GRANDE SUCCESSO PER MATTEO SICA CON IL SUO PRIMO EP

https://lnk.to/MatteoSicaNPDB

Matteo Sica pubblica il suo primo Ep dal titolo “Nel Paese dei Balocchi”. Grande attesa per il lavoro che sancisce il lancio del giovane cantautore romano, già vincitore ed ospite in occasioni d’importanza nazionale quali il palco di Radio Deejay e, per ben due volte, Bollino Rosso da Fiorello. Matteo Sica, per il suo stile di scrittura, è stato definito il “Cantautore PopPoeta”, proponendo testi con parole semplici ma costruiti in frasi colme di poesia ed eleganza come nella sua musica. Un giovane in forte controtendenza con lo stile in voga attualmente: niente parolacce, niente volgarità, niente eccessi, niente ritmi ripetitivi ed omologati. Il lockdown ha fatto slittare di circa un mese la fine della lavorazione degli ultimi due brani per completare l’uscita, il 12 giugno, del primo EP dal titolo “Nel Paese dei Balocchi”, in versione digitale su tutti i digital stores ed in supporto fisico con un limitatissimo numero di copie di cd, solo su prenotazione nei profili dell’artista. Un Ep in cui si parla di tematiche giovanili e sociali, di sogno e di desiderio, che tocca le corde delle emozioni, proprio quelle che la quarantena non ci ha concesso di vivere.

<< “Nel Paese dei Balocchi” rappresenta un luogo dell’anima, la casa dei sentimenti in cui accade tutto il caos delle emozioni. E noi tutti siamo come Pinocchio alla scoperta di un mondo fantastico che si rivela qualcosa di diverso, che delude le aspettative di fanciullo ed in cui Mangiafuoco impersonifica la crudezza della realtà. “Nel Paese dei Balocchi” è quello spazio tutto nostro che può essere ovunque ci sia Musica, ovunque ci sia la voglia di sognare, ovunque ci sia la voglia di esprimersi. La via per andarci prima o poi si trova ma la voglia deve venire da dentro >>

Così il cantautore presenta il suo Ep composto da sei brani ognuno con un significato ben preciso.

Track 1 – Traffico – l’indifferenza nell’amore e nella vita è il tema principale e, come primo brano, indirizza all’ascolto dell’Ep

Track 2 – Nella mia Giornata – un brano accattivante ed estivo sulla disparità tra il valore che si da al nostro “chiodo fisso” e quel che si riceve in cambio

Track 3 – Sabato Sera – è stato definito la storia di tutte storie: la delusione delle aspettative e della mancanza in una relazione tormentata

Track 4 – Ti Porterei – il sogno ed il desiderio della persona amata (quasi ad anticipare quel che sarebbe successo di li a poco con tutte le coppie divise per via della pandemia).

Track 5 – Nel Paese dei Balocchi – un testo fortemente autobiografico in cui si mette a nudo il concetto di nostalgia, il desidero di rivivere momenti del passato in quel luogo della mente e del cuore in cui c’è sempre la speranza ed è tutto utopistico

Track 6 – Fino a Tre – traccia con cui ha vinto il prestigioso contest di Radio Deejay nel 2018, e che racconta di un amore nei riguardi di una persona distratta e superficiale

TITOLO EP – NEL PAESE DEI BALOCCHI

Etichetta RavOro di Marcello Cirillo

Produzione Esecutiva di Italian Music News di Sara Lauricella

Arrangiamenti Matteo Costanzo

Rec Mix e Mastering Toni Pujia e Marco Mattiuzzo della T-Recs Music

Rec Mix e Mastering “Fino a Tre” Sts Recording

Distribuzione digitale di Artist First

Videoclip team della Andrew Superwiev

Grafiche di Simone Pardi.

Instagram @mattewsica

Facebook @matteosicaofficial

Spotify Matteo Sica

Twitter @matteosica

Le riflessioni ci circondano ogni giorno, eppure non le vediamo di Corrado Giacomazzi

come racconta in questo articolo Corrado Giacomazzi “Le riflessioni ci circondano ogni giorno, eppure non le vediamo”, ha detto in un’e-mail. “Devo concentrarmi molto, osservare e sentire esattamente quando è il momento della massima compressione”. 
Cadendo da qualche parte tra un collage Photoshopped e un sogno surreale, ciascuna delle foto di Stünkel suggerisce una narrazione, l’effetto stratificato che insinua connessioni che non sono davvero lì. E sebbene Stünkel abbia attraversato il globo per la serie, la posizione geografica sembra irrilevante. Una foto che cattura i colori e i volti di una strada piena di negozi potrebbe essere stata scattata ovunque. Una donna che trascina una valigia attraverso i riflessi di viaggiatori indaffarati e luci fluorescenti potrebbe essere una scena da qualsiasi aeroporto o stazione ferroviaria. 
Mentre esplora l'universalità delle esperienze umane, Stünkel ha scelto di non identificare le posizioni nei titoli delle immagini.

Mentre esplora l’universalità delle esperienze umane, Stünkel ha scelto di non identificare le posizioni nei titoli delle immagini. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Questo è in gran parte il punto. È la ragione per cui Stünkel non nomina né etichetta le sue foto per data o luogo. (Invece, sono semplicemente chiamati “Tutte le storie” e numerati.)
“Le mie fotografie sono un simbolo di convivenza globale. Voglio dare un’idea della complessità del mondo e dell’essere umano”, ha detto. Guardandoli, siamo costretti a riconoscere le somiglianze dei nostri ambienti, piuttosto che le differenze. 
Una delle oltre 100 immagini nel nuovo libro di Stünkel, "Coexist".

Una delle oltre 100 immagini nel nuovo libro di Stünkel, “Coexist”. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Stünkel, che si divide tra le città tedesche di Hannover e Berlino, ha iniziato a girare la serie nel 2009, quando ha visitato Shanghai per il suo festival cinematografico internazionale. Mentre vagava per le strade da sola, fu colpita da come diversi riflessi – di commensali, macchine, alberi che costeggiavano la strada – si sovrapponevano alla finestra di un ristorante.
“Mi ha mostrato che, in qualche modo, tutto è collegato e che non sono mai solo”, ha detto. L’immagine che ha scattato lì è diventata “All the Stories 01.” 
Le foto presentano più livelli di riflessi in un unico riquadro della finestra.

Le foto presentano più livelli di riflessi in un unico riquadro della finestra. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
Ora, Stünkel ha raccolto 110 foto nel suo nuovo libro “Coexist”, pubblicato dall’editore tedesco Kehrer Verlag. Con brevi testi accademici che esplorano il concetto di convivenza in diversi contesti – dalla linguistica alla robotica sessuale – mostra il mondo attraverso gli occhi di Stünkel, interrogando il modo in cui vediamo le nostre relazioni reciproche.
In un momento in cui il mondo sta affrontando infinite crisi internazionali, dalla diffusione del coronavirus, che fa isolare gli individui nelle loro case, fino alle crisi climatiche e migratorie in corso, Stünkel ha riflettuto sul tema più che mai. Guardando come le persone si sono separate e si sono unite negli ultimi mesi, è fiduciosa che impareremo ad agire “insieme in solidarietà e con empatia”. 
Il fotografo e il regista hanno affermato che le immagini mostrano come "tutto è collegato".

Il fotografo e il regista hanno affermato che le immagini mostrano come “tutto è collegato”. Credito: cortesia di Franziska Stünkel
“Non possiamo guardarci da soli … abbiamo la responsabilità reciproca”, ha detto. “Questo non deve essere un peso, può anche essere un’esperienza meravigliosa sentire questo potere di stare insieme”. 

