Un team di scienziati dell’OMS sta indagando sulle origini del Covid-19 e la Cina è l’attore principale della vicenda. Tuttavia, malgrado il Paese abbia formalmente negato di aver impedito l’approdo degli studiosi, sono sorte delle difficoltà relative all’arrivo di costoro nella Repubblica di Xi; “i ritardi non sono soltanto una questione di visti” ha precisato un portavoce del ministero degli Esteri di Pechino, che ha assicurato il prosieguo delle trattative. Il direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è detto “molto deluso” del comportamento cinese. Giungere nella città di Wuhan, dalla quale è dilagata la pandemia, è un nodo cruciale per arrivare al nocciolo del problema, ossia l’origine del virus. 

Frattanto, l’economia cinese è ripartita, in controtendenza rispetto al trend globale, mentre tutto il resto del pianeta è alle prese con la distribuzione del vaccino e prova a scovare la luce in fondo al tunnel. Nel terzo trimestre del 2020, il PIL cinese ha registrato un 4,9% rispetto all’anno precedente. Inoltre, come ha affermato Li Wei, Senior Risk Manager di “Standard Chartered”, l’economia cinese ha proseguito la crescita sia grazie all’iniezione di liquidità da parte della Banca Popolare – 950 miliardi di yuan, circa 120 miliardi di euro – sia mediante l’aumento delle esportazioni e una linea di prestiti a medio termine.  

Il 31 dicembre 2020, il governo cinese ha approvato l’uso del vaccino Sinopharm, un’azienda farmaceutica controllata dallo Stato, e ne ha dichiarato l’efficacia del 79%. Tale prevenzione ha lo svantaggio di essere leggermente meno efficace degli altri “occidentali”, Pfizer e Moderna, tuttavia è più facilmente trasportabile e costa meno. Si tratta dell’altro vaccino a disposizione di Xi, dopo quello sviluppato da Cansino, somministrato da giugno al corpo militare e agli operatori sanitari. Entro metà febbraio, la Cina vuole aver già vaccinato 50 milioni di persone, e intende esportare in grandi quantità le proprie dosi di vaccino, giacché è già notevolmente avanti nella fase d’uscita dalla crisi sanitaria. 

Insomma, quello cinese è un atteggiamento ambiguo: spinge sui propri interessi, forte di un ampio vantaggio sul mondo, e nasconde le verità sulle cause dell’epidemia. Un po’ perché non vuole che gli altri ficchino il naso nei suoi affari, un po’ poiché tenere i piedi su due staffe è conveniente. In fin dei conti, si tratta di quel soft power che già in primavera persuase in primis gli italiani, costretti a chiedere dispositivi sanitari e omaggiare chi, per colpa o per negligenza, ha fatto sì che le mascherine dovessero essere indossate come una seconda pelle.