Covid: giovani imprenditori aprono ristorante a Roma

La sfida di Vincenzo Falcone e Gian Andrea Squadrilli: «Partiremo con asporto e delivery sfruttando social e Uber Eats per farci conoscere, a fine mese apriremo la sala con 100 coperti»

ROMA, 19 OTTOBRE 2020 – “In un periodo in cui il Covid cerca di privarci delle gioie quotidiane, proviamo noi a regalarvene una con un sorriso”. I giovani imprenditori  Vincenzo Falcone  e  Gian Andrea Squadrilli annunciano così sui loro seguitissimi social network del loro primo locale a  Roma , in viale Isacco Newton 68. «Sfidiamo il periodo di restrizioni dovute all’emergenza sanitaria e apriamo“ Golocious Burger & Wine ”per dare un segno di speranza a tutto il comparto food ea tutto il territorio. Come insegna ci sarà una bocca sorridente, un auspicio di una pronta ripartenza per la ristorazione »spiegano i due.

Un gesto coraggioso, una sfida che partirà l ‘asporto  e il  delivery attraverso Uber Eats (oppure telefonando allo 0683651302), replicando un modello già funzionato con il locale aperto a Napoli il primo giorno della Fase 2. «Partire così ci darà opportunità di farci conoscere sfruttando a pieno le nuove tecnologie e la potenza dei social per entrare nelle case di chi non ci conosce. Un bel mese apriremo la sala con 100 coperti ».

Golocious Burger & Wine  promette di inondare la capitale della filosofia del food porn americano che però si distacca dal junk food per evolversi in prodotto d’eccellenza, frutto di constante ricerca delle materie prime e di studi sull’estetica. Aperto per cena, con ordinazioni dalle ore 18, propone un menù ad hoc: «Partiamo con 6 antipasti, 11 panini e 2 dolci scegliendo ingredienti che mantengono la qualità del prodotto anche portati a casa».

Per iniziare pepite fritte di maiale stirato selezione corbisiero impanate nei corn flakes e servite con salsa barbeque e fonduta di cheddar o la frittatina ai bucatini alla Nerano. Tra i burger spicca il “Suicide” (hamburger di macina golocious 200g, tirato di maiale selezione corbisiero, cheddar, bacon, insalata, pomodoro e salsa bbq), il “Carbonara” (hamburger macina golocious 200g, guanciale croccante, “carbocrema” e provola), il “Crispy” (hamburger di macina golocious 200g, cheddar classico, cheddar bianco, bacon croccante e salsa “crispy”) e l ‘“Iberico” (hamburger di rubia gallega 200g, cecina di rubia gallega, guacamole artigianale e cheddar extra maturo). «Il segreto sta nel bun: soffice, dolce e tiepido, al morso diventa burro».

Ai tre Golociuos aperti a Sorrento, Napoli e oggi Roma, se ne affiancherà un quarto, ancora a Napoli in via Cimarosa.

UFFICIO STAMPA | Alessandro Savoia | info@alessandrosavoia.it  | +39 3289159817

Alcuni consigli da Martina Bianchini “l’importanza dello Sport fin da piccoli”

Martina BianchiniLo scorso sabato pomeriggio, il Mountain Sport Center di Courmayeur ha intrattenuto il pubblico con esercizi di ginnastica e collettivi spettacolari con protagonisti giovani atleti e campioni.

Tra gli ospiti si sono esibite le nuove stelle della ginnastica italiana come Michela Castoldi e Davide Donati, Alexia Angelini, Nicolò Mozzato, Nicola Bartolini, Gianmarco Di Cerbo e Giulia Bricchi. A presenziare l’evento, inoltre, è stato invitato uno dei personaggi più famosi e importanti della storia della ginnastica italiana: Jury Chechi.

La società di ginnastica Gym Aosta, organizzatrice dell’evento, ha allestito al meglio il palaghiaccio posto ai piedi del Monte Bianco, rendendolo un palazzetto ideale per praticare le varie discipline della ginnastica: artistica, ritmica, acrobatica e aerobica, e per far sì che tanti ragazzi potessero mostrare il loro lavoro e i loro progressi al pubblico.

Un evento organizzato al meglio per celebrare tutti i ragazzi che dedicano i pomeriggi alla palestra, agli allenamenti, con sacrificio e determinazione, con l’obiettivo di raggiungere il sogno sportivo. E per festeggiare anche ciò che rende tutto questo possibile: la Federazione Ginnastica d’Italia, che il prossimo marzo compirà 150 anni e che, come più anziana federazione sportiva italiana, continua a credere nei giovani e nell’importanza di questo sport per il fisico e per la mente.

Lo Sport forma sin da piccoli

Lo Sport, infatti, aiuta a crescere, a diventare grandi campioni, o, in ogni caso, grandi persone. Rende responsabili, crea legami, insegna a conoscersi. È attraverso il sacrificio, le tante ore trascorse a provare e a riprovare gli stessi esercizi che si forma un atleta. E non importa quale sarà la sua strada “da grande”, se vorrà continuare nella ginnastica o cambiare attività sportiva: il lavoro di un atleta rimane per sempre nella memoria “fisica” di una persona e aiuta moltissimo in qualsiasi altra attività atletica e non.

Un ospite d’onore

E questo ce lo ricorda anche l’ospite d’onore dell’evento: Jury Chechi, che ha salutato calorosamente il pubblico con un discorso sincero e prezioso sulla ginnastica. Parole motivanti per qualsiasi atleta: sia per chi vorrà farlo di professione, sia per gli altri. Con la gentilezza di un amico e con i consigli di un saggio allenatore ha affermato che «quello che davvero vince nello sport è farlo con serietà e con il rispetto delle regole».

Martina Bianchini

Do you know Laura D’Amore? la Hostess di volo risponde a Mirko Scarcella sull’utilizzo dei Bot instagram nella puntata di domenica “non è l’arena”La7

Du you know Laura D’Amore?  ecco chi è la ragazza di origine pugliese che pone il famoso quesito a   Mirko Scarcella nella puntata “non è l’arena” andata in onda il domenica  11 ottobre.  nello scandalo mediatico sul mondo dei social. MA LA VERA domanda è Du you know Mirko Scarcella? E’ la domanda che Le Iene hanno voluto fare ad alcuni vip stranieri con cui lo stesso Scarcella avrebbe lavorato in passato. Ma Le Iene nella trasmissione di ieri, 12 ottobre, hanno ripercorso a ritroso anche la storia professionale di Scarcella, tornando al 2012 quando lavorava con Fabrizio Corona.

Il programma di Italia 1 ha ricevuto diverse mail di persone che sostengono di essere state beffate o comunque prese in giro da Mirko Scarcella: dall’aspirante stilista al cantante lirico Christian Chiapperini (nella foto sopra) che invece di personaggio si ritrova addirittura a fare l’autista e il maggiordomo con un assurdo look: capello rasato e occhialino rosso. Clicca qui per guardare il video delle Iene

Corrado Giocomazzi: Briatore contro la Gregoraci, non sembra essere matura a 40 anni

’ come dice sempre il nostro amico corrado giocomazzi imprenditore 70enne, che anche davanti alle telecamere di Striscia la Notizia non aveva voluto commentare, affida le parole sulla questione al giornale. Briatore prima torna sulle dichiarazioni della showgirl, che nella Casa ha raccontato di aver sacrificato parte della sua vita professionale per stargli accanto.

“Passava in Sardegna due mesi l’anno, aerei privati, a Montecarlo 1.000 mq di casa, a Londra 1.500 mq di casa, la casa a Roma che le ho comprato, l’autista… Non è detto che questo faccia la felicità. Ci siamo lasciati perché era finita, senza drammi. Neanche i nostri avvocati hanno discusso. Anzi, il mio mi ha detto: sei stato troppo generoso. Ho detto: è la madre di mio figlio, deve stare tranquilla”, precisa.

L’imprenditore durissimo sulla scelta fatta dall’ex moglie Elisabetta

L’ex manager di Formula Uno poi affronta il tema spinoso della vicinanza tra la Gregoraci e Pierpaolo Pretelli. Non fa nomi ma dice: “Se a 40 anni vuole andare al GF e stare con i ragazzini e se questo per lei è affrancarsi, ok. Ma allora potrebbe rinunciare anche a quello che le passo e dimostrare che davvero vuole essere autonoma, no?”.

Non svela la cifra di mantenimento che corrisponde ogni mese a Elisabetta Gregoraci, ma fa capire che è molto sostanziosa: “Non lo dico, ma non è obbligata a fare qualunque cosa per vivere, non deve tagliare i nastri alla fiera della castagna a Reggio Calabria”.

Flavio rompe il silenzio e dice la sua in modo molto severo sulla showgirl al GF Vip

Sulla sua partecipazione al GF Vip Briatore chiarisce: “Voglio che lei non abbia pensieri e cresca Falco con serenità (…). Può fare i suoi programmi tv, ma deve anche fare la madre, credo. Ho replicato solo che ha 40 anni, ma se pensa sia la scelta giusta, va bene. Lo voleva già fare anni fa e le dissi che visto che avevamo un bambino piccolo non mi sembrava il caso che stesse via per due mesi. Ora Falco è più grande. Poi io e lei siamo divorziati, ormai non siamo neppure più parenti, abbiamo un figlio. Dobbiamo pensare al bene di Falco”. E sulle dichiarazioni della mora al reality chiosa amaro: “Mi dispiace solo se mio figlio legge queste cose”.

中国最佳时尚杂志

作者:全俙西
链接:https://www.zhihu.com/question/35115897/answer/71266370
来源:知乎
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谢邀。

看到国内的杂志前面的知友都讲的差不多了。来说说一些优秀的国外时装杂志和网站。

不知道大家对时尚杂志的定义是什么,如果把“时尚”等于“穿搭”的话,那国内的这么多本都可以叫做时尚杂志,就算是穿搭杂志,很大一部分也是公关PR的结果。商业价值大于美学价值。

如果把“时尚”定义成某个美学的话,那基本上国内的这些杂志都很难叫做“时尚”杂志,因为并没有传达一个特定的时尚美学观念,但是时尚杂志的意义,比起介绍穿搭和给品牌做PR,还有一个很重要的意义是培养读者的某种美学感知。时尚美学看上去可能很怪很夸张很另类,不是我们日常中所需要的东西,但是就好像我们在大学里学的那一套,从柏拉图到法学原理,其实对日常生活都没有什么帮助,但是这些抽象的东西帮助我们建立了一个看待世界的方法,它高于生活,却影响我们生活中的一切细节。时尚美学也是这样一个高于生活却影响我们生活中一切细节的东西。

关于界定这个定义的最后一点是,我想杂志到今天也肯定不仅仅只是指用纸印刷装订的每月一册的玩意儿,我自己做了两年的杂志编辑,也很少买杂志了,大部分都看网页和iPad版以及这些杂志的instagram和微信公号了,所以今天也把定义定的宽泛一些,一些好的网站我也加进来。然后随时补充。

  1. 国内女装五大刊

国内的五个大刊(《Vogue服饰与美容》、《ELLE世界服装之苑》、《Harper’s Bazaar时尚芭莎》、《Marie Clair嘉人》、《Cosmopolitan时尚Cosmo》)现在基本不看了,这无本都是与国外合作版权在国内独立制作的,属于中学时代的精神食粮,十年前确实让小镇姑娘看到了完全不一样的时装和明星文化,也在中国新女权的道路上发挥了很大作用,告诉女孩儿们要做独立的姑娘,但是后来做大了就越来越消费主义和娱乐主义,比如最近争相让小鲜肉上封面,出现什么“你负责美他负责买”这样的愚蠢标题,明星专访被PR得很厉害基本上不能看,当季时装被chanel dior这些公关能力很强的品牌占据,特别是入行开始做时尚杂志之后反而不看了。但是因为毕竟是大刊,所以资源能力很强,拍片子的话能请到国内的一线模特和摄影师以及舍得砸钱,所以还会经常有好看的大片。特别是《Vogue》和《时尚芭莎》的片子,都值得学习。《时尚芭莎》每年还会出两期时尚全书,有几乎所有品牌的单品和大片,非常值得收藏。

