Il consulente per la sicurezza di Jeff Bezos accusa: “I sauditi hanno intercettato il Ceo di Amazon”

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Secondo la ricostruzione, lo spionaggio sarebbe stato una risposta all’ampio spazio dedicato dal Washington Post, di proprietà di Bezos, all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, collaboratore del quotidiano, ucciso nel consolato saudita di Istanbul

Nessuno si salva dallo spionaggio digitale. L’intelligence dell’Arabia Saudita avrebbe «intercettato» il telefono di Jeff Bezos, facendo finire informazioni riservate e conversazioni private ai tabloid: lo ha denunciato il consulente per la sicurezza del patron di Amazon, Gavin de Becker. Secondo la sua ricostruzione, questa mossa sarebbe stata una risposta all’ampio spazio dedicato dal Washington Post, di proprietà di Bezos, all’omicidio del giornalista saudita Jamal Khashoggi, collaboratore del quotidiano, ucciso all’interno del consolato saudita a Istanbul il 2 ottobre del 2018.

De Becker ha spiegato in un articolo sul Daily Beast di aver indagato sui messaggi privati fra Bezos e l’ex anchor woman tv Lauren Sanchez pubblicati dal National Enquirer. Il patron di Amazon ha accusato American Media Inc. (Ami), il gruppo proprietario del National Enquirer, di «ricatto ed estorsione» per la minaccia di pubblicare sue foto intime. American Media è guidata dall’editore David Pecker, da sempre descritto come un amico stretto di Donald Trump, il quale ha più volte definito il Washington Post “nemico del popolo” e fonte di “fake news”.

Ora l’indagine condotta dalla sicurezza di Amazon è giunta alla conclusione che «i sauditi hanno avuto accesso al telefono di Bezos e hanno ottenuto informazioni private». Per De Becker, però, «non è ancora chiaro» se la Ami fosse a conoscenza di queste informazioni e delle modalità con cui venivano reperite.

«I nostri investigatori e diversi esperti hanno concluso che i sauditi hanno avuto accesso al telefono di Bezos e ottenuto informazioni private», ha scritto de Becker, aggiungendo di aver trasmesso le conclusioni della sua inchiesta alle autorità federali americane. “È chiaro che Mbs considera il Washington Post un pericoloso nemico”, ha aggiunto l’investigatore, riferendosi al potente principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, accusato di essere il mandante dell’assassinio di Khashoggi.

L’investigatore incaricato da Bezos, tuttavia, non ha precisato chi nel governo saudita ritenga responsabile del pirataggio; e ha fornito pochi elementi sull’inchiesta effettuata, i cui risultati ha detto di avere “inviato alle autorità federali”.

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