Una maggioranza parlamentare in Danimarca ha approvato uno storico pacchetto di risarcimenti per gli allevatori di visoni, i quali aspettavano chiarimenti da quando il loro commercio era stato di fatto azzerato con il decreto del governo che ordinava l’abbattimento di tutti i visoni allevati. Oltre 15 milioni di capi.

Il risarcimento senza precedenti è inteso a compensare tutte le perdite subite da ogni singolo allevatore di visoni a seguito della chiusura degli allevamenti e dell’uccisione degli animali senza essere stati scuoiati. Copre anche le mancate entrate e i debiti accumulati dalla distruzione di un’intera industria in una nazione che era leader mondiale nella produzione di pellicce.

L’accordo potrebbe creare una voragine nelle casse dello Stato stimata tra i 15,6 e i 18,6 miliardi di corone danesi (dai 2 ai 2 miliardi e mezzo di euro), a seconda della valutazione finale di ogni singola fattoria, ha riferito la Radio Danese.

Sono previsti compensi anche per l’indotto, le attività che dipendevano indirettamente dall’allevamento dei visoni, quali produttori e distributori di mangimi, case d’asta e società di trasporto.

“Sono lieto che un’ampia sezione dei partiti parlamentari sia a favore a una compensazione equa e complessiva”, ha detto il ministro delle finanze in carica Morten Bødskov elogiando l’accordo tra i socialdemocratici, il liberal-conservatore Venstre, i social liberali, l’Alleanza Liberale e il Partito Socialista Popolare.

Oltre al risarcimento, è previsto un cosiddetto “regime di ibernazione” per gli allevatori di visoni che vorranno ricominciare quando il divieto di allevamento scadrà alla fine dell’anno. Il Partito popolare danese e i conservatori hanno tuttavia lasciato i negoziati frustrati dato che sono stati stanziati solo 60 milioni di corone (8 milioni di euro) per il programma di ibernazione.

L’accordo di compensazione conclude un processo caotico. I primi casi di COVID nei visoni d’allevamento erano stati segnalati nel giugno 2020, dopo di che erano stati eseguiti degli abbattimenti sanitari mirati. A settembre era stata poi scoperta una mutazione che avrebbe potenzialmente potuto passare all’uomo e interferire con il processo di vaccinazione. Il governo ha successivamente ordinato l’abbattimento di tutti i visoni d’allevamento e la chiusura di tutti i circa 1.000 allevamenti di visoni della nazione.

In seguito si è scoperto che non esisteva una base legale per un’operazione del genere e la maggioranza del governo ha retroattivamente criticato l’uccisione di circa 15,4 milioni di visoni in tutto il paese. Prima della fatidica decisione che ha gettato il futuro di questa industria in una profonda incertezza, la Danimarca si collocava tra i leader mondiali nel commercio di pellicce.

Alle critiche per lo sterminio degli animali si sono poi aggiunte quelle per la cattiva gestione dell’operazione di smaltimento dei corpi, con fosse comuni mal ricoperte e cadaveri che rigonfiandosi per effetto dei gas di putrefazione riemergevano in modo macabro rischiando di causare ancor più danni per l’ambiente.

Le preoccupazioni per la sicurezza inducevano infine il governo a far riesumare i cadaveri e smaltirli più correttamente incenerendoli.

Prima dell’abbattimento, la Danimarca era il più grande produttore di pellicce di visone con il 29% del mercato, 24,5 milioni di pelli di visone prodotte per un importo di 5,2 miliardi di corone danesi di fatturato (700 milioni di euro) nel 2019.