Come verificare un account senza usare il numero di cellulare

Ultimamente, quando si accede a qualsiasi account di posta elettronica, che sia Facebook, YouTube, applicazioni mobili etc… viene sempre chiesto un numero di cellulare per “garantire la sicurezza dell’account” o per “verificare che tu sia una persona reale” nel caso dei profili di rete sociale. Potremmo essere in grado di saltare questo passaggio più volte, ma arriva un momento in cui non ci lasciano iscrivere a meno che non forniamo un numero di cellulare.

Non so tu, ma io sono molto riluttante a mettere il mio numero di cellulare in giro per la rete. Dicono che è per la vostra sicurezza, ma è un dato di fatto che poi i numeri risultino facilmente disponibili agli interessi delle grandi aziende. Poi la pubblicità inizia a tartassarci con lo spam, o nel peggiore dei casi, a seconda di dove si va a lasciare il proprio numero, ci si ritrova iscritti ad un servizio a pagamento senza saperlo. Inoltre, alcuni servizi non lasciano usare il ​​numero di telefono più volte, in modo tale che non é possibile avere piú di un solo account.

Per ovviare a questo inconveniente ci sono pagine che permettono la ricezione di messaggi a un numero di telefono virtuale. In poche parole bast ascegliere un numero sulla pagina (non importa il paese o il numero, basta selezionare il prefisso corrispondente) e attendere alcuni secondi per ottenere il messaggio mostrato pubblicamente nello stesso luogo. Ci sono molte pagine di questo tipo, per esempio:

http://www.receive-sms-online.info
http://hs3x.com
http://receive-sms.com
http://www.receive-sms-now.com

Nella home page appaiono molti numeri. Sceglietene uno, basta inserirlo dove viiene richiesto ed infine andare su una di queste pagine e selezionare “leggere SMS” per ricevere il messaggio in pochi secondi.

I messaggi possono essere visualizzati da tutti, ma nessuno sa cosa a cosa corrispondono esattamente. Inoltre, ciò che viene ricevuto non sono password, bensí codici di attivazione che vengono utilizzati solo una volta.

Occhio! Nel caso di Facebook queste pagine descritte sopra non funzionano, i messaggi non arrivano. La pagina che funziona è www.k7.net

Da facebook la grande truffa con le foto dei bambini malati

Se su Facebook qualcuno ti chiede un “Mi piace” o di scrivere “Amen” nei commenti per solidarizzarti con un bambino malato di cancro, e poi ti assicurano che se si condivide la pubblicazione, 1 Euro sarà devoluto per curare i malati, ebbene sì, si tratta di una truffa in cui milioni di persone cadono. Ecco come funziona.

Lo scopo di queste pagine che sono presumibilmente di solidarietà è semplicemente quello di fare soldi a scapito di persone ingenue. Un caso recente ha mostrato le immagini di un bambino con la descrizione “questa piccola ha il cancro” e la promessa che Facebook avrebbe fatto donazioni finanziarie per finanziare il suo intervento chirurgico se gli utenti avessero cliccato su “Mi piace” e lasciato commenti.

Più di un milione di persone hanno condiviso la pubblicazione nel corso del mese di febbraio. Centinaia di migliaia hanno cliccato “Mi piace” o hanno aggiunto altre reazioni.

Un’indagine della BBC ha alla fine scovato il bambino: Jasper Allen, di tre anni. La madre ha spiegato che le immagini sono state scattate lo scorso anno quando il figlio ha subito una grave forma di varicella. Ora stanno circolando su Internet sotto la falsa promessa di curare un cancro che chiaramente non ha.

Gli amministratori di Facebook hanno disattivato l’account che ha rubato le immagini, ma da qualche giorno é stato attivato un nuovo account. Mentre le foto di Allen sono state eliminate, ci sono altre pubblicazioni con bambini malati di cancro che sono altrettanto false. La BBC ha elencato una manciata di queste immagini e ha rivelato la loro vera origine. Le immagini mostrano:

  • Una bimba di tre anni in Inghilterra, che è rimasta ferita in un incidente stradale nel 2015. L’immagine appartiene ai loro genitori.
  • Un ragazzo adolescente del Texas in coma per meningite virale. La sua famiglia aveva lanciato una campagna di crowdfunding per pagare per il suo trattamento.
  • Una ragazza del Texas con progeria, una malattia che causa l’invecchiamento precoce. Sua madre aveva fatto un blog sulla sua vita.
  • Una ragazza della Pennsylvania che aveva bisogno di una operazione di onfalocele, un difetto di nascita nel suo addome. I suoi genitori avevano condiviso le foto del suo intervento chirurgico su Internet.
  • 0 Un bambino della Florida che è morto dopo essere nato con un difetto del diaframma. L’immagine era apparsa sulla stampa locale.