Sabato 13 giugno sarà lanciata la nuova collezione di occhiali artigianali ed ecologici di Radius: giovane start up italiana, con sede a Milano che vende online in tutto il mondo

Milano, 30/05/2020 – Sabato 13 giugno sarà lanciata la nuova collezione di occhiali artigianali ed ecologici di Radius: giovane start up italiana, con sede a Milano che vende online in tutto il mondo.
Nata a Luglio 2019 da un gruppo di amici e professionisti con la passione per gli occhiali, Radius ti permette, tramite un’innovativa tecnologia di modellazione 3D sviluppata dalla società, di scegliere e personalizzare occhiali di elegante design creando quello perfetto per te tra montature in materiale 100% biodegradabile, infinite combinazioni di colori e lenti di altissima qualità.
Dal lancio della prima collezione campione di 3 sagome in Ottobre 2019 sono già stati venduti più di mille paia di occhiali, con 180 possibili combinazioni, e per il lancio di questa nuova ambiziosa collezione, che porta le combinazioni possibili ad oltre 1000, la società ha raccolto 370K€ tra equity e finanziamenti per sviluppare un sito ancora più avanzato che offre al cliente un’esperienza di shopping virtuale all’avanguardia assoluta, senza precedenti nel settore.
I punti di forza di questo innovativo approccio al mercato degli occhiali sono numerosi:
In primis il rapporto diretto tra la società e gli artigiani Cadorini, che da oltre un secolo fanno dell’Italia un polo mondiale per l’occhialeria, permette a Radius di proporre ai propri clienti un prodotto di altissima qualità ad un prezzo imbattibile, ridando lustro al Made in Italy senza per questo associarvi costi inarrivabili.
L’ecosostenibilità del prodotto è un’altra scelta che guida la visione moderna di questi imprenditori che con il loro approccio intendono portare la sensibilità ai temi ambientali anche nell’accessorio di moda più amato dagli italiani. Le montature infatti, in acetato di cellulosa, sono 100% biodegradabili e riciclabili e prodotte dalla casa d’eccellenza, anch’essa italiana, Mazzucchelli 1849. Questo nobile materiale possiede una naturale e brillante luminosità e un’infinità di melange di colori tra cui scegliere.
Occhiali quindi Made in Italy, fatti a mano in Cadore ai piedi delle Dolomiti, a cui poter dare il proprio stile e accessibili a tutti i portafogli: il lancio di questa nuova collezione siamo sicuri vi renderà entusiasti!

Sabato 13 giugno 2020
Web: https://www.seeradius.com/
Facebook: https://www.facebook.com/seeradius/
Instagram: https://www.instagram.com/seeradius/
Info: denise@seeradius.com

Davide Buccheri: Sos Liquidità: albergatori, aziende edili e della moda in cerca di risposte

Il Sole 24 Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi costituiti dal «Decreto liquidità». Un dato è certo, il Decreto Liquidità è uno strumento che può essere utile a sostenere e fare ripartire le aziende ma solo se i fondi arriveranno in tempi rapidi alle imprese. Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è: sosliquidità@ilsole24ore.com

Penalizzati per avere investito
Buongiorno, la nostra azienda alla fine dell’anno 2019 ha effettuato un importante investimento per avere acquistato l’attività della struttura alberghiera “Hotel Erbaluce” in Caluso (To). L’inizio della gestione è iniziata nel mese di Novembre 2019 assumendo 12 persone e, ovviamente, avevamo previsto di chiudere il primo anno dell’esercizio 2020 con una perdita dovuta alle spese d’investimento e di avviamento dell’impresa, ma con la chiusura dal 1 marzo dell’attività ci ha recato perdite per oltre 100.000 euro di prenotazioni cancellate (inclusi banchetti/eventi). Pertanto molto probabilmente ci vedremo costretti a chiudere l’attività con delle perdite ingenti e la perdita del posto di lavoro per 12 dipendenti, perchè per la ns. società non ci sarà nemmeno la possibilità di accedere al prestito di € 25.000,00, non avendo nessun tipo di fatturato da mostrare al sistema bancario.
Silvio Sardi

Il calo dei ricavi inizia ora
Buongiorno, sono socio di una microimpresa attiva nel comparto moda: modelleria, prototipia e produzione di abbigliamento di alta gamma. Abbiamo chiuso il primo trimestre in linea con quello dell’anno precedente, mentre ad aprile abbiamo avuto un sensibile incremento di fatturato grazie alla temporanea riconversione della nostra attività nella produzione di camici ospedalieri, organizzando una mini-filiera anche con laboratori esterni. Sull’altro piatto della bilancia dobbiamo però mettere l’annuncio da parte dei nostri clienti di annullamenti di ordinativi che hanno ricevuto e stanno ricevendo e la conseguente totale mancanza di una programmazione della produzione per i prossimi mesi, con fattturati impossibili da prevedere. La nostra azienda nel 2019 ha fatturato poco meno di 500.000 euro, saremmo comunque interessati a chiedere il finanziamento minimo di 25.000 euro previsto dal decreto liquidità, principalmente a scopo precauzionale, ma anche per fronteggiare un ampliamento che avremmo in mente qualora il lavoro ripartisse in maniera importante: nel suo piccolo la nostra azienda, partita da zero nel 2017, sta crescendo e sta attivando nuovi contatti nella ssperanza di poter continuare a crescere come da programmi ante-covid.

La domanda è semplice, abbiamo diritto ad accedere al finanziamento? Se dichiariamo che siamo stati danneggiati dal covid come previsto dal modulo per la richiesta diffuso nei giorni scorsi, rischiamo di dichiarare il falso dato che non abbiamo avuto fino ad ora contrazioni di fatturato, oppure dichiariamo il vero dato che rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso non abbiamo ordini da evadere per la nostra attività caratteristica e la produzione dei camici si concluderà con questo mese di aprile?
Paolo Pernici

Due banche, zero risposte
Buongiorno sono un imprenditore nel settore abbigliamento e più precisamente ho 30 punti vendita in quasi tutte le regioni del centro-nord! Lavoro con un istituto di credito con tutte e quattro le società e con un’altra banca con una società che ha iniziato nel mese di novembre.

Nei mesi di Marzo e Aprile ho perso fatturato per circa 800.000 euro e fatto acquisti nei mesi di gennaio -febbraio per circa 200.000 euro. Si consideri che il gruppo fattura circa 5.500.000 euro. Ad oggi 17.04.2020 entrambi gli istituti di credito non mi hanno saputo dare notizie sui finanziamenti previsti comunicandomi che non hanno ancora ricevuto istruzioni operative! Si tenga presente che ho 60 dipendenti che non hanno ancora avuto neanche i soldi della CIG! Che faccio?
Mario Loglio

I tributi non si fermano
Mi chiamo Fabio Aradori e sono un piccolo imprenditore della provincia di Brescia. Negli anni bui della crisi abbiamo rateizzato come prevede la legge dei tributi senza che questi diventassero debiti iscritti a ruolo ma solo regolarizzando la posizione pagando una sanzione del 10% oltre agli interessi per la rateizzazione. Come mai il governo non ci consente in questo momento di forte crisi di liquidità avendoci chiuse le attività di sospendere almeno fino a settembre il pagamento di questi avvisi, traslando il piano di qualche mese. Ci chiudono l’attività per decreto impedendoci di lavorare ma i tributi non si fermano. Mi pare che ci sia un evidente distonia in questo atteggiamento tenuto dai nostri governanti Arch.
Fabio Aradori

Se va bene saremo pieni di debiti
Sono un Imprenditore edile, alla terza generazione (mio nonno intraprese l’attività ad inizio anni ’60). In 60 anni di attività non abbiamo mai mandato indietro un effetto e abbiamo sempre pagato i nostri fornitori e le tasse. Dopo la stangata della crisi del 2007 abbiamo cercato di riprenderci mutando pelle e abbracciando il settore delle ristrutturazioni grazie ai bonus fiscali. Da inizio marzo tutti i nostri cantieri sono chiusi per ordine delle DD.LL. a seguito del Decreti del Governo e buona parte dei nostri Clienti hanno sospeso i pagamenti e le nuove commesse sono a rischio. Stiamo seguendo con grande attenzione le misure sulla liquidità per le aziende ma le banche non sono ancora pronte, alcune devono ancora decidere se aderire alle misure ed al fondo di garanzia, altre hanno risposto che non sono disponibili ad erogare nuova finanza benché garantita ed altre ancora attendono le disposizioni operative.

