Il tribunale di Avezzano

AVEZZANO – L’imprenditore di Penne (Pescara) Sergio Giancaterino, durante una conversazione del 14 dicembre 2015 intercettata dagli investigatori dell’inchiesta sugli appalti pilotati della procura di Avezzano (L’Aquila), “agendo su input del Ruggeri (Antonio, suo sodale, ndr), accetta di accollarsi anche le spese di un pranzo offerto dal sindaco D’Angelo in occasione di un convegno sulla legge sugli appalti al quale doveva partecipare anche il vice ministro dei lavori pubblici Nencini, soggetto politico che viene spesso citato nel corso delle intercettazioni quale futuro punto di riferimento politico dei due”.

Lo scrive il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano (L’Aquila), Francesca Proietti, che puntualizza come “nulla di rilevante, ovviamente, emerge anche come mero sospetto a carico dell’alta carica istituzionale”. Citato nelle carte ma senza alcun coinvolgimento come già il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, e gli ex sindaci dellL’Aquila e Avezzano, Massimo Cialente Giovanni Di Pangrazio. Giancaterino e il faccendiere di Avezzano Ruggeri sono i personaggi chiave dell’inchiesta “master list” che ha scoperchiato un sistema per manovrare appalti pubblici in diversi enti dell’Abruzzo, finiti agli arresti domiciliari insieme al sindaco di Casacanditella (Chieti) Giuseppe D’Angelo, all’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, all’ex vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), oggi consigliere di maggioranza, Paolo Di Pietro, all’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa e ad Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila).
Per il magistrato, la “costante spendita di nomi di politici e funzionari pubblici è una grave e pericolosa costante del modo di agire della coppia Ruggeri-Giancaterino”.
Tra le conversazioni intercettate dagli investigatori ce n’è un’altra, che vede protagonisti Giancaterino e il nipote Marco Giansante, non coinvolto nell’inchiesta. Ecco cosa dice l’imprenditore: “Io gli ho dato…parecchie volte al sindaco…gli ho dato 10.000 euro… al sindaco quello là… Giuseppe mi aveva promesso un po’ di lavori che non mi ha dato… però quello mi sembra serio a me (…) il sindaco si è preso questi soldi per fare le feste… le cose… però mi ha detto non ti preoccupare io un lavoro te li ding (te lo do)… dopo lui… Antonio ha fatto dare due lavori (…) tramite Giuseppe, il sindaco e li ha fatti dare a Fara San Martino e lo ha fatto dare a coso…a Casacanditella… capito… glieli ha fatti dare lui… Antonio… glieli ha fatti dare… poi naturalmente, dice, guarda il sindaco mo tiene problemi quello… quell’altro… deve fare la porchetta non tiene i soldi…ha fatto la festa…eh, l’ho aiutato io”. “Di particolare rilievo in ragione dell’elevato importo”, scrive poi il gip, “è la gara per l’affidamento dei lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle Grande del Comune di San Martino sulla Marrucina dell’importo di base di euro 1.400.000 per la quale è emerso l’accordo concluso dal Giancaterino con i fratelli Florideo Silvano Primavera, a loro volta titolari di due distinte imprese”.
Questi ultimi sono tra i dodici indagati dell’inchiesta insieme a Luciano GiammarinoDomenico Primante e Vincenzo Zangrilli, oltre ai 7 ai domiciliari, e secondo i magistrati “dalle conversazioni è emersa la genesi di un vero e proprio patto di non belligeranza fra il Giancaterino ed i suddetti imprenditori del luogo”.
Per scongiurare lo scontro è stato raggiunto “un pacifico accordo optando” con “la spartizione dei lavori in tre”, ed il tutto “sotto la supervisione del sindaco D’Angelo.