Secondo l’83,4% degli intervistati la pandemia ha influenzato l’approccio agli investimenti. Tuttavia nel corso dell’anno il sentiment degli investitori è decisamente cambiato: è stata infatti la prima ondata, a marzo, a destare le maggiori preoccupazioni (73,6%), mentre solo il 26,4% mostra elevati timori per questa seconda fase dell’epidemia. Rispetto alla prima ondata, inoltre, la maggioranza del campione dichiara di avere assunto un’attitudine più rialzista (52%), contro un 11% di investitori più ribassisti, mentre il 37% ritiene che il suo approccio sia rimasto sostanzialmente invariato.

È lo scenario disegnato dalle risposte di oltre 700 investitori retail in un sondaggio condotto da Investing.com. Se si analizzano le ragioni alla base di queste preoccupazioni, troviamo in primis l’aumento della volatilità di mercato (55%), seguita dall’instabilità politica del Paese (17,3%) e dalla guerra tecnologica tra USA e Cina (11,5%), che secondo analisti ed esperti è destinata a prendere il posto della “guerra dei dazi” nel contesto post-elettorale USA. Destano meno ansie invece un possibile venir meno del sostegno delle banche centrali (solo il 6%) e l’impatto atteso della politica della Fed in materia di inflazione dopo la svolta di Jackson Hole (5%).

Più del 74% degli intervistati mostra di essere decisamente consapevole del fatto che l’azionario è l’asset class più promettente, con un netto distacco rispetto agli investimenti alternativi (private equity, private debt, infrastrutture, mercato immobiliare), che raccolgono un esiguo 8%, e alle criptovalute (6,6%). Chiudono la classifica le commodity (4,6%) e il reddito fisso (3,1%).

Se si considerano le singole classi di attivo, le preferenze degli intervistati si concentrano sui settori azionari messi in luce dalla pandemia, ovvero pharma/healthcare (29,3%) e tecnologici (oltre il 24,3%), seguiti dal comparto energy/utility con il 19,9%. Nel reddito fisso, invece, le preferenze vanno a obbligazioni emergenti (27,5%), green bond (22,3%) e obbligazioni societarie (15,2%), mentre i titoli di Stato ottengono il quarto posto con il 14,8%. Tra i titoli di stato europei, gli italiani confermano la preferenza per le emissioni del Belpaese (47,7%) rispetto a quelle tedesche (33,6%), mentre la Francia è terza con solo il 3,55% dei consensi.

Infine, uno sguardo a come ha impattato la pandemia sull’universo ESG. Il quadro che emerge dal sondaggio è abbastanza contrastante. Se, infatti, complessivamente la maggioranza degli intervistati dice di essere stato influenzato dalla crisi Covid-19 nell’approccio agli investimenti sostenibili (circa il 55%, con un picco del 16% che ritiene di esserne stato addirittura “molto influenzato”), per contro il 45% rileva un impatto scarso o nullo sulle proprie scelte di investimento.