Fiorenzo Fraioli :Dalle transition towns all’iper tecnologia

Spread the love

Dalle transition towns all’ipertecnologia

Dario Tamburrano – europarlamentare M5S

Ho conosciuto soggetti che voi esseri non potete immaginare. Ho visto un dentista parlare di democrazia diretta, per poi finire al parlamento europeo; e in pochi anni passare dal movimento delle transition towns (sapete, quel movimento per cui ci si doveva preparare alla crisi causata dal riscaldamento globale e dal picco del petrolio) ai deliri ipertecnologici. Il suo nome è Dario Tamburrano, eletto del M5S a Strasburgo.

Oggi Tamburrano sostiene che I ROBOT CAMBIERANNO IL MONDO. DOBBIAMO ESSERE PRONTI. Detto da lui ci possiamo credere. Gli ho già dedicato un post, dopo che aveva tirato fuori un vecchio video del febbraio 2008 (eravamo al Linux club di Roma). Pensavo di potermelo dimenticare per altri nove anni almeno ma, ahimè, devo ricredermi, perché l’intervista che Dario Tamburrano ha concesso ad affaritaliani.it è un’occasione troppo succulenta, da leccarsi i diti dopo aver pulito il piatto coi pollicioni.

Analizziamo l’articolo, che comincia così:

Il Parlamento europeo ha chiesto alla Commissione europea di avanzare una proposta per normare dal punto di vista economico ed etico il mondo dei robot e dell’intelligenza artificiale. Per alcuni si tratta di una ‘eurofollia’, per altri di una necessità se non si vuole chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati.

Dunque per alcuni si tratta di una eurofollia (del tipo “curvatura delle zucchine“) per altri di una necessità “se non si vuole chiudere la stalla quando i buoi sono già scappati“. Il demodiretto transition boy europarlamentare ex dentista come la penserà? Vediamo.

Poniamo che un’auto a guida assistita, come quelle che già oggi circolano sulle nostre strade, per un errore di calcolo o dei sensori investa un passante uccidendolo. Di chi é la colpa? Non del guidatore, che di fatto non ha il pieno controllo dell’auto. Forse del costruttore, se l’incidente é dovuto ad un difetto di produzione. Ma spingiamoci oltre. In un futuro prossimo le auto si guideranno completamente da sole e impareranno dall’esperienza. Potranno essere considerate dei soggetti giuridici?

Il demodiretto transition boy europarlamentare ex dentista non ha dubbi: “in un futuro prossimo“, talmente prossimo che è bene che il parlamento europeo se ne occupi. Badate bene: non la teoria giuridica, ma il parlamento europeo! Fate presto! Il futuro è adesso: tra pochi anni (cinque? dieci?) le strade saranno piene di automobili che si guideranno da sole.

Ad oggi possiamo dire ad una macchina di comportarsi in un certo modo in una data situazione. In futuro sarà la macchina a decidere come comportarsi basandosi sui dati che provengono dai sensori, dai protocolli che il costruttore impone e dall’esperienza pregressa

E se lo dice un transition boy ci possiamo credere.

… si tratta di un futuro che ci piomberà addosso in pochi anni e se non ci attrezzeremo dal punto legislativo saranno guai. Potremmo avere un settore completamente deregolato, un Far West dove ad andarci di mezzo saranno i cittadini. Oppure le norme attuali potrebbero soffocare questa rivoluzione sul nascere

La frase rivelatrice è “le norme attuali potrebbero soffocare questa rivoluzione sul nascere“. Che parolone, rivoluzione. Ora, io che sono un bifolkenstein ciociaro (con laurea in ingegneria nucleare, un errore di gioventù) non ci vedo chiaro. Ma non è che qui non si tratta di una rivoluzione, bensì di un lucroso affare da promuovere forzando l’immaginario collettivo al fine di rendere appetibile, in breve tempo, il business delle automobili a guida automatica? Che saranno, serve dirlo? elettriche, magari con bei panelloni solari sul cofano e tanto tanto ecologiche signora mia.

