Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e centinaia di feriti. Polizia: "Non è terrorismo". Ma l'Isis rivendica. Trump: "Attacco terribile"

Las Vegas, spari al festival country: 50 morti e centinaia di feriti. Polizia: "Non è terrorismo". Ma l'Isis rivendica. Trump: "Attacco terribile"

Il killer identificato come Stephen Paddock, americano di 64 anni. Si è suicidato dopo l’attacco. I colpi esplosi dal Mandalay Bay Hotel. Un testimone: “Abbiamo sentito raffiche di mitra”. Il fratello: “Era persona normale, deve aver perso la testa”. Papa: “Tragedia senza senso”.

NOTTE DI PAURA a Las Vegas, durante un concerto al Route 91 Harvest Festival, un festival di musica country, al quale assistevano 40mila persone. Un uomo ha aperto il fuoco sul pubblico dalle finestre del 32esimo del Mandalay Bay Hotel facendo quella che è stata definita la “sparatoria più sanguinosa della storia americana”. “Almeno 50 persone sono morte, mentre 406 persone sono state trasportate in ospedale”, ha riferito lo sceriffo Joe Lombardo. In un primo tempo è stato escluso un atto di terrorismo e l’aggressore si è ucciso prima che arrivasse la polizia. Si tratta di Stephen Paddock, un americano di 64 anni, residente a Mesquite, in Nevada. Poi, però, l’Isis ha rivendicato la paternità dell’attentato.
• LA RIVENDICAZIONE DELL’ISIS: “PADDOCK CONVERTITO”
Lo Stato Islamico (Isis) ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. Secondo quanto riporta l’agenzia di propaganda Amaq citando una fonte di sicurezza dell’Isis, “l’esecutore è un soldato dello Stato islamico” che ha agito “rispondendo alla richiesta di colpire i Paesi della coalizione”. In un secondo comunicato l’Isis sostiene che l’assalitore si era “convertito all’Islam diversi mesi fa” e aveva cambiato nome in Samir Al-Hajib. Se venisse confermata la radicalizzazione di Paddock e la sua affiliazione a Daesh, sarebbe a tutti gli effetti da considerarsi un “lupo solitario”.
• TRUMP PARLA A NAZIONE MA NON EVOCA TERRORISMO
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo discorso alla nazione dopo il massacro di Las Vegas, non ha fatto riferimento a legami terroristici, nonostante la rivendicazione dell’Isis. Il presidente ha fatto un discorso prevalentemente dedicato alle vittime e rivolto ai loro familiari, invitandoli a cercare conforto nelle parole delle sacre scritture, in dio, nella preghiera. “È stato un attacco terribile, un atto di pura malvagità”, ha detto Trump, che poi ha ringraziato la polizia locale – che sarà affiancata dall’Fbi – per la tempestività dell’intervento “di una rapidità miracolosa servito a salvare altre vite umane”. Quindi ha annunciato che le bandiere resteranno a mezz’asta sino al tramonto del 6 ottobre.

Las Vegas, sparatoria al festival di musica country: la fuga degli spettatori dall’alto

• UN ARSENALE NELLA STANZA D’ALBERGO
Nella stanza d’albergo di Paddock sono state trovate otto armi e la polizia ha emesso un mandato di perquisizione per la sua abitazione a Mesquite, a 130 chilometri di Las Vegas. L’uomo non era conosciuto dalla polizia locale. “Non abbiamo molto su Paddock. Abitava nella nostra città, ma non abbiamo avuto alcun contatto con lui, in passato” ha spiegato Quinn Averett, portavoce del dipartimento di Mesquite. Non risulta nulla a suo carico nella banca dati delle forze dell’ordine: nessun arresto, nessuna telefonata contro di lui, nemmeno una multa stradale. Mesquite, ha spiegato Averett, è una tranquilla città di circa 20.000 abitanti, un posto “di pensionati e golfisti”, con tre grandi casinò. Gli episodi di criminalità sono rarissimi, non più di un omicidio all’anno.
• IL FRATELLO: “STEPHEN ERA UN UOMO NORMALE”
Che il killer non avesse dato segnali di voler compiere un’azione di questo genere lo ha confermato il fratello, Eric Paddock, che però non lo sentiva spesso. In un’intervista al Mail on line, Eric ha raccontato che il fratello non aveva alcuna affiliazione politica o religiosa e “non c’era alcuna indicazione che potesse fare una cosa del genere”. “Era uno normale. Qualcosa deve essere successo, deve aver perso la testa, siamo scioccati”. L’unica cosa che è emersa dal su passato è una causa che Paddock aveva intentato al Cosmopolitan hotel and casinò di Las Vegas. I dettagli non sono per ora disponibili ma gli atti mostrano che fu contestata una ‘negligenza/responsabilità della proprietà”. L’azione legale fu respinta senza possibiltà di appello e le parti raggiunsero un accordo tramite un arbitrato. Paddock era all’hotel Mandalay Bay da giovedì. L’uomo, nato il 9 aprile del 1953, viveva a Mesquite dal giugno 2016. In precedenza, dal 2011 al 2016, aveva vissuto a Reno, sempre in Nevada, mentre dal 2013 al 2015 a Melbourne in Florida.
• LA RICOSTRUZIONE DELLA STRAGE
Secondo varie testimonianze gli spari sono stati esplosi dalle finestre del 32esimo piano del Mandalay Bay Hotel.

At this time we do not believe there are any more shooters. More information to come shortly from @Sheriff_LVMPD.

