oris Lipnitzki/Roger Viollet/Alinari, Firenze

Si è battuta per l’eliminazione degli abiti che costringevano il corpo femminile in modo innaturale, per le tasche, per la libertà di portare il colore nero ( e se avessero trovato un colore più scuro, avrebbe indossato anche quello) e il tweed: Coco Chanel è  stata in grado di coniugare comodità e stile in un’epoca dominata da piume, balze e pizzi. E forse il suo intervento sarebbe servito anche oggi, così nessuno si sarebbe trovato a vivere in tuta e senza reggiseno per tutto il giorno davanti allo schermo di un computer.

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Mademoiselle Chanel ha lasciato il segno nel secolo scorso, diventando un’icona immortale. Sono passati cinquant’anni dalla morte di Coco, al secolo Gabrielle Bonheur Chanel, ma ancora non siamo sazi di leggere e di conoscere i segreti di una stilista straordinaria e ribelle. Dall’origine dei fili di perle che portava sempre al collo, alla nascita del taglio di capelli che l’ha resa inconfondibile, fino alla sua passione personale per il Ballets Russes: il racconto della sua vita e gli aneddoti più curiosi sono raccolti in Coco Chanel, La rivoluzione dello stile, scritto da Chiara Pasqualetti Johnson, edito da White Star. «Tutti sanno chi era Chanel, ma non sempre conoscono la sua storia – spiega – Partendo dalle immagini, ho voluto ripercorre la sua biografia come fosse un reportage. Di rado la storia di una vita si intreccia così profondamente con la trasformazione di una sensibilità e l’evoluzione dello stile di un’epoca».

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È stata immortalata da artisti del calibro di  Man Ray, Cecil BeatonHenri Cartier-Bresson, mentre Robert Doisneau scatta uno dei suoi ritratti più celebri, mettendola in posa davanti agli specchi del suo atelier di Rue Cambon, dove il suo profilo inconfondibile si riflette all’infinito. I loro iconici ritratti vengono riproposti nel libro di Chiara Pasqualetti Johnson insieme a rare istantanee che raccontano Chanel nella sua quotidianità, recuperate con un’accurata ricerca tra archivi storici e collezioni private.

Robert Doisneau/Gamma-Rapho/Getty Images

Un intero capitolo è dedicato al profumo Chanel N° 5, che nel 2021 compirà 100 anni. Un profumo che, su espressa richiesta di Mademoiselle doveva essere “un profumo di donna, che sa di donna”, l’essenza della femminilità e non quella di un fiore, da mettere negli stessi posti dove si desiderasse essere baciate. Coco aveva ideato una strategia pubblicitaria che potremmo definire un “influencer marketing” ante litteram: aveva regalato una boccetta di Chanel N°5 a tutte le sue amiche dell’alta società, confidando nel passaparola. Il successo fu strabiliante.

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Il suo amore per la semplicità, per il rigore e la purezza delle forme si è tradotta poi nella boccetta che conosciamo oggi: una bottiglia da farmacia, un parallelepipedo trasparente con un tappo che ricorda la forma geometrica di Place-Vendôme. «Non si è mai detta femminista, eppure ha creato la donna moderna – spiega l’autrice –  Con i suoi abiti facili da amare e da indossare, ha regalato a generazioni di donne la libertà di rimboccarsi le maniche da sole. In tutti i sensi»

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