“Sono stati identificati e denunciati dalla Polizia postale i 3 amministratori dei canali Telegram “La Bibbia 5.0”, “Il Vangelo del Pelo” e “Stupro tua sorella 2.0” dove venivano postati video e immagini denigratorie a sfondo sessuale e commenti offensivi.

In particolare, l’amministratore di “La Bibbia 5.0” è un 17enne che con la vendita delle immagini pornografiche aveva raccolto circa 5mila euro”.

È il 30 aprile 2020, quando sul sito della Polizia di Stato viene pubblicata questa notizia in merito all’operazione “drop the revenge”, un’operazione che ha “impegnato gli investigatori in molte città italiane con perquisizioni e sequestri”. 

Sembrerebbe una notizia di fondamentale importanza soprattutto per la portata che dovrebbe avere fra quelle migliaia di giovani che nascosti nei loro account fake, si ritengono anonimi e intoccabili. 

Sembrerebbe tale, perché quell’operazione viene seguita da quella del luglio dello stesso anno, tale “summer no like” e da quella di dicembre che vede coinvolte 432 persone e la chiusura di 159 gruppi dove lo scambio di materiale pedopornografico era all’ordine del giorno. 

Il lavoro della Polizia di Stato e in particolar modo della Polizia Postale per cercare di fermare questa divulgazione illecita deve essere quindi sostenuta da leggi più ferree ma soprattutto da un sistema istituzionale che educhi all’utilizzo di Internet e che smetta di considerare la sessualità come tabù. L’educazione sessuale in Italia si è fermata alla spiegazione biologica dell’apparato riproduttore venendo quindi meno agli innumerevoli quesiti che le generazioni più giovani tendono ad indagare durante l’adolescenza.  

«Necessitiamo dell’educazione sessuale non tanto per accettare il sesso e la sessualità, ma per accettare l’inclusione». 

Queste le parole di Valeria Fonte, dottoressa in Lettere, vittima di Revenge Porn

«Prima ancora di imparare a fare sesso protetto dovremmo imparare a sentirci protetti, tutti. Il diverso e la complessità, sono sempre concetti molto complicati da gestire perché costringono l’individuo a smettere di credere ad una delle leggi di marketing più fortunate in assoluto: il semplice vince sempre. L’educazione sessuale ci serve per imparare ad essere umani ancor prima di insegnarci come evitare una malattia sessualmente trasmissibile».

I gruppi dove veniva scambiato e/o venduto il materiale riguardante Valeria, sono ancora online e la suddetta ha ricevuto negli scorsi mesi minacce di stupro e di morte. Nonostante ciò, il messaggio di Valeria è più forte che mai

Come ricorda il Dottor Daniel Giunti, psicoterapeuta, sessuologo, Presidente del Centro il Ponte e di Giunti Psychometrics, «non esistono solo messaggi negativi provenienti dal Web»; l’esempio migliore è proprio Sessuologia, di cui il Dott. Giunti è fondatore: più che una semplice pagina un vero e proprio punto di riferimento per oltre 400.000 followers. Un punto di riferimento contro la disinformazione di cui il web purtroppo si rende partecipe «soprattutto per via della facilità con cui si accede ai contenuti pornografici che portano ad una distopica percezione del sesso».

Il Dottor Giunti tende inoltre a precisare che per «cambiare la mentalità delle nuove generazioni, bisogna partire da un’educazione affettiva visto che la sessualità non riguarda un oggetto ma investe il lato emotivo. Vi deve essere un’istruzione al rispetto reciproco che educhi al consenso e soprattutto all’utilizzo dei social media». Il sexting, ad esempio, non può essere preso per gioco, «occorre imparare come farlo in modo sicuro, consci dei rischi e di come evitarli. Bisogna sensibilizzare soprattutto tramite le scuole: terreno per le menti degli adolescenti». 

Ciò che appare evidente è che ritenere i social media il problema delle nuove generazioni, risulta fuorviante e in opposizione con chi invece ha compreso il valore pedagogico che possono avere. È il caso di Preliminari, un progetto social, nato da poco meno di un anno dall’idea di Simona Scarpaci, 22 anni, laureanda in Scenografia e Francesco Brocca co-fondatore di eHappen e University Network. “I preliminari iniziano dalla stretta di mano”: questo l’incipit di questa pagina, ormai diventata anch’essa àncora nel mare della disinformazione. «Il concetto» spiega Simona, «è molto semplice: troppo spesso si associa il piacere sessuale al piacere carnale, del “voglio tutto e subito”. Quel che vorremmo trasmettere è una maggiore attenzione e consapevolezza della persona con la quale ci si sta relazionando prima del coinvolgimento successivo del corpo».

Uno dei motivi per cui Preliminari è riuscita a catturare l’occhio dell’adolescente è sicuramente tramite le sue illustrazioni di grande impatto. «L’obiettivo è quello di legare tematiche informative inerenti al sesso e una tipologia di arte che si sposa bene col mondo dei social network; un mondo veloce, fatto di trend e di istanti. Infatti è fondamentale colpire il cuore e la mente del lettore in un istante, mentre guarda un determinato contenuto, per dargli quel quid in più che ancora non ha trovato da altre parti. Questo è quel che cerchiamo di fare ogni giorno».

Ma il cammino è ancora lungo, difatti la stessa Simona tende a sottolineare in modo preoccupante come dai riscontri ottenuti «manchi la corretta informazione a partire da un basilare contraccettivo a barriera come il preservativo».

Questa ed altre grave mancanze, mostrano quanto la sessualità sia ritenuta ancora un tabù specie per le istituzioni che ritengono «questi argomenti superflui tanto da non essere  proprio trattati». L’obbiettivo di Preliminari è sicuramente molto nobile, «la speranza è quella di normalizzare il tema del sesso e di riuscir a normalizzare anche tutti gli aspetti che lo comprendono; buttando giù tutti i pregiudizi che lo chiudono in una bolla. I ragazzi quando parlano con noi si aprono, si sentono finalmente liberi di poter parlare con qualcuno senza aver paura di essere giudicati». Come si può tracciare la linea su ciò che è giusto e su ciò che è sbagliato, volendo colpevolizzare i social delle mancanze di uno Stato che, scegliendo di non intervenire, sta consegnando milioni di ragazzi ad una criminalità che sfrutta la loro disinformazione per il loro ricavato. Sarebbe dunque il caso di fornire alle scuole i mezzi per poter agire in questo frangente, tramite il supporto delle istituzioni, operando su più fronti ma con l’obbiettivo comune di fornire una corretta educazione sessuale strettamente collegata ad una educazione civile sul web onde evitare una conta dei danni che rischia di far diminuire il numero di adolescenti e far salire quello dei mostri.