È nella quotidianità che si possono individuare gli elementi che tracciano il cambiamento individuale e della società. Per questo è stato importante, in questi mesi, approfondire le diverse identità della nuova pausa pranzo, dopo la pandemia e i lockdown che hanno influenzato abitudini e valori degli italiani. Parallelamente all’indagine realizzata da Nomisma per l’Osservatorio CIRFOOD DISTRICT, abbiamo voluto coinvolgere anche i lettori del Giornale del Cibo, attraverso un sondaggio proposto qualche settimana fa e realizzato insieme al sociologo e open innovation manager Flaviano Zandonai. Insieme abbiamo provato a identificare in quale direzione e che peso abbiano i cambiamenti innescati dalla pandemia, e qual è il valore chiave della “nuova” pausa pranzo: la convivialità.

Nuovi scenari per una nuova pausa pranzo

Sono stati 126 i lettori e le lettrici a rispondere al sondaggio, un campione che, come ha evidenziato Zandonai in occasione della presentazione pubblica dei dati, rappresenta un’avanguardia di persone che si pongono delle domande attorno al cibo e riflettono sull’esperienza della loro pausa pranzo.

Ciò che è emerso, infatti, è come esista un “prima” e un “dopo”, una differenza fondamentale: la pausa pranzo pre Covid-19 era un momento di convivialità e un rito sociale, con la pandemia è diventata soprattutto una questione individuale. Questa trasformazione, ha evidenziato Zandonai, non va letta come una mutazione definitiva, ma come la differenza più rilevante osservata dai lettori.

Come viene vissuta la pausa pranzo dai lettori del Giornale del Cibo?

Non altrettanto netta è stata, infatti, la cesura a proposito di come viene vissuta la pausa pranzo. I lettori si dividono, sostanzialmente, in tre gruppi per i quali l’esperienza della pausa pranzo può essere definita:

  • disorganizzata sia nelle modalità di consumo dei pasti sia nella gestione del tempo;
  • innovativa, ovvero caratterizzata dalla sperimentazione di nuovi cibi e nuove modalità di preparazione che prevedono anche il coinvolgimento di altri membri della famiglia;
  • tradizionale, senza cambiamenti significativi rispetto a prima della pandemia.

I risultati del sondaggio, per quanto rappresentino un micro campione, ha aggiunto Zandonai, aiutano a tracciare la strada del new normal del futuro e descrivono una situazione fluida che apre diverse opportunità. Una frammentazione che si rispecchia anche nelle risposte alla domanda su quale sia la pausa pranzo desiderata. I lettori si dividono qui in quattro gruppi: chi sceglie la ristorazione aziendale, chi la cucina attrezzata dell’ufficio, chi la pausa pranzo in casa e chi, infine, opterebbe per bar e ristoranti. “Risposte che sollecitano sia chi investe nel settore sia chi si occupa di politiche pubbliche: sarebbe interessate dotare gli spazi delle città di infrastrutture sociali che servono per la pausa pranzo e favoriscano la creazione di momenti in cui possono accadere cose che alimentano la nuova normalità.” In altre parole, il sociologo pone l’accento sull’importanza che le scelte di chi progetta i luoghi e i tempi della pausa pranzo favoriscano la socialità e ne tengano conto.

Una nuova convivialità

Le informazioni e i punti di vista raccolti nell’approfondimento del Giornale del Cibo con CIRFOOD forniscono dunque un quadro fluido e in evoluzione che presenta numerose sfide agli stakeholder. Zandonai sottolinea l’importanza del design del servizio della mensa aziendale. “Abbiamo strutture belle che garantiscono il rispetto dei bisogni e la sicurezza alimentare, sarebbe interessante se la convivialità diventasse sempre più un fattore di progettazione del servizio. Si possono infatti organizzare gli spazi in maniera da favorire azioni e incontri. In questi anni abbiamo assistito ad un florilegio di questi servizi, i cosiddetti hub comunitari, dove sono presenti figure e spazi ibridi dove le persone al ristorante o che bevono un caffè svolgono una funzione di tipo sociale”.

Un esempio è la soluzione sviluppata da System Logistics, raccontata da Paulina Wietrzykowska, anche in occasione dell’evento conclusivo di Nuova Pausa Pranzo. Il ristorante aziendale, progettato in collaborazione con CIRFOOD, è, infatti, fortemente innovativo e basato su quattro pilastri: funzionalità, sostenibilità, comfort e flessibilità, come evidenziato dagli stessi dipendenti-fruitori.

In questa prospettiva, gli operatori della ristorazione aziendale, la cui importanza è già riconosciuta dagli utenti, possono sempre più diventare veri e propri community manager o community maker, persone che stimolano relazioni e che accendono il motore della convivialità. Del resto, ha aggiunto ancora Zandonai nel dibattito del 26 maggio scorso, la socialità è qualcosa di ancestrale, il nucleo della vita in gruppo. “Se vogliamo essere persone che agiscono per un mondo più sostenibile e inclusivo, dobbiamo partire dall’ascolto e dalle relazioni gli uni con gli altri. Spesso tutto ciò parte da relazioni a corto raggio, anche solo condividendo un pasto.”

In questa fase di incertezza, dunque, il sociologo suggerisce di investire per riportare la convivialità tra gli elementi che caratterizzano la nuova pausa pranzo, proprio perché dalle relazioni che nascono attorno al cibo passa il futuro della società. Vi riconoscete in questo valore?

Passaporto friulano e cuore bolognese, Angela vive a Udine dove lavora come giornalista freelance. Per Il Giornale del Cibo scrive di attualità, sociale e food innovation. Il suo piatto preferito sono i tortelloni burro, salvia e una sana spolverata di parmigiano: comfort food per eccellenza, ha imparato a fare la sfoglia per poterli mangiare e condividere ogni volta che ne sente il bisogno.