Detenuta uccide figlia a Rebibbia, morte cerebrale per il fratellino. “Ora sono liberi”. Appello dei pm: “Il padre si faccia vivo”

Il piccolo di due anni, ricoverato al Bambino Gesù, è in condizioni disperate: i magistrati romani ora cercano il papà dei due bambini per autorizzare l’espianto degli organi. Sospesi i vertici del carcere femminile. Il ministro: “Sono stati fatti errori”. La donna parla col suo legale: “Ora loro sono fuori, sono in Paradiso

Sospensione per la direttrice della casa circondariale femminile di Roma-Rebibbia, Ida Del Grosso, per la sua vice, Gabriella Pedote, e per il vicecomandante del reparto di Polizia penitenziaria, Antonella Proietti. È questa la decisione presa dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, in seguito ai fatti avvenuti ieri nel carcere romano dove una detenuta, Alice S., 33 anni, di nazionalità tedesca, ha ucciso la figlia neonata e ferito gravemente l’altro figlio di due anni gettandoli dalle scale interne del carcere. “E’ stata una tragedia ma se ho preso un provvedimento di sospensione rispetto ai vertici di quella sezione del carcere significa che ho ritenuto che siano stati fatti errori”, così Bonafede parlando su La7.

Tecnicamente, i provvedimenti sono stati adottati dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Francesco Basentini. Da ieri, inoltre, è in corso un accertamento ispettivo da parte del Dap.

Intanto sono gravissime le condizioni del bimbo, che si chiama Divine, rimasto ferito gravemente dopo che la madre lo ha gettato dalle scale insieme alla sorellina Faith. “Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico”, fanno sapere dell’ospedale Bambino Gesù. E i medici aggiungono: “È in programma l’avvio della procedura di accertamento di morte cerebrale”. Una procedura che si attiva quando non sembrano esserci più speranze di ripresa. Clinicamente morto dunque il piccolo che ha agonizzato per 24 ore.

L’appello dei magistrati: “Cerchiamo il padre”  I magistrati romani che si occupano del caso hanno lanciato un appello per trovare il padre dei piccoli. Qualora fosse dichiarata la morte cerebrale del bambino – nato a Monaco così come la sorellina – per poter autorizzare l’espianto degli organi serve il consenso del padre. La madre, però, non ha saputo o voluto fornire alcuna indicazione su dove poterlo rintracciare. Tutto quello che si sa è che l’uomo si chiama Ehis E., ed è di nazionalità nigeriana. Per il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il pm Eleonora Fini ora la priorità è trovare il papà, in modo da salvare altre vite. L’uomo può contattare direttamente la direzione sanitaria del Bambino Gesù al numero 0668592424 o i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci al numero 0648942931 o al 112.

“I miei bambini adesso sono liberi, sono in Paradiso”. Con una lucidità terribile la donna ha spiegato così il suo gesto, parlando col suo avvocato Andrea Palmiero nel corso del colloquio avvenuto nel reparto di psichiatria dell’ospedale Pertini dove si trova piantonata da ieri. Secondo quanto riferisce il suo difensore, è apparsa del tutto consapevole del suo atroce gesto.  “Sapevo che ieri era in programma l’udienza davanti ai giudici del Riesame che dovevano discutere della mia posizione – avrebbe aggiunto parlando col suo legale – I miei figli intanto li ho liberati, adesso sono in Paradiso”.

La donna era stata arrestata il 28 agosto scorso a Roma perché trovata in possesso di 14 chilogrammi di marijuana. Nei suoi confronti era stato applicato l’arresto in flagranza di reato, misura che dovrà essere convalidata nei prossimi giorni dal gip.

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