Giorgia Meloni, alla luce delle dichiarazioni di ieri a seguito dell’incontro con Draghi, ha scelto la via della coerenza e ha negato la fiducia al premier incaricato – il che significa tanto che possa astenersi quanto che possa votare “no”. 

È stata una scelta difficile, la leader di Fratelli d’Italia non si aspettava il jolly di Mattarella, così come molti altri non credevano che l’ex Bce avrebbe accettato di ricevere un fardello così pesante. La speranza della Meloni, più intima e dal punto di vista della mera strategia politica, è che il futuro governo possa subire una disfatta, a causa della mistione di idee politiche diverse che, con buona probabilità, confluiranno all’interno della nuova maggioranza. 

Se l’unione di partiti radicalmente eterogenei, come Lega, LeU e 5 Stelle, dovesse fallire, allora lei potrà rivendicare la sua scelta sempre coerente. Infatti, è proprio sulla coerenza che, in base ai sondaggi, Giorgia Meloni ha aumentato il consenso del suo partito di 10 punti nel corso dei mesi. Fin dalle prime criticità del governo, ovvero già dal fallimento del Conte 1, Fratelli d’Italia ha ribadito che il voto fosse l’unica strada percorribile. Tale affermazione non è mai stata smentita finora.

Qualora, tuttavia, la maggioranza allargata dovesse lavorare bene e a lungo, al netto delle diversità, la Meloni fallirebbe e pagherebbe le conseguenze della sua mossa. È difficile ipotizzare che Mario Draghi, uomo astuto e navigato nel mondo delle istituzioni, accetti di ricevere un incarico governativo sì rilevante, con una scadenza a breve termine. Se egli riceverà la fiducia dal Parlamento, il suo non sarà un esecutivo di transizione, che conduca al voto, bensì un governo atto a risollevare il Paese dalle principali difficoltà nelle quali è incappato, pandemiche, sociali ed economiche. Pertanto, il desiderio – supposto da chi scrive – da parte di Giorgia Meloni di una vita corta dell’esecutivo è più difficile che si avveri; invece, non è detto che l’agenda di governo possa essere condivisa a lungo termine dalle sopra ricordate forze di governo, nettamente contrapposte nei temi e negli ideali. 

Oggi, la leader di Fdi persevera nella fedeltà ai sempreverdi temi e auspica che il suo elettorato la segua. Prega, inoltre, che la decisione di Salvini di ascoltare Draghi possa costargli cara, così da sottrarre al Carroccio altri consensi, come accaduto finora. Basta ricordare, difatti, l’inverso trend percentuale nei sondaggi, che hanno messo in evidenza la discesa della Lega e l’ascesa di Fratelli d’Italia rispetto a due anni fa. 

Dal canto del Centrodestra, l’alleanza è messa a rischio, anche se è difficile che si rompa. Spesso si sono manifestate delle divergenze, ma alla fine si è sempre ricostruito, perché in fondo fa comodo a tutti i componenti restare uniti. Almeno formalmente.