Da Kendall Jenner a Beyoncé e George Clooney: il red carpet horror di Halloween

Ogni anno le star di Hollywood non perdono occasione di festeggiare la notte più spaventosa dell’anno, Halloween, trasfomando le loro feste private in originali red carpet degli orrori. Uno dei party più esclusivi è quello organizzato da Casamigo, il famoso locale a Los Angeles di George Clooney e Rande Gerber, il marito di Cindy Crawford, dove, attori, cantanti, modelle, star tv e showgirl d’oltreoceano si travestono con maschere sempre più spettacolari, sexy e terrificanti. Ma la vera festa di Halloween per le star si svolge su Instagram, dove postano i loro look dando vita a una horror battle. Da Kendall Jenner a Chiara Ferragni con Fedez e Leone, a Beyoncé. Ecco i migliori costumi dei vip, pronti a scatenarsi per la nottata più paurosa di sempre.
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Migliori riviste di moda italiane, VOGUE, GRAZIA, BREAK MAGAZINE

In un mercato delle riviste di moda in crisi, ecco i migliori magazine chi resistono.  

 

2019 alle porte, anche quest’anno si accendono i riflettori sulla “settimana della moda”, grazie soprattutto agli addetti ai lavori delle migliori riviste di moda. Gli italiani, si sa, sono amanti della moda e del bel vestire e, nonostante qualche sfottò da parte degli stranieri, bisogna andarne fieri.

Saper vestire bene per tutte le occasioni è una qualità, ma non solo quello: l’Italia ha fatto della moda un business, da apprezzare e valorizzare, anche per i benefici sulla economia del bel paese. Proprio per questa passione nostrana, in Italia vengono prodotte alcune delle migliori riviste di moda al mondo, vediamone qualcuna.

Avendo scegliere un osservatorio speciale dal quale immaginare il futuro delle cose di carta, non sembra sbagliato soffermarsi sulle riviste indipendenti che hanno a che fare con la moda, ovvero quel “ventaglio” di pubblicazioni piuttosto ampio in cui confluiscono convenzionalmente fanzine, magazine e più in generale progetti editoriali caratterizzati da un particolare lavoro di cura e ricerca del contenuto, che molto spesso è tematico, un investimento nella qualità della fotografia e della stampa, una tiratura limitata, una scadenza di pubblicazione variabile e, non da ultimo, diversi approcci all’investimento pubblicitario, che può essere del tutto assente o, più recentemente, trasformarsi in una raffinata forma di collaborazione. In occasione della sesta edizione di Fruit Exhibition, la rassegna bolognese dedicata all’editoria d’arte indipendente, che quest’anno si tiene dal 2 al 4 febbraio presso il Palazzo Re Enzo, ho contattato Saul Marcadent, che insieme ad Anna Carniel ha curato Fashion Documents, uno dei due focus della manifestazione sui trend culturali che muovono l’editoria contemporanea. L’altro, concettualmente affine al discorso qui intrapreso sulla moda, è Let’s Queer, che con una panoramica di pubblicazioni internazionali indagherà l’estetica della “differenza” rispetto all’orientamento strettamente eterosessuale o cisgender

Fashion Documents è una selezione frutto del lavoro di ricerca di Marcadent, dottorando in moda all’Università Iuav di Venezia, che comprende una rosa di editori che oggi stanno facendo cose molto interessanti, muovendosi nell’ampio raggio di possibilità individuato in apertura. Come sottolinea Marcadent, è per questo motivo una selezione ibrida di riviste ma anche di vere e proprie case editrici, che lavorano con il linguaggio della moda anche quando non possono definirsi propriamente “specializzate” in quell’unico settore. I visitatori potranno consultare (e, soprattutto, acquistare) magazine come Archivist(Regno Unito), C*ndy (Spagna), Odiseo (Spagna), Tissue (Germania), Ences(Francia) e Hunter (Italia), ma anche monografie e antologie pensate da editori alternativi come Yard Presse (Italia), IDEA (Regno Unito) e DITTO (Regno Unito) fra gli altri. Allo sguardo europeo si affianca una ulteriore selezione internazionale realizzata in collaborazione con Edicola 518 (Italia). Il programma si completa poi con tre conversazioni, previste tra sabato e domenica (gli orari li trovate qui), che coinvolgeranno gli editor di Odiseo (Emmy Koski e Vincenzo Angileri), Archivist (Dal Chodha) e Hunter (Anna Carraro).