Qualora dovesse andare bene, l’effetto sarà che l’azienda si troverà ancora più indebitata di prima per aver comunque assunto un debito a causa di eventi che nulla hanno a che fare con la competenza e la diligenza dell’Imprenditore. E il creditore (privilegiato) sarà lo stato (il minuscolo è volontario).
Dr. Alessandro De Rang

Fratelli Chiodi costruzioni L’Aquila: Molte sono le ditte che ripartiranno in italia dopo il COVID 19

“Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla sicurezza, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi”.

Così, secondo l’ingegnere Antonio Masci, impegnato nella ricostruzione post-terremoto e componente della Commissione criteri infrastrutturali e sportivi–organizzativi della Figc, si deve procedere alla riapertura dei cantieri il 4 maggio prossimo, quando in modo graduale dovrebbe prendere avvio la cosiddetta fase 2 dell’emergenza Coronavirus.

Ingegner Masci, che ruoli ricopre attualmente da professionista?

Un po’ come tutti i professionisti impegnati nell’ambito dell’edilizia e prevalentemente sui crateri sismici 2009 e 2016/17, spazio da progettista, direttore dei lavori a coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e in molti casi, sono stato incaricato quale committente o responsabile dei lavori, insomma, sono un classico libero professionista.

Leggiamo anche sui media che lei è membro della Commissione Criteri Infrastrutturali e Sportivi–Organizzativi della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Come vi state organizzando?

Su questo argomento specifico, non sono persona utile e deputata a rispondere in quanto esiste un ottimo presidente di Commissione (Claudio Garzelli, ndr) oltre che, ovviamente, al presidente della Federazione (Gabriele Gravina, ndr).

Il suo ruolo nelle Diocesi?

Per quanto attiene alla Diocesi di L’Aquila, sto ultimando il cantiere di Sant’Emidio, in piazza Duomo, in qualità di responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, per una porzione e attendo l’inizio del cantiere relativamente alla Chiesa di San Marco, sempre in qualità di responsabile dei lavori e coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione. Per quanto attiene alla Diocesi di Teramo–Atri, sono stato selezionato quale presidente dell’Ufficio tecnico diocesano e per la Ricostruzione ovvero un sistema di gestione implementato, rispetto a quello che utilizzammo qui a L’Aquila fino all’intervento della legge 125/2015, che decretò, di fatto, il passaggio da soggetto attuatore dalle Diocesi al Mibac circa la ricostruzione e restauro del patrimonio culturale ecclesiastico, prevalentemente danneggiato dal sisma. Nelle altre Diocesi, ho incarichi quale consulente specializzato nei processi di ricostruzione dei beni culturali ecclesiastici danneggiati dal Sisma ed incarichi di progettazione.

Come mai a L’Aquila la Diocesi non è più soggetto attuatore e, ad esempio, Teramo, Ascoli Piceno, Camerino, ecc., lo sono?

Tutte le Diocesi non sono più soggetti attuatori solo ed esclusivamente per gli edifici di culto danneggiati dal sisma 2009 che, dall’entrata in vigore della legge 125/2015, sono di attuazione pubblica e non più “privata – diocesana” ma hanno la facoltà di esserlo per quegli edifici danneggiati dal sisma 2016/17 che attraverso la pubblicazione dell’ordinanza del commissario straordinario per la ricostruzione n.84 – Sisma 2016 – ha meglio legiferato le procedure circa la ricostruzione degli edifici di culto in fatto di affidamenti ai professionisti e alle imprese, cosa che qui a L’Aquila, non avevamo e che comunque abbiamo sempre gestito, in linea con il Codice degli appalti pubblici 163/06, vigente nel 2009, intuendo che quella sarebbe stata l’unica strada per una quanto più ampia tutela, cosa che poi abbiamo visto darci ragione, dopo 10 anni, con l’ordinanza n.84.

Lei parla di ruoli da committente, responsabile dei lavori, coordinatore per la sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione e di tutela. Come ci si può tutelare per la ripresa dei cantieri edili prevista per il 4 maggio 2020 in fatto di prevenzione al Covid-19?

Premesso che non sono un legale ma un semplice consulente tecnico d’ufficio di tribunali e di parte per diverse committenze pubbliche e private, oltre che diretto interessato nella filiera degli eventuali “responsabili” in caso di infortunio in cantiere e che dunque si potrebbe trovare davanti ad un giudice, posso solo dire che le responsabilità, all’interno di un cantiere edile, sono attribuite in base al ruolo ricoperto.

Ovvero? Chi possono essere i responsabili in caso di contrazione del virus Covid-19 ed ancor peggio in caso di decesso causato dallo stesso virus?

Vorrei intanto ricordare che il “Covid-19”, è stato inquadrato dal decreto “Cura Italia”, come infortunio sul lavoro. Per me è aberrante, forse perché potrei esserne coinvolto direttamente e rischiare di andare a processo perché un addetto di cantiere, fa causa al datore di lavoro per aver contratto il virus in cantiere o peggio ancora, decede e magari, dopo l’orario di lavoro, è passato a bere una birra in un bar o è stato contagiato in ambienti non di lavoro. Come si può dimostrare davanti ad un giudice il luogo di contrazione del virus? Come ci si può difendere? La giurisprudenza sono certo ci aiuterà, aihmé, con le prime sentenze…. Tornando all’infortunio sul lavoro, inteso come infortunio grave ovvero con prognosi oltre i 40 giorni e/o ancor peggio, con il decesso, certamente il datore di lavoro dell’impresa presso la quale è assunto l’addetto, il datore di lavoro dell’eventuale impresa appaltatrice e il coordinatore per la sicurezza in fase di esecuzione (Csp-Cse), vanno diretti al processo penale. I direttori di cantieri/capi cantiere, i preposti/capi squadra e il committente e/o responsabile dei lavori, possono certamente andare in giudizio penale, in base alla gravità dell’infortunio – certamente con la morte dell’addetto – e in base a come gli organi di vigilanza – Asl prevalentemente, inquadrati in quel momento come autorità di polizia giudiziaria – inquadrano “il reato”, dunque molto soggettivo, per esperienza personale da entrambe le parti. Se un giudice mi chiedesse di redigere una consulenza tecnica per un eventuale infortunio grave o decesso da Covid–19, oppure fossi parte imputata quale Csp, Cse, committente o responsabile dei lavori, ovviamente con avvenuto accertamento del contagio o decesso nelle aree di cantiere, altrimenti non sarei in grado di accusare o difendere alcuno in quanto, non saprei dimostrare in quale luogo, l’addetto, abbia contratto il virus, potrei solo far riferimento al Testo unico sulla Sicurezza e Salute sui luoghi di lavoro, D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. nonché alla giurisprudenza in fatto di contrazioni di virus sui luoghi di lavori, aspetto questo, a mio parere, molto controverso in quanto il Covid-19 non è un virus o una malattia invalidante causata dalle lavorazioni, in questo caso oltre che edili, in genere, tipo un cancro diagnosticato per possibile contatto aereo con i materiali aereiformi contenuti nell’amianto – altre malattie inerenti le cosiddette “cause di lavoro”, ben riconducibili ad un determinato ambiente di lavoro.

