie di reati tributari e sulla disciplina del riciclaggio e dell’autoriciclaggio. Tutto nell’articolo 9 del testo dedicato alla cosiddetta “dichiarazione integrativa speciale”: quello citato da Di Maio.

“In questo governo stanno avvenendo giochini”

Nel suo atto d’accusa in tv Di Maio parla anche di giochini in corso. “Tengo ad escludere responsabilità politiche, perché mi fido delle persone con cui siamo al governo”, ma “in questo governo stanno avvenendo tante cose strane, tanti giochini: ciò che metteremo in campo dopo la denuncia alla Procura ci farà capire delle cose”. Sospetta di Giorgetti? “Non mi permetterei mai”, risponde. “Questo è il governo col più alto numero di nemici, ma non mi sorprende. Hanno già provato a farci giochetti con il decreto Dignità”, aggiunge.

 Anche nel caso del decreto dignità in effetti Di Maio aveva parlato di una manina. I sospetti dei 5Stelle in un primo momento erano stati indirizzati verso i tecnici del Mef. Poi invece la colpa era stata fatta ricadere sul presidente dell’Inps. Solo ieri peraltro era esploso un altro caso, quello del numero chiuso a Medicina prima annunciato on line sul sito di Palazzo Chigi e poi smentito. Ma è chiaro che l’alleato leghista – che ha voluto fortemente la pace fiscale nonostante le resistenze grilline – si sente chiamato in causa.

La Lega: “Noi seri, non sappiamo di decreti truccati”

Il commento della Lega arriva un’ora e mezzo dopo il j’accuse di Di Maio. Ed è affidato ad un comunicato. “Noi siamo gente seria e non sappiamo niente di decreti truccati, stiamo lavorando giorno e notte sulla riduzione delle tasse, sulla legge Fornero e sulla chiusura delle liti fra cittadini ed Equitalia”. A questo punto fonti del Movimento fanno sapere che i sospetti si concentrano sui tecnici del Mef, indicati come capro espiatorio anche per il decreto dignità.

I malumori nel Movimento

Prima della dichiarazione di Di Maio in tv, erano emersi segnali di grave malumore nel Movimento. Con fonti parlamentari che facevano trapelare: “La pace fiscale sopra i 100mila euro non si può fare, non la faremo passare”. Insomma, la questione della pace fiscale voluta fortemente dalla Lega – da sempre nota dolentissima per il Movimento – è diventata sempre più un caso con il passare delle ore. La senatrice 5S Elena Fattori ha accusato: “L’accordo tra M5S e Lega sulla pace fiscale si può definire un condono. I condoni non erano nel programma del Movimento”. Un malcontento, quello dei grillini sulla sanatoria, che si aggiunge al malessere su Tap, migranti, legittima difesa.

Il Pd attacca: “Imbroglioni”

“Approvano un condono tombale per gli evasori. E ora cercano manine e nemici. Imbroglioni. Un grande paese come l’Italia non merita tutto questo”, scrive su twitter il segretario del Partito democratico Maurizio Martina. E Matteo Renzi, chiamato in causa da Di Maio: “È un uomo disperato. Vota a sua insaputa un  condono, poi grida allo scandalo. Attacca me. Non capisce il senso dei testi che vota”.

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