Il 6 Gennaio 2021 doveva essere un “ordinario giorno storico”, se tale categoria è mai esistita: nella giornata precedente si erano svolte le elezioni in Georgia per eleggere i due senatori che avrebbero determinato la maggioranza in tale camera per i prossimi due anni; in aggiunta, il Congresso si sarebbe dovuto riunire in seduta congiunta per ratificare la conta dei grandi elettori di ogni singolo stato, passaggio formale ma comunque necessario affinchè il Presidente eletto il 20 di Gennaio  assuma a tutti gli effetti di legge la carica di Presidente degli Stati Uniti. Il 6 Gennaio si è invece tramutato presto in un giorno storico che di ordinario non ha avuto niente. 

Sebbene dalle elezioni del 3 Novembre 2020 il Presidente Trump sia risultato perdente, lo stesso ha inizialmente accusato di incostituzionalità i sistemi elettorali di alcuni singoli Stati, promuovendo inoltre teorie complottiste riguardanti una frode elettorale di scala talmente larga da compromettere l’integrità delle elezioni. Dopo decine di ricorsi in tribunali statali e federali ed il tentativo di appello alla Corte Suprema (peraltro a forte maggioranza conservatrice, con tre giudici su nove nominati da Trump stesso), il Presidente si è visto negare la sua versione in quanto non supportata da prove. Nonostante ciò, in questi mesi Trump ha continuato a perorare la sua tesi con una retorica molto forte e per molti versi scontrandosi con gli interessi del proprio partito, occupandosi relativamente poco della campagna elettorale in Georgia e preferendo mantenere la narrazione su di sé. Fallendo nel convincere il Segretario della Georgia a “trovare” 11780 voti che potessero ribaltare il risultato nello Stato, Trump si era appellato al Vice-Presidente Pence affinchè decidesse unilateralmente quali voti del collegio elettorale considerare validi e quali no (potere che lo stesso Pence, in una dichiarazione al Congresso, ha ammesso di non avere in base alla Costituzione).

Da questo punto la velocità e la confusione dei fatti aumenta: poco prima del voto del Congresso il Presidente aveva tenuto una manifestazione davanti alla Casa Bianca sostenendo la sua tesi di frode elettorale ed invitando ad andare al Congresso per correggere quello che, nella sua visione, sarebbe stato l’errore di nominare Biden Presidente. Mentre Camera e Senato dibattevano sulla possibilità di annullare i voti dei grandi elettori dello Stato dell’Arizona (richiesta fatta, come previsto dalla Costituzione, sia da un Senatore che da un membro della Camera) è accaduto l’inimmaginabile: Capitol Hill presa d’assalto dai manifestanti, introdottisi nell’edificio e rimasti al suo interno per ore, mentre i Parlamentari venivano fatti evacuare fino a che l’edificio non fosse stato messo in sicurezza. 

Gli accadimenti del 6 Gennaio sono straordinari e densi di significato. Era dal 1814 che nel Parlamento non si introduceva un significativo gruppo di persone senza il volere dello Stesso (all’epoca l’esercito inglese in guerra con gli USA); per la prima volta nella Storia inoltre, una bandiera confederata è stata introdotta nell’edificio, fatto non avvenuto neanche durante la guerra di secessione. Il colpo subito dalle istituzioni democratiche americane è gravissimo, e gli accadimenti dimostrano in tutta la loro esplosività l’insostenibilità di una serie di questioni fondamentali irrisolte negli USA: la pericolosità di un dibattito politico velenoso e mai così divisivo come negli ultimi anni; un incremento esponenziale delle disuguaglianze sociali ed economiche; la crescente faziosità e diffidenza tra coloro che possono o no permettersi un’istruzione universitaria.

Il Partito Repubblicano è stato fortemente “Trumpizzato” sia nella base elettorale che nella compagine parlamentare, rendendo impossibile un ritorno al passato nel breve periodo.  Alcuni senatori sembrano invece aver capito di poter approfittare di ciò in vista delle elezioni del 2024. Dall’altra sponda, i Democrats si trovano invece ad avere per la prima volta dal 2010 il controllo del Congresso e della Presidenza, e bisognerà vedere se l’alleanza tra centristi e progressisti durerà dopo aver concluso il suo naturale compito di sconfiggere Trump. Ad ogni modo, gli avvenimenti del 6 Gennaio gettano ombra sulla democrazia americana, che da terra promessa si è trasformata in una strana distopia.