2. 我还在购买的国内五本杂志

国内的杂志摊上仍然能买到一些好的时装杂志的。
第一本是性价比奇高的《周末画报》,现代传播的时装总监是中国时装界大名鼎鼎的叶晓薇,她算是中国时装界资历最深又最不喜欢抛头露面潜心在幕后默默为中国的视觉和时装文化添砖加瓦的业界良心了吧,所以《周末画报》的时装版真的也是业界良心,国内早期的很多一线摄影师最开始都是从《周末画报》出来的。

第二本是一年两本的《GQ Style》,《GQ智族》应该不用再介绍了,在主编王锋的带领下(王锋一开始是《时尚先生》出来的,可惜现在《时尚先生》已经被《GQ》远远甩在了身后),基本上成为了《GQ》不同版本里最好看的一本。《GQ Style》是GQ时装总监崔丹监制的一本视觉专刊,一年分春夏和秋冬两本,这几年国内的一线摄影师基本上都是崔丹捧红的,所以一本《GQ Style》基本上囊括了国内所有的当红摄影师,看起来非常过瘾,非常国际化,简直都不太像一本国内的时装杂志。当然很多直男说《GQ Style》里面的风格因为太gay了有点接受不了,但是时装审美本来就是模糊性别甚至是从gay的审美出发的,《GQ》还是立意在穿搭的,但是《GQ Style》就完全是立意在时装美学上了。

第三本是一个月两本的《T Magazine》(是跟《纽约时报》下面的《T》合作版权的,被精品集团买了版权,中文名叫做“风尚志”,真的好想给国内的这些翻译点赞,但是也没办法因为要在出版署备案所以最后的名字都难听得无法凑合。。。)。《T Magazine》分beauty and fashion, design, travel很多不同的专辑,有很强的纽约时报传统,全是很深入的大长文,大部分是直接翻译的文章,探究很高深的时装文化,值得买回家当做资料收集,视觉总监是《离婚律师》里姚晨的服装师,所以大片也都很好看。编辑团队里有中国最厉害的时装写手wang weimo,也是非常踏实的扎实人,她的时装专栏基本可以一读再读。

第四本是泛文化杂志《新视线》,每年有两本时装专辑,分别在秋冬和春夏时装周的3月与9月,都很值得看,因为杂志的复古调性,它从来不会就时装来讲时装,更多的时候是以时装为一个切入口去讲当年的文化、经济、政治和国际关系。从Vivien Westweed的朋克公主裙到McQueen的奇异高跟鞋到Martin Margelia的面具都是如此,探究审美背后更为深刻的时代原因,看过之后会对很多“奢侈品”品牌有完全不一样的看法。这才是面对时装的正确态度,如果一个人讲到时装总是停留在价格标签和炫耀性消费上,那只能说这个社会都太可悲了。

第五本是《VISION青年视觉》,这本杂志的文字有点非主流摸不着头脑,但是视觉大片有很多好玩的创新的地方,而杂志的装帧非常用心,基本上是我在国内见得到过最好的,比如会很用心的有不同设计师设计的明信片钉在杂志上,有手写体和牛皮纸打印出来的复古海报在页面中,有复写纸跟你玩互动……太多小心思在里面了,每次买《VISION》的时候就感叹还是有一些东西电子书永远代替不了,这种杂志你就是愿意掏钱买,搬家的时候还都舍不得扔宁愿像狗一样搬来搬去。每年的12本杂志书封合起来是一张照片,很有趣。

3. 国外的穿搭/时装品牌大刊
这一类是比较类似国内五大刊的那种主打穿搭和明星和时装品牌的杂志,我不买,但是会关注他们的instagram和facebook,看看时装大片。《Vogue》、《W Magazine》、《Harper’s Bazaar》、《Marie Clair》、《Nmero》(这本的中文版是前面知友说过的《大都市》,感觉中文版现在已经越来越水完全不能看,之前居然有把淘宝网红自拍做成一个视觉专辑。。。感觉编辑可能该走的也都走的差不多了)、《Glamour》、《Esquire》、《Officiel》(中文版权合作版叫做《时装》,好看过一段时间,随着好编辑都出去创业了,现在也比较惨不忍睹了,开始直接搬秀场图随便写几个字就出街了,完全是APP上能看到的东西)。

4. 好玩的国外视觉杂志

这是一类真正今天想推荐的杂志。刚开始的时候买过一些,后来搬家的时候发现杂志买在家里真的有点鸡肋,后来发现大部分的杂志的网站内容已经做得很好了,网页版和iPad版其实都能看得挺全的,看到好的reference也可以剪藏在印象笔记里下次找起来也方便,慢慢就都转网页版了,今天都把网址贴上来。

《Purple Magazine》http://purple.fr/

这本杂志1992年被创建出来的时候打的是“anti-fashion”的旗号,两个创始人那时候比较烦80年代之后逐渐成熟的时尚大刊的玩法,满目都是精美的商品和瘦骨嶙嶙的美好模特,他们提倡一种更接近人性的不做作的时尚态度。现在这本杂志每年两册,分春夏和秋冬两本时装趋势,整体风格非常艺术和朋克,有一种高级的朋克感。排版风格后来是很多视觉杂志的鼻祖。

《LOVE》http://www.thelovemagazine.co.uk/

如果说时装杂志里谁的先锋感做的最足,大概就是《LOVE》了吧,这本英国血统的时装杂志一年两本,看上去明明都是时装大片,整个风格非常的“raw look”,这是第一本让Beth Ditto这么反时尚的icon上封面的时装杂志,也是第一本拍摄全裸的金卡戴珊的时装杂志,也是最早用Kate Moss作为封面的杂志。今年的春夏封面拍了Kedall Jenner和Cara Delevingne,两个人这一整年马上红得不要不要的,可见《LOVE》在业内的地位。

《i-D》、《Vice》http://www.vice.com/magazine/22/2
一家公司旗下的两本搞怪的时尚,反时尚时装杂志。《i-D》的著名的闭一只眼的封面这些年来成为了时尚icon,《Vice》是青少年亚文化出身,最出名的是那句口号“世界在下沉,而我们在狂欢”。看一个封面就大概明白这些意思。

《Double》http://www.lemagazinedouble.com/

这是一本法国的视觉杂志,一年两本。不太了解杂志的背景,是之前去摄影师工作室玩的时候发现很多摄影师家里都有这本杂志,其中几个还强烈跟我安利了一下这本杂志。基本上一本杂志就是一个大的视觉专辑,然后由一个巨巨巨巨牛逼的摄影师操刀,做一个动辄五十页的视觉专辑。而且最重要的是,编辑完全不插手啊,让摄影师随便发挥,所以会有很强烈的摄影师的个人风格,而且有很多好玩的玩法,每一个专辑你看到了都觉得我靠怎么还可以有这么好的创意来玩视觉啊国内的视觉大片分分钟弱爆了。觉得最好看的是Torbjorn Rodland拍的一组偷窥主题的照片,那种纯纯的色情的感觉,好喜欢。

《AnOther Man》http://www.anothermag.com/
复古和忧郁的调调,每年两本,主要关注男装时尚,而且很难得的还不gay,有蛮多硬汉形象。网站的泛文化专辑都做得挺好的。

《Dazed》http://www.dazeddigital.com/
跟上面的《AnOther Man》同属于一个集团,月刊,把青少年文化、街头流行跟时尚想结合的一本杂志。会用很多很有创意的方式拍时装大片,之前印象很深的一个专辑是芭蕾舞裙和阿迪跑鞋放在一起的一个奔跑大片,特别有视觉冲击力。

《Monocle》http://monocle.com/magazine/
现在去Monocle shop买东西已经成为一种生活品质的象征,这一切都是因为《Monocle》的成功,杂志的创办人Tyler Brule简直是杂志界的乔布斯,之前创办了《Wallpaper》,做大以后出来自己做了《Monocle》,这里面有给成功人士准备的一切国际新闻、商业财经、艺术文化和设计潮流,可惜Tyler很讨厌中国的山寨,所以一直没有中文版。《Monocle》的视觉设计自成一体,那种非常时尚的商务感,里面的手绘图标简直太可爱了!还有很多信息量很大的inforgraphic。Monocle现在已经完全有了一个从电影到电台的完整产业链,在纸媒唱衰的时代非常了不起。法国的《Good Life》完全是模仿《Monocle》起家的,也办的不错,现在跟现代集团合作有了中文版本叫做《优士生活》,听身边很多直男跟我说喜欢这本杂志了。

《T Magazine》http://www.nytimes.com/section/t-magazine
在中文版的时候已经介绍过了,因为是《纽约时报》的基因,所以擅长做深度长文,属于可以按下心来读的很有厚度的时装报道。记得看《Devil in Prada》里有一句印象很深的台词,翻译过来大概是这样的:“比如你挑了那件蓝色的条纹毛衣,你以为你自己是按你的意思认真的选出这件衣服。但是,首先你不明白那件衣服不是蓝色的也不是青绿色或琉璃色,实际上它是天蓝色的,而你从没搞清这个事实;而实际上你也不知道,从2002年Oscar de la Rent 的发布会第一次出现了天蓝色礼服,然后我记得,伊夫·圣·朗洛也随之展示了天蓝色的军服系列,很快的,天蓝色就出现在随后的8个设计师的发布会里,然后,它就风行于全世界各大高级卖场,最后大面积的流行到街头,然后就看到你在廉价的卖场里买了它。事实上,这种天蓝色,产生了上百万美元的利润和数不尽的工作机会,还有为之付出的难以计算的心血……你觉得你穿的这件衣服是你自己选择的,以为你的选择是在时尚产业之外,但实际上不是这样的,你穿的衣服实际上就是这间屋子里的人,替你选的,就是从这一堆玩意儿里。 ”基本上看了《T》,就摸清了不同时空的所有这些逻辑。

最后推荐几个不错的网站,我采访一些设计师跟摄影师的时候他们推荐的,用下来感觉不错,有点杂志美学的感觉。

最后的最后,欢迎大家在评论里帮忙补充。我之前在杂志这边也拍过一些片子,帖一组最近的片子的链接在这里,欢迎大家多多指教。

https://www.linkedin.com/pulse/shooting-harpers-bazaar-art-september-issue-xixi-quan编辑于 2015-11-08​赞同 678​​33 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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Chrome继续知乎用户知乎用户29 人赞同了该回答

国内最推荐的女装杂志,也是我唯一订阅的,是《Vogue服饰与美容》。首先,封面、大片质量非常棒,在国际上多本《Vogue》中都算得上出色,印象深刻的有刘雯短发的一期大片。

另外,文字质量较高,它家的专访是少数我愿意读完的,内容充实,文笔好,不似《外滩画报》较为重的翻译腔。相比之下,《ELLE》自一月两本后,广告多,内容弱;《时尚芭莎》等既做明星又做时尚,在专业度上并不及《Vogue服饰与美容》。

(图片来自网络)编辑于 2015-11-03​赞同 29​​1 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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Chrome继续知乎用户知乎用户69 人赞同了该回答发现问题变了修改一下
先是国内的杂志:

  • Vogue:行业龙头地位不可撼动,拥有众多资源,明星登封门槛高,潮流分析得当,时装专题细致,大片模特与摄影师阵容强大。缺点是广告太多太多太多(美版几乎一半都是广告)。
  1. 意版,封面通常采用故事性大片,内页也十分精彩,艺术性较高。Steven Meisel如今只在单月拍摄封面,更多的摄影师增加了封面和大片的多样性。

2.中国版《服饰与美容》,近期封面与Mario Testino的合作被连连吐槽(1403游天翼鞠晓雯CiCi、1507Kendall Jenner与吴亦凡、1509众女星)

