Frosinone, frana del Viadotto: la Regione consegna i lavori Dopo 4 anni e mezzo parte il cantiere

di Alessandro Redirossi
C’è la consegna dei lavori. Ora parte il cantiere per i lavori definitivi della Regione sulla frana del viadotto Biondi, che dovranno concludersi entro il 21 settembre 2018.

È finalmente arrivata, dunque, la fumata bianca attesa da 4 anni e mezzo. Da quel marzo 2013 in cui Frosinone fu colpita al cuore dalla frana sul versante su cui insiste l’infrastruttura di collegamento fra parte bassa e alta della città.
Vista la lunghissima ed estenuante attesa, nei mesi scorsi si è registrato anche un pressing a livello politico da parte dell’assessore regionale Mauro Buschini per l’avvio dei lavori. Venerdì scorso, finalmente, è stato redatto il verbale di consegna dei lavori alla ditta romana Mario Cipriani srl di Castel Madama. La società cui sono stati aggiudicati, in seguito alla gara d’appalto, i lavori per un importo pari a circa 1,3 milioni di euro (circa 1,2 per lavori e 149mila euro per gli oneri di sicurezza). Ora si consegna l’area dei lavori alla ditta con “riserva di legge”. Una formula che si adotta quando, in via d’urgenza, si intende far partire i lavori della ditta aggiudicataria, anche se il contratto di appalto è ancora in via di perfezionamento. Nei prossimi giorni verranno dunque installati i cartelli, si procederà ad allestire il cantiere e si avvieranno gli interventi di messa in sicurezza propedeutici ai lavori strutturali. Nel frattempo, come detto, la Regione perfezionerà il contratto di appalto con la ditta. E attende l’autorizzazione sismica dal Genio civile per le opere strutturali. Ieri mattina, nei pressi del versante franato, sono stati avvistati alcuni tecnici alle prese con un sopralluogo. Il progetto esecutivo per gli interventi, affidato tramite l’appalto regionale alla ditta di Castel Madama che eseguirà i lavori, è stato redatto dagli ingegneri Roberto e Alessandro Cocco.
C’è anche la data di fine lavori. Nel bando di gara regionale erano stati previsti 585 giorni di lavori. Ma in sede di gara le ditte potevano offrire un “taglio” rispetto ai tempi di realizzazione, entro il limite dei 365 giorni. In base all’offerta tecnica dell’impresa vincitrice il termine è stato fissato proprio in 365 giorni naturali e consecutivi. Quindi, in base a quanto emerso in sede di consegna dei lavori, i lavori dovranno essere terminati entro il 21 settembre 2018. Gli interventi riguarderanno il consolidamento del versante e il ripristino del viadotto Biondi.
In attesa dell’intervento definitivo, nel dicembre scorso l’amministrazione comunale guidata da Nicola Ottaviani ha inaugurato la soluzione provvisoria. Una “toppa” che, attraverso il ponte militare Bailey, ha scavalcato la frana del viadotto, riaprendo il transito delle vetture a senso unico alternato. Tutti si chiedono se, con i  lavori regionali di ripristino del viadotto in corso, potranno circolare ugualmente le auto sul ponte provvisorio comunale. Qualche mese fa era emerso, dagli uffici regionali, un cauto ottimismo rispetto alla possibilità di far convivere lavorazioni e circolazione stradale. Ma finora nessuno si è sbilanciato definitivamente su tale aspetto. Bisognerà dunque attendere.
Nel frattempo non si è ancora concluso, di fronte al Tar di Roma, il contenzioso amministrativo inerente proprio l’aggiudicazione alla Mario Cirpiani srl dell’appalto regionale dei lavori sul viadotto. A impugnare lo scorrimento della graduatoria era stata la ditta Dsba srl, prima classificata nella gara, cui la Regione aveva deciso di non aggiudicare l’appalto per via di un’annotazione, nel casellario informatico, di un provvedimento interdittivo nei suoi confronti. Il Tar e il Consiglio di Stato hanno respinto la richiesta di misure cautelari, avanzate dalla ditta che ha visto sfumare l’appalto. Che chiedeva la sospensione immediata degli atti. A fine ottobre è fissata l’udienza del Tar di Roma sul merito del ricorso.

