Tornano le pagelle della politica che annunciano l’era Draghi

Tornano le pagelle della politica, edizione speciale. La crisi di Governo spiegata semplice: è così che ci piacerebbe venissero lette, smentendo il coro di quelli che, non avendo argomenti a sostegno delle loro tesi, vi dicono che voi non potete capire, perché la situazione è incomprensibile. Probabilmente questa puntata della nostra rubrica avrà un secondo tempo, appena “super Mario Draghi” formerà il suo Governo. A quel punto potremo tirare le fila di tutto, perché ogni crisi di Governo si giudica a seconda del fatto che, il Governo entrante sarà migliore di quello uscente.

A naso Draghi è meglio di Conte, ma vedremo.

Ecco i voti:

Matteo Renzi: 10

Non ha vinto, ha stravinto, contro tutto e tutti. Aveva suscitato speranze fino a quando non ha votato la fiducia a Bonafede, abdicando a tanta dell’identità di Italia Viva, che non ha caso da quel giorno langue nei sondaggi. A novembre pare si sia deciso a fare politica e non solo tattica, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ha criticato Conte ed il Governo su tutto, gli danno del poltronaro, ma è l’unico che ai posti ha rinunciato. Ha posto questioni riconosciute da tutti in privato, ma è stato l’unico a metterci la faccia, andando fino in fondo. Giustizia, economia, gestione sanitaria della pandemia, Recovery, se fossero stati solo pretesti a quest’ora Draghi non avrebbe alcun incarico da Mattarella. Di un altro livello rispetto al panorama per visione e capacità di manovra. Ha cambiato la geografia politica italiana, e non è la prima volta. Questo è il Renzi che ci piace… parecchio pure.

Giorgia Meloni: 8

E’ l’esatto opposto di Renzi. Ha costruito la sua ascesa sulla coerenza e sul’identità, al contrario di chi come il Senatore di Rignano ama far saltare gli schemi. Se Renzi è la politica in movimento, Giorgia è la staticità. Nonostante ciò, si è affermata come vero leader del centrodestra, legando a se le posizioni dei suoi alleati, condizionandone azione e volontà. Probabilmente non impedirà a Forza Italia e Lega di sostenere, a vario titolo, il governo Draghi, ma il suo obiettivo l’ha già ottenuto, perché qualsiasi cosa accadrà, il centrodestra resta, magari cambierà, ma resterà, e lei continua a crescere, non solo nei sondaggi.

Giuseppe Conte: 4

E’ arrivato a Palazzo Chigi per caso, ma ci si è talmente affezionato da accettare qualsiasi cosa pur di restarci. Lo hanno talmente fomentato da fargli credere che la sua non è fortuna, ma bravura. Da quel momento sono arrivati i guai. Si è creduto statista, finisce come un pugile suonato. Forse farà un suo partito, come un Mastella qualsiasi. Mai credere all’illusione della popolarità, specie quando te la fai spiegare da D’Alema.

Luigi Di Maio: 7

Il ragazzo pecca di congiuntivi, ma è sveglio e rapido nel fiutare il vento. Dei Cinque Stelle è l’unico che sopravviverà politicamente. Mentre i suoi compagni d’avventura parlano a spiovere, lui ha imparato l’arte del tacere.

Nicola Zingaretti: 0

Ha legato il destino del più grande partito della sinistra italiana alle sorti di Conte, se Conte dovesse fare un suo partito finirà per vedere quasi dimezzati i voti del Pd. A volerlo fare era difficile, la sua segreteria potrebbe intestarsi questo fallimento storico a colpi di apatia. Gli isterismi a mezzo social contro Concita De Gregorio sono l’ultima triste pagina di una sinistra senza nerbo ne idee.

Dario Franceschini: 5

Questa pagina pone fine all’aura di mistero che lo dipingeva come grande stratega e tessitore politico. Prima minacciava elezioni a colpi di 2 interviste al giorno, appena il gioco si è fatto duro ha iniziato a belare, fino a sparire nella nebulosa del suo partito.

Matteo Salvini: 6

Di solito più si muove nel Palazzo più fa danni. Sarà per l’incombenza di Zaia e Giorgetti, sarà che nella Lega non è più solo al comando, ma stavolta ha provato a frenarsi. Il Papete era chiuso ed è parso molto più sobrio dell’estate 2019.

Silvio Berlusconi: 7

Forza Italia fa acqua da tutte le parti, ma resiste, solo grazie alla sua esistenza. Una presenza ologrammatica quella del Cav, ma in un panorama di nani, anche il suo ologramma basta per pesare. Se il centrodestra, per la prima volta, giocherà la partita per il Quirinale sarà per merito suo.

Clemente Mastella: 3

Siamo certi che la Senatrice Lonardo avrebbe saputo meglio di lui difendere le posizioni politiche prese in questo passaggio. Invece in tv ci va sempre lui, Clemente, sempre più nervoso e litigioso. Pessimo, e maschilista. Bocciato.

Carlo Calenda: 5

Dite a Carlo che la ricreazione è finita. Renzi ha fatto cadere il governo ed ora il candidato Sindaco di Roma ha perso uno dei principali argomenti su cui ha costruito il consenso di Azione. E’ ora di fare politica, che tanto il Pd a Roma non ti sosterrà.

Lello Ciampolillo: 3

Ha deciso di votare la fiducia a Conte dopo averlo chiesto a mammà. A qualcuno fa ridere, a noi il personaggio fa rabbia, pensando alle migliaia di giovani che devono fuggire all’estero per trovare lavoro, mentre lui sta in Parlamento.

Tatjana Rojc: 4

Chi è Tatiana? Senatrice in prestito dal Pd ai responsabili. Giustifica la cosa citando le sue origini slovene, spaventata dall’ipotesi del centrodestra al Governo, quasi come temesse l’invasione della Slovenia. Tra poco si celebrerà il Giorno del Ricordo: cara senatrice, non so lei da che parte stia, ma lasci stare la storia per giustificare uno squallido mercato a cui si è, nel vero senso del termine, prestata.

Beppe Grillo: 7

Lui è l’unico che da tempo sa che il Movimento Cinque Stelle è morto, e non spreca più tempo nel gestire i suoi spasmi. Realista.

Pierferdinando Casini: 6

Attore non protagonista, ma pur sempre attore. Tiene la scena come sempre, in piedi. C’è e ci sarà, anche quando si voterà per il Colle.

Goffredo Bettini: 4

Nepure in politica si può vivere di rendita. Vorrebbe essere l’anima del nuovo Pd: semplicemente non ne ha azzeccata una.

Andrea Orlando: 4

Il tipico eterno giovane nato vecchio.

Marco Travaglio: SV

Un minuto di silenzio per lui… di compassione.