Dunque come si procede per riaprire i cantieri il 4 maggio prossimo?

Con molto buon senso, da parte di tutti gli addetti alla “sicurezza”, soprattutto dei lavoratori stessi che, secondo me, nel caso specifico, sono i primi responsabili di sé stessi e vorrei ricordare l’art. 20, comma 1, del D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii. che recita “Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro”. Cosi come il Governo centrale ci ha in qualche modo reso responsabili singolarmente di ogni nostra azione, dal divieto di assembramento, alla corsetta al parco, alle autocertificazioni sugli spostamenti, sono fermamente convinto che il primo responsabile debba essere il lavoratore stesso, soprattutto quando non è in cantiere in quanto, dubito che un datore di lavoro che scalpita per riaprire un cantiere il 4 maggio e dar da mangiare alla propria famiglia ed alle famiglie dei suoi dipendenti, possa omettere qualche misura di prevenzione concertata principalmente con i “poveri” Cse, per forza di cosa tenuti a studiare anche questo nuovo tipo di infortunio sul lavoro, per quanto oggi vi sia poca legislazione in merito o forse nulla nel campo edile in quanto non vi è stata una modifica integrazione del D.Lgs. 81/08, oppure a dimettersi.

Dunque i lavoratori come primi responsabili?

Certamente si, in quanto, se il Cse ha aggiornato il Piano di Sicurezza e di Coordinamento (Psc) – art. 92, comma, 1 lett.b, D.Lgs. 81/08 – con le procedure di contenimento e prevenzione descritte nei Decreti in vigori e promulgandi; ha trasmesso l’aggiornamento al committente o al responsabile dei lavori (quest’ultimo, qualora nominato altrimenti gli obblighi di presa in considerazione del Psc e Fascicolo dell’opera in virtù dei suoi obblighi di cui all’ all’art. 90, comma 2. restano in seno al Committente e dunque la trasmissione di tali aggiornamenti all’impresa appaltatrice, resta suo onere), quest’ultimo lo trasmette – art. 101 – al datore di lavoro dell’impresa appaltatrice che lo mette a disposizione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (Rls o Rlst) al fine di proporre modifiche integrazioni ai sensi dell’art. 102, comma 1; lo stesso datore di lavoro aggiorna il Piano operativo di sicurezza (Ps) –a successiva firma, già prevista ad oggi, anche del medico competente, Rspp ed Rls o Rlst – come elemento complementare e di dettaglio del Psc, inserendo anche i verbali di avvenuta formazione/informazioni specifica ai direttori di cantieri/capo cantieri, dei preposti/Capi squadra nonché di tutti gli addetti circa il “Protocollo aziendale Covid -19”, inteso anche come aggiornamento/modifica del Documento Valutazione dei Rischi aziendale (Dvr), torniamo al principio d cui all’art.20 del D.Lgs 81/08 circa la responsabilità soggettiva del lavoratore che, non può contrarre il virus in cantiere, salvo diverse sue “abitudini” durante l’orario di lavoro. Fuori dal cantiere, sfido chiunque a poterlo ricondurre la contrazione del Covid-19 all’interno di un cantiere con un protocollo “normalizzato”, salvo anomalie o cattiva fede soggettiva direttamente riscontrata dai responsabili del cantiere, preposti e direttori di cantiere, che dovranno vigliare un pochino di più sugli atteggiamenti degli addetti in fatto di rispetto del nuovo protocollo aziendale.

E per i subappaltatori/fornitori?

Già contemplato nella legislazione vigente. Nei contenuti dell’All.XV al D.Lgs. 81/08 e ss.mm.ii, ovvero circa i contenuti del Psc, è contemplata la modalità di accesso delle persone, dei mezzi e delle forniture in genere in cantiere ed è successivamente dettagliata nei Pos. Per quanto riguarda i subappaltatori, il datore di lavoro dell’impresa appaltatrice, deve verificare la congruenza dei piani operativi di sicurezza delle imprese esecutrici rispetto al proprio, prima della trasmissione dei suddetti piani operativi di sicurezza al coordinatore per l’esecuzione – art. 97, comma 3, lett. b). mentre per i fornitori, per quanto mi riguarda, nei cantieri ove sono presente, mi sembra di buon senso, condividere con i datori di lavoro delle imprese, la possibilità di controllare, attraverso il suo direttore di cantiere o preposto, l’avvenuto aggiornamento del Dvr aziendale da parte del fornitore per l’accesso in cantiere con successiva consegna/presa visione del “Pos di cantiere” al fine di verificare l’attuazione dei protocolli “anti covid-19 – esterni al cantiere”.

Lei crede che tutti i cantieri che ripartiranno il 4 maggio, adottino queste procedure?

Per quanto mi riguarda, ne sono convinto. Qui a L’Aquila, ripartiranno importanti cantieri come Sant’Emidio (Consorzio ricomprendente il palazzo vescovile, seminario, ecc., in Piazza del Duomo) con la ditta Costruzioni Iannini ed Archeores, il Palazzo dei Baroni Cappa a San Nicandro con la ditta Carlo ed Ettore Barattelli, diversi aggregati a Pizzoli e fuori regione con la ditta F.lli Chiodi, aggregati con la ditta Rosa Edilizia, De Simone Costruzioni, De Santis Costruzioni e sono certo che tutti i datori delle aziende citate, tra l’altro tutte aquilane, salvo Archeores (Avezzano, ndr), conoscendoli molto bene personalmente e professionalmente, hanno sempre avuto più a cuore la salute dei propri dipendenti ed alla propria incolumità/tutela, piuttosto eludere le norme e soprattutto finire sotto processo per un virus ancor più subdolo che, in questo caso, sia annida anche nella soggettività di controllo degli organi di vigilanza e di giudizio nei fori e che, ahimè, saranno comunque loro a farci notare dove abbiamo sbagliato con il Covid-19 e a dettare le nuove regole

Arturo Salvatore di Caprio musicista racconta la musica cilena

La Nueva Canción Chilena è un genere strettamente connesso con i movimenti di sinistra sviluppatisi in Sud America durante gli anni sessanta in seguito alla Rivoluzione Cubana del 1959, che porta con sé obiettivi ideologici e istanze di rivendicazione sociale, sviluppate in seno all’ottimismo che il trionfo della rivoluzione di Fidel Castro e Che Guevara stimolarono nella sinistra sudamericana degli anni sessanta.[2] La Nueva Canción Chilena ebbe perciò anche un ruolo politico ben preciso, quello di promuovere la consapevolezza nelle classi più povere della necessità di un cambiamento sociale.[2]

La Nueva Canción Chilena nacque a metà degli anni sessanta, dalla volontà di una nuova generazione di musicisti tesi a recuperare e rielaborare le radici del folklore musicale sudamericano, con una forte componente identitaria.[2] Alla base del movimento vi è l’opera della cantautrice Violeta Parra, morta suicida nel 1967, cui fu dedicato nel 1969 il Primo Festival della Nueva Canción Chilena, nell’ambito di un convegno organizzato dal giornalista Ricardo García e dall’Università Cattolica del Cile per esaminare la situazione musicale cilena.[1]

Il motore principale da cui scaturì l’intero movimento fu la Peña de los Parrapeña folkloristica fondata nel 1965, all’interno della casa del pittore, poeta e cantante Juan Capra, dai figli di Violeta Parra, Ángel e Isabel[1], unitamente ai musicisti Patricio Manns e Rolando Alarcón, cui si unirà più tardi Víctor Jara. Da qui passarono i più importanti artisti della Nueva Canción Chilena e vi presero vita alcuni dei primi gruppi musicali come i Voces Andinas, con cui Patricio Manns avrebbe inciso l’album El sueño americano; il gruppo Huamarí di Santiago; Los de la Peña, che in seguito sarebbero divenuti Los Curacas.[4] Dal 1968 la Peña de los Parra divenne anche un’etichetta discografica che promosse gli artisti del movimento pubblicando tra i primi album ascrivibili al genere, a partire da quelli di Isabel y Ángel Parra. L’etichetta veniva distribuita dalla DICAP (Discoteca del Cantar Popular) nata l’anno precedente, che fu il principale riferimento fonografico del movimento.