ESTETICA E BENESSERE: BOOM DI MANICURE IN ABRUZZO, CHIETI E PESCARA AL TOP

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PESCARA – Sempre più persone sono attente al proprio benessere: sport, fitness e trattamenti estetici stanno entrando in modo sempre più preponderante nella nostra quotidianità. Per il 48% degli Italiani “mens sana in corpore sano” è la massima che rispecchia il concetto di benessere.

Lo rivela l’ultima edizione dell’Osservatorio Compass, secondo la quale oltre il 40% degli intervistati ha incrementato il tempo libero dedicato alla cura di sé rispetto all’anno precedente. Un trend in continua espansione che vede nel credito al consumo un motore importante di sviluppo. Una fotografia, quella evidenziata da Compass, che trova riscontro anche in Abruzzo dai dati di Unioncamere-Infocamere: nel II trimestre 2017 sono 4.435 le imprese registrate in regione nel settore del benessere, un dato in crescita del +3,5% rispetto allo stesso periodo del 2012 e che posiziona la regione al 12° posto in Italia. Tra i settori principali si evidenziano, per numerosità, i saloni di barbiere e di parrucchiere con oltre 3mila imprese (-1,5%), ma a spingere la crescita negli ultimi cinque anni sono i servizi di manicure e pedicure (+26,5%), gli istituti di bellezza (+21,2%) e i centri per il benessere fisico (+9,3%). A livello provinciale, a guidare la classifica troviamo Chieti con 1.261 aziende. Seguono Pescara con 1.204, Teramo con 1.108 e L’Aquila con 862. Per quanto riguarda invece laprovincia più dinamica, si segnala Pescara (+5,6%). Dati avvalorati dai risultati dell’Osservatorio Compass,secondo il quale a livello nazionale Sport e fitness salgono sul podio della classifica delle attività predilette nel tempo libero per il 55% degli intervistati, con picchi fino al 70% a ridosso delle vacanze. Un impegno ricorrente soprattutto fra i più giovani, che dichiarano di praticare esercizio fisico anche 3 volte alla settimana. A questo proposito un dato interessante riguarda la tecnologia, utilizzata da oltre la metà degli intervistati (51%) a servizio del proprio benessere per creare un piano di allenamento o per monitorare i progressi fatti. App dedicate (26%) e dispositivi da indossare (23%), in cima alle preferenze. A ridosso dei periodi più caldi cresce anche il ricorso ai trattamenti estetici con una media che sale dal 37% al 60% (73% donne, 49% uomini) degli intervistati che dichiara di dedicare parte del proprio tempo libero a queste attività, che non sembrano più essere una prerogativa delle sole donne. “Il wellness si conferma un settore molto interessante – commenta Luigi Pace, direttore centrale marketing e customer management di Compass – non è un caso infatti che i nostri venditori convenzionati abbiano rilevato una crescita della domanda rispetto al 2016. Rimane fondamentale per Compass offrire sempre nuove opportunità ai clienti e ai partner”. Infatti, nonostante il 60% dei consumatori intervistati tenda a non spendere di più rispetto all’anno precedente per questo genere di servizi, l’incremento della domanda generale in attività volte alla cura del corpo e allo svago ha  creato un indotto positivo sul giro d’affari per il 52% dei dealer convenzionati. Di questi, il 75% correla i ritorni positivi principalmente alla crescita della propria base clienti.

 

Esattorie, ecco perché il Comune deve restituire 3 milioni: «Polizza stipulata su posizione ormai compromessa»

di Massimo Chiaravalli
«Il Comune paghi immediatamente 3 milioni e 79.767 euro all’Atradius credit insurance», ovvero all’assicurazione con cui era stata stipulata la polizza fideiussoria. Caso Esattorie: ecco la sentenza contro palazzo dei Priori, condannato dal tribunale civile di Roma anche a saldare 40.800 euro di spese processuali. E ora Viva Viterbo, tramite il portavoce Giacomo Barelli, vuole chiarezza: «Serve un approfondimento giuridico e politico».

Il giudice Alfredo Matteo Sacco ricostruisce così la vicenda, rendendo nulla la polizza e il decreto ingiuntivo grazie al quale a palazzo dei Priori erano entrati 3 milioni. Tutto parte nel 2007 con l’affidamento a Esattorie spa della riscossione tributi. Contestualmente Atradius rilascia la polizza fideiussoria con un massimale di mezzo milione, triplicato all’inizio del 2009 in virtù di «un presumibile incremento dei volumi economici finanziari interessati».