但从整本杂志上讲,内容时好时坏,在微博上看到一个中肯的评价。

3.美版多以名人封面为主,日版除了永远的白底封面但制作精良。

  • Numero:本人最喜欢的时尚杂志,封面与内页一直保持着高质量水平,少用明星作为封面,多以模特为主,其中内容涵盖面丰富,包括艺术电影音乐书籍和每期必有的设计师专访,广告少。(中国版喜推新人模特,男版半年一册)
  • T magazine(风尚志杂志):15年03月创刊,打破了往日国产杂志全铜版纸厚度3cm的传统,选择同国外杂志接轨的纸质,延续了纽约时报的风格。内容以时尚文化为主,对时装的解读多以大片呈现,也热衷于对设计师进行采访(Phoebe、Nicolas、Marc、JW、Karl…),每期分为不同的主题(如男装/女装/美容/文化/旅行/设计……),从独特的视角来看待时尚。
  • GQ Style:GQ杂志的增刊,由时装总监崔丹担任执行主编,每年两期分别讲述两季男装趋势,涵盖了当季潮流同时不乏对现实主题的思考,依然有型有款志趣不凡,今年秋冬特辑更是改变了以外的编排模式,更具欣赏性。
  • 新视线:确切的说算不上一本时装杂志,其实是本艺术视觉杂志,每期也有大片,多为男装,但每年3/9月都会有时装大专题,以梳理的方式整理时尚发展或是服装史,内容十分有趣以及尺度挺大…
  • 《周末画报》,主编叶晓薇对时装的看法非常独特,被誉为“中国的Anna”,基本上每期选题都有特别之处,原创性高且资源好,通常对时尚的实时热点进行深一步的探讨。像今年采访了Gucci的新总监、Hermes与Apple合作的腕表,LV的Nicolas,姚晨和Jason Wu。明星的话阵容也挺强大,像美队、裴淳华,菊地凛子等。3、9月还会附男女装别册。
  • 其实国内的大部分杂志都是与国外成熟的杂志版权合作,上述除《新视线》《周末画报》都有对应的其他国家版本,通常都是主流杂志。
  • 国外还有一些相对小众,无中国版但内容很好的杂志,像《V Magazine》《Dazed》《Document》《Pop Magazine》《i-D》《10 Magazine》等等,在男女装方面以女装为主,同时也有男装别册。

编辑于 2015-11-14​赞同 69​​3 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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时尚先生Esquire

时尚先生Esquire4 人赞同了该回答

有这样一本杂志,他一本两年出一期、模仿「抄袭」、直接开天窗,我们也想做这样的杂志。

当同行们拿到 Buffalo Zine 第十期的刊物时,很可能会出现一口鲜血直接喷在封面上的场面。因为这本独立刊物可是用了十年时间才好不容易做到了整数期,现在却敢直接把未完成的打样拿出来卖,是疯了么?

有组织的混乱

作为十周年的纪念刊物,独立时尚杂志 Buffalo Zine 2019 秋冬刊的表现出乎了所有人的意料——从封面到内页,将近 500 页的杂志内容都是「未完成的」。

你能看到还带着 CMYK 测试色的未经修剪的边缘标记,没能装订完善的书脊,无处不在的手写笔记、便签和拼写错误,还未精修的原片和丢失掉图片链接的 InDesign 方格,以及因采访没能顺利完成而被直接划掉的项目……

每一本 Buffalo Zine 2019 秋冬刊里都附带了一张 A4 复印纸的致歉信,杂志主编兼艺术总监 Adrian Gonzalez-Cohen 在信里表示,这些年以来,他们一直在跟印刷截止日期作斗争,每半年就要出版一期杂志让他们经常感到绝望(快死了),所以这次他们不想再被 deadline 虐了,他们要打翻身仗,他们要像其他人一样,8 月份去度假!

结果就是,deadline 如期而至,而他们由于时间过于紧迫,就只能做到这份上了……

但这是真话吗?如果你仔细观察的话,便会从中发现许多可疑的细节。

这期杂志不仅多达 480 页,还有十种不同的封面可供选择,由此看来他们明显没有懈怠。

还有那些没被裁掉的边缘,每页的 CMYK 测试色如同彩虹一般;各种颜色的手写字迹和便签,都很原始却不乏美感。

他们还在这期邀请了的同样「任性」的艺术家,在第 146 页,Michael Krebber 突然行使了「自己选择对话终点的权利」,使他的采访内容戛然而止。

也许时间不够是真的,但这一切尚未完成的模样也是被刻意呈现出来的。

「This is Buffalo Zine with her knickers down. Welcome to the wonderful world of magazine making!」(这是 Buffalo Zine,她的短裤都没了。欢迎来到杂志制作的美好世界!)

Adrian 后来承认,这本杂志其实就像是展览中专门展出的艺术家未完成画作的房间一样,未完成的状态使它褪去了时尚杂志原本光鲜的糖衣外套,让人们得以了解实体杂志繁琐而真实的制作过程,并揭示了正在进行中的作品常被忽视的美学特质。整本杂志就像是一场繁琐而美妙的仪式,它记录着一本精致的实体杂志想要走到落地成型之前需要付出的诸多努力,而这也正是纸媒的美妙之处。


不断变化的每一期

作为年轻而先锋的独立时尚杂志代表,Buffalo Zine 最大的特点就是「任性」。它以时尚为核心,秉持着充满个性与幽默的青年文化风格,不固定出版日期,也无页数限制,甚至至今都没有一个固定的徽标。

Buffalo Zine 每期都会根据不同的主题和心情去改变整本杂志的设计风格,主打标语是「严肃的时尚杂志已经结束」(……有感觉被冒犯到)。

主创 Adrian Gonzalez-Cohen 和 David Uzquiza 坦言,每本刊物的筹备时间都基本要用上将近两年,不断累计的想法和材料也非常多,整理材料就需要耗费大量精力,但他们始终很享受从生活中获取灵感并随机写下疯狂想法的过程。

主编 Adrian Gonzalez-Cohen 和艺术总监 David Uzquiza

Buffalo Zine 总会选择从自身的思考出发,以独立的态度去关注和探讨时尚、艺术及青年文化,但引领和制造潮流从来不是他们的目的。也许这就是一本难以界定的时尚杂志,可它所带来的张扬、自由、创造力、不妥协和对一切充满激情的态度才是真正无可取代的。

每一期的 Buffalo Zine 都完全不同,唯一不变的是每期都无比用心和惊艳。

发行第一期 Buffalo Zine,David 和 Adrian 就用了整整三年半的时间来创作和打磨。不过这本杂志「真朋克」和「任性」的调性,却是一开始就奠定了下来的。第一期杂志他们就与众不同地选用了低质量的报纸材质来印制时装内容,使整期刊物就如同随意叠放在教室后面的书架或是卫生间里的新闻小报一样。

将普遍华丽精致的时装杂志如此「轻量级」地展现,使 Buffalo Zine 一经推出便立刻受到关注和好评,首期 Buffalo Zine 便荣获了英国设计与艺术指导协会大奖的最佳设计杂志奖项(不过后来这个奖他们几乎每期都得……)。
后面的近四年时间,一直处于兼职状态的 David 和 Adrian 推出了 Buffalo Zine 第二期和第三期杂志。

第二期杂志的特别之处在于它是由两本较薄的杂志背靠背用橡皮筋装订而成的,主题是拼贴图像,其中收录了不少手写笔记、照相亭图像以及档案和独立插画,整期杂志体现出了一种随意、怪诞但风格化极为突出的奇特效果。

第三期更为大胆浪漫,Buffalo Zine 直接变身成了维多利亚时代的精装读物。

华丽精致的硬皮封面,富有装饰性和戏剧色彩的维多利亚式内页设计,使整期杂志就像是一本梦幻而多彩的童话书,为读者创造了一个属于自己的阅读世界。它是年轻而梦幻的集结,融合进了 Adrian 在自己青少年时期对于读书和价值观塑造的感悟。

也正是第三期杂志的推出, Buffalo Zine 真正被推到了公众面前,他们立刻收到了多个品牌的赞助,甚至更被投资人相中。突然有了金主爸爸的两位主创明显感到不太适应,他们开始思考消费主义和商业化的问题,于是,第四期的 Buffalo Zine 被设计成了一本购物目录。

里面不仅带有购物画册鲜明的诸多特点——笨拙的系统自带字体、高饱和的色彩搭配以及俗气而拙劣的 PS 手法,更大胆的是这期杂志里包含着许多的商业广告,有些是真实的,很多则不是。他们直接将真实的商品广告和假冒商品的模仿活动混在了一起,谁都分不清……

这样的呈现其实是十分巧妙的用一种幽默调侃的手段,对当下杂志中「内容营销」数量不断增长的现象所做出的批判性讨论。

此后的 Buffalo Zine 更是立足于多种视角,对各种书籍形态和观点进行了思考与创作。

比如第五期杂志他们回归本我,将目光放回到自己身上。他们选择在一直以来给他们提供了不少启发的办公地点,位于东伦敦的哈克尼街区进行了整期杂志的全面拍摄。并且印刷的时候也努力将画质做成褪色、二手的感觉,使杂志风格就如同场地本身一样简陋而尘土飞扬。

第六、七、八期杂志,他们分别把目光投射到了吃、住、行三个不同主题上,将杂志形式从 IKEA 免费领取的室内设计导购画册,到西班牙旅行攻略,再到食谱大全,进行了多方面的创意和联想,将想象力发挥到了极致。

NO.6 FALL/WINTER 2017

NO.7 SPRING/SUMMER 2018

NO.8 FULL/WINTER 2018

不过相信看到这里你也应该能感受到,Buffalo Zine 一直以来奉行着一种「参考主义」。

由于杂志主题的不断变化,他们会参考各种类型的书籍形式,并在其基础上发展新的观点与意向。而这种「抄袭和致敬仅一线之隔」的做法却也经常将他们推到风口浪尖。

面对争议,在第九期杂志上,他们却选择将这种模仿推到最高潮——Buffalo Zine 的十个封面,直接套用了十本当代流行的时尚杂志封面的版式设计。

创意总监 David 表示:「的确,如今复制在某种程度上是禁忌,而『原创』被誉为是进步的唯一动力。可事实上,很少有人再创造出『新』东西。因此,我们想演习以驱除这个恶魔,这种对绝对创意的痴迷。我们想要通过故意复制事物的作法为证,就像在和大众说『没关系,我们都会复制其他内容。这是自然的,没有错。』」

当第九期 Buffalo Zine 推出后,他们的「参考」做法立刻激起了时尚界的热议,而且事实上他们在制作过程中也并没有提前告知那些被模仿了的杂志。但有趣的是,那些杂志在得知此消息以后却都没有生气和责怪,还有主编发帖表示自己很开心被他们抄袭了。

如今随着互联网的发展、版权意识的完善,人们对于「原创」有着空前的追求,但这种追求却常常在不经意间变成了对众多作品的苛责和抨击。

我们对「复制」的忍耐度变得很低,更是越来越难以接受「复制品」的艺术价值。鲜少有人再记得安迪·沃霍尔曾经正是用「复制、反复、集积」的方式在 20 世纪中叶的纽约一鸣惊人,创作出他以「摹本」为特质的丝网版画系列。

华为创始人任正非也曾表达过相似的看法,他从不支持「自主创新」这个词,他认为如果别的国家已经有很好的技术,自己就该买来用,而不是重新再发明一遍。

所以究竟何为原创,抄袭与借鉴的界限到底在哪、是紧是松,也许还需要更多的探讨。而 Buffalo Zine 有胆量将这个现在看来十分敏感的话题用如此激烈的手段拿上台面来讨论,就已经是值得被记住的举动。