Questo account di Facebook ha anche diverse immagini di bambini morti nelle loro bare che minacciano gli utenti con “76 anni di sfortuna” se se ne vanno senza dare un “Mi piace” o condividere.

Il fondatore di Facecrooks, un sito web che denuncia le truffe e altre attivitá poco delittive in Facebook, crede che la maggiorparte di utenti sanno che queste minacce non sono reali. “Il buon senso ti dice che non è vero, ma poi nella loro mente pensano: E se fosse vero? Che problema ho a cliccare un semplice mi piace?”

Tuttavia, così facendo, ci si espone a un rischio ben maggiore. I creatori di queste pagine accumulano milioni di seguaci in Facebook e quindi svuotano il contenuto della pagina e promuovono, ad esempio, i prodotti di una società che paga per la pubblicità. O direttamente vendono nei forum informazioni riservate sull’utente oppure condividono links falsi contenenti programmi con virus che possono prendere il controllo dei pc e telefoni degli utenti. Quest’ultimo caso è particolarmente pericoloso per l’utente.

Queste pagine di Facebook con molti seguaci sono l’ideale per il montaggio di una condivisione di links malevoli: pagine che puntano ad altri siti che pagano una tassa per quei link. Come dicevamo prima, nel peggiore dei casi, i link possono essere utilizzati per diffondere malware o phishing attacchi al fine di ottenere i dati personali degli utenti, come password o carta di credito.

“Possono chiedervi di partecipare ad un concorso e dirvi che avete vinto un premio e cercare di convincervi a dare il proprio numero di telefono e iscrivervi a un servizio premium, o chiedere ulteriori informazioni personali”, ha spiegato un esperto di sicurezza informatica alla BBC..

In breve: la prossima volta che vedete un vostro contatto che mette “Amen” in un commento o dà “Mi piace” a una foto di un presunto bambino con il cancro, piuttosto che ridere della sua ingenuità, cercate di spiegargli il rischio a cui è esposto quando fa click su qualcosa di apparentemente innocuo.

Pensionato ucciso a Manduria, il pm: «Quei video giravano in tutto il paese»

«Polizia», «Carabinieri»: urla disperato Antonio Stano, il 66enne morto il 23 aprile scorso dopo essere stato bullizzato, rapinato, torturato e picchiato in più occasioni da un gruppo di giovani, otto dei quali (sei minori e due maggiorenni) oggi sono stati sottoposti a fermo a Manduria. Il pensionato viene accerchiato per strada dalla baby gang e cerca di difendersi urlando, mentre quei ragazzini lo prendono in giro e ridono «siamo qua, siamo qua», e lo prendono a calci e pugni fino ad ammazzarlo.APPROFONDIMENTIPrevious

La Polizia ha diffuso uno dei video delle aggressioni. Proprio quelle immagini girate con un telefonino da uno dei gli indagati, hanno consentito di attribuire responsabilità precise agli otto giovani (6 minori di 17 anni e due maggiorenni di 19 e 22 anni) sottoposti a fermo dalla Polizia. Altri sei minori restano indagati in stato di libertà. La misura cautelare non riguarda l’ipotesi di omicidio preterintenzionale perché si attende il responso dell’autopsia eseguita dal medico legale Liliana Innamorato per stabilire l’eventuale nesso di causalità tra violenze e decesso, o se le percosse abbiano aggravato lo stato di salute di Stano fino a determinarne la morte.

Le contestazioni che hanno portato al fermo sono relative ai reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravati. I giovani, secondo gli inquirenti, durante gli assalti nell’abitazione dell’uomo e per strada si sarebbero ripresi con i telefonini – poi sequestrati dagli investigatori – mentre sottoponevano la vittima a violenze e torture con calci, pugni e bastoni di plastica, per poi diffondere i video nelle chat di Whatsapp. I componenti della baby gang, che si facevano chiamare «gli orfanelli», si erano accaniti contro il pensionato, ex dipendente dell’Arsenale militare, che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire.

«Quei video circolavano non solo nelle chat ma in tutta la cittadina di Manduria. In tanti sapevano», ha detto il procuratore del tribunale per i minori Pina Montanaro illustrando i dettagli dell’inchiesta sulla morte del 66enne pensionato di Manduria.«Chi ha visto e sentito quella violenza inaudita, non ha chiamato le Forze dell’ordine»

«Noi – ha aggiunto Montanaro – abbiamo acquisito diverso materiale probatorio a seguito dei sequestri dei cellulari di tutti gli indagati. Da questo materiale, con l’ausilio di una consulenza tecnica, stiamo estraendo non solo file video ma anche audio. L’insieme delle conversazioni in chat che i ragazzi avevano. Cosa emerge da questo primo esame del materiale? Un uso distorto del web. Queste ragazzi utilizzavano il web per esaltare, condividere le loro nefandezze». La visione «dei video e l’ascolto dei file audio – ha precisato il magistrato inquirente – evidenzia come la crudeltà e la violenza si autoalimentasse e aumentasse in maniera esponenziale laddove le nefandezze venivano diffuse all’interno del web, non soltanto nelle chat di cui gli indagati facevano parte ma in tutta la cittadina, su altri telefoni. La quasi totalità della cittadina manduriana era a conoscenza di quello che accadeva e aveva modo di visionare queste crudeltà che sistematicamente venivano poste in atto».