Da qui, occhio alle date. Il 28 dicembre 2012 il comune proroga a Esattorie la concessione fino al 30 giugno 2013, il 19 marzo 2013 chiede il raddoppio della polizza: da 1,5 a 3 milioni. Nel frattempo però «Esattorie è risultata inadempiente per 4 milioni e 453.717 euro», quindi il comune procede all’escussione della polizza.

Scrive ancora il giudice: «Avuta contezza del cospicuo debito accumulato, piuttosto che risolvere il rapporto, escutere la garanzia in essere e tentare di recuperare con gli strumenti ordinari l’eventuale credito residuo, il comune ha ritenuto conveniente ampliare l’oggetto e la durata della concessione, così ottenendo l’aumento del massimale dall’Atradius fino a 3 milioni». Esattorie propone un piano di rientro in 8 rate mensili da 556 mila euro circa, a partire dal 28 febbraio 2013. Ed ecco il perché dell’annullamento deciso dal giudice: «Atradius è stata chiamata a garantire, con la polizza rilasciata il 19 marzo 2013 (c’era ancora la precedente amministrazione guidata da Giulio Marini, ndc), una posizione obbligatoria ormai irrimediabilmente compromessa. La funzione della polizza fideiussoria consiste nel garantire l’adempimento di un credito non ancora scaduto e non nel porre a carico del fideiussore il costo dell’adempimento di un credito già scaduto».

Viva Viterbo, con Filippo Rossi, ha chiesto l’accesso agli atti, «riservandoci ogni ulteriore riflessione – dice Barelli – quando avremo la documentazione completa. Riteniamo tuttavia che alcuni passaggi della sentenza meritino un forte approfondimento giuridico e politico su quanto accaduto e su eventuali responsabilità. Pur nelle more del gravame in sede d’appello annunciato dal Comune è importante fare chiarezza su alcune contestazioni sollevate non da questa o quella forza di maggioranza o opposizione, ma da una sentenza di un tribunale. Sulla quale i cittadini, trattandosi di soldi pubblici, hanno diritto a una corretta e puntuale informazione».

Abruzzo, la Regione investe sulla tecnologia spaziale

di Stefano Dascoli
L’Abruzzo si candida a diventare hub nazionale per la space economy, l’industria spaziale. Lo fa, come ha spiegato ieri il vice presidente della giunta Giovanni Lolli dinanzi a una vasta platea di stakeholders, in nome di una precisa strategia di investimenti nel settore, superiori al resto d’Italia in proporzione alle disponibilità e inserita in un programma europeo e nazionale. Ieri, a palazzo Silone, si è parlato in particolare dei dieci milioni messi a disposizione dalla Regione grazie ai 130 milioni del Fesr (Fondi europei sviluppo rurale) dedicati alle imprese che avranno un fattore moltiplicativo su base quattro grazie a Stato e aziende e diverranno così 40 milioni. Andranno a finanziare il “sistema Space” regionale in tutte le sue principali articolazioni (Alenia Space, Telespazio, Leonardo, eccetera) nell’ambito del programma “GovSatcom” per lo sviluppo di comunicazioni satellitari in ambito governativo.

Ma questo è solo il primo step. Lolli ha inquadrato la strategia fissando alcuni concetti cardine: in primis la «scelta radicale» di investire «prioritariamente» sullo spazio, asset in cui l’Italia, e quindi l’Abruzzo, giocheranno una partita di primo piano in futuro anche grazie alla presenza di importanti realtà sul territorio. Accanto a lui c’erano Antonio Bartoloni del Dipartimento Politiche per lo sviluppo ecosostenibile e la competitivita’ del Mise e Lorenzo Lo Cascio in rappresentanza della Nona Commissione della Conferenza delle Regioni. I due hanno spiegato che esiste un piano da 360 milioni che costituisce ad oggi la massa critica su cui innestare il programma. Il 5 ottobre ci sarà la prima riunione del comitato di sorveglianza per mettere in moto i progetti. Entro l’anno è prevista la partenza ufficiale. Le Regioni hanno riconosciuto l’importanza centrale della Space economy come fattore di competitività su scala internazionale.