L’intervistatore lancia la palla: “Nel testo approvato dal Parlamento si parla di economia ed etica. Che tipi di considerazioni bisogna fare?“. Sappiamo così che il parlamento europeo (che non conta una fava) si occupa di “economia ed etica“. Risponde il pensoso transition boy: “Torniamo all’esempio dell’auto senza pilota. Se il veicolo, mettiamo a causa del fondo stradale ghiacciato, si trovasse nella situazione di dover scegliere se investire un bambino o una coppia di anziani, che cosa é giusto che faccia? E se l’alternativa tra cui scegliere fosse investire una scolaresca o causare la morte del conducente andando a sbattere contro un muro?

Un dubbio atroce, invero. Poniamo che io un giorno, alla guida di un’automobile tradizionale su fondo ghiacciato, mi trovi nella situazione di scegliere se investire una capra o il transition boy, cosa è giusto che faccia? Vabbè, in questo caso la risposta è facile: la capra non può permettersi un avvocato.

L’intervistatore chiede: “E’ giusto che sia l’Unione europea a decidere queste cose?

Assolutamente sì, ad oggi é l’essere umano che decide. In futuro non potremo lasciare al caso o all’industria questo compito. Deve essere il legislatore a stabilire la cornice generale. Guardiamo quello che é successo con internet. E’ esploso nelle nostre vite senza che il legislatore avesse il tempo di normare il settore e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, ad esempio con la gestione dei nostri dati“.

Una risposta giusta (Deve essere il legislatore a stabilire la cornice generale) che parte da una premessa che è fondamentale sottolineare: “E’ giusto che sia l’Unione europea a decidere queste cose?  Assolutamente sì“. Dunque la fonte del diritto, su una questione così (ipoteticamente) importante è, per il demodiretto transition boy, l’Unione Europea. Sapevatelo!

Abbiamo parlato delle auto, ma quali altri settori della nostra vita cambieranno?
Tutti quanti. Le case verranno costruite da robot. Quando telefoneremo per l’assistenza di un prodotto non ci risponderà una persona in un call center, ma un software che dialogherà con noi senza che neppure ce ne accorgeremo. In ospedale a fare le diagnosi saranno dei supercomputer, come Watson dell’Ibm, che avranno in memoria milioni di cartelle cliniche e sulla base delle analisi ci daranno la cura più idonea. Anche gli psicologhi saranno rimpiazzati da robot e software. Certamente la sostituzione avverrà prima per i lavori manuali, ma poi anche i colletti bianchi saranno soppiantati dalle macchine“.

Già, “Le case verranno costruite da robot“, e figuriamoci le protesi dentarie! Cosa farà il povero demodiretto  transition boy quando dovrà tornare a fare il dentista, visto che dopo due legislature si torna a casa? Sarà per questo che si preoccupa tanto? Volete scommettere che il giorno che tornerà a fare il dentista si convincerà che no, non c’è robot che tenga il confronto con la mano di un dentista umano, e magari che il vero problema non sono le macchine e i software, ma i dentisti bulgari che fanno il suo stesso lavoro a un decimo della sua parcella? Io questa scommessa sono pronto a farla con lo stesso Dario Tamburrano, di pirsona pirsonalmente. E ci metto sopra un centone. Di nuove lire, ovviamente.

E’ inevitabile che la tecnologia distrugga posti di lavoro. Pensiamo al casellante in autostrada diventato obsoleto con l’avvento del Telepass o l’agenzia di viaggi e il giornalaio“.