L’assalitore ha iniziato a colpire la folla dopo aver ucciso una guardia di sicurezza. “Abbiamo sentito decine di colpi di armi automatiche”, ha raccontato un testimone. Nei video pubblicati online si sentono raffiche di mitra. Tutt’intorno scene di panico, con centinaia di persone che hanno cercato riparo negli alberghi vicini. Testimoni hanno parlato di lunghe raffiche di spari, che hanno continuato anche dopo che la band dell’artista aveva cessato di suonare. Nei video circolati sulle reti sociali si vede la gente terrorizzata che fugge a piedi.

Las Vegas, sparatoria al festival di musica country: spettatori terrorizzati a terra

La polizia ha subito chiesto agli alberghi nelle vicinanze della sparatoria di “mettere le strutture in isolamento per garantire la sicurezza degli ospiti”. Subito dopo la sparatoria, l’aeroporto McCarran ha interrotto le attività e alcuni voli sono stati deviati su altre destinazioni.
• RINTRACCIATA LA COMPAGNA DEL KILLER: ESTRANEA
Mary Lou Danley, 62 anni, una cittadina australiana di origini asiatiche che viveva con l’assalitore, è stata rintracciata dalla polizia ma è risultata estranea all’assalto. “L’abbiamo contattata ma non pensiamo che sia coinvolta – ha fatto sapere la polizia – al momento della strage era fuori dal Paese”. Il killer aveva usato un documento della sua compagna per registrarsi.
• FARNESINA VERIFICA EVENTUALE COINVOLGIMENTO ITALIANI
La Farnesina si è messa subito al lavoro per verificare l’eventuale coinvolgimento di connazionali. Al momento le verifiche sono in corso in stretto raccordo con il competente Consolato Generale di Italia a Los Angeles.

UPDATE: Flights in and out of @LASairport have been temporarily halted in response to reported shooting incident on Las Vegas Strip.

• LE REAZIONI E LA SOLIDARIETÁ INTERNAZIONALE
Una “sparatoria terribile. Le mie più vive condoglianze alle famiglie delle vittime”, ha twittato il presidente Donald Trump.

My warmest condolences and sympathies to the victims and families of the terrible Las Vegas shooting. God bless you!

“Profondamente rattristato” per “questa tragedia insensata” si è detto Papa Francesco, che ha espresso il proprio cordoglio in un telegramma inviato a nome del Pontefice dal Segretario di Stato, il cardinale Pietro Parolin, a monsignor Joseph Anthony Pepe, vescovo di Las Vegas. Papa Francesco dà “la sua vicinanza spirituale”, “apprezza gli sforzi della polizia e degli operatori del soccorso”, offrendo “preghiere ai feriti e alle vittime”.
“Michelle e io preghiamo per le vittime di Las Vegas. I nostri pensieri sono con le loro famiglie e con chiunque stia affrontando un’altra insensata tragedia”, ha scritto su Twitter l’ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama.
Il governatore del Nevada, Brian Sandoval, ha definito su Twitter la sparatoria “un atto di violenza tragico e atroce”, un “atto di codardia”, mentre la premier britannica, Theresa May, ha espresso vicinanza e solidarietà alle vittime dell’aggressione. “Una notte di terrore, un concerto di musica trasformato in orrore. Il mio pensiero va a Las Vegas, città piena di vita che questa estate, come tanti altri italiani, ho avuto l’occasione di visitare con i miei amici.
La paura non può e non deve offuscare la gioia e la vitalità del cuore pulsante della vita notturna degli Stati Uniti”, ha scritto su Facebook la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. “Quella città, al risveglio, dovrà trovare la forza di affrontare il dolore e ricominciare a vivere. Sono vicina a tutti gli abitanti di Las Vegas e a tutte la famiglie delle vittime. Affinché quella città possa tornare a essere come la ricordo: un luogo di libertà, apertura e vita”.
AMBASCIATA RUSSA: “COOPERAZIONE COMPLICATA DA CHIUSURA CONSOLATO”
La chiusura del consolato russo a San Francisco complica la cooperazione tra i funzionari della Federazione e quelli statunitensi sul terreno a Las Vegas. lo ha fatto sapere dopo la strage l’ambasciata di Mosca a Washington. “La cooperazione tra i funzionari russi e statunitensi sul campo a Las Vegas è complicata dalla recente decisione degli Stati Uniti di arrestare il consolato russo a San Francisco”, ha spiegato la sede diplomatica.
• I PRECEDENTI
Il bilancio della strage di oggi, sebbene ancora provvisorio, è già superiore a tutte le stragi in America. Questi i precedenti in ordine di gravità

  • il 2 giugno 2016 un americano di origini afgane, Omar Mateen, uccide 49 persone e ne ferisce una cinquantina in un locale gay di Orlando (Florida), perpetrando il peggior attentato negli Usa dopo quello dell’11 settembre. Dopo tre ore di trattative, le forze dell’ordine uccidono l’assalitore. L’Isis, al quale aveva giurato fedeltà, rivendica l’attacco.

  • Il 16 aprile 2007 uno studente di 23 anni di origine coreana uccide 32 persone prima di togliersi la vita nel campus dell’Università di Virginia Tech a Blacksburg (Virginia).

  • Il 14 dicembre 2012 un giovane uccide 26 persone, fra cui 20 bambini delle elementari nella scuola di Sandy Hook a Newtown (Connecticut), prima di suicidarsi.

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