La rassegna curata da Marcadent e Carniel è perciò la piattaforma ideale per riflettere sullo stato di questo tipo di prodotto culturale legato alla moda, che dovendosi confrontare da una parte con la crisi sistemica dell’editoria e dall’altra con l’entrata in gioco dell’elemento digitale, sembra oggi molto più consapevole e, allo stesso tempo, meno votato al “do it yourself” di quanto non fosse in passato. La volontà dei curatori di reperire anche i numeri passati delle riviste in vendita, spesso introvabili anche per gli appassionati data la peculiarità di molti dei progetti in mostra, nasce proprio dalla convinzione che esse siano innanzitutto oggetti da collezione, in virtù di quell’esperire la carta come un lusso di cui avevamo parlato anche con Stella Bugbee di The Cut, e che la loro preziosità derivi dall’ampiezza dello sguardo, fatto di immagini e parole, con il quale leggono la realtà, in una maniera che non è – strutturalmente – quella del periodico. Come sono cambiati i rapporti tra il mainstream e l’underground rispetto agli anni Novanta, epoca d’oro delle riviste di ricerca? E in che senso parliamo di maggiore “consapevolezza”? Intanto, il modello di business su cui molti magazine indipendenti costruiscono la propria sostenibilità si basa oggi su diversi fattori, come spiega questo sempre valido articolo di Business of Fashion risalente al 2015, che vanno dal prezzo di copertina alle tradizionali pagine pubblicitarie, dai contenuti sponsorizzati agli eventi fino alla creazione di vere e proprie agenzie creative, che con il prodotto editoriale hanno un rapporto di mutuo sostentamento (l’uno è solitamente specchio, o meglio, vetrina dell’altra).

 

In un panorama frammentato e decimato dal calo degli investimenti pubblicitari, allora, i magazine indipendenti sono diventati sempre meno “improvvisati” e non è un caso che, sempre più spesso, siano creati da professionisti del settore che possono già contare su solidi rapporti con l’industria. È il caso di System Magazine, che come ha dichiarato più volte il direttore Elizabeth Von Guttman non nasce allo scopo di fare soldi e i cui contenuti di qualità sono il risultato di una rete di relazioni delle persone che ci lavorano, una rete che si può permettere un’intervista di Cathy Horyn a Raf Simons accompagnata da un portfolio scattato da Juergen Teller. Archivist e Odiseo, che fanno parte di Fashion Documents, sono state create da persone che il mondo del modo lo conoscono bene. Ed è anche il caso di 032c, il cui fondatore Joerg Koch trova «intellettualmente pigri» tutti quelli che, dalla nicchia, guardano con disgusto ciò che è popolare, come dichiarato in una bella intervista apparsa su GQ. Il magazine da lui fondato insieme alla moglie Maria nel 2001 a Berlino, che allo scorso Pitti ha presentato la sua collezione di apparel e può essere considerato un brand a tutti gli effetti, si muove nel solco dei casi di studio su cui Marcadent ha sviluppato il suo progetto di ricerca: riviste come PurpleSelf Service e A Magazine Curated By che per prime hanno valicato il confine dell’underground per trasformarsi in alcune delle voci più autorevoli e riconosciute del settore, con tutto ciò che questo comporta.

 

La selezione di Fashion Documents, comunque, si concentra su due obiettivi di fondo: da una parte dare conto di una scena ancora prolifica e variegata (e questa, da sola, sarebbe già un’ottima notizia per le cose di carta di cui sopra) e dall’altra investigare i vari stadi che molti di questi progetti attraversano e le modalità che essi sperimentano per mantenersi, cambi di pelle inclusi. Basti pensare ad Archivist, che lavora specificatamente con gli archivi di moda e dedica ogni numero a un marchio diverso, con il quale stabilisce una collaborazione, rielaborandone la storia attraverso gli occhi di stylist e fotografi emergenti. È interessante, infine, il rapporto che molte di queste riviste hanno stabilito con Internet, che Marcadent definisce con una bella espressione come “pacifico”. Mentre molti periodici stanno sperimentando cover interamente digitali, come break magazine moda, questi magazine si possono ancora permettere di “esserci” sul web nel modo più consono alla loro natura. Magari attraverso profili Instagram particolarmente curati ma non attivi sul quotidiano oppure con siti molto semplici, che raccontano il progetto (spesso con grafiche interessanti) e ti permettono di comprare il giornale. Il passo successivo sarebbe parlare dei luoghi fisici dove poter comprare prodotti editoriali di questo tipo, ma quella è – un’altra – storia complicata.