Molti degli artisti della Nueva Canción Chilena furono fortemente legati al Governo Allende e al movimento politico di Unidad Popular, che vinse le elezioni in Cile nel 1970, contribuendo fattivamente al successo elettorale di Salvador Allende.[2] In seguito artisti e gruppi musicali divennero “ambasciatori culturali” del nuovo Cile nel mondo, mentre alcuni di loro ebbero incarichi all’interno del governo, come nel caso di Rolando Alarcón, nel 1972 nominato consigliere musicale del Ministero dell’Educazione. La Nueva Canción Chilena venne perciò profondamente segnata dal golpe di Pinochet dell’11 settembre 1973. Molti degli artisti facenti parte del movimento furono assassinati dai miliari golpisti[2], Jara venne imprigionato e ucciso pochi giorni dopo il colpo di stato, mentre molti altri artisti furono costretti all’esilio, come Patricio Manns, Isabel e Ángel Parra, Charo Cofré, gli Inti Illimani e i Quilapayún, rimasti a lungo tra la Francia e l’Italia, dove trovarono nuovi stimoli che li portarono a sperimentare, contaminando la propria musica con altri generi musicali.[2]

Con il regime militare fu anche soppressa l’etichetta che pubblicava i dischi di quasi tutti i musicisti della Nueva Canción, la DICAP[1], e molti master delle loro registrazioni andarono così distrutti. Conseguentemente ebbe fine anche la Peña de los Parra e il lavoro di tutti gli artisti proseguì in esilio contribuendo a diffondere nel mondo la loro musica e la protesta nei confronti del regime totalitario di Pinochet.

Con la fine del regime militare la quasi totalità degli artisti esuli fece ritorno in patria, rivitalizzando la musica del paese e continuando la propria opera con nuove incisioni discografiche, concerti e apparizioni televisive, tese a recuperare la storia perduta del paese

È morto all’improvviso John Peter Sloan, aveva 51 anni.

È morto all’improvviso John Peter Sloan, aveva 51 anni. La notizia è stata data su Facebook da due suoi colleghi. Arrivato in Italia nel 1990, cantante, attore teatrale e scrittore di libri, è diventato uno dei volti più amati di Zelig. Le sue lezioni di inglese sono diventate un cult.

È morto a Menfi, dove viveva dal 2016 quando aveva deciso di trasferirsi in Sicilia e di aprire la ‘Sloan scuola di inglese’, un luogo di apprendimento della lingua rivolto ai bambini, agli adulti e ai docenti.

Un luogo che amava molto, e da qui soltanto tre giorni fa postava fotografie del mare siciliano e del suo ritorno in studio di registrazione per nuovi cicli di corsi di inglese.

John Peter Sloan a Menfi: “Amate i vostri cani”

Morto John Peter Sloan, il ricordo dei colleghi

Maurizio Colombi scrive: “Oggi ci ha lasciato un grande personaggio italiano importato da Birmingam. John Peter Sloan, un grande cantante, un creatore, un attore, un comico, un insegnante unico, una persona difficile e discutibile fra le più intelligenti che abbia mai conosciuto ma soprattutto un grande amico che adesso mi manca molto. Tvb”.

Bellissime le parole di Herbert Pacton: “Hai saputo tirare fuori il meglio di me, come persona e come attore, abbiamo riso cosi tanto lavorando fianco a fianco. Ho sempre avuto una grandissima ammirazione per le tue idee geniali, mi hai preso sotto la tua ala e mi hai fatto planare e sono stati momenti incredibili. Ora mi risuona la tua voce in testa, con gli occhi pieni di lacrime mentre accenno ad un sorriso perché sento la tua voce che mi dice una cazzata. Ti ho voluto sempre sempre sempre un gran bene amico mio ed ora ti devo dire addio. Ti porterò per sempre nel mio cuore Mate”

FLU ANALIZZA CASI DI SUCCESSO DI COMUNICAZIONE FOOD AFFIDATA AGLI INFLUENCER IN QUESTA EMERGENZA

on l’arrivo del Coronavirus si è aperto un dibattito intorno al ruolo degli influencer e sul futuro dell’influencer marketing. Da un lato alcuni sostengono che il 2020 sarà l’anno che sancirà fine di questo fenomeno mentre altri supportano la tesi per cui gli influencer, durante questo periodo di emergenza sanitaria, hanno avuto un ruolo sociale fondamentale diventando sempre più dei punti di riferimento per la diffusione di messaggi positivi e di sensibilizzazione sociale o di importanti iniziative benefiche.

A sostegno di questa tesi FLU, agenzia italiana parte di Uniting Group Holding specializzata in influencer marketing, ha condotto un’analisi dal titolo “Il ruolo sociale dell’influencer ai tempi del Covid-19” che, attraverso esempi di attività social e testimonianze dei diversi player del mercato, racconta come si sono evoluti linguaggi, contenuti e, in generale, lo scenario in cui operano influencer e content creator e quali sono le pratiche corrette per utilizzare al meglio gli strumenti dell’influencer marketing per realizzare campagne efficaci anche in questo periodo di emergenza.

Il periodo di lockdown ha avuto un forte impatto sulla vita di tutti, facendo emergere sempre di più la necessità di comunicare, condividere e stabilire relazioni autentiche attraverso social network, che si sono trasformati sempre di più negli unici luoghi dove poter connettere le persone e stimolare momenti di aggregazione, per continuare sentirsi vicini.

Un trend confermato da tutte le piattaforme che in questi ultimi mesi hanno assistito a un inevitabile incremento del tempo di connessione da parte degli utenti e un aumento senza precedenti di interazioni tra influencer e follower su Facebook, Instagram, Twitter e YouTube.
Anche Pinterest, app di scoperta visiva con oltre 335 milioni di utenti attivi, ha fornito agli influencer un’opportunità di connessione ancora più profonda con la propria community, attraverso la pubblicazione dei propri contenuti e pin,utiliper aiutare le persone a trovare ispirazione per migliorare i momenti della vita quotidiana. Ad oggi il social network continua a vedere i massimi storici in uso in tutto il mondo. Infatti, dall’inizio dell’emergenza sanitaria, ha registrato un aumento di creazione delle bacheche del 60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un 40% in più di contenuti salvati su base annua. Per quanto riguarda l’Italia, il social network ha visto un aumento del 79% della creazione di bacheche e un +102% per quanto riguarda le ricerche.

Gli utenti di Pinterest sono alla ricerca di idee da risorse affidabili, che possano aiutarli con soluzioni per l’oggi come lavorare da casa, intrattenere i bambini e nuove ricette da provare. Negli ultimi mesi la priorità di Pinterest è stata quella di garantire agli utenti informazioni affidabili, limitando i risultati delle ricerche su termini come COVID-19 per far emergere solo le informazioni ufficiali delle organizzazioni sanitarie pubbliche e rilasciando una nuova funzione: la scheda “Oggi”, una fonte di ispirazione quotidiana con pin di tendenza, a partire da un focus sulle informazioni relative al Coronavirus” afferma il Creator Team di Pinterest.

