“Guardiamo con preoccupazione la crescente esasperazione degli operatori del commercio, della ristorazione e del comparto turistico, che annunciano di voler restare aperti nonostante le direttive nazionali”. Lo dichiarano in una nota Enrico Deodati e Tullio Nunzi, rispettivamente responsabili dei Cantieri di Futuro Attività Produttive, Lavoro e Commercio di Italia Viva della Provincia di Roma. “Auspichiamo che ogni iniziativa e manifestazione si vogliano intraprendere, si possano sviluppare nel pieno rispetto della legalità. Tuttavia è indubbio come lo stato attuale di insofferenza di migliaia di famiglie e di imprese sia la conseguenza di un’azione governativa confusa ed incapace di dare sostegno concreto a tutti coloro che, volente o nolente, sono i più danneggiati dalla crisi in atto. Tra Giugno e Ottobre scorsi – proseguono – si è registrato un calo medio del fatturato delle imprese della ristorazione del 36%. Secondo l’istat il 4% delle imprese ha chiuso i battenti. Nel 2020 i pubblici esercizi hanno perso 37 miliardi, il 40% dell’intero fatturato del settore. Esiste il rischio reale di vedere chiudere definitivamente 50 mila imprese, con 300 mila posti di lavoro in fumo”.

“E questo – aggiungono gli esponenti di Iv – nonostante fosse stato avviato un protocollo tra associazioni di settore e CTS, in base al quale ogni esercizio commerciale aveva investito risorse per mettersi in sicurezza, poi smentito con un DPCM che ha  imposto nuove chiusure. Ora l’introduzione del divieto di asporto per i bar dopo le 18 rappresenta una ulteriore penalizzazione,  un accanimento incomprensibile nei confronti di una categoria che sta cercando faticosamente di sopravvivere, di cui peraltro non si comprende quali sarebbero gli effetti positivi sulla situazione sanitaria. Chiediamo un’azione istituzionale e politica che garantisca la sopravvivenza di queste attività economiche e tuteli le migliaia di posti di lavoro in ballo”. Così concludono gli esponenti di Italia Viva della Provincia di Roma.