È morto Omar Sharif, addio al Dottor Zivago

Aveva 83 anni ed era malato di Alzheimer. Era nato ad Alessandria d’Egitto e entrò nella storia del cinema con il ruolo di protagonista nell’adattamento cinematografico del romanzo di Boris Pasternak. Candidato all’Oscar per la sua partecipazione a “Lawrence d’Arabia”

Addio all’attore Omar Sharif, l’attore egiziano diventato la “leggenda araba” di Hollywood come protagonista e co-protagonista di grandi classici come Lawrence d’Arabia e Il Dottor Zivago. Sharif aveva 83 anni e da poco il figlio Tarek aveva reso noto che soffriva di Alzheimer. La notizia è stata data dai siti egiziani e poi rilanciata dalla BBC. Nato nel 1932 ad Alessandria, in Egitto, per il suo ruolo in Lawrence d’Arabia era stato candidato all’Oscar.

Sharif (il cui vero nome era Michel Dimitri Shalhoub), figlio di genitori libanesi, era nato ad Alessandria d’Egitto. Diplomato all’inglese Victoria College, laureato in matematica e fisica al Cairo, scoprì il cinema quasi per caso nel 1953 grazie al regista Youssef Chahine, che lo scelse per  Lotta sul fiume. In otto anni interpretò oltre 20 film in Egitto, tra cui La castellana del Libano e I giorni dell’amore, che vennero distribuiti anche in Italia. Per sposare l’attrice Faten Hamama si convertì all’Islam e scelse il nome che lo accompagnerà per la vita, Omar El Sharif.

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Omar Sharif inizia la sua carriera d’attore con un ruolo nel film egiziano “The Blazing Sun” nel 1953; il primo film in inglese arriva però solo nel 1962. quando Sharif è chiamato a interpretare Shar?f ‘Ali ibn al-Khar?sh in “Lawrence d’Arabia”. Ecco una delle scene tratte dal film di David Lean

Così si presentò a David Lean che stava scegliendo il cast per Lawrence d’Arabianel 1961: Lean gli affidò il ruolo dello Sceriffo Alì, tra Peter O’Toole, Anthony Quinn e altri grandi nomi del cinema anglosassone. La nomination all’Oscar del ’63 fu la naturale conseguenza e gli aprì le porte di Hollywood. In Italia prestò il suo fascino esotico a film come La caduta dell’impero romanoMarco Polo e Gengis Khan. Poi Lean lo travestì da russo per l’adattamento del Dottor Zivago (1965). Il successo fu planetario, accompagnato da un Golden Globe che a sorpresa non andò di pari passo con la candidatura all’Oscar.

Tra le sue successive interpretazioni vanno ricordate C’era una volta di Francesco Rosi, La notte dei generali di Anatole Litvak e Funny Girl a fianco di Barbra Streisand, della quale si innamorò subito.

Nell’immaginario collettivo ha incarnato la figura di un uomo ricco, bello, famoso, adorato dalle masse e conteso dalle donne più affascinanti del pianeta. Oltre al francese e all’inglese imparò l’italiano, il greco e il turco. Appassionato di bridge, su cui ha pubblicato anche un manuale, era entrato nella lista dei ‘top players’ del gioco. “Finisci a fare una vita – ha raccontato nella sua autobiografia – in totale solitudine: alberghi, valigie, cene senza nessuno che ti metta in discussione. L’attrazione del tavolo verde per me diventò irresistibile. E ci ho sperperato delle fortune. A un certo momento ho capito e ho deciso di smettere anche con il bridge per non sentirmi prigioniero delle mie passioni. Facevo film per pagare debiti – ricordava ancora – e alla fine mi sono stufato”.

Nel 2005 era stato oggetto di una fatwa in occasione della sua interpretazione di San Pietro in una fiction italiana. Dopo la quale Sharif ha deciso di tornare a vivere in Egitto insieme al suo unico figlio, Tarek, e i suoi due nipoti, di cui uno – che si chiama come lui – è a sua volta attore.

Uomini che ispirano le donne: star e influencer con beauty look da copiare

I capelli mossi e corvini di Jon Snow hanno fatto sognare tutti e tutte (soprattutto) ne Il Trono di Spade. Il look selvaggio e sexy lo ha fatto entrare di diritto tra le beauty trend setter delle serie Tv, al pari di Carrie Bradshaw. E come per la protagonista di Sex & The City, il risultato è uguale: vogliamo la sua testa (hairstylisticamente parlando).