Quante memorie ci evoca un tappo in sugheroUn brindisi di capodanno con gli amici e il classico rumore della bottiglia di spumante che viene stappata. Una cena galante in cui il sommelier annusa il tappo di quel Brunello di Montalcino. O quella volta in campeggio, in cui eravamo senza cavatappi e abbiamo stappato la bottiglia di vino con una vite dopo mezz’ora di tentativi…

Insomma, per noi italiani il tappo in sughero di una bottiglia di vino è molto più che una semplice chiusura, ed è da sempre considerato sinonimo di qualità della bottiglia. Ma siamo sicuri che sia davvero ancora così e che altri sistemi, come il tappo a vite, siano invece usati soltanto su bottiglie più economiche e qualitativamente inferiori ?

Scopriamo insieme le differenze tra i vari sistemi di chiusura di una bottiglia di vino e quali sono le alternative migliori al tappo in sughero.

Il tappo in sughero naturale monoblocco: pregi e difetti 

Iniziamo il nostro percorso tra le varie chiusure del vino proprio dal tappo in sughero. Questo materiale, ricavato dal tronco di un particolare tipo di quercia, è tradizionalmente utilizzato nella chiusura delle bottiglie di vino per le sue caratteristiche: leggerezza, elasticità e impermeabilità garantiscono una tenuta perfetta nel collo della bottiglia.

È doverosa una precisazione: stiamo parlando del tappo di sughero dettonaturale monoblocco”, cioè un unico pezzo di sughero ottenuto dal taglio della corteccia della quercia da sughero.


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Esistono anche altre tipologie di tappo in sughero, come i tappi in sughero agglomerati, che hanno però altre caratteristiche e che sono formati da più pezzi uniti tra loro. Questa tipologia è senz’altro la più utilizzata sui vini fermi di fascia alta, che devono essere conservati per lunghi periodi – a volte anche per decenni!

Nonostante la sua fama e il suo largo utilizzo, questo prodotto presenta però qualche difetto che è bene considerare: scopriamoli insieme.

Difetti del tappo in sughero: l’ossidazione 

Abbiamo già visto che il sughero è impermeabile ed elastico, ma lascia comunque passare piccole quantità di ossigeno. Questo influisce significativamente sulla maturazione del vino, di solito in positivo: è il caso dei vini rossi, in cui si formano nuovi aromi complessi come sottobosco, tabacco o pellame (i cosiddetti aromi terziari); i tannini si ammorbidiscono, e in generale il vino diventa più morbido e piacevole.

Troppo ossigeno però può portare a un precoce invecchiamento e a un’eccessiva ossidazione: gli aromi fruttati spariscono del tutto e permangono solo sapori di aceto e marsala.

È impossibile controllare con precisione la quantità di ossigeno che passa attraverso il tappo in sughero, pertanto sarà difficile trovare due bottiglie chiuse con un tappo in sughero naturale del tutto identiche!

Sentore di tappo: da cosa dipende questo fastidioso difetto olfattivo?

Il principale problema del tappo in sughero naturale resta il ben noto difetto chiamato comunemente “sentore di tappo”.

Si tratta di un difetto percepibile sia al naso che al palato, dovuto a un composto, il TCA, prodotto da un fungo che cresce in presenza del cloro. Il TCA genera uno sgradevole odore di cartone bagnato e muffa, che altera e attenua gli altri aromi del vino. 

Questo problema è molto più comune di quanto si pensi: c’è chi dice che le bottiglie contaminate siano meno dell’1%, e chi parla addirittura di una bottiglia su 10. Al di là dei numeri, anche se la qualità dei tappi sta migliorando grazie alla tecnologia, chi usa questo tipo di chiusura deve mettere in conto che in una percentuale delle sue bottiglie sarà presente il fastidioso sentore di tappo.

Chiusure alternative al tappo in sughero: quali sono le più interessanti?

Come può dunque un produttore di vino garantire una bottiglia priva di ossidazioni eccessive e sentori di TCA? Scopriamolo insieme passando in rassegna le chiusure alternative al sughero naturale, ormai utilizzate in quasi tutte le bottiglie che comunemente acquistiamo nei supermercati, e pronte a conquistare il collo delle etichette più pregiate!

Tappi tecnici o agglomerati

Si tratta di tappi in cui i granelli di sughero (spesso residui delle lavorazioni dei tappi monoblocco) vengono trattati per eliminare il TCA, impastati con del collante alimentare e modellati a forma di tappo. 

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Sono utilizzati solitamente su bottiglie di veloce consumo e di poco costo, Un tipo particolare di tappo agglomerato è il “twintop” dove l’agglomerato è racchiuso tra una o più rondelle in sughero naturale monoblocco, come nell’immagine in basso.