Lolli ha inquadrato la scelta nell’ambito di una regione a forte vocazione industriale (28-29% del Pil), con la necessità da un lato di difendere l’esistente e dell’altro puntare su innovazione e ricerca come chance di sviluppo. In un contesto favorevole: L’Aquila è una delle cinque città italiane per la sperimentazione 5g, colossi come Fca e Zte scommettono sulla ricerca qui (con il colosso cinese firma la prossima settimana); l’Abruzzo annovera eccellenze assolute nel campo dei satelliti come Telespazio, Leonardo (a Chieti c’è la più grande struttura di calcolo italiana), Thales Alenia. Lolli ha fatto accenno anche ai tanti investimenti fatti sulla ricerca: sul Fesr 2014/2020 già investiti 16 milioni su progetti ricerca di oltre 5 milioni; 4 milioni su progetti in de minimis; 10 milioni sul credito d’imposta; 16 milioni per le aree di crisi semplici (de minimis), altri 13 per l’area crisi complessa Val Vibrata. A cui si aggiungono i 100 del Cratere sismico e, appunto, i 10 sulla Space Economy. Con circa 500 aziende coinvolte e programmi di grande rilievo come “Darkside” che fa capo ai laboratori Infn.

Latina, evasione fiscale e autoriciclaggio: sequestrati beni per 1,5 milioni. Indagati imprenditore, commercialista e un prestanome

I finanzieri del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Latina hanno eseguito un sequestro preventivo per equivalente di beni e conti correnti, nei confronti di un noto imprenditore di Cisterna, operante nel settore della compravendita di veicoli industriali, del suo commercialista che opera a Latina, e di un terzo “prestanome” di Aprilia, titolare di una ditta individuale. I tre sono tutti accusati, in concorso, di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, false comunicazioni sociali (falso in bilancio) ed autoriciclaggio. Le indagini, condotte dalla Tenenza della Guardia di Finanza di Aprilia su delega della Procura di Latina, hanno consentito di accertare che l’imprenditore, con la collaborazione del proprio consulente, cercava di sottrarsi al pagamento dei debiti contratti, anche nei confronti del fisco, intestando la sua impresa ad un prestanome. Nel frattempo si era premurato di spogliare l’impresa in crisi di tutti i beni, trasferendoli alla nuova società, mediante false fatturazioni e cessione di ramo d’azienda. «In particolare, l’imprenditore avvalendosi della professionalità e complicità del commercialista aveva omesso di indicare nel bilancio di liquidazione circa 500 mila euro di imposte e circa 1,2 milioni di euro di crediti – spiegano i finanzieri – Inoltre, al fine di impedire l’attività di controllo da parte degli organi preposti, aveva omesso di presentare il bilancio dell’anno precedente (2015) ed occultato le scritture contabili della società in crisi». A seguito delle indagini, su iniziativa della Procura della Repubblica di Latina, la società cessata è stata successivamente dichiarata fallita consentendo, così, ai creditori di godere di tutela giudiziaria. «La misura preventiva – si legge in una nota della Finanza –  emessa dal Giudice per le Indagini preliminari del Tribunale di Latina, ha permesso di sottoporre a sequestro 17 immobili nella provincia di Latina e di Reggio Calabria, 141 veicoli (auto e camion) su tutto il territorio nazionale, nonché circa 300.000,00 euro tra soldi, titoli e altre disponibilità finanziarie, per un importo complessivo di circa 1,5 milioni di euro».

Teramo, accusato e prosciolto dell’omicidio del padre. Lo trovano morto in casa

Nel 2003 era stato accusato dell’omicidio del padre, salvo poi essere prosciolto. Ieri mattina, poco dopo l’alba, è stato invece trovato senza vita dalla sua compagna nell’appartamento dove abitava a Silvi Marina (Teramo). Sarà l’autopsia disposta dalla procura di Teramo a chiarire le cause del decesso di Leo Santoro, 31enne trovato senza vita. L’esame autoptico sarà affidato questa mattina dal sostituto procuratore Laura Colica, titolare delle indagini, all’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Saranno i successivi risultati a fare chiarezza sulla morte dell’uomo. Al momento non si esclude che il decesso possa essere dovuto ad utilizzo di sostanze stupefacenti. Quando però ieri mattina i carabinieri della locale stazione sono entrati nell’appartamento trovando il 31enne a terra in una stanza, a destare l’attenzione è stato il fatto che la casa fosse praticamente a soqquadro. A quanto appreso, l’uomo soffriva di problemi di salute. Quando il 118 è arrivato sul posto era comunque ormai troppo tardi: gli operatori sanitari hanno potuto solo constatare il decesso ed avvisare le forze dell’ordine. Sul corpo, all’esito dell’ispezione cadaverica, non sono stati comunque trovati segni di violenza. A scoprire il cadavere senza vita è stata la sua compagna, entrata nell’abitazione e notando poi il 31enne a terra ormai morto. La donna è stata in mattinata ascoltata dai militari.

