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Da mesi Volt  è impegnato sul territorio in iniziative di rilancio dell’Unibas, un’università sostenuta con ingenti finanziamenti della Regione Basilicata. Grazie a questi finanziamenti – circa 70 milioni per i prossimi tre anni – l’Università lucana si trascina stancamente, tra aule ed edifici vuoti. In tutto, appena mille immatricolati nell’anno accademico 2020-2021 e soltanto 6.298 iscritti: regioni più piccole – come l’Abruzzo o il Molise, per non parlare dell’Umbria – vantano una presenza ben più alta di studenti, spesso provenienti anche dall’estero.

La realtà è che siamo di fronte ad un grande e costoso fallimento dell’Università della Basilicata, con i suoi quasi 50 corsi di laurea attivi nella sede di Potenza ed il deserto del Polo di Matera.

E mentre Volt discute – insieme alle associazioni di categoria, agli studenti, e ai cittadini – delle modalità di rilancio, chiedendo di puntare sul Polo di Matera per l’attivazione di corsi che porterebbero nuove e indispensabili iscrizioni di studenti; mentre da ormai sei mesi chiediamo inutilmente al presidente della Regione Bardi di ascoltare una proposta sottoscritta da migliaia di cittadini; mentre ci rivolgiamo – altrettanto inutilmente – anche al magnifico rettore, apprendiamo che quel che resta del Polo di Matera dell’Università della Basilicata l’Unico Dipartimento attivo (il Dipartimento delle Culture e del Mediterraneo) rischia di essere smantellato, rischia la chiusura!

La causa risiederebbe nell’impossibilità da parte dell’Unibas di garantire i requisiti minimi previsti per legge, cioè la presenza del numero minimo indispensabile di docenti e ricercatori per la costituzione ed il mantenimento dei Dipartimenti, che è in proporzione alla numerosità degli studenti. Secondo questi criteri, tutta l’Università della Basilicata verrebbe ridimensionata, alcuni Dipartimenti cancellati o accorpati. Sarebbe il sigillo di un fallimento annunciato, dovuto a miopia politica, se non all’incapacità e al solito strabismo istituzionale, che a questo punto avrebbe superato la soglia del tafazzismo: pur di ignorare le potenzialità del Polo universitario di Matera, arriva a decretare il fallimento su scala regionale.  

Tutto questo avviene mentre da un lato, Volt si mobilità per richiamare l’attenzione e suscitare consapevolezza, dall’altro ci sono istituzioni sorde e cieche, o forse semplicemente incapaci, inadeguate: abbiamo detto del presidente della Regione Bardi, e che dire della totale assenza – di fronte a questa mobilitazione – dell’Amministrazione comunale di Matera, che da tempo è tutta protesa nella conta dei cestini e nella conseguente propaganda per ogni cestino che viene installato. Nessuna visione, nessuna strategia per il futuro.

Vorremmo davvero che non fosse così, che questo rischio – di chiusura e accorpamento di alcuni dipartimenti universitari – non esistesse, e qualora  esistesse venisse scongiurato con ogni azione e iniziativa possibile. Visto che non rispondono a Volt, invitiamo il rettore e il presidente della Regione a fare chiarezza: davvero vorremmo avere una smentita. Ma se così non sarà, la nostra risposta sarà forte, la nostra mobilitazione molto più ampia e incisiva, senza escludere la ricerca di nuove strade politiche e istituzionali che consentano a Matera – ma a questo punto all’intera regione – di programmare il suo futuro su un’università che non si chiami Unibas.