看到国内的杂志前面的知友都讲的差不多了。来说说一些优秀的国外时装杂志和网站。

不知道大家对时尚杂志的定义是什么,如果把“时尚”等于“穿搭”的话,那国内的这么多本都可以叫做时尚杂志,就算是穿搭杂志,很大一部分也是公关PR的结果。商业价值大于美学价值。

如果把“时尚”定义成某个美学的话,那基本上国内的这些杂志都很难叫做“时尚”杂志,因为并没有传达一个特定的时尚美学观念,但是时尚杂志的意义,比起介绍穿搭和给品牌做PR,还有一个很重要的意义是培养读者的某种美学感知。时尚美学看上去可能很怪很夸张很另类,不是我们日常中所需要的东西,但是就好像我们在大学里学的那一套,从柏拉图到法学原理,其实对日常生活都没有什么帮助,但是这些抽象的东西帮助我们建立了一个看待世界的方法,它高于生活,却影响我们生活中的一切细节。时尚美学也是这样一个高于生活却影响我们生活中一切细节的东西。

关于界定这个定义的最后一点是,我想杂志到今天也肯定不仅仅只是指用纸印刷装订的每月一册的玩意儿,我自己做了两年的杂志编辑,也很少买杂志了,大部分都看网页和iPad版以及这些杂志的instagram和微信公号了,所以今天也把定义定的宽泛一些,一些好的网站我也加进来。然后随时补充。

  1. 国内女装五大刊

国内的五个大刊(《Vogue服饰与美容》、《ELLE世界服装之苑》、《Harper’s Bazaar时尚芭莎》、《Marie Clair嘉人》、《Cosmopolitan时尚Cosmo》)现在基本不看了,这无本都是与国外合作版权在国内独立制作的,属于中学时代的精神食粮,十年前确实让小镇姑娘看到了完全不一样的时装和明星文化,也在中国新女权的道路上发挥了很大作用,告诉女孩儿们要做独立的姑娘,但是后来做大了就越来越消费主义和娱乐主义,比如最近争相让小鲜肉上封面,出现什么“你负责美他负责买”这样的愚蠢标题,明星专访被PR得很厉害基本上不能看,当季时装被chanel dior这些公关能力很强的品牌占据,特别是入行开始做时尚杂志之后反而不看了。但是因为毕竟是大刊,所以资源能力很强,拍片子的话能请到国内的一线模特和摄影师以及舍得砸钱,所以还会经常有好看的大片。特别是《Vogue》和《时尚芭莎》的片子,都值得学习。《时尚芭莎》每年还会出两期时尚全书,有几乎所有品牌的单品和大片,非常值得收藏。

2. 我还在购买的国内五本杂志

国内的杂志摊上仍然能买到一些好的时装杂志的。
第一本是性价比奇高的《周末画报》,现代传播的时装总监是中国时装界大名鼎鼎的叶晓薇,她算是中国时装界资历最深又最不喜欢抛头露面潜心在幕后默默为中国的视觉和时装文化添砖加瓦的业界良心了吧,所以《周末画报》的时装版真的也是业界良心,国内早期的很多一线摄影师最开始都是从《周末画报》出来的。

第二本是一年两本的《GQ Style》,《GQ智族》应该不用再介绍了,在主编王锋的带领下(王锋一开始是《时尚先生》出来的,可惜现在《时尚先生》已经被《GQ》远远甩在了身后),基本上成为了《GQ》不同版本里最好看的一本。《GQ Style》是GQ时装总监崔丹监制的一本视觉专刊,一年分春夏和秋冬两本,这几年国内的一线摄影师基本上都是崔丹捧红的,所以一本《GQ Style》基本上囊括了国内所有的当红摄影师,看起来非常过瘾,非常国际化,简直都不太像一本国内的时装杂志。当然很多直男说《GQ Style》里面的风格因为太gay了有点接受不了,但是时装审美本来就是模糊性别甚至是从gay的审美出发的,《GQ》还是立意在穿搭的,但是《GQ Style》就完全是立意在时装美学上了。

第三本是一个月两本的《T Magazine》(是跟《纽约时报》下面的《T》合作版权的,被精品集团买了版权,中文名叫做“风尚志”,真的好想给国内的这些翻译点赞,但是也没办法因为要在出版署备案所以最后的名字都难听得无法凑合。。。)。《T Magazine》分beauty and fashion, design, travel很多不同的专辑,有很强的纽约时报传统,全是很深入的大长文,大部分是直接翻译的文章,探究很高深的时装文化,值得买回家当做资料收集,视觉总监是《离婚律师》里姚晨的服装师,所以大片也都很好看。编辑团队里有中国最厉害的时装写手wang weimo,也是非常踏实的扎实人,她的时装专栏基本可以一读再读。

第四本是泛文化杂志《新视线》,每年有两本时装专辑,分别在秋冬和春夏时装周的3月与9月,都很值得看,因为杂志的复古调性,它从来不会就时装来讲时装,更多的时候是以时装为一个切入口去讲当年的文化、经济、政治和国际关系。从Vivien Westweed的朋克公主裙到McQueen的奇异高跟鞋到Martin Margelia的面具都是如此,探究审美背后更为深刻的时代原因,看过之后会对很多“奢侈品”品牌有完全不一样的看法。这才是面对时装的正确态度,如果一个人讲到时装总是停留在价格标签和炫耀性消费上,那只能说这个社会都太可悲了。

第五本是《VISION青年视觉》,这本杂志的文字有点非主流摸不着头脑,但是视觉大片有很多好玩的创新的地方,而杂志的装帧非常用心,基本上是我在国内见得到过最好的,比如会很用心的有不同设计师设计的明信片钉在杂志上,有手写体和牛皮纸打印出来的复古海报在页面中,有复写纸跟你玩互动……太多小心思在里面了,每次买《VISION》的时候就感叹还是有一些东西电子书永远代替不了,这种杂志你就是愿意掏钱买,搬家的时候还都舍不得扔宁愿像狗一样搬来搬去。每年的12本杂志书封合起来是一张照片,很有趣。

3. 国外的穿搭/时装品牌大刊
这一类是比较类似国内五大刊的那种主打穿搭和明星和时装品牌的杂志,我不买,但是会关注他们的instagram和facebook,看看时装大片。《Vogue》、《W Magazine》、《Harper’s Bazaar》、《Marie Clair》、《Nmero》(这本的中文版是前面知友说过的《大都市》,感觉中文版现在已经越来越水完全不能看,之前居然有把淘宝网红自拍做成一个视觉专辑。。。感觉编辑可能该走的也都走的差不多了)、《Glamour》、《Esquire》、《Officiel》(中文版权合作版叫做《时装》,好看过一段时间,随着好编辑都出去创业了,现在也比较惨不忍睹了,开始直接搬秀场图随便写几个字就出街了,完全是APP上能看到的东西)。

4. 好玩的国外视觉杂志

这是一类真正今天想推荐的杂志。刚开始的时候买过一些,后来搬家的时候发现杂志买在家里真的有点鸡肋,后来发现大部分的杂志的网站内容已经做得很好了,网页版和iPad版其实都能看得挺全的,看到好的reference也可以剪藏在印象笔记里下次找起来也方便,慢慢就都转网页版了,今天都把网址贴上来。

《Purple Magazine》http://purple.fr/

这本杂志1992年被创建出来的时候打的是“anti-fashion”的旗号,两个创始人那时候比较烦80年代之后逐渐成熟的时尚大刊的玩法,满目都是精美的商品和瘦骨嶙嶙的美好模特,他们提倡一种更接近人性的不做作的时尚态度。现在这本杂志每年两册,分春夏和秋冬两本时装趋势,整体风格非常艺术和朋克,有一种高级的朋克感。排版风格后来是很多视觉杂志的鼻祖。

《LOVE》http://www.thelovemagazine.co.uk/

如果说时装杂志里谁的先锋感做的最足,大概就是《LOVE》了吧,这本英国血统的时装杂志一年两本,看上去明明都是时装大片,整个风格非常的“raw look”,这是第一本让Beth Ditto这么反时尚的icon上封面的时装杂志,也是第一本拍摄全裸的金卡戴珊的时装杂志,也是最早用Kate Moss作为封面的杂志。今年的春夏封面拍了Kedall Jenner和Cara Delevingne,两个人这一整年马上红得不要不要的,可见《LOVE》在业内的地位。

《i-D》、《Vice》http://www.vice.com/magazine/22/2
一家公司旗下的两本搞怪的时尚,反时尚时装杂志。《i-D》的著名的闭一只眼的封面这些年来成为了时尚icon,《Vice》是青少年亚文化出身,最出名的是那句口号“世界在下沉,而我们在狂欢”。看一个封面就大概明白这些意思。

《Double》http://www.lemagazinedouble.com/

这是一本法国的视觉杂志,一年两本。不太了解杂志的背景,是之前去摄影师工作室玩的时候发现很多摄影师家里都有这本杂志,其中几个还强烈跟我安利了一下这本杂志。基本上一本杂志就是一个大的视觉专辑,然后由一个巨巨巨巨牛逼的摄影师操刀,做一个动辄五十页的视觉专辑。而且最重要的是,编辑完全不插手啊,让摄影师随便发挥,所以会有很强烈的摄影师的个人风格,而且有很多好玩的玩法,每一个专辑你看到了都觉得我靠怎么还可以有这么好的创意来玩视觉啊国内的视觉大片分分钟弱爆了。觉得最好看的是Torbjorn Rodland拍的一组偷窥主题的照片,那种纯纯的色情的感觉,好喜欢。

《AnOther Man》http://www.anothermag.com/
复古和忧郁的调调,每年两本,主要关注男装时尚,而且很难得的还不gay,有蛮多硬汉形象。网站的泛文化专辑都做得挺好的。

《Dazed》http://www.dazeddigital.com/
跟上面的《AnOther Man》同属于一个集团,月刊,把青少年文化、街头流行跟时尚想结合的一本杂志。会用很多很有创意的方式拍时装大片,之前印象很深的一个专辑是芭蕾舞裙和阿迪跑鞋放在一起的一个奔跑大片,特别有视觉冲击力。

《Monocle》http://monocle.com/magazine/
现在去Monocle shop买东西已经成为一种生活品质的象征,这一切都是因为《Monocle》的成功,杂志的创办人Tyler Brule简直是杂志界的乔布斯,之前创办了《Wallpaper》,做大以后出来自己做了《Monocle》,这里面有给成功人士准备的一切国际新闻、商业财经、艺术文化和设计潮流,可惜Tyler很讨厌中国的山寨,所以一直没有中文版。《Monocle》的视觉设计自成一体,那种非常时尚的商务感,里面的手绘图标简直太可爱了!还有很多信息量很大的inforgraphic。Monocle现在已经完全有了一个从电影到电台的完整产业链,在纸媒唱衰的时代非常了不起。法国的《Good Life》完全是模仿《Monocle》起家的,也办的不错,现在跟现代集团合作有了中文版本叫做《优士生活》,听身边很多直男跟我说喜欢这本杂志了。

《T Magazine》http://www.nytimes.com/section/t-magazine
在中文版的时候已经介绍过了,因为是《纽约时报》的基因,所以擅长做深度长文,属于可以按下心来读的很有厚度的时装报道。记得看《Devil in Prada》里有一句印象很深的台词,翻译过来大概是这样的:“比如你挑了那件蓝色的条纹毛衣,你以为你自己是按你的意思认真的选出这件衣服。但是,首先你不明白那件衣服不是蓝色的也不是青绿色或琉璃色,实际上它是天蓝色的,而你从没搞清这个事实;而实际上你也不知道,从2002年Oscar de la Rent 的发布会第一次出现了天蓝色礼服,然后我记得,伊夫·圣·朗洛也随之展示了天蓝色的军服系列,很快的,天蓝色就出现在随后的8个设计师的发布会里,然后,它就风行于全世界各大高级卖场,最后大面积的流行到街头,然后就看到你在廉价的卖场里买了它。事实上,这种天蓝色,产生了上百万美元的利润和数不尽的工作机会,还有为之付出的难以计算的心血……你觉得你穿的这件衣服是你自己选择的,以为你的选择是在时尚产业之外,但实际上不是这样的,你穿的衣服实际上就是这间屋子里的人,替你选的,就是从这一堆玩意儿里。 ”基本上看了《T》,就摸清了不同时空的所有这些逻辑。