Leo Santoro, insieme ad un suo amico, era stato accusato anni fa della morte del padre. All’epoca dei fatti Leo, così come l’altro indagato, aveva 16 anni. Antonio Santoro, 62 anni, venne ammazzato a coltellate nel 2003. Il corpo senza vita si trovava sul letto e la sua morte fu scoperta da un parente. Il 62enne, dopo essersi separato dalla moglie, viveva da solo a Silvi Marina. Antonio sarebbe stato raggiunto da 18 coltellate e forse dapprima tramortito. Il figlio e l’amico furono accusati di omicidio volontario aggravato a distanza di qualche mese, ma il gup del tribunale per i minorenni dell’Aquila dispose il non luogo a procedere per non aver commesso il fatto. L’omicidio è rimasto poi senza colpevoli. Ieri mattina la drammatica scoperta della morte di Leo anche lui, come suo padre, trovato senza vita nella sua abitazione.

INCHIESTA CALIGOLA: ANNULLATA SENTENZA CONDANNA DELL’EX VICE PRESIDENTE DELLA REGIONE CASTIGLIONE

i-270-215-alfredocastiglione232Alfredo Castiglione

PESCARA – La Corte di Appello di L’Aquila, con sentenza emessa all’esito dell’udienza in camera di consiglio del 28 settembre 2017, ha annullato la sentenza con la quale, il 14 aprile 2014, il giudice per le udienze preliminari del tribunale del capoluogo aveva condannato a 6 mesi l’ex vice presidente della Regione Abruzzo, Alfredo Castiglione, per tentato abuso d’ufficio.

Nella stessa sentenza, Castiglione era stato assolto con rito abbreviato dal reato più grave di associazione per delinquere.

A rendere noto la decisione d’Appello è lo stesso ex numero due della Regione.

Castiglione era finito a processo nell’ambito dell’inchiesta Caligola, sfociata all’inizio del 2012 nell’emissione di 7 misure cautelari, che aveva messo in luce una presunta associazione per delinquere che, secondo le accuse, sarebbe stata messa in piedi per condizionare l’affidamento delle commesse pubbliche in cambio di contropartite economiche sottoforma di consulenze e di assunzioni clientelari.

“Avverso tale sentenza di condanna”, si legge nella nota, Castiglione “tramite il suo difensore di fiducia, avvocato Dante Angiolelli, aveva proposto appello, celebrato appunto il 28.9.2017, nel corso del quale il procuratore generale, aderendo ai motivi di gravame ed alla tesi difensive dell’appellante, aveva concluso la sua requisitoria chiedendo l’assoluzione dell’imputato per insussistenza del fatto”.

“La Corte, ritenendo assorbenti i gravi vizi inficianti la sentenza gravata, ha invece dichiarato la nullità della sentenza stessa e con essa della condanna inflitta a Castiglione in primo grado, disponendo trasmettersi gli atti al procuratore della Repubblica, riservando il deposito della motivazione entro il 31.10.2017”.

“Castiglione, pur attendendo di conoscere tale motivazione, riserva fin d’ora ogni opportuna iniziativa legale e giudiziaria in relazione ai gravissimi danni, patrimoniali ed extrapatrimoniali, subiti dall’effetto di detta ingiusta ed illegittima condanna”, prosegue la nota, “che ha tra l’altro determinato e/o contribuito a determinare la mancata rielezione dello stesso Castiglione quale consigliere regionale, con tutte le connesse conseguenze di ordine personale, professionale, morale ed economico”.

 

APPALTI PILOTATI E MAZZETTE IN ABRUZZO, 7 ARRESTI TRA POLITICI E IMPRENDITORI

Volanti della polizia

 L’AQUILA – Un sistema per manovrare appalti pubblici con circa 15 aziende specializzate che venivano fatte partecipare a gare già compromesse grazie ad accordi corruttivi con amministratori locali e pubblici funzionari e che, con offerte al ribasso, indirizzavano la gara verso l’impresa prescelta per l’occasione, determinando un vero e proprio cartello in grado di decidere l’esito delle commesse.