 Miami Swim Week 2018: Settimana della moda che il mondo aspettava

Dal 12 al 17 luglio, le sfilate di moda della Miami Swim Week 2018 e la fiera Swim Show presenteranno le ultime novità della moda estate, costumi da bagno, abbigliamento da resort e collezioni, modelle di calibro presenti da tutto il mondo. Oggi Miami  è ancora un punto di riferimento su scala mondiale per la moda e non solo. Abbiamo messo insieme alcune delle migliori sfilate ed eventi speciali, oltre alle perfette destinazioni per cocktail per una folla assetata che ha bisogno di una pausa tra gli eventi della Miami Swim Week. per noi di  a scattato le più belle foto della settimana. 

Bikini.com e NewMARK Models debuttano, al Delano Hotel South Beach, in uno sforzo collaborativo e una convinzione condivisa che tutte le donne di tutte le età, forme e taglie possano scuotere un costume da bagno. L’ora del cocktail pre-spettacolo e after party vedrà la partecipazione di DJ Sam Black e di Drinkade, Smashbox + VLADA Petal Metal Collection, Sigma Beauty, Quay Sunglasses e DB Blow Bar che sponsorizzano l’evento.

 

BREAK MAGAZINE

W.jpgArriva sul web BREAK MAGAZINE MODA il magazine del lusso con una nuova evoluzione della testata. Non più legato ad approfondimenti tematici, il nuovo BREAK MAGAZINE MODA   spazia dall’architettura alla moda in tutte le sue forme offrendo un punto di vista originale sul mondo che cambia con un linguaggio giornalistico semplice e diretto. “Il nostro modo di vivere, pensare, lavorare, comunicare, muoverci, acquistare e perfino divertirci è profondamente e rapidamente cambiato negli ultimi anni.”  “A grande velocità cambiano gli spazi dove abitiamo, lavoriamo, andiamo in vacanza o a comprare. Cambiano gli oggetti che usiamo, i mezzi di trasporto, gli strumenti di comunicazione. Per l’architettura e il design è una straordinaria occasione. Si aprono nuovi campi e si sperimentano dimensioni sconosciute e BREAK MAGAZINE MODA raccontare tutto questo.”

“The Next Green Talents”, progetto dedicato a moda sostenibile di YOOX e Vogue Italia

Durante la settimana della moda di Milano, di prassi, l’ordinario diventa fast e il tempo per soffermarsi a riflettere è un lusso che viene concesso a pochi. Bisogna correre tra uno show e l’altro, senza avere il tempo di formarsi un’opinione in merito. Cos’è la moda oggi? A chi è rivolta? In che direzione va? A Palazzo Morando Vogue Italia e YOOX hanno deciso di provare a rispondere a queste domande attraverso The Next Green Talents, un progetto inaugurato giovedì 22 febbraio dedicato a una moda sostenibile e a una produzione volta alla salvaguardia delle risorse. La nascita di The Next Green Talents Al già esistente progetto The Next Talents, Vogue Italia e YOOX hanno il concetto «green». Così, il progetto di scouting ideato nel 2011 da Franca Sozzani e Federico Marchetti per promuovere e sostenere la nuova generazione di creativi, da oggi in poi guarderà ai valori della sostenibilità. L’obiettivo? È quello di aumentare la consapevolezza attorno al tema ambientale, nonché promuovere un approccio attento verso il consumo e i suoi differenti gradi di produzione e condivisione. I valori delle nuove aziende L’idea nasce dai valori su cui si fonda YOOXYGEN, l’area di YOOX dedicata alla moda responsabile, che sono condivisi anche da Vogue Italia e da Vogue Talents, da sempre sostenitori del talento in tutte le sue forme, in particolare quando queste strizzano l’occhio alla sostenibilità. «The Next Green Talents, sviluppato assieme a Emanuele Farneti e Sara Sozzani Maino, è un doppio ponte verso il futuro della moda: gli orizzonti della creatività e i nuovi modi per proteggere il mondo in cui viviamo», racconta Federico Marchetti, fondatore di YOOX e amministratore delegato di YOOX NET-A- PORTER GROUP. «Idee e Responsabilità, astrazioni che viaggiano finalmente insieme». Alle soglie di una nuova generazione I marchi selezionati per quest’edizione, quindi, pongono la sostenibilità al centro del loro processo creativo e produttivo e arrivano da tutto il mondo: Sylvia Enekwe e Olivia Okoji di Gozel Green dalla Nigeria, Bobby Bonaparte e Max Kingery di Olderbrother dagli Stati Uniti e molti altri. «Il supporto alla nuova generazione è fondamentale e la sostenibilità è il cuore del progetto per credere in un futuro migliore», spiega Sara Sozzani Maino, Deputy Editor in Chief di Vogue Italia, presentando le collezioni Autunno/Inverno 2018-19 dei designer scelti, che saranno disponibili su YOOXYGEN in più di cento paesi a partire da settembre 2018.

