Auto a guida autonoma, così l’intelligenza artificiale impara dai cattivi piloti

L’Ia chiamata a pilotare i veicoli senza guidatore può apprendere cosa (non) fare esaminando i video di autisti scriteriati o imprudenti. Migliorando anche ascoltando i commenti di passeggeri sullo stile di guida

CHI VA con lo zoppo impara a zoppicare. Ma non sempre: a volte, osservare gli errori degli altri può insegnarci a evitarli. È quanto appena successo con l’intelligenza artificiale che pilota le auto a guida autonoma: un’équipe di scienziati del Department of Computer Science alla Brown University di Providence, negli Stati Uniti, sta provando a insegnare agli algoritmi come (non) guidare usando filmati di autisti che infrangono le regole del codice della strada, o che adottano comportamenti pericolosi o imprudenti. C’è di più: il software, per apprendere il grado di pericolosità di un determinato comportamento, ha “ascoltato” i commenti di un ipotetico passeggero umano che, seduto sul sedile posteriore, esprimeva il proprio parere sullo stile di guida del conducente. L’approccio, chiamato per l’appunto Backseat Driver(ossia guidatore seduto dietro), sembra funzionare: dopo l’apprendimento, il software ha ottenuto punteggi migliori alla guida, proprio come se avesse imparato dagli errori studiati. Lo studio è stato caricato sul server di pre-print ArXiv in attesa di essere pubblicato su rivista.

• MACHINE LEARNING “CON RINFORZO”
Il fatto che un’intelligenza artificiale impari studiando grandi basi di dati, di per sé, non è certo una novità: il machine learning, o apprendimento automatico, funziona proprio con questo tipo di addestramento. In particolare, gli algoritmi si “allenano” a identificare particolari pattern all’interno di un corpus di informazioni e, utilizzando metodi statistici, migliorano progressivamente le proprie performance. La guida automatica, naturalmente, non fa eccezione; tuttavia, al momento, nessuno aveva provato ad associare all’apprendimento “tradizionale”, quello basato per l’appunto sulla sola osservazione di filmati di guida, anche il feedback di un altro passeggero.

• GUIDATORE, PASSEGGERO E AI
È proprio questo l’approccio seguito da Jacob Beck e colleghi, gli autori dell’articolo: usando un simulatore di guida, hanno registrato diverse azioni, tra cui restare al centro della propria corsia, deviare all’improvviso o cambiare corsia come per evitare un ostacolo. Un altro operatore umano, che impersonava il passeggero posteriore, ha etichettato ciascun comportamento positivamente o negativamente, usando una scala numerata per valutare le performance del guidatore. In totale, l’équipe ha raccolto circa 21mila comportamenti di guida e rispettive valutazioni.

Il debutto dell’auto a guida autonoma nel traffico di Torino

Condividi  • “NON DIRMI DI RALLENTARE”
Il software, fino a questo punto silenzioso spettatore del siparietto, ha estratto tutte le informazioni da queste interazioni e si è poi messo alla guida (sempre al simulatore): comparando i punteggi ottenuti prima e dopo l’apprendimento, i ricercatori hanno osservato un miglioramento medio del 50% circa nelle sue prestazioni. Forse, per quanto li riteniamo fastidiosi quando siamo alla guida, i commenti di chi è seduto dietro di noi non sono poi così inutili. E la seraficità dell’intelligenza artificiale potrebbe tornare utile anche a noialtri.

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