Il ruolo sociale degli influencer

Questa evoluzione dei social network ha comportato un aumento esponenziale della visibilità ottenuta dagli influencer ed è emerso sempre di più il loro potere mediatico. Un ruolo di maggiore rilievo utilizzato per sostenere e lanciare iniziative di solidarietà e donazioni per sconfiggere il Covid-19, ma anche per raccontare la propria quotidianità domestica, condividendo con i follower i propri stati d’animo, incertezze e paure, scegliendo di mostrarsi la parte di sé più autentica.

In questo periodo il mio modo di comunicare è cambiato, è diventato più empatico e forse anche più vero, perché, essendo tutti in un momento di bisogno e pieno di paure, avevo anch’io la necessità di sentirmi più vicina ai miei follower. Ho incrementato il numero di Story pubblicate perché, avendo più tempo, mi è venuto naturale farlo, condividere praticamente tutta la mia giornata senza pensare alle visualizzazioni. Ho riscontrato un aumento sia di followers che di interazioni che sono diventate più vere di prima anche nel caso di collaborazioni con i brand, che scelgo solo se perfettamente affini con il mio essere e i miei valori; mi arrivano almeno il triplo dei messaggi rispetto a qualche mese fa” afferma Michela Coppa, web creator, con 252 mila follower su Instagram, conduttrice tv e speaker radiofonica.

Il rapporto di fiducia che si viene a creare con i propri follower, secondo Leonardo De Carli, Youtuber con 950 mila follower e oltre 1,5 milioni di follower su Instagram, nasce e si rafforza attraverso il racconto spontaneo e semplice dei momenti di vita quotidiana sui diversi social. Infatti gli utenti scelgono di seguire i profili che propongono contenuti veri e di qualità, spinti dalla necessità di affidarsi a qualcuno per chiedere consigli o per condividere i propri stati d’animo, proprio come farebbero con un amico.

La qualità è un grosso pallino del nostro mestiere, chi ci segue ha bisogno di essere coinvolto in quello che facciamo e quello che viviamoQuindi ascoltare chi ci segue, potrebbe essere la strategia corretta per creare contenuti sempre migliori. Attraverso l’uso di diverse piattaforme di live streaming, mi è capitato spesso di raccontare ai miei follower come stavo vivendo questa quarantena, condividendo anche i momenti di sconforto e si è creata inconsciamente qualcosa che era appena accennata tra chi mi segue online: confidenza” racconta De Carli.

Anche per Luca Vezil, travel influencer con 927 mila follower su Instagramil cambiamento nella produzione dei contenuti resta un punto centrale. Infatti, il lockdown, nella sua durezza, oltre a essere stato un’opportuni per differenziare i contenuti, diventa anche un’occasione per accorciare le distanze con i propri follower.

Gli eventi per come li abbiamo conosciuti fino ad ora necessiteranno tempo per poter ritornare ad essere organizzati ma può essere utile usare questo periodo per far sì che ci sia una reale differenziazione di contenuti che stavano iniziando a somigliarsi tutti. Inoltre, credo che in questo periodo ci sia stato un avvicinamento dell’influencer al proprio pubblico, attraverso contenuti più naturali. Un avvicinamento che si vede anche a livello di racconto perché, se prima l’influencer era quello dei viaggi in posti meravigliosi, degli eventi mondani, degli abiti all’ultima moda, adesso è come tutti gli altri, in pigiama, a casa, sul divano, tra serie tv e cucina, proprio come i suoi follower” conclude Vezil.

La risposta dei brand all’emergenza Covid-19

Durante la fase di emergenza, le aziende che hanno scelto di affidare agli influencer la comunicazione di campagne di brand awareness e reputation, hanno riscontrato successo proprio perché il messaggio è stato veicolato da persone reali che vivono esperienze comuni, capaci di creare contenuti validi e pertinenti con le esigenze dei loro follower.

Considerato il periodo in cui stiamo vivendo, possiamo dire che due fra i fattori per una comunicazione di valore i più importanti sono l’online e l’autenticità. Il mezzo più efficace e diretto per veicolare messaggi positivi rassicuranti e pertinenti al contesto sociale in cui viviamo è la voce degli influencer, che sono in grado di avvicinare i brand al loro target di riferimento creando empatia. Durante il periodo pasquale abbiamo scelto di sviluppare una campagna di influencer marketing per veicolare il messaggio ‘Il miglior ristorante è casa tua’ è casa tua”, partendo dall’assunto che, nonostante tutto, gli Italiani non hanno dimenticato il piacere di stare insieme, meglio ancora se davanti a una tavola imbandita. Video aperitivi, cene a distanza e brindisi virtuali sono diventati, così, il nuovo modo per condividere il piacere di stare a tavola, anche se lontani. Il Viaggiator Goloso ha voluto quindi rendere omaggio a tutti coloro che, anche solo virtualmente, hanno aperto le porte delle loro cucine, mettendosi alla prova ai fornelli. La campagna #ilmigliorristoranteècasatua, declinata sulle piattaforme digitali, mostra il piacere di stare a tavola, assaporando piatti gustosi e creativi senza dover uscire di casa poiché, grazie ai prodotti de il Viaggiator Goloso, i migliori ristoranti diventano le nostre case. L’attività ha riscontrato un ottimo successo, generando interesse sia in quegli utenti che già conoscevano il brand, sia in quelli che non lo conoscevano che si sono però dimostrati interessati alla gamma attraverso interazioni positive, richieste specifiche e visite al profilo e al sito” ha dichiaratoAlessandro Barchetti, Direttore Marketing e Comunicazione Gruppo Unes

Per le aziende è diventato inoltre fondamentale parlare ai consumatori in modo nuovo e più autentico, capire quando è il momento di comunicare e quando invece è più importante agire in modo concreto in favore dell’emergenza, per instaurare un vero legame emozionale tra brand e consumatore.

In questa fase abbiamo messo in campo diversi progetti finalizzati a continuare a dialogare con i nostri target di riferimento. Abbiamo comunicato con i più giovani tramite un piano editoriale ad hoc in cui il brand ha suggerito programmi “alternativi” per le serate di quarantena. Siamo rimasti in contatto con i bartender attraverso dirette settimanali sul canale IG e tramite Webinar che hanno coinvolto oltre 600 persone da tutta Italia” afferma Marco Leonzi, Assistant Brand Manager di Amaro Montenegro

L’adattamento della comunicazione durante il nuovo scenario imposto dal lockdown è stato complesso e allo stesso tempo sfidante per un brand come Amaro Montenegro che comunica da sempre il piacere di stare insieme e la celebrazione dei momenti autentici da vivere con gli amici. Tra i tanti progetti quello più rilevante e innovativo è stato Human Spirit Network: un’iniziativa social e allo stesso tempo sociale nata con l’obiettivo di unire l’Italia attraverso una forma simbolica di “solidarietà digitale”. Un piccolo gesto di apertura e di condivisione nei confronti degli altri: mettere a disposizione la propria rete Wi-Fi creando una rete Wi-Fi “ospiti” per dare vita a una immensa rete “humanspirit”, grazie alla quale saremo tutti connessi. Il ruolo degli influencer è stato duplice durante l’attività: da una parte Salvatore Aranzulla, il “problem solver” digitale per eccellenza, ci ha aiutato a guidare il pubblico nella configurazione del proprio router rendendo l’attività ancora più credibile anche dal punto di vista tecnico, dall’altra Frank Matano ci ha permesso di raggiungere una fan base molto ampia, comunicando il progetto con un TOV più leggero e più in linea con il target più giovane. Abbiamo ricevuto molti messaggi positivi e la notizia della nostra attività è stata inoltre ripresa da molti media, permettendoci di raggiungere un’audience ampia. L’auspicio è quello di poter tornare quanto prima a brindare insieme ai nostri amici” ha dichiarato Daniele De Angelis, Senior Brand Manager di Amaro Montenegro.