E qui si vede la differenza tra un bifolkenstein ciociaro laureato in ingegneria nucleare (errore di gioventù) e un dentista : il povero demodiretto transition boy Tamburrano deve essere così sconvolto dall’incredibile, straordinaria, impensabile, maravigliosa, magica… ma in realtà banale e pedissequa applicazione di un segnale radio codificato che consente il dialogo tra un dispositivo portatile e un’infrastruttura di rete, da estrapolare da ciò un futuro di straordinarie meraviglie da paese dei balocchi, che stravolgerà il mondo così come lo conosciamo. Salvo ricredersi il giorno in cui, terminata la sua avventura politica, scoprirà che a fargli concorrenza non saranno i robot, ma i dentisti bulgari.

Secondo il World Economic Forum spariranno sette milioni di posti di lavoro entro il 2020, considerando i 15 Paesi più sviluppati, e ne verranno creati solo due milioni. E in futuro sarà ancora peggio perché saranno le stesse macchine che scriveranno software per altre macchine o costruiranno altri robot. Il lavoro umano diventerà sempre meno necessario. E qui si aprono altre due questioni. Primo, come fornire sostentamento ai non lavoratori. Secondo, accettare un nuovo modello culturale che non abbia al centro il lavoro“.

Che dire? Troppi romanzi di fantascienza durante l’adolescenza brufolosa? Sì.

Il gran finale è quando l’intervistatore chiede “serve un reddito di cittadinanza?“.

La diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale da un lato creerà grandi ricchezze e ridurrà la necessità di lavorare, dall’altro accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza. Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle. Ma dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo“.

Qui siamo al delirio. Analizziamo la risposta per punti. La diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale (prendiamo per buona la premessa) sarà tale che:

  1. da un lato creerà grandi ricchezze e ridurrà la necessità di lavorare
  2. dall’altro accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza
  3. Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle
  4. Ma dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo
Dunque avremo grandi ricchezze, immagino voglia dire una grande quantità di beni da consumare, ma il processo “accentrerà ancora più di quanto non avvenga ora la ricchezza“. Immagino voglia dire che gran parte di queste merci saranno consumate da una minoranza privilegiata. Ergo, “Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle“, e quindi “dobbiamo anche pensare a come useremo il nostro tempo“.
La soluzione? Ma è ovvio, come ho fatto a non pensarci prima! La democrazia diretta per decidere sul nulla a livello locale, quello delle transition towns dove ognuno si coltiva il suo orticello lavorando di zappa e vanga. E un bel reddito di cittadinanza perché  “Moltissime persone non lavoreranno e dovremo pensare a come sostentarle“.
L’intervistatore incalza: “Saremo tutti in perenne vacanza?“. “La nostra vita si basa in gran parte sul lavoro. Quando conosciamo qualcuno gli chiediamo che lavoro fa. Sulla nostra carta di identità é segnata l’occupazione. La Repubblica, recita la Costituzione, é fondata sul lavoro. Senza la necessita di lavorare cosa faremo nelle nostre vite? Sembra una domanda semplice, ma studi hanno dimostrato che l’essere umano con una formazione occidentale-calvinista avrà dei seri problemi ad adattarsi in un mondo senza lavoro“.
Qui la frase rivelatrice è “Quando conosciamo qualcuno gli chiediamo che lavoro fa“. Cioè, mi perdoni il demodiretto transition boy ex dentista, quale è il tuo ruolo nel mondo? E cosa volete che risponda uno con il reddito di cittadinanza che coltiva l’orticello in terrazzo, ammesso che lo abbia?
Non conto un cazzo!

Riusciremo ad adattarci dal punto di vista emotivo ad avere al nostro fianco dei robot?

Lo abbiamo fatto con il cellulare, lo faremo anche con i robot. Ma questo ha delle implicazioni enormi. Pensiamo ad un bambino che oggi si affeziona ad un peluche. Immaginiamo che in futuro il giocattolo gli parli ed interagisca con lui. Si creeranno dei rapporti affettivi importanti“.

Ecchila qua una professione per il futuro: lo psicoterapeuta per la cura dei cybertraumi! Dario, visto che ci conosciamo dai bei tempi, posso salutarti come si usava allora? Ma vaffanculo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.