最后推荐几个不错的网站,我采访一些设计师跟摄影师的时候他们推荐的,用下来感觉不错,有点杂志美学的感觉。

最后的最后,欢迎大家在评论里帮忙补充。我之前在杂志这边也拍过一些片子,帖一组最近的片子的链接在这里,欢迎大家多多指教。

https://www.linkedin.com/pulse/shooting-harpers-bazaar-art-september-issue-xixi-quan编辑于 2015-11-08​赞同 678​​33 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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Chrome继续知乎用户知乎用户29 人赞同了该回答

国内最推荐的女装杂志,也是我唯一订阅的,是《Vogue服饰与美容》。首先,封面、大片质量非常棒,在国际上多本《Vogue》中都算得上出色,印象深刻的有刘雯短发的一期大片。

另外,文字质量较高,它家的专访是少数我愿意读完的,内容充实,文笔好,不似《外滩画报》较为重的翻译腔。相比之下,《ELLE》自一月两本后,广告多,内容弱;《时尚芭莎》等既做明星又做时尚,在专业度上并不及《Vogue服饰与美容》。

(图片来自网络)编辑于 2015-11-03​赞同 29​​1 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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Chrome继续知乎用户知乎用户69 人赞同了该回答发现问题变了修改一下
先是国内的杂志:

  • Vogue:行业龙头地位不可撼动,拥有众多资源,明星登封门槛高,潮流分析得当,时装专题细致,大片模特与摄影师阵容强大。缺点是广告太多太多太多(美版几乎一半都是广告)。
  1. 意版,封面通常采用故事性大片,内页也十分精彩,艺术性较高。Steven Meisel如今只在单月拍摄封面,更多的摄影师增加了封面和大片的多样性。

2.中国版《服饰与美容》,近期封面与Mario Testino的合作被连连吐槽(1403游天翼鞠晓雯CiCi、1507Kendall Jenner与吴亦凡、1509众女星)

但从整本杂志上讲,内容时好时坏,在微博上看到一个中肯的评价。

3.美版多以名人封面为主,日版除了永远的白底封面但制作精良。

  • Numero:本人最喜欢的时尚杂志,封面与内页一直保持着高质量水平,少用明星作为封面,多以模特为主,其中内容涵盖面丰富,包括艺术电影音乐书籍和每期必有的设计师专访,广告少。(中国版喜推新人模特,男版半年一册)
  • T magazine(风尚志杂志):15年03月创刊,打破了往日国产杂志全铜版纸厚度3cm的传统,选择同国外杂志接轨的纸质,延续了纽约时报的风格。内容以时尚文化为主,对时装的解读多以大片呈现,也热衷于对设计师进行采访(Phoebe、Nicolas、Marc、JW、Karl…),每期分为不同的主题(如男装/女装/美容/文化/旅行/设计……),从独特的视角来看待时尚。
  • GQ Style:GQ杂志的增刊,由时装总监崔丹担任执行主编,每年两期分别讲述两季男装趋势,涵盖了当季潮流同时不乏对现实主题的思考,依然有型有款志趣不凡,今年秋冬特辑更是改变了以外的编排模式,更具欣赏性。
  • 新视线:确切的说算不上一本时装杂志,其实是本艺术视觉杂志,每期也有大片,多为男装,但每年3/9月都会有时装大专题,以梳理的方式整理时尚发展或是服装史,内容十分有趣以及尺度挺大…
  • 《周末画报》,主编叶晓薇对时装的看法非常独特,被誉为“中国的Anna”,基本上每期选题都有特别之处,原创性高且资源好,通常对时尚的实时热点进行深一步的探讨。像今年采访了Gucci的新总监、Hermes与Apple合作的腕表,LV的Nicolas,姚晨和Jason Wu。明星的话阵容也挺强大,像美队、裴淳华,菊地凛子等。3、9月还会附男女装别册。
  • 其实国内的大部分杂志都是与国外成熟的杂志版权合作,上述除《新视线》《周末画报》都有对应的其他国家版本,通常都是主流杂志。
  • 国外还有一些相对小众,无中国版但内容很好的杂志,像《V Magazine》《Dazed》《Document》《Pop Magazine》《i-D》《10 Magazine》等等,在男女装方面以女装为主,同时也有男装别册。

编辑于 2015-11-14​赞同 69​​3 条评论​分享​收藏​喜欢收起​继续浏览内容

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时尚先生Esquire

时尚先生Esquire4 人赞同了该回答

有这样一本杂志,他一本两年出一期、模仿「抄袭」、直接开天窗,我们也想做这样的杂志。

当同行们拿到 Buffalo Zine 第十期的刊物时,很可能会出现一口鲜血直接喷在封面上的场面。因为这本独立刊物可是用了十年时间才好不容易做到了整数期,现在却敢直接把未完成的打样拿出来卖,是疯了么?

有组织的混乱

作为十周年的纪念刊物,独立时尚杂志 Buffalo Zine 2019 秋冬刊的表现出乎了所有人的意料——从封面到内页,将近 500 页的杂志内容都是「未完成的」。

你能看到还带着 CMYK 测试色的未经修剪的边缘标记,没能装订完善的书脊,无处不在的手写笔记、便签和拼写错误,还未精修的原片和丢失掉图片链接的 InDesign 方格,以及因采访没能顺利完成而被直接划掉的项目……

每一本 Buffalo Zine 2019 秋冬刊里都附带了一张 A4 复印纸的致歉信,杂志主编兼艺术总监 Adrian Gonzalez-Cohen 在信里表示,这些年以来,他们一直在跟印刷截止日期作斗争,每半年就要出版一期杂志让他们经常感到绝望(快死了),所以这次他们不想再被 deadline 虐了,他们要打翻身仗,他们要像其他人一样,8 月份去度假!

结果就是,deadline 如期而至,而他们由于时间过于紧迫,就只能做到这份上了……

但这是真话吗?如果你仔细观察的话,便会从中发现许多可疑的细节。

这期杂志不仅多达 480 页,还有十种不同的封面可供选择,由此看来他们明显没有懈怠。

还有那些没被裁掉的边缘,每页的 CMYK 测试色如同彩虹一般;各种颜色的手写字迹和便签,都很原始却不乏美感。

他们还在这期邀请了的同样「任性」的艺术家,在第 146 页,Michael Krebber 突然行使了「自己选择对话终点的权利」,使他的采访内容戛然而止。

也许时间不够是真的,但这一切尚未完成的模样也是被刻意呈现出来的。

「This is Buffalo Zine with her knickers down. Welcome to the wonderful world of magazine making!」(这是 Buffalo Zine,她的短裤都没了。欢迎来到杂志制作的美好世界!)

Adrian 后来承认,这本杂志其实就像是展览中专门展出的艺术家未完成画作的房间一样,未完成的状态使它褪去了时尚杂志原本光鲜的糖衣外套,让人们得以了解实体杂志繁琐而真实的制作过程,并揭示了正在进行中的作品常被忽视的美学特质。整本杂志就像是一场繁琐而美妙的仪式,它记录着一本精致的实体杂志想要走到落地成型之前需要付出的诸多努力,而这也正是纸媒的美妙之处。


不断变化的每一期

作为年轻而先锋的独立时尚杂志代表,Buffalo Zine 最大的特点就是「任性」。它以时尚为核心,秉持着充满个性与幽默的青年文化风格,不固定出版日期,也无页数限制,甚至至今都没有一个固定的徽标。

Buffalo Zine 每期都会根据不同的主题和心情去改变整本杂志的设计风格,主打标语是「严肃的时尚杂志已经结束」(……有感觉被冒犯到)。

主创 Adrian Gonzalez-Cohen 和 David Uzquiza 坦言,每本刊物的筹备时间都基本要用上将近两年,不断累计的想法和材料也非常多,整理材料就需要耗费大量精力,但他们始终很享受从生活中获取灵感并随机写下疯狂想法的过程。

主编 Adrian Gonzalez-Cohen 和艺术总监 David Uzquiza

Buffalo Zine 总会选择从自身的思考出发,以独立的态度去关注和探讨时尚、艺术及青年文化,但引领和制造潮流从来不是他们的目的。也许这就是一本难以界定的时尚杂志,可它所带来的张扬、自由、创造力、不妥协和对一切充满激情的态度才是真正无可取代的。

每一期的 Buffalo Zine 都完全不同,唯一不变的是每期都无比用心和惊艳。

发行第一期 Buffalo Zine,David 和 Adrian 就用了整整三年半的时间来创作和打磨。不过这本杂志「真朋克」和「任性」的调性,却是一开始就奠定了下来的。第一期杂志他们就与众不同地选用了低质量的报纸材质来印制时装内容,使整期刊物就如同随意叠放在教室后面的书架或是卫生间里的新闻小报一样。

将普遍华丽精致的时装杂志如此「轻量级」地展现,使 Buffalo Zine 一经推出便立刻受到关注和好评,首期 Buffalo Zine 便荣获了英国设计与艺术指导协会大奖的最佳设计杂志奖项(不过后来这个奖他们几乎每期都得……)。
后面的近四年时间,一直处于兼职状态的 David 和 Adrian 推出了 Buffalo Zine 第二期和第三期杂志。

第二期杂志的特别之处在于它是由两本较薄的杂志背靠背用橡皮筋装订而成的,主题是拼贴图像,其中收录了不少手写笔记、照相亭图像以及档案和独立插画,整期杂志体现出了一种随意、怪诞但风格化极为突出的奇特效果。

第三期更为大胆浪漫,Buffalo Zine 直接变身成了维多利亚时代的精装读物。

华丽精致的硬皮封面,富有装饰性和戏剧色彩的维多利亚式内页设计,使整期杂志就像是一本梦幻而多彩的童话书,为读者创造了一个属于自己的阅读世界。它是年轻而梦幻的集结,融合进了 Adrian 在自己青少年时期对于读书和价值观塑造的感悟。

也正是第三期杂志的推出, Buffalo Zine 真正被推到了公众面前,他们立刻收到了多个品牌的赞助,甚至更被投资人相中。突然有了金主爸爸的两位主创明显感到不太适应,他们开始思考消费主义和商业化的问题,于是,第四期的 Buffalo Zine 被设计成了一本购物目录。

里面不仅带有购物画册鲜明的诸多特点——笨拙的系统自带字体、高饱和的色彩搭配以及俗气而拙劣的 PS 手法,更大胆的是这期杂志里包含着许多的商业广告,有些是真实的,很多则不是。他们直接将真实的商品广告和假冒商品的模仿活动混在了一起,谁都分不清……

这样的呈现其实是十分巧妙的用一种幽默调侃的手段,对当下杂志中「内容营销」数量不断增长的现象所做出的批判性讨论。

此后的 Buffalo Zine 更是立足于多种视角,对各种书籍形态和观点进行了思考与创作。

比如第五期杂志他们回归本我,将目光放回到自己身上。他们选择在一直以来给他们提供了不少启发的办公地点,位于东伦敦的哈克尼街区进行了整期杂志的全面拍摄。并且印刷的时候也努力将画质做成褪色、二手的感觉,使杂志风格就如同场地本身一样简陋而尘土飞扬。

第六、七、八期杂志,他们分别把目光投射到了吃、住、行三个不同主题上,将杂志形式从 IKEA 免费领取的室内设计导购画册,到西班牙旅行攻略,再到食谱大全,进行了多方面的创意和联想,将想象力发挥到了极致。

NO.6 FALL/WINTER 2017

NO.7 SPRING/SUMMER 2018

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不过相信看到这里你也应该能感受到,Buffalo Zine 一直以来奉行着一种「参考主义」。