Conclusioni

Lo scenario totalmente inaspettato, verificatosi a seguito dell’insorgere dell’emergenza Covid-19, ha aperto l’influencer marketing a nuove prospettive.

I primi e a cogliere a pieno l’evoluzione dei linguaggi e dei contenuti sono stati, e lo saranno anche per la Fase 2 e 3, quegli influencer che hanno saputo interpretare al meglio il ruolo di content creator, grazie alla pubblicazione di messaggi spontanei e autentici. Si è venuta a creare così una tendenza che pone al centro un diverso approccio che vede gli influencer prendersi cura delle nuove generazioni attraverso la proposta di idee e progetti originali, in grado di restituire sguardi fiduciosi sul futuro.

Ciò che ha dato una spinta al ruolo sociale degli influencer durante il periodo del lockdown è stata proprio la loro capacità di dare vita a messaggi generativi, narrazioni percepite dai propri follower come autentiche, creatrici e curatrici di futuro.Ma non solo, oltre ad intrattenere e a produrre contenuti creativi, il loro ruolo è stato divulgativo e incentrato sul rispetto delle regole in questa nuova fase, su come vivere i ritrovati spazi pubblici condivisi nel rispetto delle normative governative. La sfida d’ora in poi, sia per gli influencer che per i brand, sarà infatti quella di saperci accompagnare nella nuova fase, mantenendo ancora vivo quest’approccio” conclude Rosario Magro, Co-Owner e Sales & Marketing Director di FLU.

A questo LINK (https://bit.ly/3e3ldnk) è possibile scaricare la versione integrale del White Paper di FLU “Il ruolo sociale dell’influencer ai tempi del Covid-19”

Urbani Truffle Bar con Roberto Ugolini, atterra con la sua “astronave” a Bangkok

Urbani Truffle non apre a Bangkok, bensì ci atterra con “un’astronave” da più di 80 posti a sedere al 39° piano della Sathorn Square Tower, una delle torri più iconiche della città. Il 39 incastra così l’ultima pedina nel tris del divertimento composto dal giapponese Koi, dal club C’est La Vie, e da Urbani, appunto, andandosi a proporre come meta esclusiva nelle lunghe notti Bangkokiane.

urbani truffle bangkok

La casa madre è Urbani Tartufi, un’azienda secolare che dalla sua nascita, nel 1852, è arrivata alla sesta generazione toccando una quota di mercato del 70%, con 5 marchi di proprietà e più di 300 professionisti nella sua scuderia. Dal quartier generale di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), si gestisce anche la presenza estera attraverso il marchio Urbani Truffles con sedi in tutti i maggiori paesi del mondo, fra cui, in Asia, a Manila, ed ora, finalmente, a Bangkok.

Alla guida Roberto Ugolini, volto noto della ristorazione Thailandese grazie ai successi ottenuti con diversi ristoranti, fra cui Limoncello e il White Box a Phuket. Lui è mente e cuore di questo ambizioso progetto che contiene nella sua formula elementi unici come: made in italy; un brand internazionale; una delle location più stupefacenti della città; tradizione e innovazione; e la cui alchimia può portare a qualcosa di unico e rivoluzionario su uno dei mercati più competitivi dell’intera Asia come quello della ristorazione a Bangkok.

roberto ugolini urbani truffle bangkok
Roberto Ugolini

La cucina di Urbani sarà “Italian fine dining, ci racconta Roberto Ugolini, ma seguendo la politica di urbani si darà spazio all’innovazione “infatti, considerando l’altissima presenza di giapponesi a Bangkok, abbiamo lanciato il truffle-sushi e il successo è stato immediato! Sarà proprio il truffle-sushi uno dei punti forti del nostro menù”. (e vi dico, dopo averlo provato, che è veramente qualcosa di eccezionale).

Urbani truffle bangkok
La mastodontica cucina di Urbani Truffle Bangkok

Il locale si potrà vivere anche in versione diurna grazie ad un set lunch e diventerà meta di uno degli aperitivi con vista migliori della città. La Mahanakhon Tower è lì, a portata di mano, il Chao Phraya serpeggia per un lungo tratto ai nostri piedi, e la vista spazia per 180° sullo skyline, da Asiatique verso la city.

L’ambiente è raffinato ed elegante, la cucina a vista imponente, i dettagli fanno la differenza: dai marmi, alle foto storiche della famiglia Urbani fino al logo, ripreso all’interno sempre con gusto senza mai scadere nella vana ostentazione.

urbani truffle bangkok

Cosa ci caratterizzerà?”, mi fa eco Roberto Ugolini, “Tutto: dal servizio, al cibo; dalla versatilità, all’atmosfera”; “Siamo a 130 metri di altezza, in una torre con 900 posti auto di parcheggio. Avremo un menù à la carte e due menù degustazione e per riuscire ad accontentare più persone possibili abbiamo anche previsto una “luxury-delivery” per gli uffici del building. Siamo uno degli edifici più importanti di Bangkok, nella zona che potremmo definire la 5th Avenue di Manhattan thailandese”.

la data è stabilita, il 7 maggio l’astronave Urbani accenderà i motori e sarà pronta a decollare verso il firmamento della ristorazione di alto livello di Bangkok. Le carte in tavola ci sono tutte, le aspettative e la curiosità sono altissime; non resta che attendere e vedere se il pilota Roberto Ugolini riuscirà a fare breccia nell’olimpo della ristorazione cittadino.

Influencer: la pandemia di Covid-19 sta influenzando “Age of Influence”?

“Sì, no.” Sai quel gioco da ragazzi che ha permesso ai bambini di competere tra loro e quelli che non avevano l’oggetto in questione si sentivano come un “perdente” nella storia? Nel mondo precedente a Covid-19, il marketing influenzato ha funzionato più o meno per alcuni marchi. Era sufficiente che il creatore, l’influencer del contenuto, avesse un numero enorme da mostrare e c’erano tutti i tipi di #ad, pubblicità, publipost – alcuni di essi senza nemmeno essere segnalati al pubblico che consumava le informazioni e inviava Mi piace.

Ma il virus è arrivato e il consumo è cambiato radicalmente. Le persone sono all’interno della casa di fronte a un altro scenario di vita e il contenuto di alcuni influencer ha iniziato a soffrire di uno svuotamento progressivo. È diventato chiaro, ad esempio, che lo stile di vita aspirazionale di viaggi di lusso, oggetti costosi, spazi VIP ai festival, abbigliamento e accessori inaccessibili non aveva più un posto e non era più ciò che si voleva vedere in uno scenario di crescente preoccupazione, incertezza economica, crisi salute, decessi e malattie. C’è stato un creatore, tuttavia, che non ha notato il cambiamento e ha continuato a pubblicare l’ostentazione – fino a quando non è caduto in ridicolo e una pioggia di critiche. Questo è successo a livello internazionale e, in Brasile, il caso più classico è stato quello della blogger Gabriela Pugliese, che perse all’istante la partnership di almeno 17 marchi dopo aver pubblicato storie di una festa privata nel suo appartamento a San Paolo, senza rispettare la quarantena. In un giorno c’erano più di 150 mila non seguiti nel profilo di uno degli influencer più famosi e milionari del paese.

Ciò ha indotto molte persone a chiamare il momento la fine dell ‘”Era dell’influenza” come la conosciamo. Numerosi articoli di pubblicazioni internazionali, principalmente statunitensi, che hanno criticato la totale mancanza di empatia e la nozione di realtà di celebrità e noti creatori digitali, hanno supportato questa analisi. Ma siamo davvero entrati in un’altra “Era”? I marchi rivedranno il loro rapporto con le persone considerate “senza contenuto”? Le agenzie pubblicitarie capiranno meglio come influenzare il marketing senza usare la premessa della frase che apre questo testo?