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La versione con la rondella in sughero monoblocco solo nella parte inferiore, a contatto con il vino, è utilizzata per la tappatura di spumanti anche di grande qualità, grazie alla maggiore tenuta che permette di preservare meglio le bollicine. Il tappo da spumanti infatti è sempre di forma cilindrica, ed è solo grazie alla capsula e alla pressione interna alla bottiglia che assume la caratteristica forma a fungo!

Tappi sintetici

Si tratta di tappi che un tempo erano in plastica ma sempre più di frequente, come nel caso del Nomacorc™, sono ottenuti da polimeri vegetali derivati dalla canna da zucchero. I tappi in plastica vegetale sono completamente riciclabili e a bassissimo impatto ambientale,  eliminano completamente il rischio del sentore di tappo e possono essere modellati in modo da permettere più o meno passaggio di ossigeno, a seconda delle necessità del produttore. 

Forse è l’estetica la parte meno convincente: guardandolo si nota un certo “effetto plastica”, e per questo viene solitamente utilizzato per bottiglie di qualità medio/bassa, o comunque vini da conservare per brevi periodi, non adatti a lunghi invecchiamenti.

Tappo a vite

È sicuramente il più dibattuto e controverso, ma anche quello che oggi si sta maggiormente affermando persino tra produttori di grande prestigio: parliamo del tappo a vite.

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Conosciuto col nome commerciale di Stelvin™, è formato da una capsula in alluminio con una filettatura che avvolge il collo della bottiglia. Una cosa interessante e forse poco nota è che all’interno del tappo è presente una capsula in resina, che consente un graduale rilascio di gas inerte, solitamente azoto. Negli ultimi anni si sta sperimentando anche qualcosa di nuovo: all’azoto può essere sostituito l’ossigeno, proprio per simulare la microssigenazione del tappo in sughero. Questa ossidazione rimane però più contenuta e controllabile e permette di sapere esattamente quanto ossigeno sarà rilasciato nella bottiglia. Una grandissima innovazione!

Chisure per il vino: quale sarà il futuro?


Quindi, tra tutte le alternative al tappo in sughero, qual è la migliore?

Sono stati eseguiti numerosi test che dimostrano quanto il tappo a vite sia, assieme al tappo a corona, quello che meglio garantisce la tenuta e la riproducibilità dell’etichetta.


Un famoso esperimento sulle chiusure è quello effettuato da Walter Massa nel 2018. Massa è un vignaiolo di spicco nel panorama italiano: oltre ad essere l’artefice della riscoperta del Derthona, vitigno autoctono piemontese a bacca bianca, è stato uno dei fondatori della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti. Per questa curiosa prova ha confezionato nel 2014 una stessa produzione di vino con 7 tipologie di chiusura diverse, e nel 2018 ha stappato le bottiglie per confrontarle. Tappo a vite e tappo a corona si sono dimostrati i migliori per la conservazione delle proprietà del vino, dall’acidità agli aromi fruttati, mentre la bottiglia con tappo in sughero, neanche a farlo apposta, era “tappata”, cioè presentava l’odiato difetto del tappo.

Massa è un grande sostenitore del tappo a vite, che usa regolarmente per buona parte della sua produzione, il che consente anche di ridurre le quantità di anidride solforosa, visto che il problema dell’ossidazione è eliminato alla radice.

Come Massa, sono sempre di più i produttori di grandi vini, dalla Chablis alle Langhe, che scelgono questa tipologia di chiusura.

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In Germania, infatti, il tappo a vite è uno standard per i famosi Riesling della Mosella, considerati tra i migliori vini bianchi al mondo. Sempre più spesso i paesi scandinavi, a fronte di una tassazione altissima sul vino importato, chiedono ai produttori di vino italiani ed europei di utilizzare il tappo a vite (o screwcap in inglese), come garanzia di qualità soprattutto contro il rischio di “sentore di tappo”. 

In Australia e in Nuova Zelanda, due tra i principali paesi produttori di vino fuori dall’Europa, la quasi totalità delle aziende vinicole utilizza il tappo a vite anche per etichette di pregio. Quella del tappo a vite in Australia è stata una vera e propria rivoluzione enologica iniziata negli anni ‘80 quando, a fronte di un boom delle richieste di export di vino, è sorta la necessità di reperire una chiusura a basso costo e che garantisse stabilità e costanza per la propria produzione.

Nella nostra percezione, il tappo a vite è la meno romantica delle chiusure, quella che rimanda subito a un vino di bassa qualità, ma come abbiamo appena visto il mito è sfatato: anche un grande vino può essere chiuso con un tappo a vite!

E voi da che parte state, tappo a in sughero o tappo a vite? Siamo curiosi di conoscere la vostra opinione e le vostre esperienze!