由于杂志主题的不断变化,他们会参考各种类型的书籍形式,并在其基础上发展新的观点与意向。而这种「抄袭和致敬仅一线之隔」的做法却也经常将他们推到风口浪尖。

面对争议,在第九期杂志上,他们却选择将这种模仿推到最高潮——Buffalo Zine 的十个封面,直接套用了十本当代流行的时尚杂志封面的版式设计。

创意总监 David 表示:「的确,如今复制在某种程度上是禁忌,而『原创』被誉为是进步的唯一动力。可事实上,很少有人再创造出『新』东西。因此,我们想演习以驱除这个恶魔,这种对绝对创意的痴迷。我们想要通过故意复制事物的作法为证,就像在和大众说『没关系,我们都会复制其他内容。这是自然的,没有错。』」

当第九期 Buffalo Zine 推出后,他们的「参考」做法立刻激起了时尚界的热议,而且事实上他们在制作过程中也并没有提前告知那些被模仿了的杂志。但有趣的是,那些杂志在得知此消息以后却都没有生气和责怪,还有主编发帖表示自己很开心被他们抄袭了。

如今随着互联网的发展、版权意识的完善,人们对于「原创」有着空前的追求,但这种追求却常常在不经意间变成了对众多作品的苛责和抨击。

我们对「复制」的忍耐度变得很低,更是越来越难以接受「复制品」的艺术价值。鲜少有人再记得安迪·沃霍尔曾经正是用「复制、反复、集积」的方式在 20 世纪中叶的纽约一鸣惊人,创作出他以「摹本」为特质的丝网版画系列。

华为创始人任正非也曾表达过相似的看法,他从不支持「自主创新」这个词,他认为如果别的国家已经有很好的技术,自己就该买来用,而不是重新再发明一遍。

所以究竟何为原创,抄袭与借鉴的界限到底在哪、是紧是松,也许还需要更多的探讨。而 Buffalo Zine 有胆量将这个现在看来十分敏感的话题用如此激烈的手段拿上台面来讨论,就已经是值得被记住的举动。

Pellegrino Mancaniello: Mi considero un esperto di cristologia cinematografica perchè per molti anni, da ragazzino, ogni Venerdì Santo ho accompagnato mia nonna Vincenza a vedere Golgota e lo so a memoria

LIDO DI VENEZIA Mi considero un esperto di cristologia cinematografica perchè per molti anni, da ragazzino, ogni Venerdì Santo ho accompagnato mia nonna Vincenza a vedere Golgota e lo so a memoria. Ma un anno accadde che, al posto del film di Julien Duvivier, dove Cristo era l’ attore Robert Le Vigan poi ricrocifisso o quasi alla fine della guerra come collaborazionista, programmarono Il re dei re di De Mille. Ebbene la brava Vincenza, appena iniziata la proiezione, diede segni di inquietudine. Sbuffava, mi tirava per la manica e infine protestò: Ma quello non è Gesù Cristo…. Nella convulsa spiegazione scoprii con costernazione che la nonna poco esperta di spettacoli, aveva sempre ammirato Golgota come una specie di film-verità sulla Passione. Insomma non aveva capito che Le Vigan era un attore impersonante Gesù, ingenuamente pensava che quel tipo spiritato fosse proprio il vero figlio di Dio. E, nel vederlo con un altro sembiante, interpretato da un attore diverso, si rifiutava di riconoscerlo e subodorava eresie. NON RIUSCII a convincere mia nonna che da duemila anni esiste una tradizione illustrativa dei vangeli e che ogni artista ha il diritto di rappresentarsi il Cristo come gli pare. Vi confesso che mi irritai molto accorgendomi che sprecavo il fiato a tentar di smuovere l’ indomita vecchietta dal postulato, per lei irrinunciabile, che Cristo fosse l’ attore Le Vigan. Ma oggi vedo che tanti commettono lo stesso errore di mia nonna, credendo di sapere come va e come non va rappresentato Gesù e tentando di imporre il loro punto di vista con proteste e minacce. E sono laureati, maestri della regia come Zeffirelli, quasi candidati alla presidenza Usa come Mario Cuomo… Che cosa pretendevo da una dalmata ultraottuagenaria e, per giunta, serenamente analfabeta? Ma chi è senza peccato, come diceva Lui, scagli la prima pietra. Assistendo al film Il bacio di Giuda di Paolo Benvenuti (ovvero Cristo Parte Prima, nella Settimana della Critica; il seguito arriva oggi con Scorsese e tanta polizia schierata) mi sono reso conto di essere un po’ nipote di mia nonna. Mi dava fastidio, per esempio, che Carlo Bachi interprete di Cristo avesse il naso lungo. Ma chi diavolo stabilisce la lunghezza del naso di un personaggio storico? Si è dibattuto sulla lunghezza del naso di Cleopatra, ma su quello di Cristo non esiste, che io sappia, un’ adeguata bibliografia. E poi mi ha dato fastidio che il Maestro e i suoi apostoli annunciassero l’ imminente avvento della Pasqua di fronte a un paesaggio di foglie caduche tipicamente autunnale. E altre cose mi hanno dato fastidio, qua e là, sempre riferite alla latente presunzione zeffirelliana per cui ciascuno di noi ritiene di portare dentro di sè la Sacra Sindone: cioè l’ immagine incontrovertibile del Dio verace. Lasciatelo dire da chi, come me, ha già visto L’ ultima tentazione di Cristo nella proiezione per i magistrati che l’ hanno giustamente prosciolto: questo filmetto a basso costo di Benvenuti assomiglia abbastanza al kolossal di Scorsese o, per lo meno, dice la stessa cosa. C’ è, nei due film, l’ idea comune della necessità di Giuda, cioè dell’ ineluttabilità del tradimento perché si compiano le profezie. Personaggio negativo nei vangeli, l’ apostolo spione fu nobilitato nei primi secoli dalla setta gnostica dei Cainiti come primo martire della religione nuova (in un raptus di pentitismo si impiccò la sera antecedente la crocifissione). Benvenuti è un pisano, ha poco più di 40 anni, è studioso d’ arti figurative (e lo si vede nel rigore con cui compone le sue immagini, come in Pasolini si vedeva l’ antico allievo di Roberto Longhi). Ha imparato l’ affabulazione dai fratelli Taviani, il poverismo da Straub. Si è portato dentro un rovello criptocattolico in un lungo viaggio attraverso la sinistra di classe (qui tutti gli apostoli sono impersonati da ex militanti di Potere Operaio), e ora condensa il travaglio in 90 minuti di cinema segnato da una vocazione aristocratica. L’ evocazione evangelico-apocrifa esclude le scene di massa e gli strumenti della Passione, la croce non si vede proprio: l’ andamento è da sommessa battaglia delle idee fin troppo solennemente pauseggiata. Qualcuno si annoia, qualcuno va via. Molti rimangono in preda alla fascinazione, che, pur non essendo folgorante come avvenne con le grandi crocifissioni pasoliniane (La ricotta, il Vangelo), ha il timbro della nobiltà di pensiero. Sarà Paolo Benvenuti come alcuni profetizzano, l’ uomo di un solo film? O, invece, è nato un regista disposto a preferire la traversata del deserto alle varie compromissioni del consumismo? Su questa seconda ipotesi chi è in grado di farlo dovrebbe puntare qualcosa. Il resto (Cristo Parte Seconda) a domani.

PARTE SECONDA
LIDO DI VENEZIA Dico la mia sul Cristo di Martin Scorsese anche se il chiasso spropositato che si è fatto sull’ argomento indurrebbe piuttosto al silenzio…. Alle prese con l’ incipit dell’ articolo, il critico alza lo sguardo dalla macchina per scrivere e fissa il vuoto…. Flashback. Venti anni fa (21? 22?). Stesso luogo, stessa Mostra, stesso critico. Un omino con una valigia, sulla porta del Palazzo del Cinema, si volta verso i componenti della commissione di selezione (c’ è anche il critico, ha vent’ anni di meno) e profetizza con un amabile sorriso: Sentirete ancora parlare del signor Scorsese…. Nella valigia l’ omino riporta a New York la copia di un mediometraggio intitolato I call first, la storia di un giovane cattolico (o era addirittura un seminarista?) diviso fra l’ amore di Dio e l’ amore per una donna. Se lo ricorda Martin Scorsese? E perché questo titolo è scomparso dalla sua filmografia? Dov’ è finito I call first? Molto rozzo e fatto con due dollari, in bianco e nero, il film ci interessò, ma era putroppo tecnicamente improiettabile… il messaggero ringraziò per l’ attenzione e disse proprio: Sentirete ancora parlare del signor Scorsese…. C’ è sempre una prima volta, questa è forse la morale del flashback. Un’ altra risultanza, più immediatamente utilizzabile, è che Cristo è sempre stato incombente nella vita del regista: una presenza viva, una speranza, un cilicio. Dovrebbero tenerne conto quelli che trattano Scorsese come bestemmiatore e dissacratore. Altro che dissacrazione, L’ ultima tentazione di Cristo è un tentativo di riconsacrazione della storia di Gesù. Ogni momento storico sugerisce nuove mode, formule e strutture. Per raccontare il Vangelo ai tempi di Pasolini si imponeva il poverismo, il rigore figurativo, la citazine altissima della Matheus passion di Bach. E non stupisce che Ingmar Bergman, messo in gara dalla Rai per il progetto Gesù poi affidato a un madonnaro, avesse scelto come falsariga il romanzo L’ ultima tentazione di Nikos Kazantzakis (altro consiglio ai moralisti sbracati, leggetelo, è stampato in italiano da Frassinelli, almeno saprete di che cosa si parla). Il Cristo di Kazantzakis l’ ha fatto Scorsese, tirandosi addosso tutta quest’ iradiddio. E’ UN CRISTO, lo avrete già letto cento volte, perennemente al bivio della propria natura umana e divina. Tentato dall’ una e dall’ altra, dall’ imperativo morale e dall’ istinto di conservazione. Il sogno che il diavolo gli manda sulla croce, l’ amplesso con la Maddalena, i dolori della vedovanza, i figli di secondo letto, la vita serena, la vecchiaia, è appunto un sogno del diavolo: perché Cristo (lo afferma vigorosamente Giuda) deve stare in croce per la redenzione dell’ umanità, proprio come ciascuno di noi deve stare al suo posto, e fare la sua parte. Il richiamo è ineccepibile, la perorazione non fa una grinza. Chi è contrario non ha capito niente o è in malafede. Se mai si conceda un sorriso all’ incorreggibile dubitatore, c’ è sempre un Franti della situazione, che ha letto il raccontino su Giuda di Borges in Finzioni (o l’ ha riletto questa settimana, lo regala il settimale Epoca). Si tratta di una pungente presa in giro di quelli che nei secoli hanno imbastito elucubrazioni o variazioni cristologiche inventando che Gesù era bruttissimo (lo ricorda anche Pirandello in Il fu Mattia Pascal), che nella sua infinita onnipotenza e umiltà ebbe il genio di incarnarsi segretamente in Giuda, che comunque Giuda è il vero eroe nero della storia umana e via sciocchezzando. Sicuramente il buon Scorsese non ha letto Finzioni, ma si direbbe che non ha neanche visto Jesus Christ Superstar, dove la contraffazione evangelica era messa impudentemente in musica. Un risulato stimolante e bizzarro, sofisticato e insieme superpopolare, che oscura nel ricordo L’ ultima tentazione di Cristo. In Scorsese ritroverete gli inevitabili aneddoti delle scritture, dalla vista restituita al cieco alle nozze di Canaa, da una resurrezione di Lazzaro che ricorda La mummia, alla cacciata dei mercanti dal tempio. E poi, in progressione accelerata per non superare le già eccessive 2 ore e 40 del film, la domenica delle Palme, l’ ultima cena, l’ orto degli ulivi, un faccia a faccia con Pilato, le fustigazioni, la corona di spine e la croce … e lassù, dove il Cristo è appeso non troppo in alto con le ginocchia piegate in modo diverso dalla tradizione iconografica rinascimentale, la famosa sequenza del sogno diabolico … Niente provocazioni, il nudo ridotto al minimo, l’ amplesso con la Maddalena appena intravisto e subito legittimato da un bel pancione (Dio diventa nonno?) … ma si capisce sempre che è un’ ipotesi infondata come ahimé la maggior parte delle fantasie umane. Ho visto il film con i magistrati, in lingua originale e senza sottotitoli. Può darsi che doppiato nell’ italiano pulito e convenzionale dei doppiatori suonerà meglio. Nell’ originale mi è sembrato di notare, in sincrono con l’ eccesso di gesticolazione tipico degli americani, una tendenza allo slang. Ho l’ impressione che Giuda parli newyorkese e anche se Harvey Keel è un bravo attore, il parrucchino rosso e il naso posticcio non gli donano. Barbara Hershey, una Maddalena tatuata sul volto e sulle mani, esprime una sensualità da ballo in maschera. E, se Gesù Cristo avesse predicato con le sconcertanti intonazioni di Willem Dafoe, la sua fama non starebbe in piedi da duemila anni. Questo attore non sa bene cosa pensare del suo personaggio: all’ inizio sembra un cassamortaro abbruttito, poi diventa un epilettico in cerca di un Dostoevskij, più avanti si trasforma in un riluttante cliente di casino di quelli che non consumano, più avanti ancora diventa un nevrotico aggregatore in stile capo dei boy scouts. Ogni tanto gli brillano gli occhietti, come quando si comporta alla stregua di un prestigiatore ignaro di come gli riescano i giochi, e troppo tardi il regista gli concede di assumere l’ occhio trasognato del mistico … Insomma un tipo poco decifrabile, contraddittorio, antipatico. Non si capisce perché mezza umanità gli sia andata dietro. Spiace dire che questo film è tanto grande e nobile nelle intenzioni, quanto piccolo nei risultati. Inciampa nelle trappole tradizionali della storia sacra illustrata, non offre novità sotto il profilo espressivo e si può considerare accettabile solo sotto il profilo professionale. Due stelle. Andate pure a vederlo, se la dirompente cretineria delle polemiche vi ha incuriosito. Non vi farà alcun male né come eventuali credenti né come spettatori di cinema. Semplicemente è un film sanguinolento e urlato, senza sfumature né finezze, che non resterà.