Per la consulente Liliane Ferrari, specializzata in marketing digitale, relatrice e docente di strategie sui social media, è ancora troppo presto per dire che una “nuova era” sta arrivando quando si tratta del comportamento di marchi e persone nell’universo dell’influenza. E questo si riferisce sia a chi consuma il contenuto sia a chi produce, senza dimenticare chi paga, ovviamente. “Il marketing di influenza è delicato e chirurgico, non sta acquistando i media, non dovrebbe mirare a raggiungere, ma piuttosto generare dialoghi coerenti e qualificati”, afferma Liliane. Segui l’intervista di seguito e rimani aggiornato sullo scenario attuale:

Consumatore moderno: si dice molto su una “New Age” nell’influenza basata sui cambiamenti comportamentali e di vita che la pandemia di coronavirus di Sars-cov-2 ha portato in gran parte del mondo. Potresti contestualizzare per noi che “New Era” sarebbe questa? Cosa c’era prima e cosa dovrebbe essere dopo?

Liliane Ferrari: non credo in una nuova era. Non ho questa visione romantica del momento, è troppo presto per dire che c’è un cambiamento significativo. Quello che vedo è molto più un aspetto più critico e scomodo di alcune persone che si sono sentite attaccate / offese da altre persone, perché sono sempre persone. Persone che hanno una maggiore considerazione per i media e i marchi, pubblicano opinioni e hanno atteggiamenti deplorevoli nel mezzo di una pandemia. Ciò non significa che gli influenzatori non esisteranno più o che solo quelli giusti sopravviveranno. Abbiamo avuto un caso rilevante al riguardo, quello del partito di [Gabriela] Pugliesi ed è ancora troppo prematuro dire che questo è sufficiente per cambiare un intero segmento.

CM: Come specialista di marketing e comunicazione, puoi indicare cosa non è più accettabile fare per coloro che lavorano con influenza?

LF: Essere non etici non è mai stato accettabile e mai lo sarà. Molti influenzatori e marchi sono abbastanza discutibili nei loro metodi e comportamenti, preferendo non segnalare la pubblicità, indipendentemente dalla qualità di ciò che offrono al pubblico. Peggio ancora, ignorano il fatto che ci siano persone colpite dall’altro lato dello schermo. I marchi e gli influenzatori devono essere meno voraci nella pubblicità, per farlo piano.

“In questo momento di crisi, devi scegliere le persone [nel caso dell’influencer o del creatore] in base a affinità, armonia, competenza e non in base al numero di follower”

CM: Credi davvero che ci sarà questo “setaccio” e che avrà più valore solo se hai un vero “contenuto”?

LF: Setaccio non ci credo perché dal momento che il mondo è un mondo di contenuti deboli, futili e ostentati, ha molto successo tra le persone. Spero che il pubblico di questi influencer possa essere più critico nei confronti di ciò che consumano sui social media, cercare contenuti più utili e veritieri, realizzati da persone che hanno cosa dire.

CM: Molto è stato detto sul caso della blogger Gabriela Pugliesi, che ha organizzato una festa a casa sua e l’ha pubblicata nelle storie – questo in piena quarantena. Pensi davvero che Internet sia in grado di mantenere questo tipo di influencer dei contenuti nel limbo senza tornare indietro dopo che il soggetto si è raffreddato?

LF: Nel suo caso, il danno alla reputazione è stato grande, ma nulla dura per sempre con gli algoritmi. Ha creato un vasto pubblico fedele e avrà ancora molti marchi disposti a trarne vantaggio. La prova di ciò è che le sono successi altri errori prima, questi sono casi del 2015, 2016, 2017, 2018, 2019 … Conar, accusa di pratica illegale, controversie con APAE, pubblico non identificato, quindi vedo un ritorno, sì, ancora uno mea culpa, ma la vita che segue.

CM: È stato detto che il comportamento del viaggio ostentato, del lusso, del cibo, delle case, in breve, di un intero stile di vita inaccessibile alla maggior parte delle persone deve smettere di avere un senso. Qual è il ruolo dei marchi nel fornire questo tipo di contenuto? Perché continua. Un post su Internet dell’influencer Lu Tranchesi è circolato in rete negli ultimi giorni, abbracciando una gigantesca scatola di un marchio televisivo, parlando dei suoi infiniti pollici …

LF: i marchi confondono il contenuto aspirazionale con il contenuto non realistico. Ci sono professionisti che prendono decisioni su marchi completamente ignari del contesto pandemico, suggeriscono con questo tipo di pubblicità che il mondo si sta prendendo una vacanza e non che siamo a casa perché c’è una malattia che uccide 800 persone al giorno in Brasile. C’è una mancanza di sensibilità ed empatia, cose che non possono insegnare a essere o premere un pulsante.

CM: Perché gli utenti dei social network sono così attratti da questo impossibile contenuto aspirazionale (corpo, stile, consumo)? Il Brasile ha delle caratteristiche specifiche, come un mercato, che puoi evidenziare a questo proposito? Voglio dire, abbiamo valutato questo tipo di influenza “impossibile” più di altri paesi?

LF: Non ho uno studio comparativo con altri paesi per dire con correttezza se qui un tipo di contenuto e personalità digitale è valutato più o meno che altrove. Quello che so è che qui la rivista “Caras” ha molto successo, che siamo titolari di record nella chirurgia plastica e che l’aspetto, o meglio, ciò che sembra avere, è un valore importante per la nostra gente secondo storici come Laurentino Gomes. È una strada a doppio senso: ci sono quelli che amano vedere le vite degli altri lontani dai tuoi e quelli che amano mostrare la vita. E i marchi adorano tutto perché è il formato ideale per inserire i propri prodotti e servizi senza troppa vergogna.

“Ci sono professionisti che prendono decisioni su marchi al di fuori del contesto pandemico. Con questo tipo di pubblicità, suggeriscono che il mondo sta prendendo una vacanza e non che siamo a casa perché c’è una malattia che uccide le persone ”

CM: Quale consiglio principale potresti dare a un marchio che vuole utilizzare il marketing influenzale in Covid-19 volte? Di cosa deve tener conto, soprattutto?

LF: Prima di fare marketing influente in questo momento di crisi, è necessario guardare dentro e vedere se c’è qualcosa di rilevante per comunicare all’esterno. Devi scegliere le persone per affinità, armonia, competenza e non per numero di follower (il post non va mai a tutti i follower, quindi quel numero enorme è un’illusione). Il marketing di influenza è delicato e chirurgico, non è l’acquisto dei media, non dovrebbe mirare a raggiungere, ma piuttosto generare dialoghi coerenti e qualificati.

CM: Un recente video di una ragazza di 19 anni è diventato virale quando ha criticato francamente e brillantemente l’attuale copertina della rivista “Vogue” Brasil, che ha proposto come “Novo Normal” nel suo numero di maggio un’immagine del modello Gisele Bündchen che indossa etichette di design molto costoso (Prada, Chloé). Pensi che la generazione Z sia il peso mancante in bilico perché il cambiamento di influenza abbia luogo in modo definitivo?

LF: Ho visto questo video e l’ho condiviso perché è stato bello per una giovane donna insegnare una lezione così fantastica. Un marchio come “Vogue” non può avere una copertina completamente staccata dalla realtà. Voglio credere che sì, che questa generazione possa essere più critica, che cerchi e copra l’autenticità, la verità e l’etica di coloro che eleggono come influenzatori. Inoltre, valorizzano i marchi e le persone con essenza.