Intervista a Aly Alissa: il suo rapporto con la bellezza

22192868_458508674549401_1948403437_nTra ricordi d’infanzia e riflessioni su quanto sia importante riuscire a esprimere se stesse anche attraverso la bellezza, Aly Alissa diventata un punto di riferimento per tante donne Online, ora ci racconta a cuore aperto di sé. “la vita come un grande gioco” Cosi Aly Alissa parla dell’evoluzione del suo look – un giocato spesso su acconciature sorprendenti. Ha sempre amato le cause che sostiene, in particolare il suo impegno nell’aiutare le donne ad avere maggiore consapevolezza di se stesse. Sono cresciuta in una famiglia normale come tante altre famiglie italiane, ma alla domanda cos’è la bellezza, questa dannata,  Aly Alissa risponde: Mi ha creato sempre un senso di oppressione pensare alla misurabilità della bellezza, perché il corpo diventa un nemico contro cui combattere. E se ogni epoca ha prodotto un suo canone e ha considerato il corpo spazio da modellare e manipolare – come accade per le donne giraffa Kayan, per i tatuaggi maori – il canone attuale è fuori sincrono: tende all’esclusività nell’era della massima condivisione. E si traduce nel raggiungimento di misure innaturali, di un corpo raro e non “perfetto”, perché le donne e gli uomini che oggi consideriamo bellissimi non lo sarebbero stati agli occhi di un ateniese o di un italiano degli anni Cinquanta. Ho sempre trovato odioso il modo di consolare chi è insoddisfatto del proprio aspetto. “Non c’è solo la bellezza” o “conta ciò che sei dentro” sono espressioni che acuiscono il problema, non lo risolvono.

Descrivi il tuo stile. Che capo di abbigliamento non deve mai mancare nel tuo guardaroba?

Voglio dare una risposta chiara e semplice ma il mio stile cambia davvero di da un giorno all’altro. I social media e le riviste di moda esercitano un’influenza straordinaria sul mio stile e traggo costantemente ispirazione da stilisti. Sono la tipa ribelle a cui piace giocare e sperimentare, correndo anche qualche rischio piuttosto che optare per il solito look scontato formato da T-shirt oversize/mini dress e stivali alti.

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Trale ultima domanda, dove ti vedi tra dieci anni?

Adoro la moda e mantenermi in forma, non posso fare a meno del grande richiamo della natura femminile quello di essere una mamma con una famiglia numerosa.

Hai un motto?

Vivi a lascia vivere.

Chi sono i tuoi riferimenti?

Ci sono diverse persone che ammiro come sophia Loren  ma un modello di riferimento specifico a cui mi rivolgo e a cui mi ispiro è grace kelly  .

Che rapporto hai con la rete? Qual è il tuo social network preferito? Per quale motivo?

Faccio sicuramente parte della prima generazione cresciuta con internet e i social media come parte integrante della propria vita. Adoro Instagram in quanto è una sorta di portfolio della mia vita, anche se mostra quasi solo i bei momenti.

Ci lasciamo con la bellissima Aly Alissa dicendo che abbiamo conosciuto una vera bellezza Italina che e con il passare del tempo diventerà sempre più bella, perché in età adulta dal viso inizia a trasparire l’anima”. Più passa il tempo, più il corpo ci somiglia, lasciando traccia di tutto ciò che siamo: ecco, questa per me è la definizione più bella di bellezza.