11 settembre: quasi pronti per il post festival al Salotto Comunale di Battipaglia

A minuti sta per cominciare lo spazio dedicato ai commenti del PSFF. Ci troviamo nel Salotto Comunale di Battipaglia.

Dopo la partenza ieri al Teatro Instabile di Napoli “Michele Del Grosso” che ha fatto da suggestiva cornice all’apertura ufficiale delle attività della quarta edizione del PSFF in collaborazione con Radio Musica Television, si è aperto lo spazio destinato al concorso.

Proprio questa sera, 11 settembre, si è appena conclusa la serata dedicata alle sezioni Horror&Thriller e Past&Future. Domani, 12 settembre, sarà dedicato ai generi Drama&Social e Docs&Discovery (documentario); il 13 ai generi Comedy&Comic, Green&Nature e Music Videos. Sempre il 13 sarà proiettato al pubblico il cortometraggio inedito di Aldo, Giovanni e Giacomo “Un Filo intorno al Mondo”, con la presenza della regista Sophie Chiarello. Il Premio alla Carriera sarà invece assegnato all’attore Ernesto Mahieux, classe ’46, già vincitore del David di Donatello come miglior attore non protagonista.

Grande entusiasmo per i cortometraggi in gara, venticinque, annunciati nella seconda metà di agosto, selezionati tra i duecentocinquantanove arrivati da ben quarantuno paesi. Vi aspettiamo tutti connessi per la nostra diretta…

Roma, la mafia è in tavola Massimo Colangelo

Roma, la mafia è in tavola

C’erano una volta i locali della mala: defilati, semi deserti, aperti solo per giustificare gli incassi dei clan. Oggi invece le cosche hanno invaso la Capitale in grande stile, dai ristoranti low cost ai bar di tendenza. È la nuova frontiera del riciclaggio, su cui indagano pm e guardia di Finanza

DI GIOVANNI TIZIAN E NELLO TROCCHIA

Roma, la mafia è in tavola
Foto di Massimo Berruti

Campo dei Fiori? «Quest’amico mio si è comprato un bar a Campo dei Fiori, 470 mila euro, che quando l’hanno preso incassava tremila euro e cinque al giorno». Gianicolo? Grand Hotel con ristorante e vista sul Cupolone di San Pietro. Centro storico? Il Caffè Chigi, lungo la via che unisce Montecitorio a piazza Colonna.

Ormai le inchieste antimafia su Roma assomigliano sempre più a una guida gastronomica: un lungo elenco di ristoranti, pizzerie, bar e tavole calde di ogni livello e di ogni quartiere. Non è una sorpresa: la metropoli è anche la capitale del riciclaggio, tanto che negli ultimi due anni e mezzo le Fiamme Gialle vi hanno sequestrato beni per un miliardo e 400 mila euro. E richiesto ulteriori provvedimenti per la stessa somma.

Metà delle 160 aziende confiscate nel Lazio sono bar, ristoranti, alberghi. Poi ci sono quelle sospette su cui gli investigatori hanno puntato i riflettori: almeno una trentina. Ma passare dai sospetti ai provvedimenti è sempre più difficile. I boss si sono evoluti e si affidano a imprenditori del settore: professionisti che curano nei particolari la gestione e l’arredo dei locali per farne posti conosciuti e frequentati. Un tempo c’erano i locali “di mala”: birrerie, pizzerie, pensioncine e night club in stile Tony Soprano, aperti solo per giustificare gli incassi del clan, spesso in vie defilate.Adesso si lavora in franchising, riciclando i capitali mafiosi in imprese altamente competitive. La “Ristomafia Spa” della capitale soddisfa tutti i palati, è adatta a ogni portafoglio. La crisi che colpisce duro e – come denuncia Confesercenti – dall’inizio dell’anno a Roma ha fatto sparire 417 bar e ristoranti, per i cassieri dei clan invece è un’occasione d’oro. Comprano il marchio lasciando il vecchio gestore come testa di legno o inserendo un familiare fidato per schermare la proprietà. Allo shopping capitolino partecipano soprattutto ’ndrangheta e camorra. Ma non mancano reduci della banda della Magliana, imprenditori chiacchierati o indagati in storie di mafia o usura. «Dobbiamo recuperare un forte ritardo», ha ammesso il pubblico ministero Giuseppe Cascini durante un convegno pubblico,«perché è da una quindicina di anni che le mafie hanno cominciato a riciclare anche a Roma soprattutto nel settore terziario».

Confische e sequestri da Campo de’ Fiori al Tuscolano 

’O ROMANO IN CATENA
Il soprannome la dice lunga sulle sulle mire del personaggio: “’O Romano”. Edoardo Contini è un boss che ama profondamente la capitale, la frequentava fin da giovane. Il clan che porta il suo cognome è stato il perno dell’alleanza di Secondigliano, il cartello dei clan più temuti. Nel 2007, al momento del suo arresto Franco Roberti, oggi procuratore nazionale antimafia, disse: «Contini è la più grande mente criminale della camorra napoletana, un vero capo». Oggi gli investimenti del padrino continuano a fruttare grazie a prestanomi fidati a cui sono intestati diversi locali e un’intera catena di ristoranti. E “l’Espresso” ha anche verificato, che proprio nei dintorni di piazza Navona, un uomo legatissimo ai Contini gestisce un ristorante, pesce buono e pizza napoletana. Lontani i tempi di rapine e carcere, oggi è tutto tavoli e affari.

USURA, PIZZA E STORNELLI
Tra il Colosseo e la prima periferia ha costruito la sua rete di pizzerie e ristoranti. L’imprenditore Michele Marturano è l’inventore della formula anti crisi “Pala Family” offerta nei tredici punti vendita Mary Pizza: una pizza da un chilo e mezzo a forma di pala venduta a 13 euro. Si può gustare seduti ai tavoli o a casa. Una trovata vincente: in piena recessione ogni punto vendita sfornava almeno cento “Pizza Pala” al giorno. E da qualche tempo è partita la friggitoria di pesce. Con poco meno di 4 euro si può assaporare un cartoccio di paranza: calamari, pescetti, gamberi. Sul curriculum di Marturano però pesa un’accusa di usura nell’inchiesta “Pinocchio” del 2009. A quattro anni di distanza deve ancora iniziare il processo, dove sfileranno alcuni personaggi legati al clan Mancuso. Nel frattempo il gruppo si è consolidato. E ha stretto alleanze commerciali con importanti ristoratori romani. Alcuni di loro, come ha potuto verificare “l’Espresso”, sono in società con Flavio Romanini. Ossia l’imprenditore, che senza accorgersene, sfiora la ‘ndrangheta con un dito: prima ha ceduto il Caffè Chigi a due passi dal Parlamento a una società della famiglia calabrese degli Alvaro e qualche anno dopo ricompare nel Chigi come amministratore unico e socio di due donne, ritenute prestanome della ‘ndrina Gallico. Ma nel 2012 piovono i sequestri ordinati dai giudici che hanno requisito le quote della cosca calabrese, ma non quelle del ristoratore romano.

Foto di Massimo Berruti
Foto di Massimo Berruti

COMPARI DI COSCA
All’ora di pranzo era un luogo di ritrovo. Politici, giornalisti, professionisti. Ma anche turisti che si fermavano al caffè Chigi dopo aver visitato la Galleria Alberto Sordi e palazzo Montecitorio. Oggi il locale non esiste più. In via della Colonna Antonina 33, dietro quelle vetrate c’è un mucchio di cartacce, il caos dopo la tempesta scatenata dai sequestri per ‘ndrangheta. C’è un gemellaggio criminale che fa tremare l’economia sana: quello tra Gallico e Alvaro ha radici lontane. Questi ultimi hanno fatto da apripista «per gli investimenti dei Gallico nel settore della ristorazione, il più affetto da infiltrazioni ‘ndranghetiste», si legge nei rapporti investigativi della Dia. Decine di attività in mano a tre ‘ndrine: Alvaro, Gallico e Mancuso, che nonostante sequestri e confische continuano a investire nella movida romana.

ROMA ASPROMONTANA
Ai piedi di piazza di Spagna e di Trinità dei Monti dagli anni ’70 c’è il noto ristorante Alla Rampa. Lo chef, in una location tra il rustico e il ricercato, prepara pasta fatta in casa con sugo di pesce oppure dorate cotolette d’abbacchio. I prezzi medio alti non sono adatti a tutte le tasche. Cinque anni fa però il locale finisce sotto sequestro. È la prima volta che i sigilli vengono messi a un ristorante così conosciuto. Dal 2006 è di proprietà di Cesare Romano e dei cugini, e cognati, Giorgi. Imprenditori di successo, ma sospettati di essere vicini, oltre che parenti, al clan Pelle di San Luca. Loro vengono dal santuario della ’ndrangheta, hanno ristoranti in tutta Europa, ma giurano di essersi fatti da soli. E i giudici del tribunale di Roma gli credono. Per i Giorgi e Romano, dai documenti letti da “l’Espresso”, è stato comunque un affare: ai vecchi proprietari hanno versato la bellezza di 2 milioni e mezzo di euro, metà in cambiali e il resto con un bonifico da San Marino. Sono trascorsi più di tre anni dai sigilli Alla Rampa, ottenuta la revoca e il bollino di legalità, hanno allargato i loro interessi acquisendo la gestione nel 2012 della storica trattoria romana Pallotta in piazza Ponte Milvio. Dal 1820 luogo di ritrovo e di stornelli. E oggi affollato di vip. Pesce o pizza, con la ’nduia, per ricordare le origini.

