Lo psicoanalista. Recalcati: l’amore (come la famiglia e la fede) non è mai banale

I testi inediti della trasmissione tv “Lessico Amoroso” sono raccolti in un libro dello psicoanalista: “Mantieni il bacio”, per raccontare la bellezza e la poesia della durata di un rapporto

Da Omero a Roberto Benigni il salto può essere enorme, non se l’argomento è l’amore e il modo il cui le persone ne imparano a conoscere la poesia nel quotidiano. Lo psicoanalista Massimo Recalcati ci ha provato, con la trasmissione “Lessico Amoroso”, sette appuntamenti andati in onda su Rai3 da febbraio a metà marzo. I testi inediti sono ora raccolti in un saggio, “Mantieni il bacio – lezioni brevi sull’amore” (Feltrinelli, 125 pagine, 14 euro) che ripropone il senso di un percorso televisivo coraggioso e dai contenuti spesso in controtendenza rispetto al pensiero comune.
Qual è stata la vera novità di “Lessico Amoroso”: aver parlato d’amore in tv con un linguaggio originale o aver tenuto sette lezioni di psicoanalisi?
Andare in direzione contraria allo spirito dei tempi che riduce la promessa dell’amore al consumismo del poliamore, al neolibertismo o, e non so cosa è peggio, allo scientismo che dissolve la poesia di cui invece ogni amore ha il diritto a nutrirsi nella meccanica degli organi sessuali. C’ è più forza e più coraggio, c’è molta più sovversione nella promessa di eternità degli amanti che nel passare da un corpo all’altro come se i corpi fossero semplici merci destinate a esaurire i loro servizi e a essere sostituite. Oppure nel pensare che la sessualità si riduca agli apparati riproduttori e alle loro esigenze. Credo di aver contribuito a fare educazione sentimentale senza però fare del moralismo. Ho provato a mostrare che quando l’amore si unisce al desiderio è più ricco, più generativo, più potente di un desiderio che, invocando la propria falsa libertà, non sa più legarsi alla bellezza della promessa. 
Cosa pensa di avere trasmesso a chi l’ha seguita?
Meglio non avere nulla da insegnare sull’amore. Noi parliamo continuamente di amore perché nessuno sa davvero rispondere al suo mistero. Anzi, si potrebbe dire che non possiamo che parlare dell’amore proprio perché non lo possiamo spiegare. Perché nessuno può sapere l’amore. Novalis diceva che solo i poeti possono custodire il suo mistero. Quindi il mio presupposto non è stato quello di insegnare l’amore – sarebbe stato insopportabile innanzitutto per me stesso – ma quello di dire l’amore, di provare a dire l’amore in molti modi, di parlare della gioia dell’amore e delle sue ferite, indicando sempre il fondo inaccessibile del suo mistero. 
E Lei cosa pensa di avere imparato da questo viaggio: ne esce arricchito in cosa? 
Mi sono sempre impegnato nel portare la psicoanalisi nella città, nel farla uscire dal suo setting privato, nell’impegnarla nel sociale. Sotto il lettino dell’analista scorre sempre una strada. Detesto lo splendido isolamento nel quale vivono certi psicoanalisti. Ho sempre interpretato la psicoanalisi nella sua vocazione non solo clinica, ma anche politica nel senso più nobile del termine, al servizio della polis. Per questo ho creato nel 2003 Jonas, una istituzione di psicoanalisi che consente l’esperienza dell’analisi a tutti praticando tariffe sociali. C’è chi mi accusa di impoverire o di contaminare in questo modo la purezza della dottrina. O addirittura, ci si è messo, tra l’altro, anche un comico (Maurizio Crozza, ndr), a dire che banalizzo la complessità della psicoanalisi. Il mio sforzo, portando la psicoanalisi in televisione, è stato invece quello di non cedere nulla allo spettacolo, di mantenere alto, il più alto possibile il tono del discorso. Ma l’altezza non coincide affatto con l’esoterismo o con l’oscurità. Dovremmo ricuperare invece il significato etimologico del termine banalità: nel medioevo significava mettere a disposizione di tutti quello che prima apparteneva solo al feudatario: un mulino, un passaggio stradale, un acquedotto. Restituire alla comunità, mettere in comune. 
“Mantieni il bacio” non è certamente un manuale cristiano, ma anche un cristiano può trovare molte conferme e spunti di riflessione. L’ultimo capitolo, il più aderente al titolo, parla dell'”amore che dura”. Perché è così difficile oggi far durare l’amore?
Il nostro tempo non ha più idea della durata. Consuma ogni cosa in tempi sempre più rapidi. La bellezza della durata consiste invece nel pensare che il tempo non ci allontana dall’inizio – dal primo bacio, dall’estasi del primo incontro – ma lo sappia rinnovare, sappia restare fedele al tempo dell’evento, al tempo dell’inizio.
Sempre meno persone hanno figli, sempre meno coppie hanno molti figli: cos’è e come cambia l’amore nell’era della genitorialità in crisi e del declino della natalità?
Il figlio assomiglia all’inconscio: ci ricorda che non siamo padroni in casa nostra… Ci obbliga a una operazione di decentramento. Il tempo della vita non coincide più con il tempo della nostra vita ma acquista una profondità nuova. La bellezza del figlio consiste nell’introdurre la vita dei Due nella polifonia della famiglia, nella meraviglia delle altre voci, degli altri corpi, degli altri desideri… Il nostro tempo pensa invece per lo più che la famiglia sia la morte del desiderio, il cimitero della libertà… Invece dovremmo ricordare la bellezza del vivere in famiglia, della sua polifonia, dell’essere in più di uno…
Nell’ultima puntata ha ospitato il contributo di Roberto Benigni. La psicoanalisi ha avuto bisogno della poesia per completarsi? E’ veramente la poesia l’unico ambito capace di parlare dell’amore?
Gli amanti assomigliano sempre ai poeti. Chi sono i poeti? Sono coloro che sanno reinventare il linguaggio, che sanno introdurre nel codice stabilito della lingua delle deviazioni singolari, delle parole che eccedono quel codice, che lo traumatizzano, che lo sovvertono. Gli amanti sono come i poeti perché la loro avventura è sempre singolare, appesa a un filo, in bilico… Devono inventare l’amore come un poesia inventa la sua poesia. Non esistono, infatti, né in amore né in poesia, dei modelli ideali. L’amore è sempre uno sforzo di poesia.
Al cristiano che la segue resta il pensiero che senza la presenza di Dio nella vita di una coppia l’amore sia qualcosa di diverso, di incompleto. Cosa ne pensa?
Gesù nella sua predicazione ha sempre fatto riferimento al cuore. Ha assimilato il cuore al fuoco. Ha mostrato che dove c’è cuore c’è fuoco. Ha indicato che è il cuore il vero miracolo. E che dove c’è fede nel cuore i pani e i pesci si moltiplicano. Ha messo in luce la forza sovversiva che ispira l’amore. L’amore non come sentimento vacuo, ma come una nuova Legge. Una Legge che porta davvero a compimento la Legge.

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