Il carabiniere che ha rotto i vetri: “La nostra corsa per far uscire i ragazzi mentre il bus era in fiamme”

Il maresciallo Manucci è uno dei militari intervenuti nell’operazione che ha salvato i 51 studenti a bordo del pullman dirottato da Ousseynou Sydi FRANCO VANNI

Al maresciallo Roberto Manucci, uno dei sei carabinieri che hanno evitato la tragedia, di quei momenti resta un’immagine: “Quando siamo arrivati, i bambini bussavano sui vetri, battevano, chiedevano aiuto”. Per lui, padre di due ragazzini della stessa età dei piccoli sequestrati, “non è stato un servizio normale”. Nel raccontare il blitz da corpi speciali che ha liberato i 51 studenti, il capo della stazione di Paullo procede per frammenti: “L’attentatore aveva già rimesso in moto il bus, perché aveva capito che i bambini stavano uscendo”, “avevamo rotto i vetri con i bastoni, i tonfa”, “il mezzo era in fiamme, qualcuno piangeva, qualcuno gridava: vittoria, vittoria, ce l’abbiamo fatta”. Al maresciallo 49enne e ai suoi cinque colleghi, già dalla mattina sono arrivati i complimenti di chi in quell’azione perfetta ha visto “il senso stesso di essere carabinieri”.
 Prima il tenente Valerio Azzone, che comanda la compagnia di San Donato. Poi il comandante provinciale di Milano, Luca De Marchis. Infine il procuratore capo, Francesco Greco, che in conferenza stampa a sera lo ha detto chiaramente: “Se 51 bambini e tre insegnanti più altri viaggiatori che si trovavano li in quel momento, tra cui una macchina con un bimbo piccolo che è stata investita, sono salvi lo dobbiamo al coraggio e all’organizzazione dell’Arma dei carabinieri e degli uomini di San Donato Milanese”.
L’azione che ha portato all’arresto di Ousseynou Sy per tutta la giornata di ieri è stata raccontata, ricostruita, sezionata nei particolari. L’inseguimento, lo speronamento del bus con l’auto di servizio, fino alle manganellate che hanno permesso di liberare i ragazzi. Manucci quel momento lo ricorda così: “I colleghi hanno rotto i vetri coi loro bastoni, i ragazzi sono saltati fuori, mentre l’attentatore riprendeva la marcia perché aveva capito che stavano uscendo e a quel punto sono iniziate anche le fiamme. La nostra priorità era capire se i bambini erano usciti tutti, perché il fuoco aumentava. Mi ha colpito la forza di quei ragazzini che volevano solo uscire e salvarsi, noi avevamo ancora paura che qualcuno fosse rimasto dentro. Io e un collega ci siamo adoperati per portarli fuori tutti, uno a uno

fonte:repubblica.it

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