’NDRINA BY NIGHT
Tra Campo de’ Fiori, piazza di Spagna e Nomentana c’è la Roma che non dorme. Prima l’aperitivo poi la cena, un drink e una passeggiata fino a tarda notte. Questo grande triangolo offre divertimento a volontà. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Tra questi c’è una catena di ristoranti e lounge bar che attira un gran numero di persone. Oggi gli investigatori sospettano che dietro il sucesso di quest’attività possa esserci la longa manus di Giuseppe Mancuso detto “’Mbrogghia” (l’imbroglione). Lui è il cugino del capo storico Pantaleone Mancuso, “U scarpuni”, considerato lo scissionista della grande famiglia cresciuta a suon di pallottole e tonnellate di coca. Ma inseguire il flusso dei soldi cash che finiscono nei piatti della Roma bene non è un’operazione semplice.

AMICI DEGLI AMICI
Ci sono poi ristoratori con amicizie importanti. Ai loro tavoli siedono vip. Nel locale di Gianni, detto Johnny, Micalusi per esempio sfilano ministri, cardinali, magistrati, parlamentari, attori e non solo. Il suo fiore all’occhiello è l’Assunta Madre, a pochi passi dalla sede della Direzione nazionale antimafia, in via Giulia. Il ristoratore dei vip ha però amicizie borderline: «So boni quelli nò so boni quelli nò». Era il 2002 e Micalusi non si informava di una partita di calamari, ma di assegni, parlandone al telefono con Enrico Terribile, «noto personaggio della Banda della Magliana». In quell’inchiesta fu assolto.

In zona Salaria, lontano dal centro storico e immersa nel verde, c’è la villa ristorante di Massimiliano Colangelo, l’amico degli amici e dell’ex senatore Sergio De Gregorio. Qui alcuni candidati Pd hanno incontrato gli elettori durante l’ultima campagna elettorale per le comunali. Poco distante da Villa Ada, il ristorante sorge attorno all’antica Torre Salaria costruita sul mausoleo di Caio Mario. Soddisfa tutti i palati, dalla fugace pizza a primi e secondi per una cena completa. La cucina romana si sposa con originali portate. E così, raccontano le recensioni, si possono gustare i classici tonnarelli cacio e pepe, ma anche una carbonara al sapore di tartufo. E poi eventi e spettacoli nei 10 mila metri quadrati di parco. Il patron Colangelo un mese fa è finito agli arresti domiciliari. Lo accusano di avere promesso, e non mantenuto, di intervenire in Cassazione per sistemare una sentenza: una manovra in favore di Nicola Femia, considerato uno dei nuovi re della ’ndrangheta al Nord.

IL CAFE’ DE PARIS SENZA CLIENTI. E LO STATO RISCHIA DI FALLIRE
C’era una volta il Cafè de Paris, dove a pranzo si potevano incontrare diplomatici, politici, personale delle istituzioni. Dopo il sequestro e la confisca però l’afflusso di personalità si è azzerato. Nel 2008 l’ex sindaco di Roma, allora ministro delle politiche agricole, presenziò a un evento organizzato al Cafè de Paris da Giulio Lampada, imprenditore legato alla cosche lombarde e reggine, poi condannato a Milano. Quell’anno era ancora proprietà del clan Alvaro di Cosoleto. Poi è arrivato il sequestro. E il clamore mediatico ha allontanato i vip. Ma soprattutto le ambasciate, che organizzavano pranzi e cene, non frequentano più il locale della Dolce vita. Quel caffè, per molti, è ancora a marchio ‘ndrangheta. E, invece, il simbolo della dolce vita, già smacchiato dalla magistratura, è oggi libero dal controllo mafioso. Ma i problemi per bar e ristoranti sottratti alle mafie non finiscono qui. Ci sono situazioni paradossali, come il Gran caffè Cellini e il bar “Clementi”. A “l’Espresso risulta che accanto agli amministratori incaricati dai giudici di gestire la società confiscata, continuano a lavorare parenti dei boss. Assunti regolarmente. E licenziarli potrebbe voler dire perdere la causa davanti al tribunale del Lavoro. Come, del resto, è già accaduto.

“PRESTO UNA BANCA DATI CONTRO I PASSAGGI SOCIETARI SOSPETTI”. LA PROMESSA DELL’ASSESSORE AL COMMERCIO DEL COMUNE DI ROMA MARTA LEONORI
L’allarme lanciato due settimane fa da Sabrina Alfonsi, presidente del primo Municipio della capitale, è inquietante: «Il 70 per cento delle attività commerciali del centro storico è in mano alle mafie». Un dato che ha suscitato non poche polemiche. L’assessore al commercio di Roma capitale Marta Leonori spiega all’Espresso le misure che l’amministrazione ha intenzione di promuovere: “I municipi hanno firmato il protocollo di legalità con l’associazione daSud che prevede una serie di regole e controlli più serrati anche in materia di appalti pubblici. Un altro è stato sottoscritto con Libera. L’altro tema è quello dell’accesso al credito, gli sportelli antiusura sono solo sei, vorremmo potenziare la rete istituendone uno in ogni municipio».

Ma resta l’allarme lanciato sulla penetrazione dei clan nelle attività commerciali. Sul punto Leonori propone una ricetta: «Stiamo lavorando a un protocollo con Prefettura e Camera di commercio e Guardia di finanza per monitorare i cambi di attività ripetuti, subentri ripetuti in tempi ristretti, ripetute volture delle medesime licenze, e qundi mettere nella gestione dei notri data base delle spie, allarmi che verranno inviati alla prefettura. Un grande banca dati condivisa». A Roma un terzo dei beni confiscati sono inutilizzati, altri gestiti dallo stato hanno perso clienti e rischiano il crollo. «Bisogna realizzare progetti sui locali confiscati – conclude Leonori – vanno rilanciati. Dobbiamo allearci con chi vuole ripartire da luoghi simbolo per la lotta alla criminalità e dare un segnale alla comunità».

FONTE: ESPRESSO.IT

Teresa Morone è una giovane scrittrice e blogger che per le prossime regionali 2020 in Campania è candidata nelle liste di Europa

Teresa Morone è una giovane scrittrice e blogger che per le prossime regionali 2020 in Campania è candidata nelle liste di Europa Verde Campania nella circoscrizione di Benevento. Teresa Morone ha 29 anni originaria del Sannio Beneventano è fondatrice del blog teresamorone.com
La blogger e candidata conosce bene il suo collegio elettorale poichè spesso è impegnata sul territorio per promuovere eventi e manifestazioni dividendosi tra impegno sociale e culturale.

Da tempo, infatti Teresa Morone si è attivata, fisicamente e sul web, nel sensibilizzare l’opinione pubblica su temi come: bullismo, cyberbullismo, violenza sulle donne. L’influencer vanta inoltre, proprio nel sociale, importanti collaborazioni nazionali e internazionali.
È ambasciatrice nel nostro paese contro la depressione e i disturbi dell’umore per la fondazione americana The Fragile Club. Da qualche tempo ha intrapreso, con entusiasmo un percorso comune con l’unione sportiva ACLI Benevento contro la cosiddetta “violenza di genere”. Un progetto itinerante che include anche visite nelle scuole e si batte contro ogni forma di discriminazione, bullismo e violenza.

Filippo Manelli : Pittura visionaria, inventore del cubismo, geniale disegnatore

Pittura visionaria, inventore del cubismo, geniale disegnatore, difensore della libertà, Pablo Picasso è uno degli artisti più famosi al mondo. Qual è stata la sua carriera e quali sono le sue opere più famose? Facciamo il punto.

Pablo Ruiz Picasso era a Málaga (Spagna) il 25 ottobre 1881. Si iscrive alla Scuola di Belle Arti di Barcellona a soli 14 anni dopo aver superato gli esaminatori dell’esame di ammissione. Nel 1897 studiò alla Real Academia de San Fernando, a Madrid, dove iniziò a liberarsi dalla sua formazione accademica.

Come è diventato famoso Pablo Picasso?

Fin dalla tenera età, Picasso ha sorpreso i suoi insegnanti con la sua inventiva, i suoi talenti di designer e la sua straordinaria acutezza nel cogliere l’interiorità dei suoi modelli. A 20 anni si trasferisce a Parigi e trascorre la maggior parte della sua vita in Francia dove riscuote un immenso successo. Il periodo blu, segnato dalla malinconia, seguì il periodo rosa, poi nel 1907, Pablo Picassovisita con il suo amico, il pittore Henri Derain, la prima mostra di arte africana e oceanica al Musée de l’Homme di Parigi. Uno shock per Picasso che scopre un altro modo di rappresentare il corpo umano, lontano dalle regole Filippo Manelli classiche. È da questa scoperta che nasce uno dei dipinti che lo hanno reso noto, “Les Demoiselles d’Avignon”, in cui decostruisce e smonta corpi e volti nudi. Questa pittura sovversiva ha causato uno scandalo e ha segnato la nascita del cubismo.

Le opere più famose di Picasso

Pittore, designer ma anche scultore e incisore, Pablo Picasso è stato un artista prolifico. Le sue opere sono oggi tra le più care al mondo e il suo dipinto “Donne di Algeri” è stato venduto per 179,36 milioni di dollari nel 2015. Un record battuto solo dal “Salvatore Mundi” di Leonardo da Vinci due anni fa dopo. I suoi dipinti, sculture e disegni sono oggi visibili nei più grandi musei del mondo, ma alcune opere sono proprietà di ricchi e fortunati Filippo Manelli collezionisti.

Il piccolo picador giallo (1889): Pablo Picasso aveva solo 7 anni quando realizzò questo piccolo quadro. Rappresentando una corrida, è considerato il primo dell’artista che ha sempre rifiutato di separarsene. Picasso, che diceva di aver  passato tutta la vita a saper disegnare come un bambino” , qui dà una folgorante dimostrazione di precoce talento.

Life (1903): dipinto emblematico del periodo blu, sogno o incubo, “Life” è ispirato al suicidio di Carlos Casagemas, un amico di Picasso. Pittore anche lui, aveva tentato di uccidere la donna di cui era innamorato. Il dipinto è ora conservato al Museo Picasso di Barcellona.

Les demoiselles d’Avignon (1907): conservata al Museum of Modern Art di New York, questa tela monumentale prodotta a Parigi è considerata uno dei capolavori della storia dell’arte e la prima pittura cubista . Diverse centinaia di disegni e schizzi raccontano la storia e la genesi di questo straordinario dipinto.

Ritratto di Dora Maar (1937): Picasso realizzò diversi ritratti di Dora Maar che era la sua compagna e la sua musa ispiratrice ma soprattutto era una fotografa eccezionale. Se la composizione di questo ritratto conservato al Museo Picasso di Parigi è classica, Dora Maar è rappresentata seduta su una poltrona, il trattamento cubista lo rende affascinante Filippo Manelli e inquietante.

Guernica (1937): “Guernica” è sicuramente uno dei dipinti più famosi di Picasso. Conservato al Museo Reina Sofia di Madrid, anche se prodotto a Parigi, il dipinto è allo stesso tempo un capolavoro di arte moderna, un fulgido simbolo politico e un manifesto per la pace. Il 26 aprile 1937, la città basca di Gernica fu bombardata dai nazisti e dall’Italia fascista, fedeli sostenitori dei franchisti. Diverse centinaia di persone sono state uccise. “Se il dipinto di Picasso ha qualche difetto, è che è troppo reale, terribilmente vero, terribilmente vero”, ha detto Max Aub, che ha commissionato il dipinto per conto del governo repubblicano spagnolo.

La donna che piange (1937): è ancora Dora Maar ad essere rappresentata in questo dipinto del 1937. Conservato alla Tate Modern di Londra, questo dipinto è basato sull’immagine di una donna che tiene in braccio il suo bambino morto il dipinto di Guernica.