A far saltare il banco le indagini della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) affidate alla Polizia di Stato che oggi ha eseguito nelle province di L’Aquila, Teramo, Chieti e Pescara un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per 7 persone.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, nei confronti di 7 persone, tra amministratori locali, pubblici funzionari e imprenditori che, secondo le accuse, farebbero parte del sistema illecito, da cui è scaturito il nome dell’operazione “Master list”, finalizzato a influenzare gli appalti pubblici in diversi comuni della provincia aquilana.

I provvedimenti del gip riguardano l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), Giuseppe Venturini, vice sindaco con delega ai Lavori pubblici di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, il sindaco di Casacanditella (Chieti), Giuseppe D’Angelo, l’imprenditore di Montorio al Vomano (Teramo), Emiliano Pompa, l’imprenditore Antonio Ruggeri di Avezzano, Antonio Ranieri dell’Aquila, responsabile unico del procedimento al Comune di Campotosto (L’Aquila), e l’imprenditore Sergio Giancaterino di Penne (Pescara).

I reati ipotizzati a vario titolo sono quelli di corruzione, turbata libertà degli incanti , falso e rivelazione di segreto d’ufficio.

Nel corso delle attività investigative sono stati registrati plurimi episodi di corruzione attraverso la dazione di denaro in contanti oppure sotto forma di consulenze, la sponsorizzazione di una società di calcio dilettantistica, dei subappalti a ditte di familiari degli indagati, l’acquisto di biglietti di lotterie patronali, il noleggio di tendoni per una festa e perfino contributi in beneficenza.

A innescare e dare il nome all’inchiesta è stata, tra le altre cose, una lista di ditte che, per l’accusa si dovevano spartire numerosi appalti sia in provincia dell’Aquila che nel resto della regione, scritte in un’agenda sequestrata nell’ambito della perquisizione effettuata ai danni di Giancaterino.

Per questo elemento, altri documenti e il materiale dei precedenti filoni, secondo la procura e le squadre Mobili delle questure dell’Aquila e Pescara, i 7 arrestati ai domiciliari di oggi sarebbero “inseriti in un collaudato sistema illecito”.

Il meccanismo più utilizzato, stando alle carte dell’accusa, da parte degli amministratori, tecnici e funzionari coinvolti, era quello di risppndere alle gare con le ditte d’accordo con chi avrebbe dovuto vincere tra di loro stabilendo insieme il massimo ribasso.

Naturalmente, l’obiettivo sarebbe stato quello di partecipare agli appalti e di far ruotare i vincitori.

L’INTERCETTAZIONE: ”15 DITTE E 10 SONO LE NOSTRE”

“Facciamo come l’altra volta… 15 ditte, e 10 sono le nostre”. È in questa intercettazione telefonica del 2015 tra il vice sindaco di Canistro (L’Aquila), Paolo Di Pietro, che parla nella sua auto, e l’imprenditore Sergio Giancaterino, la descrizione, in estrema sintesi, del sistema illecito per controllare gli appalti pubblici portato alla luce dall’operazione “master list” della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila) con 7 arresti ai domiciliari tra amministratori pubblici, funzionari e imprenditori.

Come si legge nell’ordinanza di custodia cautelare del giudice per le indagini preliminari Francesca Proietti, l’indagine si è sviluppata su due procedimenti separati: il primo presso la procura avezzanese, “frutto di una serie di propalazioni accusatorie di un imprenditore, vittima di un ‘sistema tangentizio’ da parte di alcuni politici marsicani”. L’altro, inviato alla procura aquilana per competenza territoriale, nato da intercettazioni telefoniche e ambientali.

Le gare coinvolte nell’inchiesta sono 8. Per quanto riguarda il Comune di Canistro (L’Aquila), sono quelle relative alla sistemazione e ampliamento del cimitero comunale, al risanamento e consolidamento del cimitero della frazione di Canistro Superiore e alla sistemazione del municipio canistrese.

Per quanto riguarda Campotosto (L’Aquila), gli appalti riguardano la manutenzione dell’area di campeggio Capparella della struttura adibita a centro velico denominata Casa dei Pescatori, l’implementazione di servizi per la realizzazione della rete idrica nella stessa area, la chiusura della discarica in località Rapperduso.

Per quanto riguarda l’Unione dei Comuni delle Colline Teatine, di cui è capofila il Comune di Casacanditella, l’inchiesta ha indagato i lavori di riassetto territoriale dell’area a rischio idrogeologico della località Colle Grande del Comune di San Martino sulla Marrucina.

