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Il pre-terremoto e le verità nascoste per 10 anni agli aquilani

Il sismologo Gaetano De Luca, che aveva denunciato i rischi derivanti dall’accelerazione sismica, fu messo a tacere

L’AQUILA. Alla conferenza stampa del 24 novembre 1999 – nel corso della quale due esponenti di An, Gianfranco Giuliante e Nicola Iovenitti rispettivamente assessore provinciale e assessore comunale alla Protezione civile chiesero alla Regione 100 miliardi di lire per mettere in sicurezza almeno gli edifici pubblici della città – partecipò il dottor Gaetano De Luca .

De Luca all’epoca era un funzionario del Servizio sismico nazionale e aveva studiato il fenomeno dell’accelerazione sismica che amplifica e rende quindi più distruttivo un terremoto. I dati parlavano, per L’Aquila, di un’amplificazione sismica di fattore 10 che in soldoni vuol dire che quando un’onda sismica arriva in città viene di fatto moltiplicata per dieci. In altre parole se ci fosse stata, nel centro storico, una stazione sismica per misurare la magnitudo del terremoto del 6 aprile 2009 la magnitudo da 6.3 sarebbe risultata circa 6.6. Tale amplificazione, spiegò all’epoca De Luca – che era affiancato dall’ingegner Giovanni Bongiovanni dell’Enea – deriva dal fatto che il sottosuolo dell’Aquila è costituito da «detriti di consistenza variabile».

La conferenza stampa ebbe una buon riscontro sui giornali (il Centro e il Messaggero) e sulle tv locali (Tv1 in particolare). De Luca aveva detto agli aquilani la verità (e nel 2009 tutti ce ne siamo resi conto) ma evidentemente «la verità» quando si parla di pericolo sismico già da allora non andava detta. Il 25 novembre 1999, lo stesso giorno in cui uscirono gli articoli sui giornali, a De Luca arrivò una nota di contestazione (protocollo 2815) firmata dall’allora direttore del servizio sismico nazionale Roberto De Marco che scriveva al suo sottoposto: «Ho avuto modo di leggere un’intervista da Lei rilasciata sul giornale a diffusione locale il Centro del 25 novembre (in realtà non era una intervista ndr) nella quale lei rilascia alcune dichiarazioni riguardanti la sismicità del territorio. Dichiarazioni sostanzialmente analoghe sono state da Lei rese nel corso di un’intervista a una rete locale di ampio ascolto. Le contesto il comportamento da Lei assunto per aver partecipato, dichiarando la qualità di funzionario de1 Servizio sismico nazionale, alla suesposta attività d’informazione senza aver ottenuto da me o dal Suo dirigente autorizzazione. Resto in attesa di una nota giustificativa del Suo comportamento e La invito a operare una precisa smentita sull’essere tali dichiarazioni, in qualsiasi modo collegabili con il punto di vista del Servizio sismico nazionale sull’argomento o sui risultati delle attività condotte dal servizio stesso in Abruzzo».

Il 29 novembre De Luca scrisse una lettera al suo direttore in cui affermava che aveva parlato a titolo personale, ma allo stesso tempo ribadiva le cose dette in conferenza stampa difendendo la bontà dei dati raccolti i quali, scriveva: «Suggeriscono comunque la possibilità di effetti legati all’oscillazione del bancone di detriti, su cui è costruita la maggior parte del centro storico della città; tale bancone sembra essere appoggiato su terreni alluvionali di caratteristiche più scadenti. A questo proposito è da ricordare che la città ha subito notevoli distruzioni in passato in seguito a forti terremoti appenninici e che ciò potrebbe suggerire la presenza di notevoli effetti di amplificazione locale. È comunque necessario approfondire le indagini nell’area cercando di ottenere, anche con altre tecniche, informazioni sulla risposta di sito nell’area urbana dell’Aquila. Il professor Roberto Scarpa quando vide le registrazioni accelerometriche sull’Aquila (relative a una scossa il cui epicentro era lontano dalla città ndr) disse: «non ho mai visto nulla di simile in vita mia …. neanche durante la sequenza dell’Irpinia del 1980».

Quei dati quindi andavano quantomeno approfonditi. Ma per 10 anni non se ne fece nulla. Piccola curiosità finale: fra i consulenti (pagati decine di migliaia di euro) dell’ufficio speciale della ricostruzione dell’Aquila, fino al 2015 appare anche un nome simile a quello di colui che nel 1999 contestò De Luca. Ma sarà certamente una omonimia.

2/continua

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