Per quanto riguarda il Consorzio acquedottistico marsicano (Cam), infine, la gara per la manutenzione del depuratore di Capistrello (L’Aquila). (alb.or.)

UN ANNO DI INDAGINI

Gli investigatori, attraverso una vasta attività di intercettazioni telefoniche e ambientali durate un anno, hanno individuato quello che nel corso di una conferenza stampa in Procura, ad Avezzano, hanno definito “un cartello d’imprese” facente capo a un imprenditore di Pescara, Sergio Giancaterino, e ad un intermediario di Avezzano, Antonio Ruggeri, che avrebbero individuato una serie di ditte alle quali affidare i lavori, tutte segnate in un’agenda, una sorta di libro mastro, sequestrata dagli inquirenti.

Nell’ambito di una perquisizione in casa di uno degli indagati, la Polizia ha trovato ben nascosta anche una pen drive con una lista di ditte che, secondo l’accusa, avrebbero preso parte al disegno criminoso.

Secondo procura e investigatori, il metodo usato dagli indagati era quello di creare “nero utile al pagamento delle persone che poi avrebbero corrotto”.

Nel corso delle indagini, inoltre, gli inquirenti hanno scoperto che gli arrestati usavano un’auto come ufficio nella quale si svolgevano riunioni e si decidevano le strategie da usare.

Nell’ambito dell’inchiesta, iniziata nel 2015, sono coinvolte anche altre sei persone che nei prossimi giorni saranno ascoltate dagli investigatori.

All’esito degli interrogatori si deciderà se e come procedere nei loro confronti.

VENTURINI SI DIMETTE DAL CAM

C’è l’amministratore delegato del Consorzio acquedottistico marsicano, Giuseppe Venturini, tra i sette arrestati, tutti ai domiciliari, nell’ambito dell’operazione “Master list” su presunti appalti e gare truccate in Abruzzo, coordinata dalla Procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila).

Venturini si è dimesso stamani dal suo incarico.

Il Cam è una società pubblica del ciclo idrico integrato, molto influente sul territorio che nel corso degli anni ha accumulato debiti milionari.

Venturini ha sostituito lo storico presidente, Gianfranco Tedeschi, sindaco di Cerchio (L’Aquila) esponente del Pd coinvolto in una precedente indagine della procura di Avezzano per presunte mazzette e turbativa d’asta in alcuni appalti nella Marsica.

I provvedimenti emessi dal gip del Tribunale di Avezzano, Francesca Proietti, su richiesta dei sostituti procuratori Roberto Savelli e Maurizio Maria Cerrato, riguardano amministratori, tecnici e imprenditori.

Le misure cautelari sono state eseguite dalla squadra mobile di L’Aquila guidata dal dirigente Tommaso Niglio.

Tavolo per Roma, Calenda: «Raggi non mi risponde, se così sconvoco l’incontro»

«Ho chiamato tre giorni fa il sindaco, non mi ha risposto e ancora aspetto di essere richiamato. Capisco che è piuttosto impegnata su altre cose, ma delle due l’una: se entro lunedì non ho ancora una conferma della data per l’incontro, io l’incontro lo sconvoco il tavolo. Parlare di Roma senza il sindaco mi pare naif. Che devo fare mandare un telegramma?». Lo ha detto il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, parlando del tavolo sul rilancio economico di Roma. «Sono per dare il benvenuto agli investitori internazionali – ha aggiunto – Dobbiamo piantarla di dire che l’Italia non attrae investimenti esteri e poi dire che chi arriva va cacciato fuori della porta. È una schizofrenia tutta italica. Ma chi viene deve sapere che ci sono regole da rispettare e se non lo fa, il governo reagisce. Il golden power «è trasparente, non si applica a uno sì uno no, vale per tutti». «Non penso che in qualche forza politica romana ci sia la tentazione di aspettare che passi il cadavere. Lo trovo una cosa fessa, perché alla fine è il cadavere di Roma», ha poi aggiunto il ministro dello Sviluppo economico descrivendo le difficoltà nel contattare il sindaco di Roma. Lo studio sull’economia romana e il tavolo che il Mise vorrebbe convocare su sollecitazione dei sindacati e delle associazioni industriali non sono fatti «per dire se il sindaco sta governando bene o male Roma. I problemi di Roma vengono da più indietro. Non c’è nessun intento di attribuire responsabilità. Poi si è sollevata la solita cagnara politica e così ti passa anche la voglia di farlo».